IL POSTMODERNO DEBUTTA IN ECONOMIA

 

Di recente qualcuno che non nomino* (se no Iannozzi mi stressa) ha dichiarato  per iscritto: «Il postmoderno è finito perché era un lavoro a tempo determinato. Di più: il postmoderno è finito perché è finito davvero – e non per finta – il "moderno", inclusa la sua fase di crisi interlocutoria, la fase "post-". Il "moderno" – cumulo di conquiste, di orrori, d’occasioni perdute – finisce con le risorse che ha divorato e cagato via, con la chimerica eternità del tran tran petrolivoro e monnezzogeno.»
 
Invece proprio ieri André Glucksmann sul CORRIERE DELLA SERA ha firmato un articolo intitolato
       "IL POSTMODERNO DEBUTTA IN ECONOMIA"
. 
(cfr il motto sessantottesco: "Ce n’est pas que un debut"):
 
«… Una bolla speculativa si regge su una scommessa che si conferma da sé. È "performativa", secondo il linguista Austin. Per lo speculatore, accordare crediti significa far esisterela realtà si regola sul dire, mentre nei casi ordinari il dire, che non è più performativo ma indicativo, si regola sulla realtà. La bolla finanziaria accumula crediti su crediti e si arricchisce della propria auto-affermazione. Si rinchiude in un rapporto autoreferenziale e progressivamente abolisce il principio di realtà: sono effettivi soltanto i prodotti finanziari che i miei investimenti inventano. Simile fantasma di onnipotenza napoleonica non anima solamente i trader, ma anche coloro che li lasciano rischiare; non solamente i titolari degli istituti finanziari, ma le autorità politiche, universitarie e mediatiche, che non si preoccupano di nulla. L‘ideologia performativauna cosa diventa vera per il solo fatto che la diciamo [come nel caso del finto fenomeno NIE, per intenderci. N.d.r.],governa l’occidentalizzazione del pianeta dalla fine della guerra fredda: poiché il campo avverso si è disgregato, l’avvenire ci appartiene e i pericoli fondamentali sono svaniti. Si può riconoscere nel diniego "performativo" di ogni riferimento al reale la follia chiusa dell’ "immaginazione". Il postmoderno, che si istituisce "al di là del bene e del male" e se ne infischia della distinzione tra vero e falso, presunto idolo del passato, dà libero sfogo alla propria immaginazione e abita una bolla cosmica. L’euforia non è minore in materia politica che in manipolazione borsistica… »
.

IL RESTO QUI:
Il post-moderno debutta in economia
* Vabbè, non voglio violare le norme sul copy left: WM1 nel suo saggio sul Nie°-*.
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Una Risposta to “IL POSTMODERNO DEBUTTA IN ECONOMIA”

  1. BOCL N. 39 (LA BUFALA DEL NEW ITALIAN EPIC 2.) « BEST OF CAZZEGGI LETTERARI Says:

    […] IL POSTMODERNO DEBUTTA IN ECONOMIA  Di recente qualcuno che non nomino* (se no Iannozzi mi stressa) ha dichiarato  per iscritto: «Il postmoderno è finito perché era un lavoro a tempo determinato. Di più: il postmoderno è finito perché è finito davvero – e non per finta – il “moderno”, inclusa la sua fase di crisi interlocutoria, la fase “post-”. Il “moderno” – cumulo di conquiste, di orrori, d’occasioni perdute – finisce con le risorse che ha divorato e cagato via, con la chimerica eternità del tran tran petrolivoro e monnezzogeno.»   Invece proprio ieri André Glucksmann sul CORRIERE DELLA SERA ha firmato un articolo intitolato  […]

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