IL GARBINO E I BARBONI DA SPOMPINARE NEI CESSI

Pelagio d'Afro da cantelmodecantelmi.
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(Foto dei Pelagio D’Afro ripresa col cellulare tenuto in mano… )
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F.decorate(_ge(‘photo_notes’), F._photo_notes).notes_go_go_go(369122923, ‘http://farm1.static.flickr.com/182/369122923_181aee7d60_t.jpg’, ‘3.1444’);

Oggi, come si sa, gli scrittori si dividono in due categorie: quelli individuali e quelli collettivi. Per quanto mi riguarda, sono un obsoleto rappresentante della prima categoria o “vecchia guardia” , ma nella raccolta NERO MARCHE (vedi ieri) che verrà presentata venerdì sera 10 ottobre alla Libreria del Teatro di Fano non mancano un paio di rappresentanti della nuova tendenza alla scrittura a più mani (tipo quella dei Wu Ming, dei Kai Zen ecetera). Per gli scrittori consorziati, infatti, abbiamo il collettivo Paolo Agaraff [Roberto Fogliardi + Gabriele Falcioni + Alessandro Papini] e il collettivo Pelagio D’Afro [Giuseppe D’Emilio, Roberto Fogliardi, Arturo Fabra, Alessandro Papini]. La tendenza alla scrittura di gruppo cresce forse anche in relazione all’aumento della complessità del mondo da rappresentare (cfr. Fellini: “io non voglio DIMOSTRARE, voglio solo MOSTRARE”). Personalmente ho sempre guardato con una punta di perplessità a questo tipo di scrittura, ma ho trovato molto convincente l’apologia che Paolo Agaraff ne fa nella bella intervista rilasciata ad Annalisa Strada e consultabile sul sito di Arcoiris TV:
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L’intervista a Paolo Agaraff, a cura di Annalisa Strada (su Arcoiris TV)
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A chi volesse accusarmi di credere ancora alla Musa Ispiratrice o Insufflatrice (come dire alla Befana) da invocare prima di sedermi al tavolo di scrittura (cfr. “Cantami o diva del peloso Achille…”, come celiano gli studenti) chiarisco che per Musa intendo solo quella parte del mio cervello in cui si sono accumulati gli spunti, le esperienze, le letture eccetera, insomma i materiali preparatori al parto di una nuova opera, che è comunque sempre un atto fondamentalmente ri-creativo – nel senso di combinatorio – più che creativo. Nemmeno l’amore, ovvero quel PROCESSO per il quale due persone iniziano a sopravvalutarsi a vicenda:- ) , scatta perché Cupido ha scagliato la freccia…
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Vi propongo due assaggi della prosa di PELAGIO D’AFRO:

"Nata dal sospiro di un tuareg innamorato o forse dall’urlo terrificante di una fiera africana, la folata malsana di quel vento noto come Garbino passò sopra i tetti di Ancona, portando il suo alito di passione e di morte. Un brivido percorse le chiome dei platani disposti su due file parallele, mentre qualche metro più in là la processione dei mezzi a quaranta all’ora scandiva il frusto rituale del ritorno al focolare."

"Mentre aspettava il cliente, nel tepore del suo appartamento vicino piazza Diaz, Rosa Sanna, in arte Lorena, pensava alla buona salute del suo conto corrente. Glielo ripeteva spesso, la sua amica Giulia: nel loro lavoro era fondamentale mettere sempre da parte una metà dei soldi guadagnati, altrimenti si rischiava di fare la fine di Maria ‘pocce di gomma’, ridotta a spompinare barboni nei cessi della stazione in cambio di un bicchiere di vinaccio dell’hard discount."

(Pelagio D’Afro, "In questa mortal marca", in NERO MARCHE, Ennepilibri Editore, 2008)

(Immagine da flickr.com/photos/cantelmodecantelmi/369122923/ )

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Una Risposta to “IL GARBINO E I BARBONI DA SPOMPINARE NEI CESSI”

  1. BOCL N. 45 (ALTRI RAGAZZINI DELLA LETTERATURA) « BEST OF CAZZEGGI LETTERARI Says:

    […] IL GARBINO E I BARBONI DA SPOMPINARE NEI CESSI […]

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