ANCORA SULL’ILLUSTRAZIONE

Il commento di Kalle, titolare del blog "Collezione di sabbia" (http://collezionedisabbia.blogspot.com/ ) al post di ieri mi ha fatto tornare in mente che già nel gennaio 2001 avevo citato Bruno Bettelheim nel newsgroup it.cultura.libri. Qui

Dice Kalle: "Il valore di un’illustrazione sta nella capacità di evocare. Le stesse immagini filmiche possono agire allo stesso modo. Quanto più le immagini di un testo illustrato sono evocative, tanto più rimarranno impresse nella memoria e continueranno ad operare nella nostra fantasia, pur col passare del tempo. Certo ciò non vale per libri illustrati o film di scarsa qualità. Ma lo stesso si potrebbe dire per i cattivi testi scritti. Quindi non sono molto d’accordo con questa svalutazione dell’immagine. Vabbe’, ho detto la mia :-)"

Ed ecco la citazione da "Il Mondo Incantato" di Bruno Bettelheim che avevo proposto in it.cultura.libri:

"I libri di fiabe illustrati, così amati da adulti e bambini moderni, NON SERVONO ai principali bisogni del bambino. Anziché essergli di aiuto, le illustrazioni lo distraggono, perché sviano la sua immaginazione dal modo in cui sperimenterebbe la storia per proprio conto. La storia illustrata impedisce al bambino di applicarle soltanto le proprie associazioni visive, invece di quelle dell’illustratore" … "UNA FIABA PERDE MOLTO DEL SUO SIGNIFICATO PERSONALE QUANDO AI SUOI PERSONAGGI ED EVENTI VENGA DATA SOSTANZA NON DALL’IMMAGINAZIONE DEL BAMBINO, MA DA QUELLA DI UN’ ILLUSTRATORE."
Una certa Morgana aveva obiettato:
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«L’attuale metodo d’insegnamento di lettura prevede uno schema del tipo: immagine-parola-sillaba-lettera. L’ausilio di immagini è quindi fondamentale, anche per motivi pratici: non si possono proporre ad un bambino dai 6 agli 11 anni testi privi d’illustrazioni in quanto desterebbero scarsissimo interesse poiché il fanciullo è ancora in quel periodo evolutivo definito del ‘pensiero operatorio concreto’. L’espressione indica la capacità di elaborare con la mente delle operazioni, a condizione che il bambino abbia la possibilià di percepire concretamente i dati che gli permetteranno di svolgere tali operazioni. Se quindi venisse proposto un libro senza illustrazioni ad un soggetto privo ed incapace (per motivi naturalissimi di natura biologica, scusate la cacofonia 🙂 di costruirsi l’idea mentale dei personaggi di una fiaba, egli non comprenderebbe il contenuto del testo stesso. Si può cominciare a parlare di inibizione della fantasia, che potrebbe essere causata dalla presenza di immagini all’interno di un libro, solo quando il fanciullo matura la capacità di astrazione. Tuttavia a quell’età il problema non sussiste: è infatti difficile che un ragazzino di 12-13 anni legga libri di favole illustrati, ed è ancora più raro, che li legga e  si construisca un’immagine mentale che riproduca quella propostagli dall’illustratore.»
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E un certo Joeteacher:
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«I libri di fiabe non illustrati, che si usavano secoli fa, volevano la mediazione dell’adulto che li leggeva (li *raccontava*) al bambino. Il bambino ha necessità di essere coadiuvato dalle illustrazoni, nel momento in cui non può avere ancora sviluppato quella capacità di astrazione (il termine non mi piace molto: preferirei usare "capacità figurativa", intesa nel senso di dare un volto ai personaggi e concretezza alle situazioni) che gli renda "leggibile" un libro di fiabe non illustrato. Un libro in cui le illustrazioni fossero assenti difficilmente riuscirebbe ad attirare l’attenzione di un bambino. Meglio ancora se si tratta di un libro-gioco con la possibilità di muovere i personaggi illustrati.
Nota personale: Hansel e Gretel, un classico. Me lo ricordo ancora, in particolare perché alla fine potevo personalmente spingere la stregaccia brutta e cattiva nel forno (po’rella!). Che, estremizzando il discorso del Bettelheim, un fumetto allora sarebbe quanto di più deleterio possa capitare nelle mani di un bambino. Insomma, se stiamo parlando di bambini sotto gli 11-12 anni, mi sembrano tante fregnacce. Tutto questo detto da uno che non ha mai compiuto studi in questo campo e che si affida al proprio buon(?)senso.»
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P. Bianchi:
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«Sono rispettabili opinioni personali dell’autore, da cui in base al mio personale vissuto dissento. Io ero affascinato dalle illustrazioni almeno quanto dal testo, in alcuni casi di più, in altri di meno, in  altri ancora ricordo perfino che non ero d’accordo con l’immagine proposta dal disegnatore (es. nell’ Isola del tesoro, Long John era disegnato molto diverso da come lo immaginavo io). Mi piacerebbe anche sapere come farebbe B. a proporre Peter Rabbitt della Potter senza le illustrazioni della Potter. È un tutt’uno, e comunque, mai sottovalutare i bambini.»
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Corrado Farina:
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«Un caso esemplare di sconnessione tra lo studioso-scienziato innamorato di se stesso e delle proprie teorie e la realtà che costituisce l’oggetto del suo studio. Sembra quasi di sentire molti dei nostri politici che parlano dell’Italia. Ovvero: anche Bettelheim può dire delle stronzate. (Tra l’altro, i bambini "moderni" che amano così tanto i libri di fiabe illustrati, risalgono almeno alla metà del Settecento, e se non risalgono più indietro è solo perchéa nessuno gliene fregava niente di loro…)
@ Joeteacher: "i libri di fiabe non illustrati, che si usavano secoli fa" non esistono proprio. Le favole classiche (da Esopo a Lafontaine, dall’antichità al Settecento) non erano certo dirette ai bambini, il cui rapporto con i libri era pressoché nullo: si trattava invece di "favole morali" dirette esclusivamente agli adulti. E comunque, dal Seicento in avanti, gli editori avevano già incominciato a illustrare anche quelle. I libri per bambini (se si escludono le edizioni "ad usum delphini") nascono, sulla spinta dell’Illuminismo, verso la fine del Settecento, e NASCONO GIÀ ILLUSTRATI. A suo tempo ho scritto sull’argomento un articolo di 5 o 6 pagine, che volendo posso postare sul NG o inviare privatamente a chi voglia saperne di più.»
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Stefano Cirolini:
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«Forse ripeto quello che (con termini più tecnici) hanno commentato altri, ma mi sembra che i bambini, specie quelli più piccoli, potrebbero non avere la capacità di dare sostanza al racconto. Se leggo "il principe salì a cavallo" ad un bambino che non sa cos’è un cavallo, che immagine se ne può fare? Meglio allora avere una illustrazione. Un aneddoto personale: l’altro giorno, raccontando, senza figure, alla mia bimba di 2 anni la storia di Biancaneve (gliela avevo già raccontata una mezza dozzina di volte), mi ha fermato e mi ha chiesto: "Cos’è un nano?". Chissà cosa aveva immaginato che fosse le altre volte che le avevo raccontato la fiaba. Quando, invece, le leggo una fiaba da un libro illustrato mi chiede sempre di indicarle la figura che descrive le azioni o i personaggi che nomino ("dov’è il lupo? qual è il cavallo? cos’è questo?") Probabilmente per i bambini più grandi l’osservazione di Bettelheim è maggiormente valida. Oppure per gli adulti, con la vecchia questione di quanto "rovini" l’immaginario di una storia l’aver visto in precedenza un film tratto da essa.»
P.S. L’articolo "A misura di bambino", di Corrado Farina, autore del recente "L’invasione degli ultragay"
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è

qui .

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2 Risposte to “ANCORA SULL’ILLUSTRAZIONE”

  1. utente anonimo Says:

    Bei ricordi.

    Bart

  2. utente anonimo Says:

    Bei ricordi.

    Bart

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