Archive for novembre 2008

WU MING 1 ALLE TERMOPILI DELL’ APOCALISSE

28 novembre 2008

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(Irina Skassalkazaia: clicca sull’immagine )

Ricordate la serie televisiva "Hollywood party" (1996) con i mitici Broncoviz (Marcello Crozza e Carla Signoris)? E ricordate la presa per il culo dei divi di Hollywood nella sigla finale "Anche tuuuuuuuu… come Kevin Kostner"? Una telecamera nascosta sorprendeva la controfigura dell’attore mentre introduceva nell’ alcova del proprio fighissimo monolocale hollywoodiano una bionda da schianto. Lui andava in bagno e tornava con un kimono rosso lacca, impugnando due statuette Oscar spudoratamente falliformi… poi l’amplesso.

Ho ripensato ai Broncoviz leggendo l’articolo "NUOVO, EPICO E ITALIANO – L’APOCALISSE FORMATO NIE" qui:

http://www.carmillaonline.com/archives/2008/11/002845.html#002845

Il passo: "Il NIE ha guardato l’apocalisse dritta negli occhi… La direzione punta dritta nella tempesta… " mi aveva – infatti – richiamato alla mente, per associazione di idee, la parodia broncoviziana dei film catastrofici:

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(Clicca sull’immagine)
 

Di associazione in associazione, avevo poi pensato che anche Wu Ming 1, in fondo, dalla visione del film "Trecento" in poi, non fa che canticchiarsi davanti allo specchio "Anche tuuuuuuu… come Zack Snyder".
Chi l’ha detto, infatti, che anche uno scrittore non possa identificarsi con questo o quel personaggio del proprio stesso immaginario, compreso l’ectoplasma di un antico AEDO perpetuamente inquietato dall’incubo di sempre nuove mitopoiesi ?
Non ha ancora capito, il nostro Robertino, che l’unica mitopoiesi possibile, al giorno d’oggi, passa per Hollywood e magari, di lì, per il bostoniano MIT, Massachusetts Institute of Technology. O forse l’ha capito fin troppo bene, avendo più volte raccontato di essere andato a propagandare il "New Italian Epic" proprio al Massachusetts Institute of Technology, dove ormai non si parla CHE d’altro:-). È lì, infatti, che si custodisce il VELLO D’ORO della nuova fiction mondiale, per i nuovi Giasoni in arrivo dalle più remote contrade del mondo, Dogato compresa. Avrete letto anche voi, suppongo, della recente progettazione di un finanziatissimo CENTER FOR FUTURE STORYTELLING
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«Ci stiamo davvero avviando verso la fine della storia? L’interrogativo non è di ordine filosofico questa volta, ma narrativo, e a lanciare l’allarme è Hollywood. Che per scongiurare il pericolo fa scendere in campo nientemeno che il Mit: il Media Lab annuncia oggi la creazione, in stretta collaborazione con due guru dell’industria del cinema, di un nuovo centro di studio sulla narrazione del futuro, battezzato Center for Future Storytelling. Un laboratorio dove si studieranno i metodi narrativi classici – quelli che abbiamo amato per decenni sul grande schermo, da Via col Vento al Dottor Zivago, con un inizio, uno sviluppo ed una conclusione – e la loro evoluzione prossima, condizionata in modo sempre crescente all’assuefazione quotidiana ad sms, twitter, rete e telefonini… Il centro aprirà le porte nel 2010 a Plymouth, in Massachusetts, grazie ad un investimento di 25 milioni di dollari messi a disposizione su un arco di sette anni dai Plymouth Rock Studios, una major attiva in produzioni cinematografiche e televisive, e all’impegno diretto di David Kirkpatrick, ex presidente del Motion Picture Group e di Earl Lestz, presidente per 20 anni dello Studio Group. Ma da subito professori e studenti inizieranno a riflettere su come le nuove tecnologie potranno rendere le storie più interattive, dai kolossal hollywoodiani al materiale multimediale condiviso peer-to-peer, per renderle più in sintonia con i tempi…»
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Il resto  QUI
Per quanto riguarda il PUNTO CHIAVE DEL NIE, comunque, rimando all’articolo  http://it.danielpipes.org/article/5241
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e in particolare alla frase:
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«Il punto chiave del NIE, contenuto nel primo capoverso, così recita: "Reputiamo con un ampio margine di probabilità che nell’autunno 2003 Teheran abbia interrotto il proprio programma d’armamento nucleare"»:-/
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«NEROMARCHE» AL TG3

26 novembre 2008

Ecco la presentazione di NeroMarche al TG3 

(clicca sull’immagine o sulle parole in viola)

Sabato 29 novembre (ore 18) NeroMarche verrà presentato presso la

Libreria Feltrinelli di Ancona.

Nero Marche

 

Questi gli autori della raccolta noir:

Paolo Agaraff  Alberto Cola  Lucio Angelini  Manuela Maggi  Raffaello Ferrante  Enrico Santori  Piero Calibano  Biancastella Lodi  Alessandro Cartoni  Carlo Cannella  Roberto Fogliardi  Elena Coppari  David Miliozzi Marica Petrolani  Pelagio D’Afro

La raccolta è a cura di Giuseppe D’Emilio

TRADIZIONE E FEROCIA UMANA

25 novembre 2008

(India, Agra, il Taj Mahal, tempio dell’amore)

«È stato picchiato, bastonato, portato per le strade del villaggio con la testa rasata, e poi gettato sotto un treno, sotto gli occhi della madre. E tutto questo perché Manish Kumar, 15 anni, aveva osato scrivere una lettera d’amore a una ragazzina di una casta diversa dalla sua. Rompendo una regola che, seppure ufficialmente abolita, continua a esistere – e a uccidere – in India.»

«Manish Kumar, 15 anni, è nato povero in un villaggio dello Stato del Bihar, nell’ est del paese, in una famiglia di Dalit che, nel sistema delle caste indù ufficialmente abolito per legge ma resistente soprattutto nelle aree rurali, corrisponde al gradino più basso. Tre mesi fa il ragazzo aveva inviato una lettera a una sua coetanea, appartenente lei stessa a una sotto casta Dalit ma di un gradino superiore nella gerarchia indù, in cui esprimeva il suo «interesse per lei». Un atto gravissimo per la tradizione del villaggio. La lettera è stata scoperta da uno dei genitori della ragazza, e il villaggio ha decretato la condanna a morte di Manish per aver scritto a un’ innamorata proibita. Manish è stato sequestrato da alcuni uomini mentre andava a scuola. «Il ragazzo – scrive il Times – è stato poi picchiato con violenza, trascinato in strada a ludibrio del pubblico, gli sono stati rasati i capelli e infine è stato gettato sui binari al passaggio di un treno che l’ ha stritolato mentre la madre urlava, supplicando invano di avere pietà».

(Da La Repubblica di ieri)

(Immagine da www.astrosurf.com/…/fog-taj-mahal.jpg )

ALFONSO BERARDINELLI SPENNA MASSIMO CACCIARI

24 novembre 2008
 
 
Il ciclo di incontri “I LIBRI DEGLI ALTRI” organizzato dalla Biblioteca Civica di Mestre si è concluso giovedì scorso 20 novembre con un ospite particolarmente interessante: Alfonso Berardinelli. Introdotto da una delle bibliotecarie come “il più grande saggista letterario italiano vivente”, il critico ha risposto di buon grado alle due sollecitazioni di rito dell’intervistatore Enrico Palandri (ricordate il suo “Boccalone”?): 1) qual è [rigorosamente senza apostrofo, n.d.r.] la sua “biografia delle letture”?; 2) com’è [rigorosamente con l’apostrofo, n.d.r.:-)]organizzata la sua biblioteca?
 
Sintetizzo le risposte di Alfonso Berardinelli.
 
I suoi esordi come lettore sono legati al Corriere dei Piccoli, a Sergio Tofano, alla Settimana dei Ragazzi, a Zanna Bianca, all’Ultimo dei Mohicani… ma il salto di qualità avvenne attorno ai 14 anni con due opere che ai suoi occhi rivestirono il carattere della rivelazione fondamentale: “MARTIN EDEN” di Jack London e le “NOVELLE” di Cechov. Dopo quelle, non fu più lo stesso di prima. Da giovane sviluppò una fissazione per Amleto, personaggio esemplare e prototipico da cui discendono infiniti altri eroi letterari. Amleto è il più grande personaggio mai inventato nella letteratura occidentale. E Shakespeare, di cui sapppiamo così poco, ci fa capire che il vero genio è un uomo “senza carattere”, dubitoso e malleabile, disposto a lasciarsi permeare dagli altri. Il genio non è mai rigido, ma atto a lasciarsi attraversare da tutto ciò che attraversa il mondo.

Inizialmente filoamericano, si è poi fatto germanofilo, adorniano, francofortese eccetera. La letteratura ha bisogno di sobrietà ma anche di eccessi. Gli ultimi libri che ha letto con grande simpatia sono stati “LA MACCHIA UMANA” di Philip Roth e “THE FLOATING OPERA” di John Barth (“L’opera galleggiante”), letto in inglese.

 
In merito alla sua biblioteca, Berardinelli ha voluto distinguere un doppio livello: quello dei libri liberamente scelti e comprati nell’arco di una vita e quello (più nevrotico) dei libri ricevuti a valanghe da quando è diventato professionista della lettura ovvero critico letterario. Sono libri quasi sempre indesiderabili o indesiderati, che accrescono l’alienazione determinata dall’eccessiva quantità di titoli in produzione. Molti di questi volumi in perpetuo arrivo vengono dirottati a varie biblioteche pubbliche, fra cui quella del paesino in cui ha scelto di trasferirsi da Roma: Tuscania,  in provincia di Viterbo, nell’Alto Lazio. Berardinelli ha chiarito di tenere molto alla precisione: dovunque gli capiti di abitare, organizza subito una minibiblioteca essenziale con “tutto ciò che serve”: dizionari, manuali, enciclopedie, atlanti, antologie…
Gli risulta che oltre il 50% della popolazione italiana scriva romanzi. L’iperproduttività, una volta solo poetica, ha ormai investito in pieno anche la narrativa. Il computer ha reso tutti narratori e prolifici. Facilissimo, grazie al copia-incolla di materiali di varia natura, arrivare alle 600-700 pagine per opera [qui ho pensato inevitabilmente a Giuseppe Genna, n.d.r.]. Il sogno ossessivo dell’uomo medio pare sia diventato quello di firmare almeno un piccolo best-seller (3-4000 copie vendute), ma se possibile un grande best-seller (dalle 50.000 copie in su). Vengono pubblicati circa 5 nuovi titoli al giorno. La critica letteraria è come il sistema endocrino di un organismo: non si vede in sé, ma se non funziona, la struttura esterna si deforma e squilibra e diventa abnorme. La situazione attuale della critica è appunto questa: non funziona, non ha più autorevolezza, non riesce più a impedire che certi libri di infima qualità diventino tranquillamente dei successi, o che dei piccoli capolavori finiscano al macero…
Chi legge, ha ripreso Berardinelli, vuole sostanzialmente entrare nella storia di qualcuno che non conosce. Ma il lettore non è sempre uguale a se stesso. Quando si legge un romanzo si ha bisogno di identificarsi in un personaggio, quando si legge poesia si vuole cogliere lo spessore del linguaggio… Le modalità della lettura cambiano anche a seconda dei generi letterari in cui ci si immerge.
 
Dal 2007 dirige la collana "Prosa e Poesia" della casa editrice Libri Scheiwiller di Milano. Ormai è in grado di riconoscere a vista un sedicente poeta dalle prime tre frasi che pronuncia. Ma asserire di credere nella POESIA – secondo lui – è una fandonia paragonabile all’asserire di credere in DIO (qui Berardinelli si è scusato con gli eventuali presenti credenti). La Poesia in generale NON ESISTE. Esistono solo singole poesie particolari, e quelle buone sono riconoscibili dal fatto che fanno venire voglia di impararle a memoria. Se qualcuno gli racconta che ama la poesia, la prima cosa che gli chiede è di indicargli QUALI poesie abbia letto nel concreto e quali abbia imparato a memoria o considerato degne di essere imparate a memoria. Per dare il buon esempio, ci ha poi recitato egli stesso una poesia a memoria: “La blanche neige” di Guillaume Apollinaire. Berardinelli la trova a un tempo straordinaria e straordinariamente insensata ( “Le poesie sono in sé abbastanza insensate, forse per eccesso di concentrazione di senso”, ha chiarito.)
 
La blanche neige
 
Les anges les anges dans le ciel
L’un est vêtu en officier
L’un est vêtu en cuisinier
Et les autres chantent

Bel officier couleur du ciel
Le doux printemps longtemps après Noël
Te médaillera d’un beau soleil
D’un beau soleil

Le cuisinier plume les oies
Ah! tombe la neige
Tombe et que n’ai-je
Ma bien-aimée entre mes bras

 
[Gli angeli gli angeli in cielo
Uno è vestito da ufficiale
Uno è vestito da cuciniere
E gli altri cantano.
Bell’ufficiale colore del cielo
La dolce primavera molto dopo Natale
Ti decorerà con la medaglia di un bel sole
D’un bel sole.
Il cuciniere spenna le oche
Ah! Cade la neve
Cade e perché
La mia diletta fra le mie braccia non è.]
 
 
Il pensiero libero non è politicamente accettato (digressione su Socrate messo a morte – Santippe che gli dice “Tu dunque muori innocente” e lui: “Preferiresti che morissi colpevole?”). Per Socrate il sapere è qualcosa di mobile, che deve temere la scrittura. E Socrate, quasi antifilosofo, fu un vero filosofo. Parlando di Socrate e di filosofia, Berardinelli si è lasciato scappare di bocca che uno dei suoi giocattoli [“bersagli”, n.d.r.] preferiti è un filosofo veneziano (= Massimo Cacciari, ovviamente, anche se non ha voluto menzionarlo per nome e cognome). Cacciari è un tipico pseudofilosofo perché si arrovella attorno a interrogativi filosofici tipici delle origini, anziché concentrarsi sui concreti problemi  del presente e sulle loro possibili soluzioni, come un vero filosofo dovrebbe fare. A che serve [chi glielo ha chiesto?] che ci annunci che “l’essere non è il divenire”, se poi non ci fa capire quali sono i suoi problemi di uomo che vive al giorno d’oggi  e ancora meno le possibili soluzioni?
 
(Foto di A. Bianchi)

INFURIA IN RETE IL DIBATTITO SUL NIE

21 novembre 2008

A pochi mesi dall’uscita del saggio wuminghiano sul NIE in rete è tutto un dibattere sull’argomento, con grave scorno dei postmodernisti che – al suo apparire – avevano chiamato gli autori citati da WM1 "I CAVALIERI DELLA FAVOLA ROTONDA" (l’accusa era quella di raccontarsela a rotazione tra di loro). Non è chi non veda come il dibattito abbia oggi inconfutabilmente ESORBITATO. Scelgo da un blog a caso:

«Spesso chi decide di trasferirsi a Barcellona per cercare un lavoro, lo fa con pochi mezzi: qualche risparmio messo insieme e un biglietto aereo… per un totale di meno di un mese di autonomia! C’è però da fare attenzione a una cosa che potrebbe sconvolgere un po’ i vostri piani: la maggior parte delle aziende (e sicuramente le agenzie di lavoro interinale) non possono prendere in considerazione candidati che non sono in possesso del NIE (1) (è praticamente un incrocio tra il nostro documento di identità e il codice fiscale).
Prendere il NIE in sé non è difficile… basta andare all’ufficio della polizia in Paseo Juan Borbò e fare domanda. C’è però un problema: il NIE non viene rilasciato senza un contratto di lavoro o il certificato di Empadronamiento (praticamente una sorta di certificato di Domicilio). Il contratto di Lavoro, come scrivevo prima, è difficile da ottenere senza il NIE, quindi è un po’ un cane che si morde la coda. L’Empadronamiento invece è abbastanza più semplice da ottenere: se vivete da soli (e avete un regolare contratto di affitto), basta andare allo sportello di attenzione al cittadino dell’Ayundamiento e fare domanda. Se invece subaffittate una stanza, dovrete chiedere al vostro padrone di casa (che dovrebbe essere titolare di un contratto di affitto) di dichiarare che vivete a casa sua. Il secondo problema è il tempo: normalmente ci vuole circa un mese per ottenere il NIE… nell’attesa del quale dovrete svolgere qualche lavoretto NON ufficiale (oppure non fare niente e godervi la città… finanze permettendo). Un’alternativa è quella di venire a Barcellona per qualche giorno un mese prima dell’effettiva partenza, e muoversi per prendere una stanza in affitto, il conseguente certificato di Empadronamiento e fare domanda per il NIE. Dopodiché tornare a casa per non spendere tutti i risparmi, attendere il NIE e, appena ottenuto, venire qui per cercare lavoro sul serio… Ovviamente è tutto più semplice se avete un amico che vi può ospitare e dichiarare (ai fini dell’Empadronamiento) che vivete a casa sua. Se qualcuno di voi ha esperienze simili (meglio se di prima mano) da condividere, o consigli a proposito… aspetto commenti.»

(1) NIE = Número de Identidad de Extranjero.

(Da http://www.italianiabarcellona.com/dblog/articolo.asp?articolo=38 )

Si veda anche:

http://www.justlanded.com/italiano/Spagna/Strumenti/Guida-Spagna/Visti-e-permessi/Residenza-e-NIE

(Immagine da  http://spaghettibcn.com/wp-content/uploads/2008/08/nie-fila.jpg )

PAOLO POLI A VENEZIA

20 novembre 2008

La prima volta che vidi Paolo Poli a teatro fu per "CAROLINA INVERNIZIO". "È un genio!", mi dissi quasi subito. Ricordo ancora l’irresistibile tormentone "Presto, una tazza di brodo e un’ala di pollo!", panacea invocata contro ogni sorta di grottesca avversità.

Devo confessare che quando, poi, durante la naja, scrissi "DORA SQUARCIALENZUOLA" pensavo un po’ anche a lui… e sono ancora convinto che interpreterebbe alla perfezione il mio personaggio… °-*

Da quella prima volta sono passati tanti anni, ma l’immarcescibile Paolo – classe 1929! – non demorde, così come non demorde dal seguirlo il suo pubblico, anche se ormai sa in partenza che cosa lo aspetterà.

Ieri sera al teatro Goldoni c’è stata la prima veneziana di "SILLABARI", due tempi da Goffredo Parise, e figuriamoci se potevo mancare l’appuntamento.

Certo, la ricetta è sempre quella: balletti, canzoni d’epoca, abiti sgargianti, perfida e caricaturale rilettura di certi autori d’antan… ma il quasi ottantenne Paolo Poli tiene ancora botta alla grande.

Google mi conduce a un’intervista del 2004 apparsa qui , da cui stralcio:

«Nei tuoi spettacoli ci sono sempre travestimenti e gaiezza. Possiamo dire che i tuoi personaggi sono gay?

Quando ho fatto le mie compagnie ero una ballerina oppure una musicista al posto delle donne, ma non perché volevo fare un teatro gay o perché avevo l’orgoglio gay, ma perché ho trovato sempre naturale farlo. Il teatro non lo considero gay, non c’è il sesso, noi sulla scena siamo creature di cartone. Ho molto amato Milena Vukotic perché mentre io ero di legno lei era di panno, ma non eravamo di carne nessuno dei due.»

Già, niente carne, solo creature di cartone…

Questa, comunque, la presentazione dello spettacolo nel depliant:

«I Sillabari di Goffredo Parise sono come piccoli poemi in prosa. Scritti alla metà del secolo scorso ci sorprendono oggi con la loro freschezza, per l’immediatezza quasi infantile del racconto, per la magia umile ed alta dei personaggi. Vediamo bambini stupiti in un mondo ambiguo, vecchietti arrabbiati in una società allo sbaraglio, donne sole dal quieto bovarismo periferico e uomini ancora ingenui nella lotta per la sopravvivenza. Era l’Italia che cambiava velocemente nelle maglie di una lunga guerra e dava origine all’attuale bel paese. Lo spettacolo disegna alla brava figure e figurine dei vari racconti articolati fra gli anni 40 e 60, cui fanno eco le canzonette con la loro modesta letteratura quasi sciatta, ma assai pertinente alla realtà storica. Ancora una volta le varie ambientazioni sono di Emanuele Luzzati, galvanizzanti la grande pittura del novecento, i costumi sorprendenti di Santuzza Calì, le musiche allusive di Jacqueline Perrotin, le coreografie divertenti di Alfonso De Filippis e dappertutto la presenza del quasi centenario [ehi, non esageriamo!, n.d.r.] Paolo Poli dall’irrimediabile infantilismo congenito [???, n.d.r.]

Infantilismo congenito? Non sarei troppo d’accordo. Infantilismo simulato e dottamente consapevole… in my humble opinion, occhio pseudo-innocente attraverso il quale mettere a fuoco e smantellare i trombonismi e la retorica di certa letteratura o di certi momenti storici. L’apparenza è quella della divertita birichineria, certo, ma dietro le facezie c’è di più: i raffinati stratagemmi scenici di un’adultissima moralità.

(Immagine da http://www.toscanaspettacolo.com/index.php?code=5140 )

LETTERA A UN PULCINO MAI NATO

19 novembre 2008
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LETTERA
A UN PULCINO
MAI NATO

La gallina 
decise 
di fondare 
un movimento 
per la vita: 
le faceva 
orrore 
l’idea 
che le strapazzassero 
le uova 
prima ancora 
che ne fosse uscito 
il pulcino. 
Scrisse 
anche un libro 
sull’argomento: 
Lettera 
a un pulcino 
mai nato

ma fece 
una gran fatica, 
data la sua 
scrittura 
da gallina. 
Sì, insomma, 
dovette sudare 
le classiche 
sette uova 
in camicia. 
Ma il peggio 
doveva ancora 
arrivare. 
Un giorno 
venne agguantata 
da una massaia 
crudele 
che le tirò 
il collo, 
la spennò, 
la sventrò, 
la farcì 
e la infilò 
in un forno, 
ove, 
insieme a lei, 
inaridì per sempre 
anche il sogno 
di un movimento 
per la vita.

         (Lucio Angelini) 

(Immagine da daves-home.spaces.live.com )

                 

CHI C’È ON LINE NEI DINTORNI DELLA TUA CITTÀ

18 novembre 2008

IL GIOCO DELLE CHAT

(1) +1 punto per te se ti mando un messaggio.
(2) +1 punto per me se mi mandi un messaggio.
(3) -1 punto per te se mi mandi un messaggio e non ti rispondo.
(4) -1 punto per me se ti mando un messaggio e non mi rispondi.
(5) +5 punti per entrambi se mi mandi un messaggio e ti rispondo.
(6) +5 punti per entrambi se ti mando un messaggio e mi rispondi.
(7) Cento punti per entrambi se riusciamo a portare questo gioco a letto.

(Immagine da http://img530.imageshack.us/img530/4519/chat3c8c6dpk8.jpg )

CARLO DALCIELO INSENSIBILE ALLA FAMA

17 novembre 2008

Tutti conoscono la provocazione andywarholiana secondo la quale in futuro tutti quanti potranno godere di un quarto d’ora di notorietà. Mi sono domandato spesso se la "fama" procuri davvero qualche apprezzabile forma di orgasmo o soddisfazione e – se sì -, se ci sia da invidiare al 100% chi l’abbia raggiunta. Non sempre, peraltro, la fama arriva per restare. Il più delle volte, anzi, semplicemente si ferma un istante e riprende il cammino, con grave sconcerto di chi si era affezionato all’idea di poterla trattenere per sempre.  Si dice che, in genere, gli ex famosi soffrano e si agitino come tarantolati per recuperare la perduta condizione, magari implorando Simona Ventura di portarli con lei all’ Isola dei famosi pur di agguantare un ulteriore scampolo di notorietà…

Poi ci sono quelli a cui la fama resta appiccicata addosso per  anni e anni, ma pare che paghino anch’essi un duro prezzo per essere divenuti pubblicamente riconoscibili. Sarebbe interessante sperimentare cosa si prova a essere, per esempio, Sophia Loren in un giorno in cui avrebbe voglia di sgranchirsi le gambe indisturbata in giro per la città; o Roberto Saviano, da qualche tempo addirittura nel mirino della manovalanza mafiosa…

Ho riflettuto spesso, inoltre, sulla fama legata a meri oggetti incapaci di godersela. Pensate al Colosseo, per esempio: certo, è famoso all over the world, ma che gli frega a lui? Se ne sta lì – fotografatissimo – rigido come una pietra, anzi "di" pietra, senza fare una piega, incapace di vibrare della benché minima emozione. Tutti lo riconoscono e sgranano gli occhi nel vederlo ergersi davanti a loro, ma lui impassibile…

Vabbè, scusatemi per queste fiappe considerazioni del lunedì mattina. Gli è che sabato scorso ho partecipato a Padova a una riunione di vibrisselibrai (= membri di www.vibrisselibri.net ) in una sala del circolo "La lanterna magica", al n. 27 di via Euganea: tutti sotto le ali del chioccio [calco al maschile su "chioccia", n.d.r.] Giulio Mozzi, ovviamente. (Per inciso: dall’altra parte della strada, sul telo di protezione dei ponteggi di un restauro, campeggiava minacciosa la scritta:

«MOIRA ORFEI FAI ATTENZIONE

CI VEDIAMO NEL TENDONE!»)

In una pausa della riunione, Giulio Mozzi ha regalato a ciascun partecipante, compresa Gaja Cenciarelli fresca di flirt con Giuseppe Genna, una copia de "IL PITTORE E IL PESCE". Il volumetto ha a che fare con l’omonima mostra itinerante di cui qui:

http://ilpittoreeilpesce.wordpress.com/

È stato pubblicato da Minimum Fax e curato da Bruno Lorini e Giulio Mozzi stesso. Spiega il risvolto di copertina:

«All’inizio del 2007 Carlo Dalcielo ha letto la poesia di Raymond Carver "Il pittore e il pesce". Dalla poesia ha ricavato una sceneggiatura in cinquantacinque ‘inquadrature’. Ha poi invitato cinquantacinque artisti visivi a realizzare ciascuno una delle inquadrature. Gli artisti hanno accettato, e hanno consegnato a Carlo Dalcielo le loro opere. Questo libro, un’opera collettiva e unica allo stesso tempo, è il risultato del loro lavoro.» [Prezzo del volume: 12,50 euro (e non 12,99:-) ].

Ebbene, non so se Carlo Dalcielo sia già diventato famoso o se gli capiterà di diventarlo in seguito. In ogni caso, sicuramente non potrà mai godere dell’acquisita fama: non tanto per ragioni di personale anaffettività, quanto semplicemente perché è un artista che NON ESISTE. L’hanno inventato di sana pianta, infatti, i due suddetti mattacchioni…

Quando la mostra ha fatto tappa a Pordenone, l’ha visitata per noi la vibrisselibraia Ramona Corrado, che ne ha poi parlato nel blog http://ramona.blog.dada.net/  ( si veda il post del 14/09/2008). Ne quoto un passo:

«… In effetti il grande lavoro di Carlo Dalcielo, questo artista che non c’è, è stato quello di sviscerare la storia fotogramma per fotogramma, ricreandone una sceneggiatura. Tutti quegli artisti, reali o immaginari che siano, hanno risposto ad un preciso invito e hanno trasformato le parole in visione, nella massima libertà. Non ci sono solo quadri, infatti. Ci sono fumetti, video, autoritratti, fotografie. C’è un’opera costituita da tanti pezzi di legno che ne conservano ancora il profumo. C’è un impermeabile (vero) appeso. C’è un bellissimo lampo realizzato con un tubo al neon su sfondo scuro punteggiato da stelle luminose, e anche il mini filmato di un vero lampo che squarcia la notte. Ci sono disegni sfumati in bianco e nero dal sapore di sogno e ci sono colori vivaci. C’è un cuore rosso in trasparenza attraverso un costato di carta che sembra un centrino. Detto così può sembrare un’astrusità partorita da un artista schizzato. Ma provando ad accostare ad ogni visione sviscerata un verso preciso, il tutto acquista un senso suggestivo. E ogni opera, già di per sé comunque apprezzabile quanto a originalità, diventa un tassello prezioso nel percorso obbligato che la poesia ti induce a seguire.»

La fama e l’alloro, come ognuno ricorderà, non dovevano dispiacere troppo nemmeno a un intelligentone come Giacomo Leopardi, che però li avrebbe scambiati volentieri con un solo fustino di "tempo giovanil". Ricordate Le Ricordanze?

"e intanto vola
Il caro tempo giovanil; più caro
Che la fama e l’allor
, più che la pura
Luce del giorno, e lo spirar"

Vabbè. Piantiamola qua. Per quanto mi riguarda, infatti, ho rinunciato da un pezzo a inseguire il falso idolo della notorietà [il perfido Iannozzi mi paragonerà all’istante alla volpe della favola "La volpe e l’uva", n.d.r.], per conformarmi piuttosto al saggio precetto epicureo "VIVI NASCOSTO" (magari tra le pieghe di qualche bella montagna, se possibile).

E chi mi trova a ‘mme, infatti? Provate a cercarmi per un autografo:- )

P.S. Cosa??? Volete sapere che cosa ci siamo detti a Padova durante la cupola di Vibrisselibri (Giulio Mozzi, Gaja Cenciarelli, Alessandro Simonato, Maria Cristina Di Luca detta Criscia, Ezio Tarantino, Stefano Mazzoni, Francesca Dello Strologo, Giorgio Morale, Lucio Angelini)? Eh, no. "Cosa nostra!"… per il momento. I comunicati ufficiali a tempo debito:-/



Copertina da: http://minimumfax.it/libro.asp?libroID=413

EDITORI SCORREGGIONI

14 novembre 2008

 

Scriveva ieri Carla Forcolin, l’autrice di Mamma non mamma , nel commento numero 7 al post "Simone Moro (2)":

«A me ciò che più ha colpito è stato il vedere Simone Moro lì davanti e in contemporanea vedere le sue imprese incredibili: voglio dire viene da pensare che chi compie imprese come le sue sia un SUPERMAN. Invece è una persona allenata, tenace, forte, esperta, abilissima, ma in fondo una persona come tutti noi. È questo il bello, pare a me. Grazie a Simone, che invita tutti a guardare in alto!»
Le ho risposto:

«Verissimo quello che dici. È un po’ come quando si vedono DA VICINO tutti gli editori italiani riuniti alla fondazione Cini qui a Venezia in occasione dell’appuntamento annuale con la Scuola per Librai Umberto ed Elisabetta Mauri. Chi li aveva mitizzati a lungo, e immaginati simili a dei, circonfusi di luce azzurrina, poi scopre che – VISTI DA VICINO – sono brutti, stortignaccoli, scorreggioni, pieni di bitorzoli ed escrescenze, con il gozzo sporgente e via discorrendo. Umani… siamo. Nun ce sta niente a fa’!»

http://www.scuolalibraiuem.it/uem04-ita/index.html

[Be’, sì, segretamente ce l’ho un po’ con gli editori italiani, che tardano a pubblicare il fior fiore di (the cream of) questo delizioso blog 🙂 ]