Archive for settembre 2008

ERANO TRECENTO, ERANO GIOVANI E FORTI…

30 settembre 2008

Domenica scorsa alle 17.30 nel salone del Piovego di Palazzo Ducale ho assistito al concerto-tributo "OMAGGIO A LUIGI TENCO", organizzato, udite udite!, dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici, per il Paesaggio e per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico di Venezia e Laguna in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2008. Accanto alle canzoni più famose, ne sono state presentate altre poco conosciute e, in particolare, la versione originale (antimilitarista) di "Ciao amore ciao", la cui esclusione dalla serata finale del festival di Sanremo del 1967 provocò le note tragiche conseguenze. Il repertorio di Tenco, di cui quest’anno ricorrono i settant’anni dalla nascita, è stato rivisitato dai cantanti Roberto Nardin e Grazia De Marchi, accompagnati al pianoforte da Giannantonio Mutto. Al termine del concerto sono stati proiettati alcuni spezzoni del film "La cuccagna", scritto e diretto nel 1962 da Luciano Salce, in cui Luigi Tenco era attore protagonista. Al pubblico in sala è stata donata la riedizione degli otto Numero Unico realizzati dal Club Luigi Tenco di Venezia tra la fine degli anni ’60 e gli inizi degli anni ’70.

Qui una presentazione di CRISTINA ROMIERI dell’opuscolo:

http://www.giuseppecirigliano.it/tenco_romieri_unbelgiorno.htm

Ecco la versione originale di "Ciao amore ciao" e quella ritoccata per il festival:

1) LI VIDI TORNARE (CIAO AMORE CIAO)

Li vidi passare
vicino al mio campo
ero un ragazzino
stavo lì a giocare

Erano trecento
erano giovani e forti
andavano al fronte
col sole negli occhi

E cantavano cantavano
tutti in coro
ciao amore ciao amore
ciao amore ciao

Ciao amore ciao amore
ciao amore ciao
ciao amore ciao amore
ciao amore ciao

Avrei dato la vita
per essere con loro
dicevano domani
domani torneranno

Aspettai domani
per giorni e per giorni
col sole nei campi
e poi con la neve

Chiedevo alla gente
quando torneranno
la gente piangeva
senza dirmi niente

E da solo io cantavo
in mezzo ai prati
ciao amore ciao amore
ciao amore ciao

Ma una sera ad un tratto
chiusi gli occhi e capii
e quella notte in sogno
io li vidi tornare

Ciao amore ciao amore
ciao amore ciao
ciao amore ciao amore
ciao amore ciao
ciao amore ciao amore
ciao amore ciao

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2) CIAO AMORE CIAO (VERSIONE SAN REMO)

La solita strada, bianca come il sale
il grano da crescere, i campi da arare.
Guardare ogni giorno
se piove o c’è il sole,
per saper se domani
si vive o si muore
e un bel giorno dire basta e andare via.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Andare via lontano
a cercare un altro mondo
dire addio al cortile,
andarsene sognando.
E poi mille strade grige come il fumo
in un mondo di luci sentirsi nessuno.
Saltare cent’anni in un giorno solo,
dai carri dei campi
agli aerei nel cielo.
E non capirci niente e aver voglia di tornare da te.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Non saper fare niente in un mondo che sa tutto
e non avere un soldo nemmeno per tornare.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.
Ciao amore,
ciao amore, ciao amore ciao.

IL NEW ITALIAN EPIDEMIC CONTAGIA UNA VIBRISSELIBRAIA

29 settembre 2008

(Ramona Corrado)

Anche noi di Vibrisselibri, adesso, ci abbiamo la nostra brava campionessa di New Italian Epic, ovvero dotata di sguardo obliquo ("esplorazione di punti di vista inattesi e inconsueti, compresi quelli di animali"). Nello specifico, ha raccontato la capitale dal punto di vista di un gatto. Leggete qua:

«Ramona Corrado in trionfo

Di aver spedito il racconto, a momenti, non se ne ricordava più. Invece tanto ha fatto “Sansone core de Roma” – storia di un gatto romano che racconta la Capitale dal suo punto di vista – che è riuscito a convincere in pieno la giuria.  E Ramona Corrado, leccese di nascita e bellunese d’adozione ormai da più di vent’anni, si è aggiudicata il primo premio nella sezione narrativa del concorso letterario “Le quattro porte”.  Così, domani, sarà a Pieve di Cento, in provincia di Bologna, a ritirare il premio che l’ha vista sbaragliare la concorrenza di altri 450 e più racconti.  «Sinceramente non me l’aspettavo», dice Ramona, che divide la sua vita tra la passione letteraria e il lavoro, come infermiera, nel reparto cardiologia dell’ospedale San Martino, «ho spedito il mio elaborato più o meno in marzo, ma senza pensarci su. In realtà, è un lavoro che avevo già pronto, e che era arrivato finalista ad un altro premio, bandito proprio dal Comune di Roma, per il quale era stato scritto».  Felice lo è. Anzi: felicissima, anche se non è nuova ad emozioni di questo tipo. Nella terna dei primi, infatti, si è già piazzata in più di una occasione. A partire da un concorso indetto dal settimanale “Intimità”.  La scrittura, del resto, è la sua passione da sempre: «Alle elementari facevo i temi come delle storie; ma il primo vero racconto l’ho scritto a quattordici anni. Ho tenuto per un pezzo i miei scritti in un cassetto. Poi, piano piano, ho preso coraggio e ho cominciato a mandare in giro i miei racconti».  E’ la rete che aiuta Ramona a collezionare altre esperienze e altri confronti: «Faccio parte, come lettrice e come collaboratrice, di Vibrisselibri: che è una associazione, ma che è anche e soprattutto una casa editrice virtuale, oltre che una agenzia letteraria. Leggiamo, selezioniamo, editiamo in rete dei testi, nella speranza di farli diventare libri di carta: già due delle nostre pubblicazioni on-line sono state acquistate da case editrici. In più, recentemente mi sono unita alla Carboneria Letteraria: si chiama proprio così! E’ un gruppo di scrittori che collaborano via internet dedicandosi alla scrittura collettiva. Una bella esperienza: abbiamo appena pubblicato “Primo incontro”, la prima antologia di scritture collettive».  Tra le ultime soddisfazioni, anche quella di vedersi pubblicato un racconto sul Sole 24 Ore Sanità: «Era un racconto ambientato in ambito ospedaliero: un onore firmare il primo articolo letterario di questo giornale estremamente tecnico».  L’unico rammarico di Ramona resta sempre lo stesso: «Il tempo! Ho sempre poco tempo a disposizione tra lavoro, famiglia, casa e vita. Comunque, quel che posso, cerco di fare. Spero che questo concorso mi porti fortuna». (mi.fr.) »
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Comunque: brava Ramona! L’ho sempre detto che questa ragazza ci avrebbe dato delle soddisfazioni…

GONDOLIERS IN VENICE FOR OBAMA

28 settembre 2008
video
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LE MILLE BOLLE BLU

27 settembre 2008

 

«… e vanno leggere, vanno* [* le opere degli scrittori del Nie, n.d.r.] 
si rincorrono, salgono
scendono per il ciel.
Blu
le mille bolle blu
Blu
le vedo intorno a me
blu
le mille bolle blu
che volano e volano e volano
Blu
le mille bolle blu
blu… »

(Da "NEW ITALIAN EPIC, Memorandum 1993-2008", di Wu Ming 1)

«Eccole, dal centro della nebulosa già ripartono, volano in ordine sparso [le mille bolle blu, n.d.r.], le traiettorie divergono, s’incrociano, divergono…»

(Da "Le mille bolle blu", di Rossi-Pallavicini, cantata da MINA al festival di Sanremo del 1961)

[Immagine di Mina da http://www.italica.rai.it/immagini/musica/sanremo2004/canzoni/img/mina_bolleblu.jpg ; immagine della nebulosa di Orione da http://www.universomisterioso.com/immagini/orione_nebulosa.jpg ]

 

CENERE E SCINTILLE

26 settembre 2008

(Eleonora Duse in "Cenere")

Ci sono forme d’arte a cui si può guardare sub specie aeternitatis, altre destinate a scolorire al pallido sole dell’effimero. Che resta, per esempio, dell’arte di un grande danzatore o di un grande attore vissuto in tempi in cui non esisteva la possibilità tecnica di videoregistrarne le performance? Un pugno di cenere, forse…

Leggiamo nell’explicit di "Cenere", di Grazia Deledda:

«E in quell’ora memoranda della sua vita, della quale capiva di non sentire ancora tutta la solenne significazione, quel mucchiettino di cenere gli parve un simbolo del destino. Sì, tutto era cenere: la vita, la morte, l’uomo; il destino stesso che la produceva… »

Che resta, per esempio, dell’arte di una grande artista come Eleonora Duse, di cui quest’anno si celebra il 150enario della nascita?

La risposta, nel suo caso, la dà il film "CENERE" (tratto, appunto, dal romanzo citato sopra), l’unico che la grande attrice di teatro abbia mai interpretato. I visitatori della mostra da poco inaugurata a CHIOGGIA nell’ex Chiesa di San Francesco Fuori le Mura possono gustarselo in una saletta dedicata (dura solo una mezz’oretta).

Della Duse mi era già capitato di visitare la tomba ad Asolo, nel cimitero di Sant’Anna.

Ma la famiglia dell’attrice era originaria di Chioggia e proprio a Chioggia Eleonora trascorse lunghi periodi nell’infanzia. La mostra che la città ha dedicato alla Duse è menzionata qui:

http://www.cini.it/it/event/detail/1/174

«Dal 20 settembre al 19 ottobre 2008 si terrà a Chioggia, presso le Sale espositive del Museo Civico "S. Francesco fuori le Mura", la mostra "Eleonora Duse: la donna e l’artista". Organizzata dal Comune di Chioggia, la mostra, che rientra nell’ambito delle iniziative di celebrazione dei 150 anni dalla nascita della grande attrice, ripercorre la vita dell’artista attraverso l’esposizione di materiali originali, fotografie, abiti e oggetti a lei appartenuti, messi a disposizione dalla Fondazione Giorgio Cini. L’idea di realizzare una mostra su Eleonora Duse a Chioggia è nata per sottolineare il profondo  legame della Duse con la città e con  il Veneto. La famiglia dell’attrice infatti era originaria di Chioggia, il nonno Luigi, nato nella città lagunare, fondò a Padova il teatro omonimo nel 1834, nella compagnia da lui diretta erano impegnati anche i genitori e gli zii di Eleonora. Le origini e la vita dell’artista sono quindi già fortemente impregnate dell’ambiente teatrale fin dalla nascita. Una sezione della mostra è dedicata a documenti inediti provenienti dall’Archivio Storico e dalla Biblioteca Civica di Chioggia, che testimoniano il legame di Eleonora Duse e della sua famiglia con la città. All’interno della mostra verrà inoltre proiettato il film Cenere del 1916, tratto dal romanzo di Grazia Deledda per la regia di Febo Mari, occasione unica per poter ammirare l’arte drammatica dell’artista. La mostra si avvale della collaborazione della Fondazione Giorgio Cini. Ingresso libero.»

A proposito, dopo aver parlato di cenere e destino, l’explicit del romanzo della Deledda precisa: 

«Eppure, in quell’ora suprema, vigilato dalla figura della vecchia fatale che sembrava la Morte in attesa, e davanti alla spoglia della più misera delle creature umane, che dopo aver fatto e sofferto il male in tutte le sue manifestazioni era morta per il bene altrui, egli ricordò che fra la cenere cova spesso la scintilla, seme della fiamma luminosa e purificatrice, e sperò, e amò ancora la vita.» *-°

P.S. Dal Lido di Venezia (ove abito) si può andare a Chioggia con l’autobus n. 11 che, arrivato agli Alberoni, si imbarca sul traghetto per la successiva isola di Pellestrina, la percorre tutta fino in fondo e scarica i passeggeri davanti all’imbarcadero del vaporetto per Chioggia. Il tempo complessivo di percorrenza è di circa un’ora e un quarto.

(Fotogramma del film "Cenere" da http://www.drammaturgia.it:80/recensioni/img/cat3/ruoli_duse.jpg ;

Immagine della tomba da www.chieracostui.com/…/thumb2/tvduse2b.jpg ) 

PELAGIO D’AFRO A FANO IL 10 OTTOBRE

24 settembre 2008

d.

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(Giuseppe D’Emilio a sinistra nella foto, Valerio Evangelisti al centro, Lucio Angelini a destra)

Ricevo da Giuseppe D’Emilio, curatore della raccolta "NERO MARCHE", Ennepilibri editore, 2008, il seguente avviso:
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«Il 10 ottobre, alle ore 21, presso la Libreria del Teatro, via del
Teatro, Fano, si parlerà dell’antologia "NeroMarche", da me curata.

Moderatore: prof. Ermanno Lolli, del Liceo Scientifico "Torelli" di Fano
(
http://www.liceotorelli.it)
Partecipano: prof. Lucio Angelini (
http://lucioangelini.splinder.com),
dott. ssa Chiara Bertazzoni, prof. Giuseppe D’Emilio
(
http://cantelmo.splinder.com), altri autori di racconti presenti
nell’antologia, membri della Carboneria Letteraria

(
http://www.carbonerialetteraria.com), componenti degli scrittori
collettivi Paolo Agaraff
(
http://www.agaraff.com) e Pelagio D’Afro
(
http://www.pelagiodafro.com).

– Martedì 14 ottobre (data da confermare, ma ormai quasi certa), si
parlerà del libro nel corso del TG3 Marche.»

copneromarche
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PAOLO AGARAFF A FANO IL 10 OTTOBRE

24 settembre 2008

fonfortuna.

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(Fano, la Fontana della Fortuna)

L’intervista a Paolo Agaraff, a cura di Annalisa Strada (su Arcoiris TV)

IL SALAME ALLA CACCIATORA

23 settembre 2008

 

C’è chi maligna che io sarei poeta di poco momento. Allora leggete questa mia composizione e poi ditemi se, quando trovo in questo mio silenzio una parola, essa non paia scavata nella mia vita come un abisso °-*.

 

 

IL SALAME ALLA CACCIATORA

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Il salumiere

teneva moltissimo

a far assaggiare

il suo salame

alla cacciatora,

così decise

di telefonarle

per invitarla a cena.

Lo fece, ovviamente,

con voce affettata.

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           (Lucio Angelini)

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(Immagini da http://assets.espn.go.com/winnercomm/outdoors/general/i/Woman+hunter+holding+rabbit.jpg 

e http://i194.photobucket.com/albums/z135/lussaz/penis.jpg )

VILIPENDIO ALLA LIPPERINI

22 settembre 2008

Lipperini.

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Sabina Guzzanti è stata denunciata per vilipendio contro papa Ratzinger, ma il ministro Alfano, nella sua bonomia, ha poi negato ai magistrati di Roma l’autorizzazione a procedere contro la comica.
 
Si parva licet componere magnis, io verrò forse denunciato per vilipendio contro la papessa dei lit-blogger Loredana Lipperini.
 
Sintetizzo:
 
FASE 1)
“… sul tuo blog ci sono post molto interessanti e molto ben scritti. Personalmente li leggo tutti i giorni” (Postato Giovedì, 26 Aprile 2007 alle 10:36 am da La Lipperini).
Scambio di mail anche in privato e un paio di amichevoli incontri di persona a Venezia.
 
FASE 2) (recenti mesi)
 
La pubblicazione nel mio blog di alcuni articoli satirici contro il saggio di Wu Ming 1 sul NIE e l’invio di contributi non consoni al pensiero della Lipperini nel commentarium di Lipperatura provocano la mia radiazione dal detto blog (= sistematica censura dei miei commenti, ironici e non, se firmati con nome e cognome reali). 
http://www.lucioangelini.splinder.com/post/17037784
Vengo ufficialmente degradato a troll, con diffusione di imprecisioni o vere e proprie fandonie sul mio conto da parte della Lipperini stessa, e costante denegazione del mio diritto di replica, come documentato più volte in “Cazzeggi Letterari".
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FASE 3)
19 settembre 2008. Nel blog della Lipperini tale Anna Luisa mi insulta definendomi “caso patologico” per aver postato un commento del tutto PERTINENTE al tema del giorno sotto il nick "Docente". Consapevole di non poter replicare con il mio vero nome e cognome, posto sotto altro nick il commento: «Non capisco perché come "Docente" nessuno abbia trovato patologico il commentatore tanto sgradito alla signora Lipperini. Come Lucio Angelini, invece, sì. Non sono forse la stessa persona?… Trovo più patologica Anna Luisa, per esempio, con la sua uscita alla cazzo.”
La suddetta e altre repliche vengono tutte puntualmente cassate. Esasperato, alla fine tento di reagire all’offesa di Anna Luisa con un ironico e finto messaggio della stessa: “Sono pentita. La deficiente sono io”.
Curiosamente, questa volta, il messaggio non viene bloccato, ma lasciato passare con la minacciosa precisazione:
“A questo punto Lucio Angelini si prenderà le responsabilità delle molestie e degli insulti che vanno avanti da quasi sei mesi. Postato Domenica, 21 Settembre 2008 alle 1:54 pm da La Lipperini
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[Il tutto, ovviamente, in osservanza alla nuova consegna del santone emiliano Wu Ming 1, di cui la Lipperini è fervida devota e zelatrice: "il tempo dell’ironia è finito, occorre sforzarsi di essere tutti rigorosamente neo-epici", n.d.r.]
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Nella mia umile opinione, chi tiene un blog pubblico DEVE aspettarsi (e accettare) commenti anche non favorevoli a quanto espone o propone, altrimenti farebbe meglio a trasformarlo in semplice NEWSLETTER informativa da inviare ad amici e conoscenti in linea con le posizioni del mittente. Troppo comodo etichettare come "molestie e insulti" commenti contrari alle personali opinioni del tenutario di un blog!
Aggiungo una citazione:
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«… L’Avvocato Antonello Tomanelli ha tradotto in termini giuridici le parole di Fo in un documento che introduce almeno due distinzioni degne di  considerazione. La prima riguarda l’elemento che differenzia la satira dalla critica e che ne spiega “la diversità del linguaggio attraverso cui essa si manifesta”. "La CRITICA, spiega il legale, è valutazione negativa ma lucida, che implica l’analisi di un fatto o di un comportamento. E il suo linguaggio può essere duro nella misura in cui sia utile a far comprendere al pubblico quella valutazione. La SATIRA, invece, sbeffeggia, colloca il personaggio pubblico in una dimensione grottesca. La satira non vuole valutare, ma mettere “il re in mutande”, come dice Dario Fo. Per questo necessita di un linguaggio che “non può essere elegante”. La seconda distinzione si riferisce al cosiddetto “nesso di coerenza causale” tra la qualità della dimensione pubblica del personaggio preso di mira e il contenuto del messaggio satirico”. La qualità della dimensione pubblica va intesa “come un enorme contenitore di vetro nel quale confluiscono tutte le informazioni che il personaggio, volente o nolente, si vede attribuire dai media nel corso della sua vita pubblica: fattezze fisiche, tic, idee, modo di esprimersi, guai giudiziari, gaffes, pettegolezzi, etc. Ogni informazione costituisce un frammento, che inserito in quel contenitore contribuisce a caratterizzare la sua dimensione pubblica. L’autore satirico prende uno o più di questi frammenti, li cesella, li orna e li ripropone al pubblico. Un’attività “artigianale” che va ricondotta all’art. 33 della Costituzione, che sancisce senza limitazione alcuna il principio della libertà dell’arte (“L’arte e la scienza sono libere”). I frammenti così riproposti danno luogo ad un messaggio satirico che sarà sempre in coerenza causale con la qualità della dimensione pubblica del personaggio cui quei frammenti appartengono”. E il parere tecnico così continua: “In presenza del nesso di coerenza causale, non può avere alcun senso valutare la legittimità della satira secondo i parametri della verità e della continenza formale, elementi che al contrario si esigono nella cronaca e nella critica. La satira non soddisfa esigenze informative, né si propone di analizzare o valutare un comportamento. La satira, come dice Dario Fo, è uno "sghignazzo” cui il concetto di “nesso di coerenza causale” attribuisce quel senso, quel significato che permettono all’autore satirico di creare con il pubblico un “circuito d’intesa”, usando un’espressione cara alla stessa giurisprudenza. E ritenere una satira “volgare” prescindendo dalla valutazione dell’esistenza di quel nesso significherebbe limitare la libertà dell’arte garantita dall’art. 33 Cost. Sarebbe come sostenere che un dipinto è tecnicamente osceno, quindi illecito, a causa dell’eccessivo uso del colore rosso da parte del pittore. L’unico limite che incontra l’autore satirico è il non poter “lavorare” un frammento non presente in quel contenitore, ossia da lui appositamente creato”. Ne deriva l’assoluzione dei comici di Piazza Navona e della stessa Sabina Guzzanti, accusata di aver adoperato un un linguaggio "virulento, sfacciato, insultante" nella sua condanna di Papa Ratzinger all’Inferno, "tormentato da dei diavoloni, frocioni, attivissimi e non passivissimi". È il prezzo che la Guzzanti farebbe pagare a Benedetto XVI “per la sua nota intransigenza nel condannare l’omosessualità. Come fece Dante nella Divina Commedia, che colloca nel girone infernale dei simoniaci Papa Bonifacio VIII ed altri ecclesiastici per aver fatto commercio di beni sacri, condannandoli a restare a testa in giù mentre il fuoco brucia loro le piante dei piedi”… » 

 

(Da La Guzzanti, il Papa e le ragioni del declino della satira politica ]
(Immagine della Lipperini dal blog della stessa)

LA COMARE GIROLAMO DE MICHELE, GUERRIGLIERO DEL NISE

20 settembre 2008

Quando pubblicai la foto di Girolamo De Michele nel post

http://lucioangelini.splinder.com/post/17334438/LIPPERINI+O+DELLA+MALAFEDE

il commentatore numero 9 osservò:

“Ma questo Girolamo non è quel tipo che sta sempre dietro ad un inviato di rete4 e fa arrabbiare Emilio Fede?”
 
 
 
 
 
Parlai di lui anche nel post: 

http://lucioangelini.splinder.com/post/17617826/QUEL+BRUTTO+COPIONE+DI+GIROLAM

Ieri il signor Girolamo ha detto di sé:

“Io faccio l’insegnante e SONO (non: “vorrei essere”) uno scrittore. E riesco a fare ambedue le cose, senza menarmela sul tempo che la scuola mi porta via. E ho amici che fanno lo stesso, ed altri che il culo se lo fanno non su una sedia, ma in fabbrica. E SONO scrittori. Quel fenomeno così bravo nella scelta delle parole giuste nel luogo opportuno [il professore di grafica della figlia della Lipperini, aspirante scrittore, n.d.r.] ci provi, a scrivere, che magari ci facciamo tutti quanti quattro risate. Come quando Pupi Avati si presenta e dice: sono un regista.”

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2008/09/18/una-sera-a-casa-mia/ )

Ho replicato:

“Se per ‘scrittore’ intendi ‘scrittore edito’, ti confermo che sei uno scrittore. Ma il criterio vale anche per Pupi Avati, edito e distribuito quanto te. A me come regista non piace, ma non mi piaci nemmeno tu, se per questo.”

Per tutta risposta Girolamo De Michele – che per il suo sguardo obliquo, anzi strabico, e l’aria debitamente sciroccata Wu Ming 1 non ha esitato ad arruolare tra i guerriglieri del NISE (New Italian Self Essay, saggio scritto da se stessi su se stessi, n.d.r.) – mi ha definito “una macchietta che cita Shakespeare credendolo la mezzala inglese della Cavese”.

shakespeare...

Che volete, noi SCRITTORI:-), a volte, siamo più allegri delle comari di Windsor.

[Immagine da http://www.blackmailmag.com/images/Incontri/De_Michele.jpg ]