GIANRICO CAROFIGLIO A VENEZIA

Una volta gli scrittori vivevano in una sorta di loro eletta reclusione. Difficile poterli incontrare o interrogare, a meno che non si fosse giornalisti. Oggi gli scrittori scendono tranquillamente dal loro sempre più raggiungibile empireo – a volte anche in ciabatte – e vengono quasi a bussarti alla porta di casa, pur di presentarti il loro ultimo libro… A Venezia, poi, il fenomeno è particolarmente frequente dato che, per mal che vada l’incontro con il pubblico, resta pur sempre la soddisfazione di una bella "scampagnata" in una magnifica città:- ) 
Non avevo mai letto nulla di Gianrico Carofiglio, specializzato in legal thriller, ma sono andato a sentirlo lo stesso, invertendo di proposito – per una volta -, la successione logica "prima i libri, poi – eventualmente – anche l’autore". Incontrare un autore è spesso rischioso. Può sempre succedere, infatti, che l’autore si riveli simpaticissimo e i suoi libri delle ciofeche, o i libri molto più interessanti dell’autore…
Non avevo nemmeno visto il successo cinematografico “Il passato è una terra straniera”, tratto dal suo romanzo omonimo, ma dato che pioveva… e che Carofiglio si era scomodato a venire così a tiro (= alla libreria Mondadori di Venezia, appena dietro Piazza San Marco), sabato pomeriggio sono andato a  verificare come se la sarebbe cavata nel ruolo di "ospite letterario". La novità da presentare – per inciso – era “Né qui né altrove” (Una notte a Bari), Laterza Editore.

Né qui né altrove

Nell’introdurre Carofiglio, il direttore della libreria si è limitato a due parole in croce, dopodiché l’ha lasciato completamente solo al tavolo degli oratori, ma il magistrato-scrittore non si è perso d’animo. Ha subito chiarito, anzi, di aver rinunciato intenzionalmente a lasciarsi fiancheggiare da letterati più o meno prestigiosi. "In genere", ha detto, "gli altri presentatori menano il can per l’aia per decine di minuti prima di arrivare al fatidico ‘Gianrico Carofiglio è uno scrittore che non ha certo bisogno di presentazioni’. E allora, se è vero che non ho bisogno di presentazioni, a un certo punto ho pensato che tanto valeva presentarmi da solo".
La collana per la quale ha accettato di scrivere un volume si chiama "Contromano". Di recente, infatti, Laterza editore, in passato quasi esclusivamente dedito alla "saggistica alta", ha creato un originale ponte verso la narrativa incentrato su "scrittura e città". La collana, naturalmente, accoglie scritture "al confine tra vari generi". In questo caso non esattamente "guide sentimentali", non esattamente "romanzi"… in pratica gli ennesimi unidentified narrative objects di cui ciancia Wu Ming 1 nel suo recente saggio [gli unici oggetti narrativi perfettamente identificabili rimasti in circolazione pare siano quelli del cosiddetto New Italian Epic:-), n.d.r.]. Il suo compito, nello specifico, era raccontare in qualche modo BARI, la città che gli ha dato i natali e che ha definito "più tipicamente di altre in bilico tra il ‘non più’ e il ‘non ancora’." Nello svolgere il tema commissionatogli dalla casa editrice, inizialmente gli era venuto in mente di risolverlo partendo dal pretesto di tre amici che si ritrovano dopo tanto tempo… poi, a poco a poco, i tre personaggi hanno preso il sopravvento sul motivo della città e quello che è venuto fuori è soprattutto un  dramma sull’amicizia e sulle sue contraddizioni.
Carofiglio ha chiarito che non si tratta di un libro autobiografico, anche se qualcuno degli episodi narrati appartiene di sicuro alla sua esperienza diretta. Tra questi, è autobiografico quasi al 100% l’episodio del cagnetto acquistato da un ragazzo contro il volere del padre (ce lo ha letto) e dello stratagemma adottato per farlo accettare in casa…
Anche per Carofiglio, come per la scrittrice canadese Margaret Atwood, scrivere un romanzo è  un po’ come entrare a tentoni in una stanza buia. ‘Chi scrive in maniera onesta – ha sostenuto – all’inizio non vede che ombre indistinte, e solo alla fine raggiunge la piena consapevolezza di che cosa gli interessava esprimere." Ed è stato così che per lui [scrittore che si ritiene dunque onesto:-), n.d.r.], si è verificato lo scarto tra committenza iniziale e lavoro concluso: la storia della città è passata in secondo piano rispetto a quella dei tre amici che si ritrovano…
"Spericolato come sono", ha dichiarato Carofiglio, "spesso mi succede di firmare un contratto prima ancora di sapere che cosa scriverò. Ma quella di tagliarmi i ponti alle spalle e di distruggere la flotta per ritrovarmi poi "costretto a onorare l’impegno preso" è una strategia che pare con me funzioni…".
Uno degli stereotipi più in voga, a suo dire, è quello secondo cui "si scrive di ciò che si conosce". A lui pare piuttosto vero il contrario: si scrive di ciò che più appare misterioso e di cui si ha maggiormente paura; si scrive di ciò che non si comprende bene, avventurandosi in territori oscuri. Anche la scrittura, insomma, – e non solo il passato – è "una terra straniera"…
Una signora del pubblico gli ha chiesto se uno scrittore non arrivi a detestare il personaggio che gli ha dato il successo (nel suo caso, l’avvocato Guerrieri), quando gli editori lo costringano alla serialità. Carofiglio ha ricordato il caso di Conan Doyle, che dopo aver fatto morire Sherlock Holmes, fu costretto a resuscitarlo per le pressioni degli editori e dei lettori… Per quanto lo riguarda, ha dichiarato di avere un buon rapporto con Guerrieri. Non lo condannerà ad apparire in una vera e propria serie. Semplicemente considera i tre libri imperniati su di lui tre macrocapitoli di un macroromanzo non ancora concluso (se ne aggiungerà presto un quarto), ma che poi verrà abbandonato per nuove esplorazioni in nuovi territori.
Un’altra signora gli ha chiesto a che cosa sia dovuta la citazione del monologo di Roy morente (da "Blade Runner") da parte dell’avvocato Guerrieri in "Testimone inconsapevole". Carofiglio ha risposto che quel passo si adattava perfettamente alla situazione da "magia sull’orlo dell’abisso" così tipica degli stati d’amore nascente fra due persone…
Per farla breve. Carofiglio si è rivelato un brillante e piacevole intrattenitore. Per premiarlo, ho acquistato il suo libro e me lo sono fatto autografare con la dedica "A Lucio di ‘Cazzeggi Letterari’". Appena l’avrò letto, vi sapro dire se è migliore o peggiore dell’autore:- )
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(Foto di A. Bianchi)
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7 Risposte to “GIANRICO CAROFIGLIO A VENEZIA”

  1. ramona1 Says:

    Io ho letto i 3 romanzi più famosi di Carofiglio e mi sono piaciuti. L’avvocato Guerrieri è un tipo molto affascinante, quel cinico che conquista, quel malinconico che intenerisce… Insomma, una lettura gradevole, anche, ma forse non solo, per il personaggio.

  2. Lioa Says:

    Eh, sì, voi paramedici avete un sacco di tempo per leggere, tra un’iniezione e un cambio di catetere:- )

  3. ramona1 Says:

    Caro, se hai bisogno tu di un catetere o di un clistere, lascio qualsiasi romanzo e te li faccio subito! 😉

  4. Lioa Says:

    Grazie, ma ho una personale idiosincrasia per i clisteri…

  5. utente anonimo Says:

    Carofiglio che vidi ad una trasmissione sulla magistratura, vale di piu’ come ospite a un dibattito che come scrittore.
    Se lo ascolti ti interessa, se lo leggi, ti annoia.

    Sergio

  6. utente anonimo Says:

    Carofiglio che vidi ad una trasmissione sulla magistratura, vale di piu’ come ospite a un dibattito che come scrittore.
    Se lo ascolti ti interessa, se lo leggi, ti annoia.

    Sergio

  7. Lioa Says:

    Ti assicuro che “Né qui né altrove” è molto carino.

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