IMPROBABILITÀ, CONSOLAZIONE E DESTINO IN DUE FILM RECENTI

 Dev Patel and Anil Kapoor, from

(Una scena dal film "The millionaire", di Danny Boyle)

Scrivevo in Nascere da un uovo di cigno

«Il fascino dei romanzi dell’Ottocento, e di questo in particolare ["Il violinista, di Hans Christian Andersen, Fazi editore, a cura di Lucio Angelini, n.d.r.], sta esattamente nel proporre storie in cui “tutto si tiene”, ovvero in cui ogni dettaglio ha un proprio preciso posto all’interno di un’ORDINATA economia narrativa. Chi scrive un romanzo, infatti, può perseguire essenzialmente due scopi:

– mimare, attraverso la scrittura, campioni di realtà piú o meno rappresentativi/interpretativi della stessa;
– tentare di esorcizzare la realtà nel suo aspetto forse piú inquietante: l’apparente (o effettivo) DISORDINE con cui spesso essa risulta procedere. In tal caso la vita romanzesca finge solo apparentemente di rappresentare la vita vera, intendendo soprattutto consolarsene.

Chi non ha mai nutrito il sospetto che, nelle nostre vite, certi fatti accadano invano, o che certi incontri inizialmente esaltanti non lascino poi la traccia che si vorrebbe, o che certi faticosi sforzi finiscano in fumo, o che l’economia complessiva delle nostre vite risulti tutt’altro che ben congegnata e consequenziale? A volte si ha piuttosto l’impressione che la realtà sia una sorta di puzzle in cui nessun pezzo si incastri in nessun altro, o che il succedersi degli eventi si sbandi senza alcun disegno accettabile. In un romanzo ben architettato, invece, personaggi e oggetti hanno ruoli e funzioni precisissime… [cut]… Anche in “Solo un violinista ambulante” [ma il titolo scelto da Fazi editore è semplicemente ‘Il violinista’] tutto si tiene. Non ci sono centinaia di personaggi sottoposti a un’inarrestabile entropia, ma appena una manciata, e il destino li lega cosí saldamente tra loro che dovunque essi vadano, foss’anche in capo al mondo, tutti re-incontrano tutti, in una sorta di continuo carrambachesorpresa!, e sono condannati a interagire fino alla fine. Mica come nella vita vera (o in quella dei romanzi moderni), in cui la gente si passa accanto, ha qualche rarefatto scambio e poi tanti saluti, ognuno per la sua strada. In “Solo un violinista ambulante”, una volta che un bimbetto di pochi anni sia rimasto favorevolmente impressionato dalla nipotina del vicino di casa, l’amerà perdutamente per tutto il resto della sua vita. Senza contare che, in questo tipo di narrazioni, sani antidoti alla noia e alla lentezza del quotidiano, succedevano cose mica da poco: incendi di case, suicidi, assassini, fughe con cavallerizzi del circo, attacchi convulsivi, guarigioni miracolistiche… »

Ebbene, questa lunga citazione calza a pennello con il film che ho visto ieri pomeriggio qui al Lido di Venezia, il premiatissimo "The millionaire" di Danny Boyle (il regista del mitico "Trainspotting"). Le coincidenze sono talmente tante e talmente spericolate che alla fine lo spettatore ne esce sì stordito, ma, almeno in parte, anche consolato. "Almeno in parte" perché nel film la cornice narrativa (l’edizione indiana del gioco televisivo "Chi vuol essere milionario?") è un mero pretesto per raccontare aspetti dell’India tutt’altro che improbabili, anzi!, fin troppo vicini al vero. Consolazione e denuncia, quindi, in un gioco ad incastri mirabilmente riuscito.

Rubo dal sito: http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=56916

la seguente perfetta descrizione:

« Padroneggiando l’estetica e il "fondamentalismo" melodrammatico del cinema bollywoodiano, Doyle mette in scena un eroe virtuoso che (da tradizione) sconfigge il male e salva i deboli senza dimenticare di mostrare le fratture presenti nella società indiana, prodotte da un sistema nel quale sopravvivono forti disuguaglianze. Jamal è un ragazzo comune che decide di reagire alla propria condizione di impotenza spalleggiato dal fratello maggiore Salim, un "angryyoung man" , alla Amitabh Bachchan dotato di carisma e potere. Duro, vendicativo e leale come l’idolo del cinema indiano degli anni Settanta, Salim è un delinquente di buon cuore che ha scelto la strada del crimine per reagire ai soprusi della metropoli. Nella Mumbai della loro infanzia i "due moschettieri" sviluppano personalità opposte che determineranno destini profondamente diversi. Latika, tra loro, a unirli e a separarli, è da convenzione elemento femminile e decorativo la cui debolezza esalta la virilità maschile. Danny Boyle interpreta e utilizza con competenza la musica, un’altra componente essenziale del cinema popolare e della cultura indiana. Sostenuto dal ritmo e dalle note di Allah Rakha Rahman, uno dei più grandi compositori indiani di soundtracks, il regista usa le canzoni in funzione narrativa, lasciando che la musica si fonda con le immagini, sottolineando e guidando le emozioni. Autore versatile, che attraversa incolume generi ed estetiche, Danny Boyle gira un film che riposa nell’alternanza del suo fortissimo e del suo pianissimo, in quella brusca scansione tra dolly sconfinati e scontri di classe, assoli sentimentali e crudeltà brutali. Tra il volo di una stella in elicottero e il tuffo di un bambino nella latrina più sporca (e lirica) di tutta l’India.»

Alto grado di improbabilità anche nella storia (o meglio, "parabola") raccontata dal regista Giulio Manfredonia nel film "Si può fare", sul disagio psichico e la possibilità di fronteggiarlo seguendo le rivoluzionarie raccomandazioni basagliane.


"La follia è una condizione umana" sosteneva Basaglia, psichiatra. "In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla".

Il film comunica un messaggio importante, è piaciuto sostanzialmente a tutti quelli di cui mi fido, eppure… devo confessare che a me ha fatto lo stesso effetto di "La vita è bella" di Benigni. L’ho trovato stucchevole, furbesco e di conseguenza anche complessivamente irritante…

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2 Risposte to “IMPROBABILITÀ, CONSOLAZIONE E DESTINO IN DUE FILM RECENTI”

  1. utente anonimo Says:

    ti appartiene l’ordine e la chiarezza nell’esporre idee e concetti. Elementi essenziali per un valido scrittore bye

  2. Lioa Says:

    Grazie. Un complimento di prima mattina gira subito gli angoli della bocca all’insù:-)

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