INCONTRO A MESTRE CON ROBERTO DENTI

(Roberto Denti alla libreria "Il libro con gli stivali" di via Mestrina a Mestre)

Ha 84 anni suonati, ma la sua autorevolezza e la sua competenza nell’ambito della letteratura per ragazzi sono ancora al top. Fondò nel 1972 a Milano, con la moglie Gianna, la prima Libreria per Ragazzi italiana. Il suo esempio fece scuola. Oggi le librerie specializzate in letteratura giovanile si sono moltiplicate e quella di via Mestrina a Mestre – "Il libro con gli stivali" – l’ha avuto ieri pomeriggio come ospite per un incontro con il pubblico. Roberto Denti, infatti, non è solo un libraio, ma anche un raffinato scrittore e un critico letterario di vaglia. Ecco un compact delle dichiarazioni più importanti:

«Siamo noi librai a cogliere per primi i cambiamenti nei gusti dei lettori più giovani. E da una ventina d’anni a questa parte i cambiamenti sono stati sostanziali. Libri e autori che vent’anni fa piacevano molto, oggi non piacciono più. Salgari stesso è diventato illeggibile, perché troppo lento. Sandokan ci mette circa 400 pagine a baciare la Perla di Labuan… mentre in un solo minuto di cartoni animati si susseguono dozzine di avvenimenti grandi e piccoli. Le nuove generazioni, sottoposte a massicce dosi di televisione, si abituano molto presto ai ritmi incalzanti del cartone animato, tecnica espressiva basata appunto sulla rapidità. Solo Pinocchio resiste, ma viene accettato proprio perché, anziché camminare, corre!… come tutti i bambini. Le nuove narrazioni hanno ritmi velocissimi. I classici, invece, sono scritti secondo tempi narrativi molto più rilassati.

Negli anni 70 uscivano 250-300 novità l’anno, oggi circa 3.000. Ciò nonostante leggere è diventata un’attività sempre più difficile da incentivare, soprattutto se i genitori non sono in grado di dare il buon esempio come forti lettori o non hanno la pazienza o il tempo di praticare la lettura ad alta voce. La lettura ad alta voce è particolarmente importante perché il bambino l’avverte come un dono di attenzione e partecipazione alle proprie esigenze. Grazie ad essa, finisce per associare all’idea di lettura emozioni positive. Capisce che l’adulto gli sta dedicando del tempo e gli vuole bene. I bambini, come si sa, imparano tutto per imitazione, osservando i comportamenti degli adulti. E non si desiderano le cose che non si conoscono. Leggere, malgrado l’odierna abbondanza di forme di intrattenimento alternativo, resta un’attività fondamentale non solo per il piacere che arreca una volta che si siano scoperti i libri più adatti a toccare le nostre corde emotive, ma soprattutto perché potenzia l’immaginazione più di qualunque altro mezzo narrativo.

Chi sfrutta al massimo i poteri dell’immaginazione è lo scienziato, che parte da dati oggettivi e incontrovertibili per ideare possibilità non ancora esistenti. Cerca di immaginare come si possa curare, per esempio, il cancro. Occorre dunque favorire con ogni mezzo lo sviluppo della capacità di prospettare soluzioni nuove ai problemi che via via ci affliggono. Le api e le formiche sono bravissime e precisissime, ma fanno sempre le stesse operazioni, non hanno immaginazione:-) 

La lettura stimola l’immaginazione molto più delle immagini, grazie all’innesco fornito dalle storie. Chi legge deve dare personalmente un volto ai vari personaggi di cui segue le vicende, rappresentarsi a proprio piacimento contesti e situazioni. Chi guarda un film, invece, non deve costruire nulla, ma limitarsi a contemplare ciò che gli scorre davanti. Certo, il discorso può essere applicato in parte anche ai libri illustrati. Bruno Bettelheim, infatti, sosteneva che le illustrazioni limitino l’immaginazione. Quello che di sicuro non si dovrebbe fare è mostrare a un bambino un solo tipo di illustrazione. Meglio fargli confrontare tante diverse Cenerentole disegnate da tanti illustratori diversi, che proporgli una sola e unica Cenerentola, magari quella waldisneyana. I bambini, a differenza dei genitori, sono capaci di accettare ogni tipo di illustrazione. Si pensi al successo del rivoluzionario "Piccolo blu e piccolo giallo" di Leo Lionni.

La prima lettura nasce quando un genitore mostra ad un piccino l’immagine di un gatto e dice "gatto". Il bambino impara che da un lato esiste il gatto, dall’altro la sua rappresentazione. E quando poi il genitore scandisce: "Il gatto beve il latte", ecco enucleata la prima storia. La lettura insegna che da un lato c’è la realtà di tutti i giorni, dall’altro la realtà che si vive con la fantasia. Il meccanismo dell’immedesimazione (nei personaggi e nelle loro situazioni) consente al bambino un arricchimento dell’esperienza e un ampliamento di orizzonti.

Negli ultimi anni, il maggiore incremento di mercato lo si è registrato nel settore delle pubblicazioni per i piccolissimi. In molti casi la caduta a picco dell’abitudine alla lettura pare coincidere con il passaggio dalla terza media alla I superiore, da un lato perché alle superiori gli studenti sono costretti a sobbarcarsi un congruo numero di ore di lettura obbligata (= testi scolastici), dall’altro perché a quell’età la ricerca dell’approvazione del gruppo dei coetanei comincia a diventare il problema priotario. Se nel gruppo non c’è almeno un altro compagno che legge, è difficile che un giovane lettore mantenga i ritmi di lettura acquisiti in precedenza.»

Altre dichiarazioni che mi sono appuntato:

«L’Italia, paese diviso, è tuttavia unita da almeno un elemento comune: l’odio per I Promessi Sposi, grazie al cattivo servizio reso alla lettura dalle scuole… Nei programmi della riforma scolastica Moratti, la parola ‘lettura’ non compare nemmeno una volta… »

«I libri non sono reliquie da baciare nella speranza che possano miracolisticamente risolvere i problemi del mondo. Il discorso evangelico "della montagna" (con l’elenco delle beatitudini), per esempio, è la più alta pagina di pace mai scritta, eppure, malgrado quella pagina, l’Occidente è andato in giro per il mondo a spargere distruzione e morte…»

[A incontro concluso, mi sono avvicinato a Denti e gli ho detto: "Una volta eravamo amici, poi ci fu un episodio che ci allontanò: l’iniziativa NUVOLE A COLAZIONE[si veda il mio post dell’11 novembre 2005 , n.d.r.]

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Le propongo, ora, a distanza di tanti anni, di scambiarci il segno della pace." Denti, che non mi vedeva dal lontano 1995, ha risposto stringendomi la mano: "Certo, ma mi ricordi il suo nome". "Angelini", ho mormorato. Allora mi ha teso la mano una seconda volta. Sono tornato a casa a Venezia decisamente alleggerito e felice:-)]

(La foto di Roberto Denti è di Lucio Angelini)

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6 Risposte to “INCONTRO A MESTRE CON ROBERTO DENTI”

  1. utente anonimo Says:

    Ciao, grazie del riassunto.
    Io ho un’obiezione riguardo a quanto Denti e Bettelheim affermano a proposito delle immagini. Il valore di un’illustrazione sta nella capacita’ di evocare. Le stesse immagini filmiche possono agire allo stesso modo. Quanto piu’ le immagini di un testo illustrato sono evocative, tanto piu’ rimarranno impresse nella memoria e continueranno ad operare nella nostra fantasia, pur col passare del tempo. Certo cio’ non vale per libri illustrati o film di scarsa qualita’. Ma lo stesso si potrebbe dire per i cattivi testi scritti. Quindi non sono molto d’accordo con questa svalutazione dell’immagine. Vabbe’, ho detto la mia 🙂

    ciao, kalle

  2. Lioa Says:

    @Kalle. In realtà Denti non è affatto contro le illustrazioni, anzi è amico personale dei massimi illustratori italiani, e di Roberto Innocenti in particolare (vedi il mio recente post sulla sua lettera alla Fatucci). Parlava in generale. Sa perfettamente che le illustrazioni – quando di qualità – aggiungono ulteriori stimoli a un testo già stimolante di suo. E ha infinitamente lodato “Piccolo blu e piccolo giallo”:- )

  3. utente anonimo Says:

    Bettelheim è in compagnia nientemeno che di Bernardo da Chiaravalle. E’ un tema impossibile da tagliare con la spada, perché ci sono illustrazioni e illustrazioni, testi e testi, lettori e lettori. Quello che è sicuro è che le immagini negli ultimi decenni hanno avuto il sopravvento e che esse possono venire usate “contro” il lettore, in modo contundente. Per i bambini le figure sono molto importanti, perché le loro capacità di lettura sono ancora in formazione. Il mio parere è che l’esperienza della lettura sia di un ordine superiore, più vicino alla responsabilità, al pragmatismo. Mentre nell’immagine il rischio della fascinazione, della stupefazione è più vicino.

    Ciao, mi ha fatto piacere leggere la cronaca di Denti a Mestre.

  4. Lioa Says:

    Riprendo il discorso sull’illustrazione nel post di oggi. Grazie per i contributi.

  5. utente anonimo Says:

    …e citiamolo il suo capolavoro, Incendio a Cervara!

  6. utente anonimo Says:

    Non è immaginabile che si legga una storia ad un bambino e non si abbia con lui un buon rapporto. Un genitore arrabbiato o distratto non legge, un bambino arrabbiato non ascolta. Quando si legge qualcosa ad un bimbo si entra in sintonia con lui, si condivide con lui qualcosa di bello e si pongono le basi per l’amore verso la cultura, la narrazione, l’apertura mentale.
    I miei gemelli ogni sabato portavano a casa un libro dalla scuola materna e mi chiedevano subito di leggerglielo. Poi, se era loro piaciuto, lo volevano riascoltare alla sera. Credo che i doni che passano attraverso la lettura fatta dai grandi ai bambini siano incommensurabili per entrambi. Carla

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