TADZIO BALLA CON LA MORTE

 

(Alessandro Riga)

Ultima possibilità domani alle 15.30 di assistere – al ricostruito teatro La Fenice di Venezia (a proposito, il giovane elettricista che incendiò la Fenice storica la sera del 29 gennaio 1996 ha già ottenuto la semi-libertà dopo appena 17 mesi di carcere… ) – una magnifica edizione dell’opera "MORTE A VENEZIA" di Benjamin Britten. L’ho vista ieri sera dalla Galleria per 20 euro (in platea il biglietto costava troppo, ma al loggione, volendo, si accede con 10 euro). Ha scritto Paolo Isotta sul Corriere della Sera del 22 giugno scorso:

«… La storia è questa. Un Grande Scrittore tedesco di mezz’ età, di fama consacrata tanto da essere modello etico alla Nazione, attraversa un momento di crisi e decide che una vacanza a Venezia gli farà bene. Al Lido nel suo stesso albergo alloggia un’ aristocratica famiglia polacca, madre, due bambine e un maschio adolescente, Tadzio. Il Grande viene colpito dalla perfetta bellezza del ragazzo e dai suoi modi alteri ed eleganti. Con spavento si accorge di esserne del tutto innamorato, lui, il modello etico; mai lo avvicina e gli parla, si limita a contemplarlo in spiaggia o a seguirlo in lunghi giri della città: il ragazzo resta indifferente a questa continua presenza muta accanto a lui. Intanto, mentre le autorità cercano in ogni modo di negare il fatto, un’ epidemia di colera giunge sin a Venezia e si diffonde: ma né lo scrittore né il ragazzo partono. Il Grande vive la vicenda come una lotta entro di lui fra ethos e pathos, fra Apollo e Dioniso, come la vittoria contro l’ etica di ciò ch’ è naturale, informe, oscuro. Il giorno della partenza dei polacchi lo scrittore muore contemplando l’ estrema volta il ragazzo sul lido. È un amore pederastico interpretato giusta concetto nicciano. Ma proprio ricorrendo a Nietzsche il simbolo può più ampiamente svelarsi: coloro che hanno la consapevolezza di vivere soffrono e invidiano coloro che vivono senza averne il sentimento. Un bellissimo adolescente può essere l’ emblema della seconda categoria, perché si pensa che alla bellezza congiunta all’ età non possa seguire che la felicità dell’ inconsapevolezza: si vorrebbe allora esser colui e il solo modo, ancorché affatto illusorio, di trasformarsi in qualcuno, è di possederlo. Se ciò fosse possibile, si giungerebbe a una consapevolezza dell’ inconsapevolezza di sé, e ciò dimostra che il Giovane Sigfrido è mito e l’ infelicità il destino comune. Poiché non parla, Tadzio non può essere che un giovanissimo ballerino: il tocco colorito di questa casta partitura è dato dai giuochi ginnici che il ragazzo affronta con gli amici, mentre l’ orchestra diviene selvaggia e cupa quando lo scrittore ha l’ incubo di partecipare a un’ orgia dionisiaca circondato da giovani uomini completamente nudi, il che nel nostro allestimento avviene alla lettera (coreografia di Georghe Iancu, regia di Pierluigi Pizzi). Per il resto, è da ammirarsi il delicatissimo cesello delle parti vocali, che nulla ha da fare con gli ampli salti della musica espressionistica ma è ricompreso entro piccoli intervalli; e di una partitura concepita per grumi di colori dietro ai quali si cela la presenza, più che elaborazione, tematica. L’ Opera ha in fatto due soli protagonisti, un tenore che impersona il Grande e un baritono che impersona le tante figure diaboliche spingenti il primo verso l’ abisso: e sono, di bravura eccezionale, Marlin Miller e Scott Hendricks. Nell’ ambito del bello e, come dicevo, esplicito allestimento di Pizzi, danzano le due giovani étoiles Alessandro Riga e Danilo Palmieri. Il coro è preparato con virtuosismo dal maestro Alfonso Caiani. Bruno Bartoletti concerta e dirige con tali raffinatezza e autorità da far scordare il direttore della «prima» assoluta.»

[ http://archiviostorico.corriere.it/2008/giugno/22/Venezia_Tadzio_balla_con_morte_co_9_080622135.shtml ]

Aggiungo le info tecniche fornite qui:

http://www.teatrolafenice.it/dettaglio_spettacolo.php?IDSpettacolo=187 

«Death in Venice (Morte a Venezia) op. 88 di Benjamin Britten, opera in due atti su libretto di Myfanwy Piper dalla novella di Thomas Mann… Bruno Bartoletti dirige l’Orchestra e il Coro del Teatro La Fenice (direttore del Coro Alfonso Caiani), il tenore Marlin Miller interpreta il ruolo di Gustav von Aschenbach, il baritono Scott Hendricks i sette ruoli del viaggiatore, del bellimbusto attempato, del vecchio gondoliere, del direttore dell’albergo, del barbiere, del capo dei suonatori ambulanti e della voce di Dioniso, il controtenore Razek-François Bitar il ruolo della voce di Apollo. I danzatori Alessandro Riga e Danilo Palmieri saranno rispettivamente Tadzio e Jaschiu. Nei ruoli minori saranno impegnati Sabrina Vianello, Liesbeth Devos, Julie Mellor, Marco Voleri, Shi Yijie, William Corrò e Luca Dall’Amico, oltre a numerosi solisti del Coro, danzatori e mimi. L’allestimento, Premio Abbiati 2000 quale miglior spettacolo del 1999, è quello della Fondazione Teatro Carlo Felice di Genova, regia, scene e costumi di Pier Luigi Pizzi e coreografia di Gheorghe Iancu. Light designer Vincenzo Raponi. L’opera è presentata in lingua originale con sopratitoli in italiano…

Ambientata a Venezia, città prediletta dal compositore inglese, Death in Venice è l’ultima opera di Benjamin Britten, scritta tra il 1971 e il 1973 su un soggetto desunto dalla novella omonima di Thomas Mann (1912). Il libretto fu affidato da Britten a Myfanwy Piper, sperimentata collaboratrice e moglie dello scenografo di fiducia John Piper, che ne curò il primo allestimento. Il lavoro andò in scena in prima mondiale al Festival di Aldeburgh il 16 giugno 1973 e in prima europea il 20 settembre al Teatro La Fenice di Venezia. Di tutte le opere di Britten è quella più strettamente dipendente dalle caratteristiche vocali e dalle raffinatezze stilistiche del tenore Peter Pears, storico interprete dei lavori teatrali britteniani, cui è dedicata.
Evidenti sono i riflessi autobiografici: Gustav von Aschenbach e il compositore britannico hanno in comune la strenua autodisciplina, il riserbo, la vocazione artistica come passione totalizzante, il sentimento della dicotomia tra ordine e caos, bellezza e conoscenza. Altro tema fondamentale è la corruzione dell’innocenza e la colpa come fonte di dubbio interiore, che il compositore registra con implacabile sensibilità, senza indicare alcuna via d’uscita.
Sul piano espressivo Britten fece ricorso a strategie diverse, dalla serialità ad elementi modali e tonali e alla tecnica del Leitmotiv, in una scrittura essenzialmente cameristica. Sono previsti tre soli cantanti: un tenore per Aschenbach, un controtenore per la voce di Apollo, un baritono che ricopre tutti gli altri ruoli, accomunati dalla loro natura di annunciatori del fato, mentre il giovane Tazio e la sua famiglia sono danzatori. Tale economia di mezzi, vocali e strumentali, accentua l’idea drammatica di fondo e si traduce in una toccante essenzialità.»

[Immagine da http://www.sipario.it/fotovarie/riga.jpg ]

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Una Risposta to “TADZIO BALLA CON LA MORTE”

  1. utente anonimo Says:

    opera allestita con raffinatezza ed eleganza in un contesto straordinario come il Teatro la Fenice bye

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