GLI EDITORI COME LA MADONNA DI LOURDES

«… nella mia visione gli editori sono un po’ come la Madonna di Lourdes. Vedono arrivare da ogni parte folle di anime dolenti, schiere di scrofolosi della penna, di derelitti fiaccati dalla tabe letteraria… ogni tanto ne miracolano qualcuno e tutti gli altri ritornano a casa tali e quali… »

(Dall’intervento di Lucio Angelini a Fano il 10 ottobre, in occasione della presentazione di "Nero Marche")

http://lucioangelini.splinder.com/post/18697827/%22VISIONI+E+SOFFERENZE+SEMPRE%2C+

(Immagine da http://img.dailymail.co.uk/i/pix/2008/02_02/pilgrimage2EPA_468x312.jpg )

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12 Risposte to “GLI EDITORI COME LA MADONNA DI LOURDES”

  1. kinglear Says:

    Preghiamo
    Insieme preghiamo
    e le mani giungiamo
    Invochiamo
    la vergine critica
    e un santo che valga
    almeno il nome
    che porta

    Preghiamo
    tra fuochi fatui
    e tombe divelte:
    domani
    uno scrittore risorgerà
    e sarà come Lazzaro
    o giù di lì
    In ogni caso
    un miracolato,
    senza nevralgie odontoiatriche
    né disturbi della personalità
    Senza una personalità multipla
    scissa in serial killer
    e giallista professionista

    Preghiamo
    perché la frigidità
    abbandoni
    una volta per tutte
    il cadavere anonimo giacente
    all’oscuro dei fatti
    in un buio vicolo milanese,
    di piscio e vino puzzolente

    Preghiamo
    e pentiamoci
    per aver dubitato
    che il morto ammazzato
    non potesse più tornare
    dall’Aldilà
    a tirarci per i piedi
    nelle notti in bianco
    con lo sguardo sepolto
    sulla vuota pagina

    🙂

  2. Lioa Says:

    Vedo che adempi al comandamento n 7 del vangelo wuminghiano: “Ogni testo è potenzialmente avvolto da una nube quantica di omaggi, spin-off e narrazioni ‘laterali’: POESIE, racconti scritti da lettori (fan fiction), fumetti, disegni e illustrazioni, canzoni, siti web, addirittura giochi in rete o da tavolo ispirati ai libri, giochi di ruolo coi personaggi dei libri e altri contributi “dal basso” alla natura aperta e cangiante dell’opera, e al mondo che vive in essa… per proseguire il viaggio in altre forme.”

    Robertino ne sarà felice e ti citerà con sicurezza nella prossima versione del saggio.

  3. kinglear Says:

    No, io non aderisco proprio a un bel niente. Lucio, per favore, non mischiare i miei scritti alle castronerie wuminghiane: mi rovini la reputazione.

    Comunque la poesiola te l’ho dedicata sul mio blog, perché in fondo ti voglio bene e so quanto tu stia soffrendo per tutto quello che ti stanno facendo. 😉

  4. Lioa Says:

    Domani tu sarai con me in Paradiso (1)

    (1) Il paradiso degli orchi, naturalmente:-/

  5. utente anonimo Says:

    In realtà, a giudicare dalle statistiche, sembrerebbe il contrario. I librai sono disperati. Troppe novità, dicono, una montagna di carta che si ammassa fra gli scaffali per qualche mese e che poi finisce quasi sempre al macero. A mio parere gli editori dovrebbero essere molto meno sensibili alle preghiere. Più cattivi, quasi crudeli. Risulterebbero anche più credibili.

  6. kinglear Says:

    Che bello, il paradiso degli orchi. ^___^

  7. kinglear Says:

    Molte cose belle ci sono ancora, ma bisogna saper cercare e soprattutto bisogna volerle. Perlopiù le grandi cagate spacciate per capolavori sono pubblicate da grossi editori che non di rado pubblicano tanto per, perché quello fa di nome Tizio e quell’altro Caio. Marchette? Mafieria? Un piccolo editore che investe su un autore, che deve stampare 2000 copie e impegnarci il suo piccolo capitale, ci pensa bene prima di proporre cazzate che non si vendono: non dico che sia sempre così, ma perché rischia anche lui pone più attenzione al prodotto-libro. Non fa strano che tantissimi titoli manco due mesi li trovi nei remainders: sono libri perlopiù di grandi editori, che però non tirano neanche lì. Credo che l’ultimo passaggio sia il macero. Ma non mi si fraintenda: le markette se le fanno anche i piccoli editori, non poche volte pubblicando autori, per così dire Vip, nella speranza non tanto di vendere ma di mettere nel loro catalogo un nome altisonante. Uno specchietto per le allodole.

    Leggevo alcune classifiche dei giallisti e thrilleristi più venduti all’estero: c’è un solo nome, Camilleri, ma al 43mo posto, fanalino di coda. Questo è per me un sollievo non da poco. Per fortuna all’estero c’è più attenzione verso autori di qualità e non verso cacchiate, perlomeno stando alle classifiche.

  8. utente anonimo Says:

    Saranno marchette, sarà mafieria, resta il fatto che pubblicare è oggi molto più facile rispetto a venti, anche dieci anni fa.
    In tanto marasma librario è anche probabile perdersi le cose belle.
    Si esaudissero molte ma molte meno preghiere ne guadagneremmo tutti.

  9. Lioa Says:

    Dunque, per essere più seri: che si pubblichino troppi titoli è poco, ma sicuro. Che se ne ***distribuiscano*** troppo pochi è altrettanto sicuro. Non confondiamo le due cose. Un conto è pubblicare – e chiunque si può improvvisare editore -, un conto promo-distribuire (e se lo possono permettere solo i più solidi). Le mafierie stanno soprattutto lì. Il libraio, nell’incertezza, vende gli spazi-vetrina al maggior offerente.
    Credo che King Lear possa parlare più come autore in cerca di editore che come esperto di editoria. Sicuramente le redazioni italiane trovano più economico acquistare i diritti di qualche successo straniero che stipendiare una squadra di veri scouter. All’estero ci si affida, per la ricerca di nuovi talenti, alle agenzie letterarie. Da noi la prassi è appena avviata. Eccetera.

  10. kinglear Says:

    No, io parlo di *** qualità ***: mettiamola sul facile, un thriller straniero vale cento volte uno italiano. Per me questo è un dato di fatto confortato anche dalle classiche di vendita. Ad esempio, Ian Rankin è tra i più venduti al mondo, con ottimo seguito di pubblico e di critica. I thrilleristi italiani perlopiù fanno pettare, quando non sono ridicoli.
    Per il momento di scouter io non ne vedo: e non mi dire dei 15 o altre pacchianerie così. Ti ricordo ancora Luca Casarini: ecco com’è che si pubblica in Italia. Non c’è serietà nel campo editoriale, non c’è in quasi tutti i campi la serietà: ecco perché l’Italia è al collasso mentre Berlusconi s’ingrassa le tasche, grazie a una sinistra che si è scavata la fossa da sola. Lasciamo poi perdere le agenzie letterarie: ricordiamoci sempre Luca Casarini e perché e come ha pubblicato. Cito lui perché ha avuto la sfacciataggine di farsi bello con il giornalista del Corriere della Sera che ZAC!!! l’ha subito castigato come meritava. Infelice intervista per lui, ma documento essenziale per capire la dietrologia di bassa lega che sta alla base dell’editoria italiana.
    La distribuzione è sempre stato il tallone d’achille dell’editoria italiana. Io comincerei con lo sfoltire un po’ tanto i cataloghi degli editori, che pubblicano Tizio e Caio solo in virtù del loro nome che poi vale niente nella più parte dei casi. Poi finiscono nei remainders e manco lì vendono. Però gli editori grossi, che buttano soldi a palate, continuano a proporre sempre i soliti quattro e morta lì. Di tanto in tanto c’è un Casarini con l’aggancio e allora si urla che l’esordiente ha pubblicato con il grosso editore. Ma non facciamo ridere i polli. Meglio lasciare perdere le agenzie letterarie e gli scouter: altro che Gomorra ne viene su.

    Lucio, che ti fa pensare che sia in cerca di editore? Ecco, bravo. Non dire cose che non sai.

  11. Lioa Says:

    Ho appena sentito Gian Arturo Ferrari e mi ha chiesto di te. Gli ho detto che non ti interessa essere pubblicato. Okay?

  12. kinglear Says:

    Lucio, tu sei tanto caro, tanto caro ma a volte un po’ meno. 🙂

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