NUOVA ITALIANA EPICA (NIE): ATTO TERZO.

(Cangiari tutti cosi pi nun cangiari nenti… )

Leggo sull’ultimo Giap (numero di fine e inizio anno)
 
QUELLO CHE DOBBIAMO FARE
 
«A un romanzo non chiedo certezze, non chiedo di rafforzare convinzioni che già ho: pretendo una destabilizzazione, anche sottile ma deve esserci. Voglio una letteratura non consolatoria bensì perturbante. Non voglio sentirmi dire che i cattivi sono cattivi perché sono cattivi, e che i buoni hanno ragione. Voglio racconti sulla crisi dei "buoni", sul punto di vista dei "cattivi", sugli ostacoli e i ripensamenti, sulle prove da superare, sulle sconfitte che fondano qualcosa e le vittorie che fanno impazzire e portano al disastro.»
.
Yawn, yawn, e poi yawn. Non è chi non dia per assodato – e da parecchi decenni! – tutto ciò. Siamo mica più ai tempi di Zdanov e della letteratura asservita alle esigenze propagandistiche, eccheccazzo. Ma per i gattopardi Wu Ming quello che conta è dare un nome nuovo alla vecchia acqua calda (cfr. plus ça change, plus c’est la même chose, o anche the more that changes, the more it’s the same thing ), pur di potersene attribuire finto-euforicamente la scoperta ed einaudizzarla a dovere.
 
Concludono, infatti:
 
«Il 27 gennaio 2009 uscirà per Einaudi Stile Libero il libro New Italian Epic. Letteratura, sguardo obliquo, ritorno al FUTURISMO(1)
 
Nella quarta di copertina, ovviamente, il finto-euforico annuncio:
«Nella narrativa italiana sta succedendo qualcosa. Qualcosa di GROSSO
 
Poi uno pensa alla tediosità di Manituana e gli scendono di un altro centimetro le palle…
.
.
Niente artistici "DOBBIAMO" e niente PARAMETRI obbligati, per quanto mi riguarda. Che ciascuno si esprima come meglio crede.
.
. 
—-
(1) Il richiamo è, evidentemente, al MANIFESTO di Filippo Tommaso Marinetti del febbraio 1909:
. 
1-Noi vogliamo cantare l’amor del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.
2-Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia. 3-La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità penosa, l’estasi ed il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno…
Eccetera.

Come dire: ‘sti qua si sono inventati lo SGUARDO OBLIQUO e il WHAT IF ("Se mia nonna avesse le ruote, sarebbe una carriola???"), ma il risultato non cambia. Qualcuno gli darà pure retta, ma se posso dare una risposta tipicamente fanese agli sproloqui del neo-marinettiano Wu Ming 1, essa è questa: " ‘A Robbè, guarda che a me non m’incanti!". N.d.r.

(Immagine da http://www.pasqualinonet.com.ar/images/Gattopardo.jpg )

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8 Risposte to “NUOVA ITALIANA EPICA (NIE): ATTO TERZO.”

  1. utente anonimo Says:

    Sì, mi ha convita!
    Il punto di vista dei cattivi, la destabilizzazione ‘anche sottile’, le sconfitte che vincono e le vittorie che perdono, niente certezze.
    (Allora, shhhhh… ci devono essere cattivi che perdono, se vincono non vale, tipo, gli indiani d’America vincono, ma non proprio fino in fondo, deve restare un’incertezza che destabilizzi un po’, che lasci il sospetto che forse un indiano è stato opportunista e ha tradito la sua gente, e magari è morto, perché cattivo pure lui, però ha un fratello più giovane che l’ha seguito, ma non era d’accordo e non farà il suo errore, non morirà insomma, deve rifondare… la sua attività da informatore, ma etico, un doppio gioco -eh, se fosse triplo come il senso- in pratica, quindi, lui era cattivo, ma ha capito che perdendo si diventa buoni e che quando il cattivo perde, ma si pente, in realtà vince, ma non è proprio sicuro, lui ha il dibattito tra lui e lui e lui interiore che non lo fa vincere, merda, in tre c’è sempre chi si coalizza contro di lui!)
    Ok, la trama c’è, adesso basta ambietarla nella campagna ferrarese 🙂

    Ghega

  2. utente anonimo Says:

    Sì, mi ha convita!
    Il punto di vista dei cattivi, la destabilizzazione ‘anche sottile’, le sconfitte che vincono e le vittorie che perdono, niente certezze.
    (Allora, shhhhh… ci devono essere cattivi che perdono, se vincono non vale, tipo, gli indiani d’America vincono, ma non proprio fino in fondo, deve restare un’incertezza che destabilizzi un po’, che lasci il sospetto che forse un indiano è stato opportunista e ha tradito la sua gente, e magari è morto, perché cattivo pure lui, però ha un fratello più giovane che l’ha seguito, ma non era d’accordo e non farà il suo errore, non morirà insomma, deve rifondare… la sua attività da informatore, ma etico, un doppio gioco -eh, se fosse triplo come il senso- in pratica, quindi, lui era cattivo, ma ha capito che perdendo si diventa buoni e che quando il cattivo perde, ma si pente, in realtà vince, ma non è proprio sicuro, lui ha il dibattito tra lui e lui e lui interiore che non lo fa vincere, merda, in tre c’è sempre chi si coalizza contro di lui!)
    Ok, la trama c’è, adesso basta ambietarla nella campagna ferrarese 🙂

    Ghega

  3. utente anonimo Says:

    Non essendo obliqui ma un po’ diretti: si puo’ sapere quando finisce questa soap opera delle letteratura italiana moderna? questo GROSSO movimento? e se non finisce piu’, li si ignori ed amen.
    Una marea di oblio li sommergera’.

    Sergio

    ps: I Wu Ming scrivessero solo, invece di teorizzare, si potrebbero anche salvare.

  4. utente anonimo Says:

    Non essendo obliqui ma un po’ diretti: si puo’ sapere quando finisce questa soap opera delle letteratura italiana moderna? questo GROSSO movimento? e se non finisce piu’, li si ignori ed amen.
    Una marea di oblio li sommergera’.

    Sergio

    ps: I Wu Ming scrivessero solo, invece di teorizzare, si potrebbero anche salvare.

  5. utente anonimo Says:

    No, no… i futuristi, il gattopardo, per me siete molto fuori strada. c’è scritto:
    “Sarà anche per questo che Wu Ming si appresta a fare i conti con la propria storia, e non solo in termini teorici.
    A dieci anni di distanza, qualcosa ci dice che è quello che dobbiamo fare.”
    Ma a dieci anni di distanza da cosa? Cos’è successo nel 1999? Io azzardo: nel 1999 è uscito Q, e la frase che ripeteva sempre il protagonista diQ, ricorderà chi lo ha letto, era proprio: “Quello che devo fare”.
    Dunque Wu Ming “si appresta a fare i conti con la (sua) storia” e, precisa, non solo “in termini teorici”. Poi dicono: “quello che dobbiamo fare”, e questa frase la mettono in corsivo. E’ chiaramente un messaggio per i loro lettori, però che significa?

    Secondo me stanno scrivendo il seguito di Q.

    F.

  6. utente anonimo Says:

    No, no… i futuristi, il gattopardo, per me siete molto fuori strada. c’è scritto:
    “Sarà anche per questo che Wu Ming si appresta a fare i conti con la propria storia, e non solo in termini teorici.
    A dieci anni di distanza, qualcosa ci dice che è quello che dobbiamo fare.”
    Ma a dieci anni di distanza da cosa? Cos’è successo nel 1999? Io azzardo: nel 1999 è uscito Q, e la frase che ripeteva sempre il protagonista diQ, ricorderà chi lo ha letto, era proprio: “Quello che devo fare”.
    Dunque Wu Ming “si appresta a fare i conti con la (sua) storia” e, precisa, non solo “in termini teorici”. Poi dicono: “quello che dobbiamo fare”, e questa frase la mettono in corsivo. E’ chiaramente un messaggio per i loro lettori, però che significa?

    Secondo me stanno scrivendo il seguito di Q.

    F.

  7. Lioa Says:

    Ah, sì, ho sentito anch’io che i Wu Ming interromperanno la minacciata “trilogia” atlantica:-/

  8. BOCL N. 39 (LA BUFALA DEL NEW ITALIAN EPIC 2.) « BEST OF CAZZEGGI LETTERARI Says:

    […] NUOVA ITALIANA EPICA (NIE): ATTO TERZO. […]

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