Archive for gennaio 2009

QUANDO I BAMBINI DEL DARFOUR FANNO OH

29 gennaio 2009


 

Leggo su Corriere.it  che l’ineffabile Povia non avrebbe versato TUTTI i proventi della canzone "Quando i bambini fanno ooh", come si era pubblicamente impegnato a fare allorché il conduttore Paolo Bonolis dedicò una serata del Festival di San Remo del 2005 ai bambini del Darfour. Così dichiara Angelo Carrara, storico titolare della casa discografica TargetMusic, a "Io donna" nell’ambito di una inchiesta – che sarà pubblicata nel numero in edicola sabato 31 – sulla vicenda Povia/Darfur di Sanremo 2005. A fronte di 450 mila euro [cazzarola!!!, N.d.r.] complessivamente maturati dalla canzone nel 2005, ne arrivarono a destinazione solo 35.000.

Cito dall’articolo di Marzio Mian:

«Nel 2005 l’esordiente Povia era stato escluso dalla gara perché aveva già partecipato al festival di Recanati, ma Bonolis lo resuscitò per fare da colonna sonora alla raccolta fondi con la sua canzone "Quando i bambini fanno ooh"… L’iniziativa per il Darfur fu determinante per lanciare Povia che nel 2006, l’anno dopo il botto della serata benefica, vinse il Festival anche perché i bambini avevano votato per lui».

Sempre a proposito di beneficenza, voglio ricordare anche l’inchiesta a più riprese di Striscia la notizia sulle attività "umanitarie" dell’attore Edoardo Costa, che nel 2002 fondò l’associazione "Ciak" per aiutare i bambini dei paesi più poveri. Dalle verifiche effettuate, tuttavia, è emerso che Costa avrebbe utilizzato i soldi destinati alla Onlus per beneficiare soprattutto se stesso e realizzare un costoso libro fotografico nel quale l’attore è con alcuni bambini delle bidonville:

Striscia La Notizia + Edoardo Costa (parte2) 

[Immagine da http://www.illaboratoriodellafantasia.it/i_bambini_fanno_oh.html ]

S’ODE A DESTRA UNO SQUILLO DI TROMBA

28 gennaio 2009

Click to view larger image 

(Alcuni narratori del NIE mentre stanno lavorando per noi)

In occasione dell’uscita – in pregiato cartaceo einaudiano – della versione n. 3 del NISE (New Italian Self Essay = nuovo saggio italiano scritto da se stessi su se stessi) di Wu MING 1, sono prontamente scattati i megafoni promozionali di vari fiancheggiatori del Salvatore delle Patrie Lettere, tanto che a più di un lit-blog visitor [si è liberi di tradurre l’espressione lit-blog visitor in italiano, ci mancherebbe altro. Io la uso in inglese perché guardo alla scena italiana da fuori e vorrei mantenere questa parziale esternità. N.d.r.] sono tornati in mente gli epici versi manzoniani:

«S’ode a destra uno squillo di tromba;
a sinistra risponde uno squillo:
d’ambo i lati calpesto rimbomba
da cavalli e da fanti il terren.».

La prima a riverberare nell’etere la notizia è stata, come al solito, Loredana Lipperini:

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2009/01/26/new-italian-epic-dal-web-alla-carta/

Al suo squillo di tromba hanno fatto eco quelli di Girolamo De Michele, ancora ebbro di emozione per essere stato arruolato tra i guerriglieri ufficiali della NUOVA ITALIANA EPICA [si è liberi di tradurre l’espressione NUOVA ITALIANA EPICA in New Italian Epic, anche se fa più cagone. N.d.r.] 

http://www.carmillaonline.com/archives/2009/01/002919.html#002919

«Comprendere l’importanza dell’ allegoria non solo come figura retorica, ma come espressione figurale dello sguardo obliquo dei narratori NIE è indispensabile per comprendere verso quali direzioni la narrativa italiana, da nessuno eterodiretta, sta camminando, e a quali questioni questo percorso è nei fatti una risposta», ha dichiarato – compuntissimo – De Michele.

Mi permetto di riportare un’immagine del suo tipico sguardo obliquo:

A proposito di allegorie, poiché il Carnevale è ormai alle porte, vorrei consigliargli di salire su uno dei CARRI ALLEGORICI allestiti per le tradizionali sfilate del periodo pre-quaresimale in vari comuni d’Italia.

(Carro allegorico dedicato alla NIE, New Italian Economy)

Personalmente, mi riservo di segnalare a PAOLO ATTIVISSIMO, il noto cacciatore di bufale webbiche

(vd. http://www.attivissimo.net/ ),

anche quella wuminghiana:

http://lucioangelini.splinder.com/post/16883086/SMASCHERATA+LA+NUOVA+BEFFA+DEI

[L”immagine in alto è tratta da: www.kirwanesque.com; quella  con lo sguardo obliquo di Girolamo De Michele è tratta da http://www.blackmailmag.com/images/Incontri/De_Michele.jpg; quella con il carro allegorico da http://data.kataweb.it/kpmimages/kpm2/eol/2007/12/24/745903.pjpeg ] 

ALBERICIDIO AL LIDO DI VENEZIA

27 gennaio 2009

Per costruire un nuovo Palazzo del Cinema al Lido di Venezia…

hanno deciso di abbattere tutti i pini domestici presenti nel Piazzale del Casinò…

Le associazioni ambientaliste si stanno mobilitanto per fermare l’albericidio. Anche il cantante Mario Donatiello [nella foto qui sopra] si è indignato nell’apprendere del progetto. "Lasceranno un buco così", pare abbia esclamato. Ma forse intendeva significare altro…

«La costruzione del nuovo Palazzo del Cinema prevede l’abbattimento di tutti i pini domestici presenti nel piazzale del Casinò al Lido di Venezia (piante in buono stato di salute con un ciclo vitale che può superare i 200 anni), di un terzo delle alberature del vicino Parco delle 4 Fontane tutelato dal PALAV (in tutto circa 110 piante d’alto fusto) e la distruzione dei resti sotterranei del forte ottocentesco. Uno scempio ambientale e paesaggistico di uno dei luoghi più caratteristici e affascinanti dell’isola inaccettabile e, soprattutto, inutile. Sono possibili, infatti, diverse soluzioni alternative che non comportano alcun sacrificio del verde pubblico, alcun consumo di territorio e che permettono lo svolgimento annuale della Mostra Cinematografica senza tutti gli inconvenienti derivanti dalla presenza dei cantieri nel piazzale. L’attuale palazzo del cinema, ad esempio, potrebbe essere sopraelevato (ipotesi prevista sin dagli anni ’50 dallo stesso progettista dell’edificio l’architetto Luigi Quagliata) o potrebbero essere sfruttati gli enormi, prestigiosi e sottoutilizzati spazi dell’ex Casinò (possibilità recentemente ammessa anche dall’architetto Carnevale Preside dello IUAV). Preoccupa, inoltre, l’avvio di un progetto su cui pesa, in un momento di grande difficoltà economica per il Paese e per il Comune, anche la grande incognita dei finanziamenti. A fronte di una spesa iniziale prevista in circa 88 milioni di euro (ma i costi dell’opera per le sue stesse caratteristiche rischiano, secondo l’architetto Fuksas, di non essere inferiori ai 130-140 milioni di euro), l’attuale copertura finanziaria è minima. L’associazione delle organizzazioni di ingegneria e architettura d’Italia (Oice) ha sollevato dubbi di illegittimità su questa operazione davanti alla Corte dei Conti. In paesi come la Germania e la Francia, con molto senso pratico e serietà, è proibito per legge bandire concorsi pubblici per la progettazione architettonica di opere se non ci sono già i finanziamenti necessari a realizzarle. Sarebbe opportuno seguire questi esempi virtuosi. In caso contrario, il rischio reale è quello di ritrovarsi fra qualche anno con un’intera pineta distrutta ed un’opera incompiuta (una sorte simile è già successa all’edificio progettato dall’architetto De Carlo al Blue Moon che arrugginisce, incompleto e sottoutilizzato da anni) o un bilancio comunale dissestato. Per quanto esposto, le Associazioni firmatarie, facendosi interpreti di quanto richiesto anche da larga parte dei residenti al Lido, chiedono con urgenza un atto di responsabilità: la immediata sospensione dei lavori (le radici di una ventina di lecci sono già state gravemente danneggiate), la revisione del progetto (già, del resto, profondamente rimaneggiato) e la sua realizzazione con modalità tali da non danneggiare il patrimonio ambientale, storico e paesaggistico del Lido di Venezia.»

[Federico Antinori, referente per le Associazioni: LIPU Venezia, Italia Nostra Venezia, Estuario Nostro, Pax in Aqua, Venezia Civiltà Anfibia, Associazione per la Difesa dei Murazzi, Ecoistituto del Veneto Alex Langer, Comitato per la revisione della Viabilità del Lido, Associazione Rocchetta e Dintorni, AVI Venezia.]
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VISITATE IL SITO:
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QUANDO GINO PAOLI FA L’AMORE CON POVIA

26 gennaio 2009

 Povia - Luca Era Gay (parodia - fake) Carmine Di Pancrazio

(Clicca sull’immagine per ascoltare la parodia di "Luca era gay")

Non bastava la proposta sanremese di Povia “Luca era gay”, dove gay fa rima con Lei, una provvidenziale fanciulla che, materializzatasi nel bel mezzo della devianza-malattia di Luca, lo guarisce di colpo e tutti i bambini fanno oh, che meraviglia, che meraviglia. Ora ci si è messo anche Gino Paoli a cantare stronzate. Se ne è parlato prima qui:
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e poi sabato scorso in tivù a "Ma che tempo che fa", dove l’autore de "La gatta" ha spiegato a Fabio Fazio come di un artista non debba importare tanto l’argomento che affronta, quanto il MODO in cui lo fa. [Appunto!, n.d.r.]
 
L’articolo di Repubblica inizia così:
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«La storia che Gino Paoli racconta nel brano Il pettirosso contenuto nel suo nuovo album Storie, con cui l’artista festeggia 50 anni di carriera, è quella di uno stupro. Un uomo di settant’anni e una bambina, in cui lui alla fine muore e lei ne prova pietà (L’afferrò con cattiveria/lei si trovò le gambe in aria/lui che cercava cosa fare/c’era paura e c’era male (…)/ Lei allora lo prese tra le braccia/con le manine gli accarezzò la faccia). E la polemica non ha aspettato a scatenarsi. La commissione bicamerale per l’Infanzia ieri ha deciso di ascoltare il cantautore nell’ambito di una indagine conoscitiva che la commissione, presieduta da Alessandra Mussolini, sta svolgendo sulla pedopornografia. "Nessuna censura all’artista”, dice la Mussolini aggiungendo di fare però attenzione ai “messaggi fuorvianti sulla pedofilia, anche di un testo di una canzone, che possono essere devastanti. Per il pedofilo non c’è perdono”…»
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(Per il resto dell’articolo segui il link indicato sopra.)
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Pizzico qua e là dai commenti: 

«Paoli è diventato pazzo !!!!» (Maurizio)

«Gino è stato un “grande”. Con la maturità è diventato un “grandissimo”. I rappresentanti della bicamerale per l’infanzia e i vari Movimenti facciano più attenzione ai salotti “buoni” che frequentano assiduamente per scoprire e colpire i “mostri” dell’infanzia che girano nella nostra società malata. Lascino in pace i grandi artisti!!!!!!» (Marcello)

«L’artista va lasciato assolutamente libero di esprimersi… però, permettetemi, Gino Paoli si sta “rincoglionendo” alla velocità della luce… » (Ferruccio)

«Stavolta Gino hai pisciato fuori dal vaso. Non c’è null’altro da dire.» (Rob)

«Secondo me Gino Paoli ha solo raccontato una storia, tanto più agghiacciante quanto più l’ha fatta sembrare naturale. Lo ha già fatto con “Il cielo in una stanza” dove racconta di chi ha trovato l’amore andando con una prostituta. Chi scrive una canzone, come una poesia, non è detto che ne condivida la morale ma a volte serve proprio a svegliare le coscienze su fatti e sentimenti che creano sconcerto ma che esistono… Dimenticavo, il tema era già stato affrontato da Ron in “Il gigante e la bambina” dove si narra di un rapporto d’amore tra una bambina e un adulto … allora non fece scandalo più di tanto.» (Simone)

«Il caro Gino Paoli sicuramente non ha mai vissuto nulla del genere. Gli uomini sanno ben parlare di perdono e pietas cristiana, quando nel 99% dei casi sono donne e bambine a subire violenze. E mi fa davvero ribrezzo che sia una fascista come Alessandra Mussolini a doverlo ribadire.» (Emanuela)

«A leggere i commenti, vien davvero paura ed orrore. Ribrezzo, ecco la parola. No, non per Paoli: per questi mancati giudici-giustizieri. La cosa meno volgare che ho letto, in 94 commenti, è stata “Paoli, sparati di nuovo e prendi meglio la mira”. Pochi ricordano il contesto di quella tragedia, ed il rispetto che è dovuto a Paoli per un episodio tutto personale ed intimo. O la abusata privacy vale solo per voi giustizieri, quando vi mettete d’accordo per non rilasciare scontrino o fattura? A scanso d’equivoci: non sono un vecchio bavoso, ho 46 anni, ho una moglie di 32 ed una figlia di 4. Sono ateo. Assieme a Paoli, cerco di “esercitare quella pietas cristiana di cui invece la società nella sua spasmodica ricerca del mostro ha perso traccia”. Aggiungo che ho sempre avuto paura di quanti mitizzano qualcuno (a me è successo, anni fa, di essere stato mitizzato): gli idoli sembrano essere fatti apposta per essere abbattuti, prima o poi, esattamente dagli stessi squilibrati mentali che fino al giorno prima erano pronti a qualunque nefandezza, pur di entrare in contatto col loro vate.» (Mark Bernardini)

«@ Bernardini. Immagino che se tua figlia venisse violata da un pedofilo adulto, difficilmente potresti aspettarti una comprensiva reazione di cristiana pietas da parte sua. I traumi sono traumi. Punto e basta. Al massimo potresti provarne tu… lei non sarebbe in grado di elaborare la violenza subita così presto. Secondo me Paoli si è abbassato al livello di Povia, che per riguadagnare risonanza ha proposto per Sanremo “Quando i gay fanno oh!”.» (Luan)

«Ecco, lo sapevo. Questa è la logica di quanti sono favorevoli alla pena di morte: oppongono a coloro che sono ad essa contrari (io sono contrario) il trito e ritrito “e se fosse successo a te?”. Non è successo a me! Qualcuno deve pur mantenere la freddezza e la lucidità. Non a caso, un giudice coinvolto, se viene scoperto, viene sospeso, gli viene tolto il caso. Come quando, per giustificare le spese militari, ti dicono “E se ci fosse la terza guerra mondiale?”. Non c’è, e se ci fosse, finirebbe tutto in otto secondi, per sempre, altro che baionette. Soprattutto, detesto questa personalizzazione. Ho espresso un’opinione, e subito l’oggetto della discussione non è più il contenuto di questa canzone, ma Bernardini. Va bene, non mi sottraggo. Da epoca insospettabile, dagli anni ’70, dico e affermo che se qualcuno uccidesse i miei cari, io avrò un solo scopo nella vita: uccidere gli assassini, dovessi cercarli per vent’anni. Dopo di che ritengo assolutamente sacrosanto e conseguenziale che io debba essere processato e condannato, anzi mi consegno da solo, volontariamente. Perché mi sarei fatto giustizia da solo, ed anzi avrei giustiziato. Ricordo un bellissimo manifesto in bianco e nero di Amnesty International del 1981, all’epoca del referendum contro l’ergastolo. A proposito della pena di morte, uno scheletro con la toga da giudice tiene la corda con cui è impiccato un disgraziato qualsiasi, con la lingua penzoloni. Il testo recita “Perché uccidere chi uccide per dimostrare che non bisogna uccidere?”…» (Mark Bernardini)

«@ Bernardini. Vedo che lavori di fantasia. Non sono affatto favorevole alla pena di morte, tutt’altro. Ma ribadisco l’inopportunità di far notare, anche attraverso una canzone, che una bambina violata possa provare della cristiana pietas per chi l’abbia usata come un oggetto. Al massimo possono scattare dolorosi e autodifensivi sensi di colpa da parte della vittima… ma questo è tutto un altro discorso.» (Luan)

«Chissà perché, non avevo il minimo dubbio che tu fossi contrario alla pena di morte. Ed è questa la ragione per cui ti ho fatto notare che dai tuoi ragionamenti al giustificarla il passo è breve. Dal testo della canzone, che andrebbe letto ed ascoltato con maggiore attenzione prima di avventurarsi in processi sommari, la violenza, per fortuna, non è stata consumata, causa sopraggiunto infarto… »  (Mark Bernardini)

«Ah, be’, se è sopraggiunto l’infarto, posso ben immaginare come la bambina, presto riavutasi dal trauma della tentata violenza, si rassereni di colpo alla vista del cadavere. Va là, va là…» (Luan)

Eccetera.

IMPAZZA NEI CINEMA IL NEW AUSTRALIAN EPIC

23 gennaio 2009

Il New Australian Epic è una delle molte-buone-diverse cose che accadono oggi nella cinematografia australe. Seguo anche altri fenomeni, però quest’epica recente è quel che più mi interessa sondare. Vorrei che esplorassimo tutti insieme lo strato profondo, quello dove si intrecciano le radici di tante opere, opere in apparenza diverse ma che molti spettatori sentivano affini e consonanti già prima che uscisse “Australia”. Il film si rifà, come è noto, ai grandi capolavori epici come Via col vento, La regina d’Africa e La mia Africa, ma contiene praticamente ogni genere cinematografico. Non si dimentichi che il New Australian Epic è sorto dopo il lavoro sui "generi", è nato dalla loro forzatura, ma non vale a descriverlo il vecchio termine "contaminazione". E Luhrmann è riuscito nell’impresa quasi impossibile di coniugare nella stessa pellicola avventura, storia d’amore, umorismo, guerra, film in costume, messaggio sociale e addirittura musical, grazie all’ottimo uso della canzone “Somewhere over the rainbow” dal Mago di Oz.
Certa pseudo-critica che crede di orientare il dibattito culturale non si è accorta di quanto succedeva perché da tempo – cronometrista e schiava di un tran tran disperante – ha rinunciato a immaginare che si possano, o meglio, debbano spezzare tutti i falsi legami gerarchici tra le cose e le idee, distruggere tutti gli strati ideali divisori tra di loro. Ed era prevedibile che il New Australian Epic incontrasse ostilità e reazioni sopra le righe. È probabile che il dibattito continui a suscitare l’aperta inimicizia – o la stizza tenuta a stento – della "casta dei mediatori", in cui militano veri e propri "cottimisti" della denigrazione. L’importante è essere consci che il dibattito reale si svolge altrove. In rete, si è affermato come logo del dibattito sul NAE il profilo di Nicole Kidman appoggiato a quello del bonissimo Hugh Jackman, la cui pelle non può essere perforata da alcuna arma. Nella lotta l’eroe non perde nemmeno un dito, mentre il villain della situazione, il perfido Fletcher, muore trafitto da una fletcha (cfr. nomen omen).
In narrazioni come "Australia" c’è un po’ di tutto: guerre, anabasi, transumanze, viaggi iniziatici, lotte per la sopravvivenza, sempre all’interno di conflitti più vasti che decidono le sorti di classi, popoli, nazioni o addirittura dell’intera umanità, sugli sfondi di crisi storiche, catastrofi, formazioni sociali al collasso. Queste narrazioni sono epiche perché riguardano imprese storiche o eroiche o comunque avventurose, e perché sono grandi, ambiziose. Spesso il racconto sconfina nel sorpannaturale (il bambino Nullah che "canta a sé" i personaggi che desidera re-incontrare nel bel mezzo dei più fastidiosi bombardamenti). È complesso e popolare nello stesso tempo, e soprattutto induce nello spettatore la classica domanda "what if": cosa sarebbe accaduto se il prodursi di un evento (es. l’attacco a Pearl Harbor) avesse mancato di far stringere in un liberatorio abbraccio finale tutti gli eroi del film? O anche: e se Lady Sarah non avesse trasportato una mandria di 1500 capi fino a Darwin con l’aiuto del rude mandriano Drover (Hugh Jackman)?
Il film è anche una dichiarazione d’amore per l’Australia, paese che in un certo senso ha veramente un alone misterioso e che Luhrmann ha voluto nobilitare e far conoscere al pubblico di tutto il mondo. Per far ciò, ha aggiunto alla bellezza naturale della sua terra alcuni ritocchi digitali con l’effetto di creare un’atmosfera magica e da sogno (transmedialità). Non manca il messaggio sociale importante: nel film è aspra la critica ai fatti legati alle “generazioni rubate”, bambini nati da madri aborigene e padri bianchi che dovevano essere allontanati dalle loro famiglie “per togliere il nero che è in loro” (si pensi alle perplessità suscitate nel nostro capo del governo Silvio Berlusconi dalla sospetta abbronzatura del neo-eletto presidente degli Stati Uniti Barack Obama). Riconoscibilissime, infine, le citazioni da Girolamo De Michele, Gianni Biondillo, Loredana Lipperini (l’oste che non vuole far entrare nel proprio blog-saloon il negro Lucio Angelini), Giuseppe Genna, Wu Ming ("Manituana"). Vi è persino un accenno a "Gomorra" di Robertino Saviano  (il traffico delle carney australiane quasi interamente monopolizzato dal mafioso Carney) (cfr. nomen omen).
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(Collage da una recensione cinematografica di Valentina Ariete e dalla versione numero 2 del saggio di Wu Ming 1 sul New Australian Epic):- ). 

IO PUBBLICÀNO O PROSTITUTA?

22 gennaio 2009

immagine 2 piccola.

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 (Sandra Moldi, illustrazione per "La Madonna del Latte", di Lucio Angelini)

Mi sono accorto ieri, seguendo questo LINK , di essere stato collocato tra i pubblicàni (1) e le prostitute. Copio-incollo il commento di Giuseppe al mio racconto "LA MADONNA DEL LATTE". È il numero 47. Mi era sfuggito:

«Quello che ho letto di te, caro Lucio Angelini, mi lascia interdetto. Da una parte, umanamente, hanno il sapore di deliranti fantasie di chi nel 21° secolo ha avuto la “fortuna” di poter far partecipi tanti altri delle proprie miserie. Dall’altra, cristianamente, sono contento per te perchè “nel regno di Dio i pubblicani e le prostitute vi passano avanti” (Mt 21, 28-32)(2) e tu sarai tra quelli perchè l’amore di Dio è troppo più grande della miseria di ogni uomo.»

(1) Niente a che vedere con la pubblicazione di racconti. Significa "appaltatore delle imposte"/ "esattore delle imposte nelle province imperiali".

(2) Vangelo: Mt 21,28-32
Dal Vangelo secondo Matteo. "In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo». E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

LUCIO IN THE SKY WITH DIAMONDS

21 gennaio 2009

 

Nel 1967 uscì l’ottavo album dei Beatles, "Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band", contenente la canzone "Lucy in the Sky With Diamonds".

Lucy in the Sky with Diamonds

(Clicca sull’immagine qui sopra per ascoltare la canzone)

Sempre nel 1967 completai uno dei miei primi manoscritti: "Lucio in the sky with diamonds"…

Ebbene sì! Da buon beatlesiano della prima ora non avevo resistito alla tentazione di proiettarmi io stesso lassù in the sky, insieme a Lucy e a tutti quegli altri deliziosi diamanti.

Continuai a spedire la giovanile operina a questo e quell’editore per anni, finché non mi stancai.

Negli anni ’90 pubblicai essenzialmente libri per ragazzi: "Quella bruttacattiva della mamma!" (Emme Edizioni), "Grande, Grosso e Giuggiolone" (Edizioni EL), "Ramona, maga copiona e il desiderio dei desideri" (Edizioni EL), "Tre racconti da Shakespeare" (Loescher Editore), "L’ ‘Orlando Furioso’ raccontato ai ragazzi" (Loescher Editore)…

Ieri, però, ho subito un’improvvisa e brutta ricaduta. Ritrovato casualmente il manoscritto del 1967, l’ho infilato in un bustone e, come preso da raptus, sono corso alle poste e l’ho spedito a un editore.

Non vi dico i sensi i colpa e le lacrime di coccodrillo, a misfatto compiuto: "Maddai!", mi rimproveravo. "Alla tua età, correre ancora appresso agli editori come un adolescente… Che cosa patetica!"

Fake di Angelini:-)

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Purtroppo, ormai, la frittata era fatta.

Verso sera mi sono consolato pensando che, nel 99,99% dei casi, i manoscritti fatti arrivare in questo modo agli editori finiscono tranquillamente al macero:- ).

(Immagine in alto da http://forsythe4kc.com/uploaded_images/fractal.jpg ; immagine in basso da http://www.leadpipeposters.com/images/0106.jpg )

CONFLITTO ARABO-ISRAELIANO: E SE I MASCHIETTI SI FACESSERO GRAZIOSAMENTE DA PARTE?

20 gennaio 2009

 
Nell’apologo cinematografico “Il giardino di limoni”, di Eran Riklis, il critico Federico Gironi rileva che gli uomini “a confrontarsi e capirsi non ci provano nemmeno”, troppo presi come sono "dai loro egoismi e dai loro giochi di potere”. Invece la palestinese Salma e la moglie del ministro della difesa israeliano, Mira, se non altro “si scrutano a distanza e imparano a rispettarsi” (senza mai arrivare, tuttavia, a parlarsi davvero).
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Paolo D’Agostini de laRepubblica rimprovera al film di non approfittare [narrativamente, suppongo, n.d.r.] del turbamento della moglie del ministro… tanto che alla fine non ci sono né vittoria né sconfitta, ma solo “una lezione di dignità”.
 
Anche Maurizio Porro del Corriere della Sera vede nel giardino dei limoni “una metafora gentilmente profumata”, senza che per questo, purtroppo, dietro il Muro i limoni cessino di avvizzire "come i ciliegi cecoviani”.
 
Ovviamente la storia del processo contro la decisione di abbattere il SIMBOLICO LIMONETO PALESTINESE (per meglio tutelare la sicurezza abitativa del ministro della difesa israeliano) in sé non è molto credibile: nella realtà l’ostacolo verrebbe eliminato o raso al suolo in quattro e quattr’otto e senza tanti complimenti (o confronti legali o appelli alla Corte Suprema)…
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In compenso a una mia amica ha fatto sorgere un momentaneo e femministico WHAT IF (1): visto che gli uomini di potere dell’una e dell’altra parte (= sia i maschietti israeliani, sia quelli palestinesi) se le suonano di santa ragione da decenni senza mai riuscire a escogitare alcuna concreta e duratura soluzione di pace, non sarebbe sperimentalmente interessante se, per una dozzina d’anni o giù di lì, si facessero da parte e passassero il testimone delle decisioni politiche alla componente femminile delle rispettive popolazioni? Vuoi mai che le donne proverebbero, quantomeno, a "scrutarsi a distanza" e "a rispettarsi"… magari arrivando persino ad assicurare una qualche forma di dignitosa coesistenza?
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(Personalmente ho i miei dubbi in proposito, ma voi che ne dite? Potrebbe essere un esperimento politico capace di dare apprezzabili "agrumi"?… Quasi quasi giro il quesito all’ineffabile Lipperini).
(1) Che stia diventando neo-epica pure lei?

UNA PERLA BIANCA E INSANGUINATA…

19 gennaio 2009

«Perché per la saga bamboccesca della Meyer [TWILIGHT, n.d.r.] si fa la fila e per questo struggente, crudele e tenerissimo capolavoro l’altra sera ero l’unico spettatore in sala?» si domandava il critico cinematografico Roberto Pugliese il 16 gennaio scorso su "Il Gazzettino".

E più giù:

«…  Alfredson regala il più perfetto vampire-movie di sottrazioni e d’atmosfera di ogni tempo, un’apoteosi del "fuori campo" (la scena finale in piscina è puro genio filmico) dove il "gore" irrompe con efferata normalità, il lirismo più estremo si sposa con l’angoscia, le ventate di morte con i giochi da bambini. Una perla, bianca e insanguinata, di un cinema in cui non credevamo quasi più

Be’, tanto entusiasmo mi ha contagiato e temo che andrò a vedere "Lasciami entrare" ("Låt den rätte komma in") di Tomas Alfredson, benché in genere non impazzisca per i film di vampiri e – da qualche tempo a questa parte – avverta una certa resistenza all’idea di andarmi a chiudere per un paio d’ore in un cinema. 

Non posso non fidarmi di Roberto Pugliese:- )

(Immagine in alto da http://www.cinemahorror.it/notizie/notizia.asp?id=1027 )

LETTORE AVVISATO, MEZZO SALVATO

16 gennaio 2009

A pag. 73 del suo Italia De Profundis Giuseppe Genna inserisce un rettangolo con scritto:

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                                      ATTENZIONE

Da questo punto, fino a pagina 91, tutto diventa noiosissimo. Al fine di evitare tale noia, si consiglia vivamente di saltare a pagina 92, dove non è deppure detto che non ci si annoi. Comunque, ciò che segue è più noioso di quanto sia umano immaginare e inoltre si tratta di una parte che abbassa le vendite del libro. Si raccomanda di saltarla a piè pari, davvero.

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Il lettore, che già nelle pagine precedenti si era sorbito una congrua dose di lamentazioni non propriamente stuzzicanti ("Questo è il tempo che ha divorato, digerito, evacuato i sogni", "Questo è il tempo che ha espulso lo spirito dallo spettro di possibilità dell’umano", "L’orticaria perdura da due anni", "Gli italiani stanno raggiungendo il culmine dell’idiozia", "Sta incombendo la bolla speculativa edilizia", "Una marea di merda ricopre l’Italia", "La lotta di classe non esiste più", "Crollano i saperi", "Il precariato dilaga", "Il tetto di sviluppo è stato toccato", "In Italia è alle stelle il debito pubblico", "Il popolo italiano è il più alienato del pianeta" eccetera) pensa:

"Vuoi vedere che la parte più divertente del romanzo  (di genniano rigore il rigo tirato sopra la parola ‘romanzo’, fa tanto "contaminatio", n.d.r.) è proprio questa da pag. 73 a pag. 91, che quel furbone di Genna consiglia di saltare solo per meglio evidenziarla?"

Così cede alla tentazione di controllarla e scopre che effettivamente Genna ha mentito. Non è vero, infatti, che da pagina 73 "Tutto diventa noiosissimo". La realtà è che "Tutto resta noiosissimo":- /

Eh, sì, lo diceva Alfonso Berardinelli a Mestre tempo fa: "Il computer ha reso tutti narratori e prolifici. Facilissimo, grazie al copia-incolla e rielaborazione di materiali di varia natura, arrivare alle 600-700 pagine in pochi giorni… "

http://lucioangelini.splinder.com/post/19137629/ALFONSO+BERARDINELLI+SPENNA+MA