VENTICINQUE EURO AL MESE

A volte sui quotidiani si leggono notizie talmente esagerate, ma talmente esagerate che ci si domanda come si possa pretendere che vengano prese per buone.

Sentite questa di domenica scorsa 11 gennaio (fonte: Il Gazzettino di Venezia):

«MODENA. CINESI SCHIAVI PAGATI 25 EURO AL MESE.

Concorso in sequestro di persona, riduzione in schiavitù e tentata estorsione. Queste le accuse con cui sono finiti in manette, nel modenese, tre cinesi che gestivano un laboratorio tessile a Cavezzo. All’interno dell’azienda, i carabinieri di Modena hanno, infatti, trovato una decina di cinesi segregati all’interno del laboratorio, dove erano costretti a vivere e lavorare per 16-18 ore al giorno, per 25 euro al mese.»

Non gliel’ha detto nessuno, ai giornalisti del Gazzettino, che lo schiavo propriamente detto non percepisce alcun compenso, né congruo né incongruo? (1). Perché parlare, dunque, di cinesi "schiavi"? Senza contare che 25 euro sono comunque più di mezza social card, e mica solo a Natale, ma tutti i mesi…

(1) "La schiavitù è la condizione per cui un individuo rimane privo di tutti i diritti di persona libera e viene considerato come proprietà di un altro individuo. Storicamente il proprietario di uno schiavo aveva diritto di vita e di morte su di esso e sulla sua famiglia, e aveva diritto a sfruttarne il lavoro senza fornire nessun compenso; spesso il costo per il lavoro degli schiavi era limitato al necessario per la loro sopravvivenza."

(Da http://it.wikipedia.org/wiki/Schiavo )

[Immagine da http://www.kendwabreezes.com/images/Slave_Market.jpg ]

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7 Risposte to “VENTICINQUE EURO AL MESE”

  1. utente anonimo Says:

    In fondo 25 euro al mese sono peggio della schiavitu’. Ad esempio quella Romana, era piu’ coerente: la proprieta’ privata vivente era intesa come possesso assoluto di una persona: si era onesti a riconoscersi schiavisti.
    Qui, invece, mi sembra vero il contrario: quei 25 euro al mese ( se vero) aggiungono una linea di compassione un poco patetica.
    Oltre all’aberrante condizione di schiavitu’ si aggiunge anche la patetica elemosina.
    Morale: la decadenza moderna investe persino gli schiavisti.
    Non hanno piu’ il carattere all’altezza.

    Sergio

  2. Lioa Says:

    Fosse per me, ripristinerei i ***lavori forzati*** per i colpevoli di tali aberrazioni di sfruttamento dei propri simili.

  3. utente anonimo Says:

    Sono d’accordo: il ripristino dei lavori forzati, ma si’, proprio quelli con le catene ai piedi, le divise a strisce. A scavare, ad asfaltare.
    Ma la morale e’ una: la cultura liberal progressista ha sovvertito ogni morale, ogni etica, ogni buon gusto ed infine ogni senso della giustizia: come diceva Bourget un secolo fa, andra’ a finire che si tuteleranno di piu’ i diritti dei criminali piuttosto di quelli delle vittime.
    Ed e’ inevitabilmente successo proprio cosi’: un traguardo davvero progressista, di una societa’ che non ha piu’ nemmeno la forza di punire come se la punizione fosse la piu’ aberrante delle azioni deliquenziali.
    Il resto? omicidi, aggressioni, sfruttamenti, associazioni criminali, truffe finanziarie, invece, sono le nuove “virtu'” moderne e laddove qualcuno storce ancora il naso – perche’ un briciolo di buon senso lo sorregge ancora – la’ insorge qualcuno a ricordargli la predichetta del perdono, del recupero, del riscatto sociale.
    Insomma: un mondo del perdono all’ennesima potenza, tranne per coloro che ancora vorrebbero il concetto di pena anche come punizione.
    Questi no! per questi nessuna giustificazione, questi sono e rimangono giustizialisti !!!
    Dio come siamo conciati.

    Sergio

  4. utente anonimo Says:

    Il passo dalla schiavitù allo schiavismo è breve.
    Basta sentire alcuni perbenisti dire: “la badante di mia madre si è licenziata di punto in bianco e ha voluto anche la liquidazione!”
    Quando gli ricordi che il contratto prevede ecc. ecc. parte il solito disco “questa casa nostra e qua non devono accampar pretese”.

    Giusto quello che dice Angelini sulla notizia “falsata” com’è anche giusto punire gli sfruttatori di schiavitù.
    Ma questa Italia non mi sembra scevra da sottomissioni: c’è una cultura verticalista che, al giorno d’oggi, giustifica persino la meritocrazia, come se la società utilitaristica garantisse il “buen vivir”, quel benessere che le comunità primordiali cercavano nella terra e che le attuali comunità progredrite (?) cercano nel prodotto.

    Se siano 25, 1.000 o 10.000 € poco importa, quel che conta è che, così com’è concepito il lavoro in questa nostra Italia, il passo dalla schiavitù allo schiavismo è veramente breve.

    julia

  5. utente anonimo Says:

    D’accordo con Julia, anche se il discorso meritocrazia meriterebbe un approffondimento serio, perche’ poi non e’ cosi’ sbagliato. Dipende da come lo si inquadra.

    Sergio

  6. utente anonimo Says:

    Sulla meritocrazia c’è da dire che nel “paese dai cervelli fuggenti” restano i mediocri a contendersi le briciole, ergo…

    julia

  7. utente anonimo Says:

    Julia, perche’ in italia non sappiamo nemmeno dove sta’ di casa la meritocrazia vera: l’abbiamo sostituita con tanto fumo spacciato per arrosto.
    Ma questo non devia il discorso sulla meritocrazia stessa. Semmai devia il discorso sulla stupida opinione che gli italiani hanno su cosa sia il merito vero di una persona.
    Del resto i meritevoli italiani sono veline, grandi fratelli, naufraghi sulle isole…
    Chiamiamolo demerito, allora.

    Sergio

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