IL SORRISO DELLA SI’ NETTA

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(Da sinistra a destra: gli orfanelli Lucio, Mauro e Franca Angelini)

Ieri mattina nel cimitero di Fano sono stati estumulati i resti di una delle figure centrali della mia infanzia: la si’ Netta. Vi spiego. Quando mio padre morì (giovanissimo) in Perù, precipitando con l’aereo da lui stesso pilotato, mia madre dovette cercarsi un lavoro per mantenere noi tre piccolini che, di giorno, in casa restavamo quasi tutto il tempo con la nonna Celerina e sua sorella Annetta, detta "Netta", cieca da un occhio. [Praticamente un’infanzia alla Truman Capote:-), nd.r.]. Mia nonna era rimasta vedova due volte. Il secondo marito era stato un carabiniere. Anche la zia Annetta, o si’ Netta –  era rimasta vedova: di un calzolaio che l’aveva lasciata in miseria. Benché la nostra situazione economica non fosse per niente rosea, Celerina l’aveva comunque accolta in famiglia. E fu così che io, mio fratello e mia sorella, trascorremmo la fanciullezza all’ombra di tre vedove: mia madre, mia nonna Celerina (una delle mistiche minori del Novecento, soggetta a visioni) e la pazientissima Netta, a cui facevamo bambineschi dispetti, perfettamente consapevoli della sua infinita capacità di perdono. Quando le chiedevamo come avesse perso l’occhio (quello ridotto a una sorta di pallina biancastra e orribile a vedersi), la si’ Netta ci raccontava che una volta, da piccola, si era addormentata in un prato e al risveglio l’aveva trovato così: "Mi avrà punto un insetto", ipotizzava.

Ieri mattina, dicevo, alle 10.00 c’è stata la riesumazione delle sue spoglie. A quarant’anni dalla morte, infatti, il comune voleva indietro il loculo in cui era giaciuta fin allora. Sono andate ad assistere all’operazione mia madre (oggi quasi 86enne) e mia sorella. Ebbene, mi hanno riferito che all’apertura della cassa la cosa che le ha colpite di più è stata la vista di un’enorme dentiera splendente tra i resti. "Ti ricordi quando le rimanevano attaccati dei pezzi di insalata tra i denti?", mi ha domandato al telefono mia sorella.

Ma io non ho risposto, troppo commosso all’idea di quell’ultimo segnale: prima di traslocare definitivamente nella fossa comune, la si’ Netta aveva voluto lasciarci il suo sorriso.

«… Alla scadenza della concessione, il Comune rientra nella disponibilità dell’ara e provvede alla liberazione dei resti mortali e al loro collocamento in ossario comune o a richiesta in ossarietto.» (Dal Regolamento comunale di Polizia Mortuaria, Comune di Fano, art.33, Sepolture private e inumazione.)

3 Risposte to “IL SORRISO DELLA SI’ NETTA”

  1. utente anonimo Says:

    Bel ricordo.

    Bart

  2. utente anonimo Says:

    Bello sì, quasi commovente.

    Giuliana

  3. BOCL N. 42 (IL PADRE NECESSARIO) « BEST OF CAZZEGGI LETTERARI Says:

    […] IL SORRISO DELLA SI’ NETTA […]

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