SIMONE MORO A VENEZIA (2)

(Simone Moro a Venezia)

Grande e toccante serata, ieri, qui a Venezia, nella ex chiesa di San Giovanni Evangelista, in compagnia di SIMONE MORO, splendido intrattenitore. L’attrazione fortissima per il verticale, da sempre. La voglia di esplorare. La tenacia. L’umiltà. Il senso del limite. La capacità di rinunciare a una cima per portare a casa la pelle, all’occorrenza. La percezione del sacro, lassù in alto. L’amicizia sublime e sempre viva con Anatoli Boukreev, che una valanga travolse proprio il giorno di Natale del 1997, mentre in tre tentavano la salita dell’Annapurna dalla parete sud. I dubbi esistenziali. La voglia di rinascere, di guardare avanti. Il salvataggio di notte, a 8.000 metri di quota e malgrado il grave stato di spossatezza fisica, di un alpinista inglese nel 2001 (medaglia d’oro al Valor Civile dal Presidente della Repubblica Ciampi, per questo). Nessun eroismo", ha tenuto a precisare. "Mero senso civico, quello che ci hanno inculcato i nostri genitori". ["E invece sì, cazzo!, eroismo bello e buono, quando si mette a repentaglio la propria vita per soccorrere uno sconosciuto. N.d.r.]. La voglia di avventure sempre nuove. Buona ultima – annuncio scoop della serata- : quella di lanciarsi col paracadute in alta quota (si sta allenando per questo)…

Una sola domanda mi è rimasta in gola, alla fine: com’è possibile conciliare un’esistenza come la sua, di dedizione assoluta ed estrema alla montagna, con il matrimonio? Non sarebbe auspicabile, in simili casi, il celibato*-°?

La copertina del libro edita da  Grafica & Arte 

Qui il suo sito:

http://www.simonemoro.com/

(Foto di A. Bianchi)

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15 Risposte to “SIMONE MORO A VENEZIA (2)”

  1. utente anonimo Says:

    Di Boukreev lessi, tempo fa, il suo libro risposta al quello di Krakauer sul disastro della spedizione Everest 1996 ( mi sembra).
    Versioni differenti e a dirla tutta la risposta del russo non mi parve convincente. Nemmeno quella dell’americano, pero’, mi soddisfo’. In questi casi, ritrengo, bisogna esserci stato per sapere esattamente come andarono le cose.
    I libri sulle spedizioni montane ( alto alpinismo) non hanno comunque il fascino delle spedizioni antartiche o artiche, seppur abbiano un loro fascino del tutto particolare.
    Avventure alla Shakleton o alla Scott, sono insuperabili, sia come esperienze di vita, sia come opere d’avventura. A proposito, li consiglio fortemente.
    Moro: piu’ volte sono stato tentato di leggere qualcosa di suo, ma piu’ volte ho sempre rinviato.
    Vedremo, magari un domani, capitera’.
    La montagna, anche quella di noi profani ( una sorta di borghesi montanari) rimane una delle cose piu’ belle della vita: immagino lassu’, sulle cime inarrivabili.

    Sergio

  2. Lioa Says:

    E figurati se Simone Moro non è andato anche in Antartide! Per scalare il Vinson, che con i suoi 4897 metri è la montagna più alta dell’Antartide, ha dovuto noleggiare un intero aereo contenente un altro aereo più piccolo. Il primo eventuale soccorso possibile non sarebbe potuto arrivare prima di quattro settimane… le temperature arrivarono a 75 sottozero… eccetera.

    Per il resto, ti copio-incollo un pezzo dal Gazzettino di ieri sul recente libro di Bonatti:
    “C’è, ancora una volta, il K2, gioia e tormento di una vita. Questa volta, di sicuro l’ultima, con il riconoscimento del Cai che quella scritta da Ardito Desio all’indomani della vittoria italiana nel 1954 non fu tutta la verità. Un anno fa, non potendo che prendere atto dell’inchiesta condotta da tre saggi, «a rettifica e integrazione della versione ufficiale», giudicata «lacunosa e inaccettabile», il Club alpino ha ammesso, per bocca del suo presidente Annibale Salsa, quattro questioni rivendicate inutilmente per anni da Bonatti .

    Primo: «Il campo base IX venne arbitrariamente spostato da Compagnoni e Lacedelli da un punto programmato a un altro punto posto assai più in alto e difficilmente raggiungibile da Bonatti -Mahdi, incaricati di portare a quella quota le risorse d’ossigeno per la salita finale». Secondo: «Vi fu inspiegabile carenza di comunicazioni tra Compagnoni-Lacedelli e Bonatti -Mahdi, i quali si trovarono costretti a bivaccare di notte nella tempesta a circa 8150 metri d’altitudine a gravissimo rischio di sopravvivenza». Terzo: «La salita di Compagnoni-Lacedelli alla cima del K2 avvenne con l’uso dell’ossigeno fino in vetta (contrariamente a quanto dagli stessi affermato». Quarto: «A Bonatti -Mahdi va riconosciuto un ruolo risolutivo e imprescindibile nella riuscita dell’impresa».

    Dunque, c’è una nuova verità ufficiale del Cai sulla salita, pubblicata nel libro curato da Luigi Zanzi (uno dei tre saggi),K2 storia finita, edito quest’anno da Priuli e Verlucca. Date per assodate nell’ambiente alpinistico mondiale (anche Messner ha più volte difeso Bonatti , l’ultima volta domenica sera da Fazio aChe tempo che fa) alcune di queste questioni, emerge ufficialmente anche una verità nuova sulmodo di conquistare il K2. Il Cai, sulla scorta anche di ricostruzioni tecniche e non dimenticando di essere stato il garante morale dell’impresa, oggi afferma anche che il K2 fu conquistato utilizzando l’ossigeno fino in vetta. Fu una foto trovata dall’australiano Robert Marshall sull’annuario svizzeroThe mountain world(1955) a innescare il “processo”. Si vedeva Compagnoni in cima che respirava dalla maschera, impossibile da tenere senza soffocare se non vi fosse ossigeno. La cordata raccontò e confermò negli anni a seguire che la carica finì molto prima della cima. Non erano in discussione né il ruolo di Bonatti né la consegna delle bombole piene, perché un Tribunale gli allontanò già moltissimi anni fa l’ombra gettata da un giornale sulla possibilità che egli ne avesse utilizzato un po’ durante il massacrante trasporto dal settimo campo. I dubbi riguardavano, in anni più recenti, la tecnica delle ultime ore di scalata e quindi il valore (una parte, beninteso) dell’impresa.”

  3. utente anonimo Says:

    grande serata per un grande uomo! Oltre al fascino del racconto a viva voce riguardo le sue imprese, ha saputo dare risposte di profonda umanita’ sui temi essenziali delle nostre esistenze bye

  4. utente anonimo Says:

    Alle avventure di oggi mancano molte cose per essere ancora esclusivamente avventure. Niente a che vedere con le spedizioni polari.
    Non e’ un appunto a Moro, personaggio che conosco di riporto da altri libri e che oltretutto a pelle mi sta’ pure simpatico.
    E’ un appunto a quelle avventure che stanno – anzi – sono diventate delle imprese commerciali.
    Il doppio arereo di salvataggio? dai…
    E’ vero: prepararsi la via di fuga ( Rommel docet) e’ essenziale in ogni piano, di qualsiasi natura trattasi, ma volere andare sulla luna senza rischiare niente significa volerci andare giocando alla Playstation, piuttosto che partirsene dalla Florida ( volando).
    Infatti , poi, le polemiche su cosa vertono? suull’uso delle bombole o meno che – guarda caso – e’ una soglia di minore o maggiore , sicurezza ( e di limiti personali) .
    Ma su questo si gioca l’ardire di una avventura: improvvisazione e rischio.
    Chiamalo romanticismo, se vuoi.

    Sergio

  5. Lioa Says:

    Il doppio aereo solo per trasportare la roba nella landa desolata. L’aereo più grosso è tornato indietro. Il piccolino è servito ad avvicinarlo ulteriormente alla base della montagna. Comunque Simone Moro si è scagliato ferocemente contro la mercificazione dell’avventura (tutti sull’Everest, mentre centinaia di altre montagne inviolate, magari da 5000 o 6000 metri, non sono cagate da nessuno). Credimi, ha detto cose sagge e profonde.

  6. utente anonimo Says:

    Certo, ci credo.

    Sergio

  7. utente anonimo Says:

    A me ciò che più ha colpito è stato il vedere Simone Moro lì davanti e in contemporanea vedere le sue imprese incredibili: voglio dire viene da pensare che chi compie imprese come le sue sia un superman. Invece è una persona allenata, tenace, forte, esperta, abilissima, ma in fondo una persona come tutti noi. E’ questo il bello, pare a me. Grazie a Simone, che invita tutti a guardare in alto!

  8. Lioa Says:

    Immagino tu sia la Carleta de a Zueca. Verissimo quello che dici. Un po’ come quando si vedono da vicino ***tutti gli editori italiani*** riuniti alla fondazione Cini qui a Venezia in occasione dell’appuntamento annuale con la scuola Mauri per librai. Chi li aveva mitizzati a lungo, e immaginati simili a dei, circonfusi di luce azzurrina, poi scopre che sono brutti, stortignaccoli, scorreggioni, pieni di bitorzoli ed escrescenze, con il gozzo sporgente e via discorrendo:- ) Umani… siamo. Nun ce sta niente a fa’!

  9. utente anonimo Says:

    ciao Sergio , ti consiglio vivamente di leggere il libro di Simone Moro ” cometa sull’Annapurna ” oltre ad essere un libro emozionante , potrai conoscere anche l’aspetto umano di Simone , e la grande amicizia fraterna che lo legava ad Anatolj Bukreev , inoltre ti consiglio di leggere anche ” un posto in cielo ” il diario di Anatolij , e molte delle tue domande e perplessità troveranno una risposta . Buona lettura .

  10. utente anonimo Says:

    Ciao utente anonimo, ti ringrazio molto dei tuoi consigli e se ne avro’ l’occasione leggero’ sicuramente quanto mi suggerisci.
    Su Moro non ho nessun pregiudizio, mentre per la questione della polemica Everest 1996 tra Krakauer e la guida russa, le mie perplessita’ sono molto forti e nascono dai rispettivi libri che i due hanno scritto sulla vicenda ( e che ho puntualmente letto).
    Gia’ di per se’, le spedizioni commerciali sulle cime piu’ alte del mondo, la dicono lunga: un’accozzaglia di alpini della domenica che come un branco di ovini sono trascinati e guidati su’ per le montagne come cercassero un pascolo innevato. Una carovana, insomma, dell’improvvisazione.
    Ma anche ste’ guide, dai diciamolo pure, che si prestano ad avventure commerciali solo ed esclusivamente per il denaro, consapevoli che coloro che li seguono, in molti casi, non sono all’altezza della situazione.
    Ovvio che succedano disastri e sciagure, come e’ sempre ovvio anche il fatto che scrivere libri su quanto e’ successo, e’ poi del tutto inutile e se vogliamo dirla tutta, anche un po’ discutibile.
    Rimango molto perplesso su quella vicenda.

    Sergio

  11. utente anonimo Says:

    Ciao Sergio , per quanto riguarda le spedizioni commerciali sono pienamente daccordo con te , oggi giorno purtroppo chi ha la possibilità , paga cifre allucinanti pur di arrivare in vetta a un 8000 , pur non avendo capacità tecniche e fisiche……si mettono in mano a persone che dicono di essere guide esperte mentre invece sono capaci solo di far pascolare capre…non sono contro le spedizioni commerciali , ognuno fa quello che crede , personalmente amo lo stile alpino , pulito senza ossigeno , quello che pratica Simone e altri alpinisti noti , esistono montagne di 6000 e 7000 metri , ancora inviolate e se vogliamo anche più difficili a livello tecnico che un 8000 , che possono dare immense soddisfazioni . Ci sarebbe da parlare tanto di questo , l’unica cosa che posso dirti è che Anatoli era una persona sincera , altruista , semplice e generosa , spero leggerai il suo diario .
    ciao e buona giornata

  12. utente anonimo Says:

    Ciao, utente anonimo.
    Vedo che sei molto affezionato alla guida russa: probabilmente conosci tutte le sue avventure e le sue virtu’ di grande alpinista.
    Io non parteggio per Krakauer e dunque non prendo posizione ne’ a favore di uno e ne’ a favore dell’altro.
    Ma su quella montagna , nel 1996, c’erano tutti e due con due spedizioni commerciali ben distinte, ma accomunate da quel “vizio” di cui si diceva poco su.
    In quella di Krakauer c’era persino quell’americana alla Wanda Osiris, quella che si collegava con la ” terra” per raccontare in diretta la sua avventura. Una grande alpinista, come vedi.

    Cosa successe quel giorno? non furono rispettati i tempi della cima ? il russo insiste molto sul concetto ” tempo” rispondendo ad Aria Sottile.
    Krakauer si basa su critiche, Burkreev su giustificazioni in risposta. Gia’ questo basterebbe a farcene un’idea, ma e’ anche vero che il primo si basa solo su supposizioni, il secondo risponde con i fatti.
    Dunque non saprei, utente anonimo.

    So che Burkreev quel 10 maggio ( mi sembra) fu il solo ad uscire dalla tenda di notte per ben tre volte a cercare di aiutare gli altri.
    Questo gli fa un grande onore.

    Sergio

  13. utente anonimo Says:

    Ciao Sergio come tu ben saprai Krakauer nasce come scrittore , e giornalista , ho letto altri libri scritti da lui , sicuramente sarà anche un’alpinista ma di certo non un ” grande alpinista “. In quella occasione fu inviato dalla rivista ” outside ” per prendere parte alla spedizione . Ora io tutti i particolari non li ricordo bene , ho letto il libro un sacco di tempo fa , ma se non ricordo male ci furono in totale 5 spedizioni . So che ci fu un’americana una certa Sandy Pittman che fu issata di peso da uno sherpa fino in vetta…….non credo che tu ti riferisca a lei . I problemi furono sicuramente la mancanza di comunicazione , infatti non tutte le guide avevano le radio e non furono rispettati nemmeno i tempi , Rob Hall portò il suo cliente in vetta nonostante l’ora tarda , insomma un gran casino , e omissioni di varia natura . Nonostante tutto , come vedi nulla è cambiato
    ( vedi K2 ) e molti alpinisti non hanno imparato nulla da questa vicenda….
    forse abbiamo una visione diversa su questo fatto , ma io rispetto il tuo pensiero……però di una cosa siamo daccordo che Anatoli era un’uomo di grande onore , tenendo in considerazione che il 10 maggio fu davvero l’unico ad uscire dalla tenda per soccorrere i compagni in difficoltà , e da quella esperienza che lo segnò profondamente cambiarono molte cose……Anatoli era prima uomo e poi alpinista…..
    ciao alla prossima

  14. utente anonimo Says:

    Si, Krakauer nasce come scrittore lo so e poi si da’ alle avventure alpine e non solo.
    Nelle Terre Selvagge e’ un buon libro, questo glielo riconosco.
    Non ti sbagli: e’ la Pittman quella vamp di cui dicevo, ma non ne ricordavo il nome.
    Tu dici : nulla e’ cambiato in montagna, almeno ad un certo livello. Io ti rispondo: perche’ le imprese commerciali sono sempre all’ordine del giorno, ecco il perche’. Fosse solo per le sponsorizzazioni.
    E poi credo, infine, che molte avventure d’alta quota, siano estremamente pericolose non solo per la durezza al limite implicita, ma proprio per l’improvvisazione totale. (o scarsissima preparazione psicologica e fisica).
    Immagino alcuni grandi alpinisti ( oramai fioriscono a destra e a manca) in imprese del tipo Schakleton ( sul mare) : non avrebbero nessunissima possibilita’ di salvezza. Se lo fai per i soldi ( e sono tanti) non lo fai per ” carattere”, quel carattere che mi sembra abbia abbandonato l’avventura in montagna,
    per essere sostituito dalla ” moda”, dalla “tendenza”, dalla mania di essere in moltissimi lassu’.
    Credo che i grandi alpinisti ( quelli veri e autentici) debbano rifiutare di fare le guide in ogni caso, ad ogni modo.
    Continuino, piuttosto, ad andare lassu’, da soli, chiamati da una voce interiore e non, a differenza dei tantissimi, da quello strepitio rumoroso che sembra fare della montagna il salorro di casa.
    Un po’ come quando, anni fa, in italia erano tutti velisti ( Azzurra).
    Ah, che ridere.

    Sergio

  15. utente anonimo Says:

    Si ! sono daccordo tanti lo fanno per soldi è per quello che non vedo di buon occhio le spedizioni commerciali , lo si fa solo per moda , solo per dire ” io sono arrivato in vetta all’Everest ” ma come ? la montagna è amore , sacrificio , senso di vita e la risposta più bella è non quante ne hai scalate ma come le hai scalate , è per questo che ti dicevo che non occorre salire un 8000 , si può trovare immensa soddisfazione e appagamento personale anche facendo cose più semplici , e questo i veri alpinisti lo sanno benissimo e molti di loro rifiutano di accompagnare persone , rifiutando compensi che farebbero loro comodo , alcuni addirittura non rendono nemmeno note le loro imprese . Ogni cosa estrema è rischiosa e di questo ne hanno la consapevolezza , ma bisogna anche sapere dire basta e conoscere i propri limiti per portare a casa la pelle …….a 250 metri dalla cima se sono già le due del pomeriggio e meglio che ingoi il rospo e torni indietro , non è come fare acqua gim non trovi? ci vuole sale in zucca , sarò ripetitiva ma molti alpinisti estremi fanno quello che fanno senza prima conoscere l’ a b c di come andare in montagna…..
    ciao e buona giornata

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