Archive for giugno 2008

VENTI DI GUERRA

30 giugno 2008

(Il principe Harry)

Riprendo dal Gazzettino del 16 giugno scorso una notizia che mi aveva sorpreso e inquietato:

«LONDRA. Il principe Harry, divenuto un "eroe mediatico" dopo la sua recente missione militare afghana, ha creato scompiglio e imbarazzo nella famiglia reale che assisteva dal balcone di Buckingham Palace alla tradizionale parata militare "Trooping the Colour" per il compleanno della regina: gli è scappata una flatulenza che ha investito il fratello William, impettito al suo fianco: è scoppiato a ridere e si è tappato il naso. Il nonno Filippo – protagonista di un evento analogo alla stessa cerimonia due anni fa – si è voltato divertito verso il 24enne Harry che rideva di gusto e pure lui si tappava il naso. La regina e la figlia Anna non hanno gradito: occhiate severe e smorfie. La matrigna Camilla ha trattenuto il respiro col fazzoletto alle narici. La stampa inglese ironizza sullo "sgradito dono di compleanno" del "ventoso" Harry alla nonna 82enne.»

[Suvvia, diciamocelo: senza l’abnegazione e la scrupolosità professionale di certi giornalisti, chi avrebbe mai potuto immaginare che anche i reali scorreggiassero?, n.d.r.]

Immagine da http://www.repubblica.it/2007/05/sezioni/esteri/iraq114/harry-forse-non-parte/ap_10393801_26470.jpg

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TADZIO BALLA CON LA MORTE

28 giugno 2008

 

(Alessandro Riga)

Ultima possibilità domani alle 15.30 di assistere – al ricostruito teatro La Fenice di Venezia (a proposito, il giovane elettricista che incendiò la Fenice storica la sera del 29 gennaio 1996 ha già ottenuto la semi-libertà dopo appena 17 mesi di carcere… ) – una magnifica edizione dell’opera "MORTE A VENEZIA" di Benjamin Britten. L’ho vista ieri sera dalla Galleria per 20 euro (in platea il biglietto costava troppo, ma al loggione, volendo, si accede con 10 euro). Ha scritto Paolo Isotta sul Corriere della Sera del 22 giugno scorso:

«… La storia è questa. Un Grande Scrittore tedesco di mezz’ età, di fama consacrata tanto da essere modello etico alla Nazione, attraversa un momento di crisi e decide che una vacanza a Venezia gli farà bene. Al Lido nel suo stesso albergo alloggia un’ aristocratica famiglia polacca, madre, due bambine e un maschio adolescente, Tadzio. Il Grande viene colpito dalla perfetta bellezza del ragazzo e dai suoi modi alteri ed eleganti. Con spavento si accorge di esserne del tutto innamorato, lui, il modello etico; mai lo avvicina e gli parla, si limita a contemplarlo in spiaggia o a seguirlo in lunghi giri della città: il ragazzo resta indifferente a questa continua presenza muta accanto a lui. Intanto, mentre le autorità cercano in ogni modo di negare il fatto, un’ epidemia di colera giunge sin a Venezia e si diffonde: ma né lo scrittore né il ragazzo partono. Il Grande vive la vicenda come una lotta entro di lui fra ethos e pathos, fra Apollo e Dioniso, come la vittoria contro l’ etica di ciò ch’ è naturale, informe, oscuro. Il giorno della partenza dei polacchi lo scrittore muore contemplando l’ estrema volta il ragazzo sul lido. È un amore pederastico interpretato giusta concetto nicciano. Ma proprio ricorrendo a Nietzsche il simbolo può più ampiamente svelarsi: coloro che hanno la consapevolezza di vivere soffrono e invidiano coloro che vivono senza averne il sentimento. Un bellissimo adolescente può essere l’ emblema della seconda categoria, perché si pensa che alla bellezza congiunta all’ età non possa seguire che la felicità dell’ inconsapevolezza: si vorrebbe allora esser colui e il solo modo, ancorché affatto illusorio, di trasformarsi in qualcuno, è di possederlo. Se ciò fosse possibile, si giungerebbe a una consapevolezza dell’ inconsapevolezza di sé, e ciò dimostra che il Giovane Sigfrido è mito e l’ infelicità il destino comune. Poiché non parla, Tadzio non può essere che un giovanissimo ballerino: il tocco colorito di questa casta partitura è dato dai giuochi ginnici che il ragazzo affronta con gli amici, mentre l’ orchestra diviene selvaggia e cupa quando lo scrittore ha l’ incubo di partecipare a un’ orgia dionisiaca circondato da giovani uomini completamente nudi, il che nel nostro allestimento avviene alla lettera (coreografia di Georghe Iancu, regia di Pierluigi Pizzi). Per il resto, è da ammirarsi il delicatissimo cesello delle parti vocali, che nulla ha da fare con gli ampli salti della musica espressionistica ma è ricompreso entro piccoli intervalli; e di una partitura concepita per grumi di colori dietro ai quali si cela la presenza, più che elaborazione, tematica. L’ Opera ha in fatto due soli protagonisti, un tenore che impersona il Grande e un baritono che impersona le tante figure diaboliche spingenti il primo verso l’ abisso: e sono, di bravura eccezionale, Marlin Miller e Scott Hendricks. Nell’ ambito del bello e, come dicevo, esplicito allestimento di Pizzi, danzano le due giovani étoiles Alessandro Riga e Danilo Palmieri. Il coro è preparato con virtuosismo dal maestro Alfonso Caiani. Bruno Bartoletti concerta e dirige con tali raffinatezza e autorità da far scordare il direttore della «prima» assoluta.»

[ http://archiviostorico.corriere.it/2008/giugno/22/Venezia_Tadzio_balla_con_morte_co_9_080622135.shtml ]

Aggiungo le info tecniche fornite qui:

http://www.teatrolafenice.it/dettaglio_spettacolo.php?IDSpettacolo=187 

«Death in Venice (Morte a Venezia) op. 88 di Benjamin Britten, opera in due atti su libretto di Myfanwy Piper dalla novella di Thomas Mann… Bruno Bartoletti dirige l’Orchestra e il Coro del Teatro La Fenice (direttore del Coro Alfonso Caiani), il tenore Marlin Miller interpreta il ruolo di Gustav von Aschenbach, il baritono Scott Hendricks i sette ruoli del viaggiatore, del bellimbusto attempato, del vecchio gondoliere, del direttore dell’albergo, del barbiere, del capo dei suonatori ambulanti e della voce di Dioniso, il controtenore Razek-François Bitar il ruolo della voce di Apollo. I danzatori Alessandro Riga e Danilo Palmieri saranno rispettivamente Tadzio e Jaschiu. Nei ruoli minori saranno impegnati Sabrina Vianello, Liesbeth Devos, Julie Mellor, Marco Voleri, Shi Yijie, William Corrò e Luca Dall’Amico, oltre a numerosi solisti del Coro, danzatori e mimi. L’allestimento, Premio Abbiati 2000 quale miglior spettacolo del 1999, è quello della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova, regia, scene e costumi di Pier Luigi Pizzi e coreografia di Gheorghe Iancu. Light designer Vincenzo Raponi. L’opera è presentata in lingua originale con sopratitoli in italiano…

Ambientata a Venezia, città prediletta dal compositore inglese, Death in Venice è l’ultima opera di Benjamin Britten, scritta tra il 1971 e il 1973 su un soggetto desunto dalla novella omonima di Thomas Mann (1912). Il libretto fu affidato da Britten a Myfanwy Piper, sperimentata collaboratrice e moglie dello scenografo di fiducia John Piper, che ne curò il primo allestimento. Il lavoro andò in scena in prima mondiale al Festival di Aldeburgh il 16 giugno 1973 e in prima europea il 20 settembre al Teatro La Fenice di Venezia. Di tutte le opere di Britten è quella più strettamente dipendente dalle caratteristiche vocali e dalle raffinatezze stilistiche del tenore Peter Pears, storico interprete dei lavori teatrali britteniani, cui è dedicata.
Evidenti sono i riflessi autobiografici: Gustav von Aschenbach e il compositore britannico hanno in comune la strenua autodisciplina, il riserbo, la vocazione artistica come passione totalizzante, il sentimento della dicotomia tra ordine e caos, bellezza e conoscenza. Altro tema fondamentale è la corruzione dell’innocenza e la colpa come fonte di dubbio interiore, che il compositore registra con implacabile sensibilità, senza indicare alcuna via d’uscita.
Sul piano espressivo Britten fece ricorso a strategie diverse, dalla serialità ad elementi modali e tonali e alla tecnica del Leitmotiv, in una scrittura essenzialmente cameristica. Sono previsti tre soli cantanti: un tenore per Aschenbach, un controtenore per la voce di Apollo, un baritono che ricopre tutti gli altri ruoli, accomunati dalla loro natura di annunciatori del fato, mentre il giovane Tazio e la sua famiglia sono danzatori. Tale economia di mezzi, vocali e strumentali, accentua l’idea drammatica di fondo e si traduce in una toccante essenzialità.»

[Immagine da http://www.sipario.it/fotovarie/riga.jpg ]

QUEL BRUTTO COPIONE DI GIROLAMO DE MICHELE!!!

27 giugno 2008

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(Wu Ming 1 sbarca sulla spiaggia del Massachussetts Institute of Technology)

Ricordate il mio pezzo:

"WU MING 1 COME CRISTOFORO COLOMBO"

[ http://lucioangelini.splinder.com/post/17024848/WU+MING+1+COME+CRISTOFORO+COLO  ] ?

Iniziava così:

«Cristoforo Colombo non inventò l’America: la scoprì. Come dire che c’era anche prima che lui ci arrivasse. Semplicemente in Europa non si sapeva della sua esistenza. Allo stesso modo Wu Ming 1 non ha inventato il NIE (New Italian Epic). C’era anche prima che lui ci incollasse sopra l’anglofila etichetta. Semplicemente nessuno ci aveva fatto caso [nemmeno i quotidiani "La Repubblica" e "L’Unità", ma allertarli non sarebbe stato un problema, n.d.r.]. O per lo meno così si sostiene in questo saggio… »

Ebbene, leggo ora su Carmilla

http://www.carmillaonline.com/archives/2008/06/002676.html

un articolo di Girolamo De Michele che inizia così:

«Salamanca 1486. Cristoforo Colombo, davanti al Real Consejo, «presenta la hipótesis de que es posible "buscar el Levante por el Poniente"», suscitando lo scandalo dei dotti. Non solo non esiste alcuna possibilità di raggiungere il Cipango, ma la stessa grande navigazione è un assurdo: a fronte delle misure di Eratostene (peraltro sottovalutate da Colombo) non esistono più i grandi navigatori di un tempo. La navigazione è possibile solo all’interno del conosciuto, ogni mappa essendo già stata disegnata dai cartografi accademici. Colombo parte lo stesso, e torna con evidenze empiriche che dimostrano che la navigazione dalle Canarie al Cipango è fattibile. I dotti reagiscono con livore. Alcuni rifiutano persino di discuterne – «¡es una tontería!», dichiarano sdegnati. Altri meditano, e dopo ampie consultazioni stabiliscono una linea di condotta: «América existe, es verdad, pero es malo que exista»; la sua scoperta non rappresenta «alguna novedad» rispetto a quanto già si sapeva. E comunque, se a dettare le rotte non sono più i cartografi ufficiali, ma personaggi come questo Cristóbal Cólon, «¿donde iremos a parar?». Così, sintetizzando, Milo Temesvar raccontava, nel suo classico (anche se mai tradotto) The Pathmos Sellers la situazione culturale del suo tempo [1]. Solo del suo tempo?

Italia, 2008. Alcuni scrittori, al di fuori dei salotti accademici, tentano una diversa navigazione. Provano a tracciare una rotta che colleghi alcune opere della narrativa italiana dell’ultimo decennio [casualmente, le loro stesse. N.d.r.]cercano l’allegoritmo della narrativa italiana contemporanea… Eccetera.»

Non è chi non veda l’evidente PLAGIO*-°

DI RITORNO DALL’OLIMPO

25 giugno 2008
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Quella che vedete nella foto è solo una scultura di sabbia intitolata "Monte Olimpo" ["Mount Olympus at sand sculpting festival Rye Beach, Vic, Australia 2007" ], ma sull’ Olimpo greco, la montagna degli dei, io ci sono salito davvero, a differenza di certi trolloni che continuano a giocare imperterriti – come prima della mia partenza per la Grecia – non tanto alla New Italian Epic, quanto a convincere gli allocchi della rete che essa esista anche fuori dalla loro immaginazione:- /
OK, vi racconto come si fa a salire sull’Olimpo: dall’aeroporto di Salonicco si costeggia l’Egeo verso sud fino a raggiungere la vivace cittadina di Litòkoro. Lì, in genere, si dorme. La mattina dopo ci si porta (in pullmann, o in auto o in taxi) alla località di Prionia (ca 1000 metri di h). A Prionia si calzano gli scarponi, ci si issa lo zaino sulle spalle e si imbocca il sentiero che porta al rifugio A (ca 2100 m. di altitudine). Al rifugio A ci si rifocilla (oppure si dorme per rimandare al mattino dopo lo sforzo finale). Dal rifugio A, infatti, si innalza un ripido ma non difficile sentiero che porta alla cima Skala (2880 m). Arrivati lì, i meno ardimentosi puntano diritti verso la vicina cima Skolio (la seconda dell’Olimpo per h, 2912 m), mentre i più audaci scelgono senz’altro cima Mytikas, la vera massima vetta del complesso (2918 m)… 
Mytikas 01
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solo che per conquistarla bisogna prima calarsi per un diedro scosceso, traversare una crestina, scalare una parete, ricalarsi giù tra due abissi, risalire le rocce conclusive (guidati da vistosi e fitti bolli rossi e gialli) e toccare finalmente la sommità, the summit, irta di banderuole piantate da visitatori di tutto il mondo. Nel libro di vetta, naturalmente, ho lasciato il mio saluto e l’indirizzo di questo blog: www.lucioangelini.splinder.com , non prima di essermi goduto la vista degli strapiombi tutt’attorno e l’impagabile panorama fino al mare. Per chi, come me, viene dagli studi classici, infatti, l’emozione è davvero molto forte. Per chi, invece, viene solo dal liceo scientifico o, peggio ancora, da qualche istituto tecnico, l’emozione sarà sicuramente inferiore:- )
Fissando il cosiddetto "Trono di Zeus" mi sono persino dimenticato di rubare qualche sasso da infilare nello zaino e portare a Venezia come souvenir: un frammento della Casa degli Dei, mica cotiche! Vabbè, pazienza, sarà per un’altra volta…
Nel frattempo, a molti molti chilometri di distanza (in quel di Bressanone, per l’esattezza) mio fratello Mauro, più grande di me di un anno, conquistava la medaglia d’oro nella prova di Decathlon dei Campionati Italiani Master. Che forti – ‘sti fratelli Angelini -, non trovate? Stagionatelli, ma non ancora dómi…
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«I CAMPIONI ITALIANI MASTER 2008 UOMINI

Qui seguito il primo elenco con tutti i vincitori maschili:

DECATHLON
M35: Stefano CREVACORE pt.5.028
M40: Roberto REMONDI pt.4.922
M45: Aldo CASTO pt.4.420
M50: Massiliano SALVI pt.5.268
M55: Antonio CASO pt.5.088
M60: Mauro ANGELINI pt.5.163
M65: Alberto SOFIA pt.4.464
M70: Franco REBONATO pt.4.672
M75: Enesto MINOPOLI pt.5.727 m.p.ita. »

(da http://www.atleticanet.it/master/notizia.asp?id=10030  )

OLIMPO PER BEOTI

17 giugno 2008

Mytikas_summit.

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Quando ho detto a P. Bianchi che ero in partenza per la Grecia – vetta del monte Olimpo -, ha osservato:

«L’ Olimpo è per gli aspiranti dei. Per gli artisti c’è l’ Elicona!»

Confesso che mi sono sentito un po’ beota (1).

(1) L’Olimpo è tra Tessaglia e Macedonia. L’Elicona in Beozia:- )

Olimpo.

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[Immagini da http://it.wikipedia.org/wiki/Monte_Olimpo e www.hikenow.net/Mount-Olympus.html ]

L’ULTIMO SALUTO A MARIA STROFA

14 giugno 2008

Qui:

http://letturalenta.net/2008/06/lultimo-saluto/

«Mio padre era un uomo meraviglioso, una persona eccezionale. Un uomo che ha dedicato gran parte della sua vita alla cultura e alla voglia di trasmetterla. Sono contenta di poter dire che lo ha fatto con me…» (La figlia Serena )

[Immagine da http://img62.imageshack.us/img62/9227/marypersempresz6.gif ; http://www.senzaqualita.splinder.com/ ]

CIAO, MARIA

13 giugno 2008

 

Al ritorno da una breve puntata nelle Marche, ho trovato ad attendermi l’amarissima notizia della scomparsa di MARIA STROFA (1), storica niusgruppara & blogger di prim’ordine.

La ricordo dapprima recuperando da it.cultura.libri una mia vecchia dichiarazione di stima:

"MARIA STROFA, SI CONSIDERI PUBBLICATA!"

del 12 dicembre 2001.

«Ai tempi in cui giocavo all’editore (2) avevo messo gli occhi su due possibili autori *molto speciali*, entrambi targati Icl: P. Bianchi e Maria Strofa. Pbianchi non prese in considerazione le mie avance editoriali ("Pamela" è sempre stata una gran capricciosa!); a Maria Strofa, invece, non le *avanzai* nemmeno (le avance): pur considerandola una talentosissima *outsider*, infatti, avevo ormai deciso di smantellare le edizioni Libri Molto Speciali in nome della mia nuova regola: semplificare al massimo la vita, concentrandosi sui piaceri della scrittura e dell’escursionismo alpino. Ma una volta per tutte vorrei dire pubblicamente: Maria, considerati pure pubblicata da me… per quel che vale, e se è vero che basta il pensiero:-) »

QUESTA FU LA RISPOSTA DI MARIA:

«On Wed, 12 Dec 2001 09:47:17 GMT, "Lucangel" @libero.it wrote:

> Maria, considerati pure pubblicata da me… per quel che vale, e se è vero che basta il pensiero:-)

Il pensiero è la sola cosa che conti. Anche i rendi_conti mandameli col pensiero. E tu sai quanto io ci conti… nessuna copia omaggio a Conti (Luca). Maria»
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Recupero, in secundis, il post che le dedicai qui in Cazzeggi Letterari il 16 novembre 2006: "È rinata una stella!". Iniziava così:

"Uccidiamo il vitello grasso! Maria Strofa, la leggenda di it.cultura.libri dei tempi d’oro (ma anche di it.arti.trash, it.arti.scrivere, it.arti.poesia eccetera) (3) è tornata ed è qui:

http://www.mariastrofa.splinder.com/

Carramba che sorpresa! Linkarla è un must per tutti. Esordisce con un pezzo simpaticamente funereo:

‘IL CIMITERO LETTERARIO ovvero IL FUTURO DELL’EDITORIA. SEPPELLIRE È SEMIPUBBLICARE…’ 

«Lei conosceva il romanzo defunto?»

«Sono il padre » risposi facendo cenno all’anziana signora di parlare sottovoce. Avevo troppa gente intorno; nessuno mi conosceva ancora, ma erano tutti lì per farmi le condoglianze e se mi avessero identificato mentre ero in coda, avrei dovuto perdere troppo tempo a salutarli uno per uno.

«Lei è il padre?» bisbigliò obbediente la signora. «Oh, ma che onore… È la prima volta, da quando vado ai funerali dei romanzi, che mi capita di incontrare il genitore del defunto, prima della cerimonia. Il più delle volte, il genitore, lo si vede soltanto da lontano quando pronuncia il discorso funebre. E alla fine così tanta gente gli si accalca attorno per stringergli la mano e porgergli il proprio ricordino, che per riuscire a dirgli qualcosa bisognerebbe perdere tutta la giornata. Mi permetta di farle le mie sentite condoglianze» disse, porgendomi la mano destra ricoperta da un guanto di pelle bianca.

«Molto gentile, grazie.» Avrei voluto aggiungere che le sue condoglianze erano davvero sentite ora che le avevo sentite, ma decisi che non era il caso di giocarsi la prefica per una battuta.

«Anche lei ha un caro che riposa qui?»

Impostai la domanda con la faccia più di circostanza che potevo.

«Oh sì, certo… L’ho seppellito due anni fa. Era un romanzo storico. Un attimo che le do il ricordino.»…

IL  RESTO QUI:

http://mariastrofa.splinder.com/post/9910222/Il+Cimitero+Letterario "

Ciao, Maria. Chissà che qualcuno non provi a disseppellire davvero qualche tuo scritto sepolto… 

Ci eravamo appena riappacificati – come già altre volte in passato dopo più o meno epici scazzi -, nel commentarium al mio post precedente… Ora saremo per sempre amici, vuoi? Quello "stronzone bastardo sesquipedalmente insopportabile" di Lucio*-°

GLI OCCHIALI BUCHERELLATI

5 giugno 2008

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(The Brontë Parsonage Museum, Haworth)

Se si consulta l’archivio di questo blog, si nota che il primo post in assoluto è del 30 aprile 2005: "NASCERE DA UN UOVO DI CIGNO". Era un pezzo di prova, già apparso in Nazione Indiana [uno dei tanti lit-blog da cui sono stato cacciato:- ), n.d.r.]:

http://www.nazioneindiana.com/2005/04/20/nascere-da-un-uovo-di-cigno/

A bloggare in maniera CONTINUATIVA qui da me, invece, iniziai esattamente TRE ANNI FA, il 5 giugno 2005, con il seguente post:

«Eccomi di ritorno dallo Yorkshire, dove ho coronato l’antico sogno di visitare il Brontë Parsonage Museum (la canonica in cui vissero le sorelle Brontë, fiancheggiata da un plumbeo cimitero) ad Haworth, sotto la brughiera omonima. Ho osservato il divano su cui, appena trentenne, tirò gli ultimi Emily Brontë ("Cime Tempestose"), cui erano già morte la madre (di  cancro), le sorelline Maria ed Elisabeth (11 e 10 anni) e il fratello oppiomane Branwell (31 anni). Emily aveva preso freddo, appunto, al funerale di Branwell. Ho visto la stanza riservata alle amatissime oche Adelaide e Victoria e quella in cui dormiva Charlotte, la più longeva (morì a ben 39 anni). La terza sorella scrittrice, Anne Brontë, malata anch’essa, era stata invano, nel frattempo, portata al mare a Scarborough, dove era morta a 29 anni. La sua tomba è fuori la chiesa di St. Mary, sotto il castello di Scarborough. Ho visitato anche quella.»

[A Scarborough, in realtà, ero andato non tanto per Anne Brontë, quanto perché mi ronzava in testa la canzone "SCARBOROUGH FAIR" di Simone & Garfunkel. Ricordate?:

Are you going to Scarborough Fair?
Parsley, sage, rosemary, and thyme
Remember me to one who lives there
She once was a true love of mine..
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Oggi, a distanza di tre anni, il blog "Cazzeggi Letterari" chiude a quota circa 170.000 visite (anche se pare che il contatore sia improvvisamente saltato) sulle note di un’altra canzone: "Alla fiera dell’est", di Angelo Branduardi; e sulla suggestione di un’altra FIERA… ben più prosaica, a dire il vero, di quella di Scarborough: la FIERA CAMPIONARIA DI PADOVA, visitata di recente. Ecco, dunque, il mio ultimo post regolare:

"… ALLA FIERA COMPRÒ"

ocbucherellati3.

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«Alla fiera campionaria di Padova

per due soldi

un paio di OCCHIALI

BUCHERELLATI

Lucio Angelini

comprò… »

ocbucherellatiA

D

I

E

U

DA OGGI IN POI SOLO CAZZEGGI SALTUARI, FORSE MOOOOOOOOOOOLTO SALTUARI…

ocbucherellati2

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CIAO A TUTTI. GRAZIE A TUTTI. CHIEDO PERDONO A TUTTI. STATE BENE. BUONA STRADA.

[Foto in alto da http://www.flickr.com/photos/8166147@N05/1969108118/. Le altre di A. Bianchi]

WU MING 1 FUORI DAL VASO

4 giugno 2008

Attualmente, dunque, non godo di molte simpatie presso certi internet-tuali che fino a qualche settimana fa non mi lesinavano le loro espressioni di stima, ma – come si sa – panta rei… tutto scorre. Pazienza.

Ho ricevuto, in compenso, una nomination dal blogger IDIOTA IGNORANTE, che non conoscevo e di cui copio-incollo il post  "IDIOTS ON THE WEB":

http://idiotaignorante.splinder.com/post/17299313

venerdì, 30 maggio 2008

Idiots on the web

«Tre anni fa, iniziai a fare il bloggarolo per futili motivi: sparare un paio di cazzate, passare il tempo, scrivicchiare, dare noia al prossimo. Direi che ce l’ho fatta, e quindi mi ritengo un bloggarolo soddisfatto causa adempimento degli obiettivi. C’era anche un altro motivo, decaduto nel tempo come il carbonio 14: la derisione degli imbecilli che si danno un fracco d’arie dall’alto dei loro sblogbs. La cosa mi ha annoiato presto, primo perché non sarei mai stato in grado di raggiungere i livelli di Blogdiscount, secondo perché passata la buriana dei blogbs, nessuno ha più metabloggato molto – l’argomento è diventato palloso e sterile… [cut]… Fra la gente più degna di ingiuria e pesci in faccia si è sempre distinta la cricca dei Carmillati, quegli individui barbuti e barbosi che si radunano intorno a CarmillaOnLine e alla figura di Valerio Evangelisti, quei buffi soggettoni convinti davvero di avere un’importanza determinante nel pensiero contemporaneo, nella critica letteraria, nella letteratura, probabilmente anche nel giardinaggio e nella formula uno… [cut]… La dinamica della cricca di Carmilla è la seguente. Quando un membro della cricca pubblica qualcosa (solitamente un libro brutto e noioso), tutti gli altri lo elogiano sbrodolando frasi incomprensibili, per esempio nelle ciclopiche discussioni sul blog della Lippa. Chi osasse avanzare un minimo dubbio viene subito attaccato: prima dalle groupie, poi eventualmente dagli scrittori stessi, che di solito col loro fare paternalistico e saccente sono anche peggio delle groupie che ringhiano e digrignano i denti invocando la censura dei blog (esemplare il caso di Bucknasty, come pure la mia ultima scoperta Lucio Angelini).

L’elogio spudorato di ogni prodotto della cricca è, naturalmente, di casa su tutti i blog e i siti che alla cricca stessa fanno capo. Non si conta, tanto per fare un esempio, il numero dei capolavori totali della letteratura-anzi-Letteratura che secondo GGG (Giuseppe Genna Geimson) sono usciti negli ultimi tre o quattro anni. È un caso che siano tutti di amici suoi? E che dire dell’ego smisurato dei Wu Minghia, autori, in testa loro e basta, di incredibili beffe mediatiche che avrebbero scombussolato l’orizzonte cognitivo planetario, mentre in realtà si tratta di stronzate che interessano solo alle loro groupie mentre tutto il resto del mondo le ignora placidamente?


New Italian Epic (sbroc sbroc)!


Tutta la pappardella lì sopra serve per preparare il terreno ad una delle più ridicole e altisonanti cazzate mai partorite dai cervelli dei Wu Minghia. Una cazzata che, naturalmente, trova subito eco nei soliti ambienti, mentre altrove se ne fregano alla grandissima. Premessa: io a volte ci vado su CarminchiaOnLain perché, in mezzo a palle noiose, ci compaiono pure articoletti interessanti di varia natura. Non sempre, anzi, c’é da scavare un po’, ma ci sono. Bene, ultimamente cosa va a inventarsi uno dei Wu Minghia? Ma è ovvio, il New Italian Epic!! L’incredibile interessantissima determinante superlativa metaletteraria corrente narrativa rivoluzionaria teorico massmediatica ginecologica! Quella robusta ponderazione teoretica che scardina il postmoderno nel metastorico! Voglio dire, se siete arrivati a metà dell’ultima frase, avete già guadagnato tre punti di QI. E la trovate tutta, la ponderazione teoretica, in un comodissimo file pdf da stampare e studiare e ristudiare, per essere finalmente metastorici come si deve.

Come quasi ogni outpustz dei WuMinghia, "New Italian Epic" è sia presuntuoso che noioso. Ho provato, in passato, a leggere "Havana Glam", "Guerra Agli Umani" e "New Thing", e li ho tutti mollati a metà da quanto erano pesanti e inutili. Piccola parentesi: non li ho comprati, li ho scaricati liberamente dal loro syto. Detto questo, si può anche procedere con l’esame del NIE, che si articola in sette punti:

1) Don’t keep it cool and dry
(ahahahahahahahaha, aggiunta mia, si comincia bene!).
Ovvero, contaminate i generi, oppure usate un solito genere dicendo che viene dalla contaminazione di altri N generi, l’importante è oltrepassare i confini del postmoderno senza gelida ironia ma con piena assunzione di responsabilità, no alla playsfulznesstrz, o almeno a troppa, e insomma, continuate a scrivere i soliti libri ma cercate di convincere la gente che non è così. Tanto non li leggono!

2) Sguardo obliquo, "azzardato" del punto di vista.
Un punto di vista corale, una molteplicità di punti di vista, una visione non univoca della realtà e degli stessi avvenimenti, ma su uno sfondo unificante, che però non permette di avere una visione chiara. Chissà perché, a George RR Martin riesce benissimo, a GGG manco per il cazzo!

3) Complessità narrativa, attitudine popular.

Quantomeno si dovrebbe cercare di non essere pallosi come la merda, [z]iocàn. È forse questo uno dei motivi per cui "Gomorra" (ci si ritorna dopo) vende un sacco, è best seller e long seller, mentre GGG manco per il cazzo?

4) Storie alternative, ucronie potenziali.
Evocare in maniera diretta o indiretta lo spettro di P.K. Dick assicura sempre la giusta dose di modaiolità e contemporaneità. Ecco che compaiono ratte la Storia Alternativa e l’Ucronia, che pavlovianamente portano a "La Svastica Sul Sole".

5) Sovversione "nascosta" di linguaggio e stile.
La sperimentazione che non si nota – lì per lì sembrerebbe di leggere una cosa normale, ma poi ZZZAC, non è così. C’è la sovversione nascosta, che non vuol dire che i libri vengono pubblicati in
ROT13. In realtà vuol dire che le parole vengono tolte dal loro alveo semantico (ahahaha, parole non mie!), oppure le frasi private di avverbi importanti, e insomma si resta nell’indefinito perché le tue capacità cognitive sono messe in dubbio dal linguaggio sovversivo. Cioè dirai che GGG scrive di merda e butterai via il libro, com’è giusto che sia.

6) Oggetti narrativi non identificati.
E qui veramente si sbrocca di bolina. No, non esiste proprio che uno mi dica che un romanzo che commistiona i generi, i tipi di testo, i tipi di linguaggio, insomma che faccia cose già fatte da John Dos Passos, John Brunner o Alfred Bester da almeno quarant’anni, sia un oggetto narrativo non identificato, perché poi supera anche il postmoderno. Gli rompe il cazzo a Wu Minghia che non ci siano definizioni nuove e che tutti parlino sempre di postmoderno senza indicare in lui il vate di una nuova corrente letteraria. Arrenditi Wu Minghia, sei ancora un postmoderno.

7) Comunità e trasmedialità
(e il budello di tu’ ma’, si dice qui in riviera toscana).
Avete presente quello che fa JJ Abrahams, che attorno alle sue produzioni dissemina narrazioni multimediali laterali che si integrano in un mosaico più grande? Ecco, per Wu Minghia pure questo è NIE, anche se nessuno ne sa niente. Storytelling multimediale. Cazzo, sono impressionato. Mai l’acqua calda era stata descritta in maniera tanto altisonante.

Queste caratteristiche si trovano nei romanzi del NIE, tutte o in parte. Vista la vacuità delle caratteristiche stesse, questo permette un buon gioco nell’includere tutto quello che si vuole nel NIE, magari (chissà come mai) pure gli amici, vedi Bazzi Gionz.

Naturalmente, e lo dico solo per un inspiegabile moto di bontà, potrebbe trattarsi solo di una simpatica bufala: quando nel saggio si parla di presentazione del panorama NIE in alcune conferenze universitarie americane, il dubbio si insinua, e poi arrivano le risate.

Concludenza

Rileggendo il micidiale saggio di Wu Minghia per scrivere ‘sta roba qui, c’era una sensazione strisciante di malessere e fastidio che non mi riuscivo a spiegare. Eppure eppure doveva esserci, da qualche parte, una spiegazione. Non era il saggio in sé, perché ci sono cose anche peggiori da leggere, vedi "Havana Glam". No. Ora ho capito. I sette punti del NIE, per quanto enunciati e scritti col culo, sono tutti quanti (tranne il sette, che è quello di cui si hanno meno riscontri) caratteristici di uno dei più grandi scrittori viventi: James Ellroy.

Quanta merda è stata prodotta da gente che voleva, invano, proporsi come Ellroy pizza-e-mandolino? Tantissima.

Quale scrittore è amato e riverito con aggettivi incomprensibili da GGG, Wu Minghia etc? James Ellroy.

Quale libro è riuscito, per certi versi, a diventare un noir italico ucronico metastorico ellroyano di qualità? "Gomorra" di Roberto Saviano.

Ed ecco che il guazzabuglio sconclusionato del NIE, così artificioso, presuntuoso e noioso, assume una chiave di lettura tutta nuova: un branco di cazzari che tenta di salire sul carro del vincitore, cioé di quello scrittore che ha realizzato tutti i loro obiettivi artistico/commerciali senza cagarli di striscio e per un grosso editore. Ah, le risa! Come dice il Dr. House, gli idioti sono divertenti, per questo ogni villaggio ne vuole uno.»

Intanto stanno uscendo articoli quali: "La rinascita dell’epica italiana? «È soltanto autopromozione» di FRANCESCO BORGONOVO

Ovviamente i commenti (smaccatamente postmoderni) di WM1 in Lipperatura sono del tipo:

Io dico solo questo: è BELLISSIMO avervi invaso il cervello! :-D

Postato Sabato, 31 Maggio 2008 alle 8:33 pm da Wu Ming 1

[il controcommento è stato:

Attento. La stai facendo fuori dal vaso, altro che “invaso”.

Postato Sabato, 31 Maggio 2008 alle 8:41 pm da Wu Ming 62 ]

o

"Ed è bellissimo essere dietro le vostre palpebre :-)
Ciao,
WM1

Postato Sabato, 31 Maggio 2008 alle 8:55 pm da Wu Ming 1 "

inverando con essi l’affermazione di Livio Borriello:

«fino al cristianesimo il rango sociale è stato assegnato in base alla Forza, nell’età borghese in base al Danaro, nell’attuale società mediatica viene attribuito in base al Successo. Il nuovo Signore… ha bisogno di una forma di appagamento più profonda e radicale: egli deve colonizzare la psiche altrui… »

(vedi http://lucioangelini.splinder.com/post/17242148/LIVIO+BORRIELLO.+MICA+ME. )

Peccato solo che WM1, da un lato, dia del "voi" ai suoi detrattori, dall’altro si ostini – all’unisono con la fida Paperini, a considerarli semplici alias di un unico troll. Lo stesso di cui appena qualche mese disse:

«Beh, lo dice uno che in privato e in pubblico ha sempre difeso Angelini: sono contento che ogni tanto Lucio, anziché "confezionare" lotti di commentini sarcastici (quelli di sua spettanza all’interno della commedia dell’arte da blog letterario), ogni tanto scriva qualcosa di vero ed emozionante, tirato fuori dalle sue stesse budella. In quest’ultimo commento ci sono tutti gli ingredienti che mi piacciono: un pizzico di verità e senso della caducità della vita, una "confessione" quasi micro-agostiniana. e chissenefrega se lo apprezzo soltanto io!»

Postato Mercoledì, 13 Febbraio 2008 alle 2:34 pm da Wu Ming 1

[Era la risposta al seguente mio commento in Lipperatura:

«@Pino Valente. Direi che il cliché è soprattutto tuo: quello di accusare gli altri di "rosicare" ad ogni piè sospinto. Sono un fan di Roberto Bui (un po’ meno di Luca di Marameo) e gli auguro – anzi: mi auguro – che prima o poi la smetta di "confezionare" lotti di capitoli (quelli di sua spettanza nei vari lavori di gruppo) e si concentri su qualcosa di vero ed emozionante, tirato fuori dalle sue stesse budella. Ha fatto benissimo Roberto a rispondermi: "Se permetti, scriviamo quello che piace a noi, non a te". Nessuna invidia per nessuno. A ciascuno i suoi doni e le sue amarezze. Non ho più 17 anni. Fra una ventina d’anni manco ci sarò più, puoi immaginare quanto mi freghi essere colpito dal successo letterario alla mia età (non scrivo cose nuove da anni; anche quella di recente apparsa su Carmilla è stravecchia); mi dedico, anzi, con gli amici di Vibrisselibri, soprattutto allo scouting di talenti sfuggiti alle case editrici ufficiali e sono felice, per esempio, che la nostra Monica Viola sia stata, grazie a noi, pubblicata da Rizzoli. Nel suo testo ci sono tutti gli ingredienti che piacciono ANCHE a me: un pizzico di verità, un raccontone che ti prende fin dalle prime pagine. e chissenefrega se venderà 52.000 copie o 520.000? Vibrisselibri è nata come forma di lotta contro la logica – appunto – del profitto editoriale. Il giudizio da me espresso su Manituana (= risultato inferiore alle potenzialità di ciascuno dei Cinque autori) è, ribadisco, solo mio, e, ri-ribadisco, mi fa piacere che sia contraddetto da quello di molti altri. C’est tout.»

Postato Mercoledì, 13 Febbraio 2008 alle 2:29 pm da Lucio Angelini ]

[Le immagini di questo post sono tratte dal blog di Idiota Ignorante ]

LIPPERINI O DELLA MALAFEDE

3 giugno 2008

(Girolamo De Michele)

Sono di nuovo costretto a riportare nel mio blog i messaggi che l’1 e il 2 giugno la Lipperini mi ha censurato in Lipperatura. Come al solito, non ha tollerato repliche alle dichiarazioni dei suoi protetti.

Domenica 1 giugno

La Lippa scrive nel commentarium al suo post del giorno (dopo una serie di commenti effettivamente un po’ cazzuti, fra cui un paio di tipiche sboronate di WM1-Superbone):

«Lascio i commenti, naturalmente, a monito di quei poveri cristi che sostengono che la sottoscritta è una fascista censuratrice. Ma anche a dimostrazione di come un troll, peraltro già noto, possa mandare all’aria, ad arte, qualsiasi tentativo di discussione seria.»

Interviene il guerrigliero del NIE Girolamo De Michele:

«Certo che quel troll di cui sopra aveva ben altro tono quando appena un anno addietro veniva a chiedermi di recensire i da lui editati libri: vedi mai come noi neoepici saliamo o scendiamo nelle scale dell’altrui apprezzamento, a seconda della bisogna… »

Postato Domenica, 1 Giugno 2008 alle 4:23 pm da girolamo

Deduco che il riferimento è alla mia persona e per due volte, assumendo il nick WM69 (come Lucio Angelini sarei stato censurato lì per lì) invio il messaggio:

«Girolamo, chi è "quel troll"? Puoi documentare le mail con le richieste di cui parli? E quali sarebbero i libri "da lui editati"? WM69»

Immediata CENSURA della richiesta. [Girolamo, chissà perché, può sparare provocatorie fandonie, ma io non posso chiedere spiegazioni. N.d.r]

Ci riprovo:

«Desidero sapere perché è stata cancellata una mia richiesta di chiarimenti a Girolamo a proposito delle sue affermazioni sul troll/ editore. Grazie»

Nuova CENSURA.

Lunedì 2 giugno.

La Lippa scrive FUORI DAI DENTI:

«La vostra eccetera ha constatato che quello che vale per il cosiddetto immaginario di genere (quella sorta di dismorfismo intellettuale per cui si è convinti di una realtà anche se la realtà effettiva è esattamente quella opposta) vale anche per l’immaginario della rete. Della serie: il saggio sul NIE intende dividere la letteratura in buoni e cattivi e guai a chi non ci sta dentro; su Lipperatura e Carmilla si parla solo di cinque autori; la titolare del qui presente blog censura i dissidenti. Uno sguardo ai commenti del post precedente dimostra quel che accade quando le due (dicasi due) [a occhi e croce molte di più, n.d.r.] persone che cercano di mandare a monte una discussione per problemi personali su cui è opportuno non indagare, vengono lasciate libere di insultare, fare riferimenti alla taglia del reggiseno delle scrittrici, provvederci di delicati doppi sensi, rivendicare attenzione sulle proprie esistenze.»

Firmandomi LUAN, stavolta riesco a far passare il seguente messaggio:

«Tra i commenti al post precedente c’è un’insinuazione di Girolamo De Michele: “Certo che quel troll di cui sopra aveva ben altro tono quando appena un anno addietro veniva a chiedermi di recensire i da lui editati libri: vedi mai come noi neoepici saliamo o scendiamo nelle scale dell’altrui apprezzamento, a seconda della bisogna…”. Mi piacerebbe che lo scrittore De Michele dettagliasse la faccenda, in modo da poter capire se non sia piuttosto lui a trolleggiare (ogni sospetto di disformismo anche da parte tua è lecito, a questo punto). Sarebbe interessante, inoltre, conoscere la versione dei fatti del “troll” coinvolto, per correttezza. Tale mia innocente e del tutto legittima richiesta è già stata censurata due volte. Questa, immagino, sarà la terza ed ultima, prima che mi decida a chiarirla per altre vie. Tutto ciò detto fuori dai denti anche da parte mia.»

Postato Lunedì, 2 Giugno 2008 alle 2:29 pm da Luan

Per far vedere che, se si impegna, anche lei sa essere democratica, la Lipperini pubblica il commento, ma precisa:

«L’innocenza e la legittimità sono entrambe discutibili, caro “Luan”, dal momento che per la cinquemillesima volta intervieni a piè pari in discussioni di altro tenore per parlare dei tuoi interessi. [Il mio interesse è certamente quello di difendermi dalle accuse gratuite o inventate di sana pianta, n.d.r.]. L’essere stato buttato fuori da liste di discussione, newsgroup, blog di ogni sorta è per te un motivo di vanto. Io comincerei sommessamente a chiedermi se c’è qualcosa, in te stesso, che ti impedisce la discussione con altri esseri umani. Ma temo che sia fatica sprecata chiedertelo. Quanto alle altre vie, le pratichi già da diversi giorni, con l’aiuto di sodali vecchi e nuovi che sicuramente ti daranno manforte anche in questo caso. Per quanto riguarda l’affermazione di Girolamo: è innegabile e documentato che da anni tu hai insistentemente chiesto attenzione sulla tua attività editoriale. Punto. Chiuso. Stop.»

Postato Lunedì, 2 Giugno 2008 alle 2:52 pm da lalipperini

Invio la seguente replica:

«Tiriamoli fuori, questi documenti, allora. Io, per parte mia, conservo tutte le mail che mando. Nel caso di De Michele, fu piuttosto lui a rivolgersi all’ufficio stampa di Vibrisselibri prima di recensire – per farle una sorpresa – la nostra Monica Viola.

http://www.carmillaonline.com/archives/2007/03/002182.html

E qui il discorso sulle ragioni che lo indussero a concentrare l’attenzione proprio su tale autrice, vicinissima ai Wu Ming, fra i nomi selezionati da VL, sarebbe delicato. L’ufficio stampa girò a me la sua richiesta di informazioni sul funzionamento di VL. Nel rispondergli e ragguagliarlo, mi permisi di invitarlo (visto che la Viola era stata presentata in abbinamento con Eugenio De Medio: entrambi i libri parlano di violenze sui minori)

http://www.carmillaonline.com/archives/2007/08/002342.html

http://www.booksblog.it/post/1236/vibrisselibri-due-nuovi-romanzi

a citare anche l’altro testo, cosa che De Michele si guardò bene dal fare. Tutto qui. Approfitto per chiarire che Vibrisselibri, e dovresti saperlo bene, non è affatto una MIA attività editoriale, ma una associazione di VOLONTARIATO CULTURALE [con oltre cinquanta cooperanti, n.d.r.] senza fini di lucro dalla quale, dopo due anni di duro impegno quotidiano e gratuito, mi sono appena dimesso per stanchezza (volontariare, come lavorare, stanca). Chiuderò presto anche il mio blog, e so che questo non potrà che farti piacere. Mi spiace doverti salutare esprimendoti tutta la disistima che, nelle ultime settimane, ti sei meritata da parte mia. Quanto al mistero su che cosa mi impedisca la discussione con altri esseri umani, è esattamente la domanda che ho posto a te ogni volta che, per tutelare i tuoi protetti, hai censurato le mie obiezioni. Chiudo con la segnalazione del pezzo: "La rinascita dell’epica italiana? «È soltanto autopromozione», di FRANCESCO BORGONOVO, nella speranza che tu non attribuisca a me ***anche*** la redazione di tale articolo.

http://www.libero-news.it/libero/LF_showArticle.jsp?edition=&topic=5002&idarticle=96131190 »

Tale mia replica è stata puntualmente CENSURATA [è così comodo accampare il pretesto "Dont’feed the trolls", no?, n.d.r.]. In compenso è passata tranquillamente la candida considerazione di De Michele:

«Per chiarire: se mi si segnala a scopo di recensione un libro (attività del tutto legittima, beninteso) [RIBADISCO: FU LUI A VOLER FARE UNA GALANTERIA A MONICA VIOLA, n.d.r.], vuol dire che mi si reputa un recensore affidabile, e non uno scrittore al comando di burattinai, camarille, ecc. Oppure no, mi si considera uno scrittore a comando, e allora evidentemente si vuole entrare a far parte del fantomatico giro e dividere la fantomatica torta. Per quel che me ne cale, vanno bene ambedue le cose: gradirei però non una o l’altra alla bisogna.»

Postato Lunedì, 2 Giugno 2008 alle 3:56 pm da girolamo

Ho risposto:

«Girolamo, purtroppo la Lipperini mi ha censurato la replica precedente e presto censurerà anche questa. Leggimi domani da me.»

La Lipperini, infatti, mi ha subito incerottato la bocca perché, nella sua visione del mondo, chi viene accusato non ha alcun diritto alla difesa.

Accanto al suo supponente tentativo di ridurmi a TROLL, per mia fortuna, ho potuto anche registrare manifestazioni di apprezzamento quali queste inviatemi da ex colleghi di VL all’annuncio delle mie dimissioni:

«… La tua indipendenza di giudizio e la capacità di non accettare compromessi, quantomeno nella fase di confronto-scontro tra idee diverse, la tua "impermeabilità" al contesto e la totale assenza di soggezione nei confronti di chicchessia … [cut]… saranno impossibili da trovare altrove. È anche una questione di onestà intellettuale, come ha scritto qualcuno, e la tua non l’ho vista vacillare in nessun frangente, difesa a spada tratta anche nei momenti in cui certe tue opinioni potevano apparire o essere discutibili. Ergo, con le tue dimissioni perdono un po’ tutti.»

o anche:

«Ma stai a scherza’? Che brutta notizia di prima mattina. Essendo tu limpido — spigoloso quanto vuoi, ortica a volte — ma limpido, non discuto che volontariare stanchi. Onore a te e rispetto per la tua decisione.»

[Immagine da http://www.blackmailmag.com/images/Incontri/De_Michele.jpg