INFANZIA DI ANTONIO CANOVA

Francois Xavier Fabre - Ritratto di Antonio Canova (particolare) - 1812 - Museé Fabre – Montpellier

(F. X. Fabre, ritratto di Antonio Canova)

Giorni fa Marco Lodoli, alla biblioteca di Mestre, accennava alla "deiezione dell’essere", quel sentirsi un po’ buttati nella vita in un punto casuale del tempo e dello spazio, a chiedersi con un filo d’angoscia "Che ci faccio qui?"…

Ebbene, ad Antonio Canova capitò di nascere, ovvero di essere scaraventato nella vita, in un oscuro punto della pedemontana del Grappa: il paesino di Possagno, tutt’altro che l’ombelico del mondo. Poi capitò di rimanere orfano del padre a quattro anni. Poi capitò che la madre si risposasse e andasse ad abitare in una cittadina un po’ più in là, lasciandolo a Possagno abbarbicato al nonno Pasino… 

Come sperare, con quelle premesse e dati i tempi (si era alla metà del Settecento), senza nemmeno l’aiuto di un programma televisivo quale l’odierno "L’isola dei Famosi",  di poter diventare una celebrità mondiale?

Invece fu esattamente questo il miracolo che capitò al giovane Tonin… dotato, bisogna aggiungere, di un enorme talento naturale.

Come riuscì ad affinarlo ed esprimerlo? Per brevità, vi rimando a Wikipedia:

 http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Canova#Infanzia_e_adolescenza:

«È famoso l’episodio che narra di un giovane artista che, verso i sei o sette anni di età, durante una raffinata cena di nobili personalità veneziane nella villa di Asolo del senatore Giovanni Falier suscitò enorme meraviglia fra gli invitati incidendo nel burro in breve tempo, ma già con grande maestria e bravura, la figura di un leone. Il padrone di casa, intuendo le grandi potenzialità artistiche ed il grande talento del giovane, si interessò personalmente del suo futuro, avviandolo allo studio e ad una idonea formazione professionale. All’età di undici anni Canova iniziò a lavorare a Pagnano d’Asolo, in uno studio di scultura di Giuseppe Bernardi Torretti, non molto lontano da Possagno. Furono certamente quelli l’ambiente e la scuola d’arte che fecero crescere artisticamente il piccolo Tonin. Tramite i suoi maestri, i Torretti, Canova ebbe modo di essere introdotto nel prestigioso mondo veneziano, già ricco di molti fermenti artistici e culturali, ma ancora di influenza Rococò. Nella città di Venezia egli approfondì e studiò il disegno, frequentando la scuola di nudo dell’Accademia dove si esercitava, facendosi ispirare dai calchi in gesso della Galleria di Filippo Farsetti… »

Eccetera.

Sabato scorso, stuzzicato dalla mostra "LA MANO E IL VOLTO DI ANTONIO CANOVA", mi sono recato a Possagno. Come dire che, anziché in discoteca, mi sono scaraventato in gipsoteca. E sulla parola gipsoteca vi raccomando il divertente articolo: «Possagno e lo scherzo di Antonio Canova agli americani». Qui:

http://www.italiaplease.com/ita/megazine/giroditalia/gorizia/

Ha scritto Evelina Bergamasco su IlSole24Ore:

«Una serie di ritratti che sorprende e che si conclude nell’ultima sala con un’esposizione particolare, che regala alla mostra un tocco vagamente macrabo, ma dalla storia affascinante: la mano destra di Antonio Canova. Una sorta di "reliquia" che torna a Possagno dall’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove è stata custodita negli ultimi 180 anni. Al momento della morte di Canova, nel 1822, la sua salma fu smembrata secondo una tradizione riservata ai principi e agli imperatori. Il corpo fu portato nel Tempio di Possagno, la mano all’Accademia di Venezia e il cuore alla chiesa dei Frari, sempre a Venezia. La mano ora torna a Possagno e verrà custodita nella teca realizzata dal vincitore del concorso indetto dall’ateneo.»

Al momento la mano di Canova è perfettamente visibile in una saletta della casa-museo, immersa in un liquido di colore giallastro. Effettivamente fa un po’ senso:- )

(Immagine da www.museocanova.it )

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4 Risposte to “INFANZIA DI ANTONIO CANOVA”

  1. kinglear Says:

    Quanto vorrei poterti dare una mano. 😀

  2. Lioa Says:

    Immagino che la tua finirà alla Sega-Foundation, in teca trasparente:- )

  3. utente anonimo Says:

    La mostra di Forlì potrebbe essere una lodevole occasione per far conoscere Canova e l’arte in generale a più persone…

  4. Lioa Says:

    Certo. Ma Possagno vale ben una gita…

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