PUPI AVATI ALLA MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA: TRISTEZZA E MIELE

Non amo Pupi Avati e avevo escluso di infliggermi il film "Il papà di Giovanna", che il regista ha tratto dal proprio stesso romanzo Mondadori. Invece per un concatenarsi di circostanze è finita che mi sono ritrovato a vederlo in Esterno Notte (= campo San Polo) sorbendomi fino in fondo il temuto stucchevole calice di tristezza e miele.

Ha scritto Roberto Pugliese sul Gaz di stamattina (ma sì, il Gazzettino di Venezia):

"Nella totale assenza di sorprese che un autore ormai in quiescenza creativa come il buon Pupi garantisce nei suoi film… ‘Il papà di Giovanna’ è l’ennesima ricostruzione di un amarcord casalingo, fra lacrimucce tagliatelle e buon vino, intorno ad un fattaccio peraltro sconvolgente… [cut]… il forzatissimo lieto fine conclusivo non fa che confermare in Avati un pacato, vecchio e rassicurante favolista casareccio capace di stemperare sempre la malinconia in un sorriso. Se vi accontentate…"

In vaporetto ho poi sentito un cinefilo-cinofilo (ci aveva anche il cane) dichiarare tra il serio e il faceto: "Secondo me nella figura della figlia demente Pupi Avati ha voluto rappresentare l’Italia odierna e in quella dell’ iperprotettivo padre la Sinistra con i suoi catastrofici Buonismi…"

Giuro che mi ha strappato un sorriso:- )

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