CONFLITTO ARABO-ISRAELIANO: E SE I MASCHIETTI SI FACESSERO GRAZIOSAMENTE DA PARTE?

 
Nell’apologo cinematografico “Il giardino di limoni”, di Eran Riklis, il critico Federico Gironi rileva che gli uomini “a confrontarsi e capirsi non ci provano nemmeno”, troppo presi come sono "dai loro egoismi e dai loro giochi di potere”. Invece la palestinese Salma e la moglie del ministro della difesa israeliano, Mira, se non altro “si scrutano a distanza e imparano a rispettarsi” (senza mai arrivare, tuttavia, a parlarsi davvero).
. 
Paolo D’Agostini de laRepubblica rimprovera al film di non approfittare [narrativamente, suppongo, n.d.r.] del turbamento della moglie del ministro… tanto che alla fine non ci sono né vittoria né sconfitta, ma solo “una lezione di dignità”.
 
Anche Maurizio Porro del Corriere della Sera vede nel giardino dei limoni “una metafora gentilmente profumata”, senza che per questo, purtroppo, dietro il Muro i limoni cessino di avvizzire "come i ciliegi cecoviani”.
 
Ovviamente la storia del processo contro la decisione di abbattere il SIMBOLICO LIMONETO PALESTINESE (per meglio tutelare la sicurezza abitativa del ministro della difesa israeliano) in sé non è molto credibile: nella realtà l’ostacolo verrebbe eliminato o raso al suolo in quattro e quattr’otto e senza tanti complimenti (o confronti legali o appelli alla Corte Suprema)…
.
In compenso a una mia amica ha fatto sorgere un momentaneo e femministico WHAT IF (1): visto che gli uomini di potere dell’una e dell’altra parte (= sia i maschietti israeliani, sia quelli palestinesi) se le suonano di santa ragione da decenni senza mai riuscire a escogitare alcuna concreta e duratura soluzione di pace, non sarebbe sperimentalmente interessante se, per una dozzina d’anni o giù di lì, si facessero da parte e passassero il testimone delle decisioni politiche alla componente femminile delle rispettive popolazioni? Vuoi mai che le donne proverebbero, quantomeno, a "scrutarsi a distanza" e "a rispettarsi"… magari arrivando persino ad assicurare una qualche forma di dignitosa coesistenza?
.
(Personalmente ho i miei dubbi in proposito, ma voi che ne dite? Potrebbe essere un esperimento politico capace di dare apprezzabili "agrumi"?… Quasi quasi giro il quesito all’ineffabile Lipperini).
(1) Che stia diventando neo-epica pure lei?
Annunci

9 Risposte to “CONFLITTO ARABO-ISRAELIANO: E SE I MASCHIETTI SI FACESSERO GRAZIOSAMENTE DA PARTE?”

  1. utente anonimo Says:

    E perche’ no? In fondo del problema Israele Palestina rimagono due sole vivissime sensazioni:

    A) l’infinita tristezza nel vedere due popoli massacrarsi e distruggersi a vicenda dove le vittime sono sempre o quasi sempre degli innocenti. Gente del popolo che nulla ha a che vedere con giochi politici di potere e forse nemmeno con fondamentalismi religiosi.
    E’ un’indecenza , una vergogna del mondo occidentale e medio orientale.

    B) L’infinita noia di questo problema.
    Si, proprio di noia bisogna parlare: le vicende Israeliane Palestinesi annoiano da cinquanta anni a questa parte e annoieranno per i prossimi cinquanta o cento: sicuro.
    Annoiano nel modo piu’ noioso possibile: prima le tregue, gli armistizi, dopo i ricatti politici, i sotterfugi; infine attentati, bombe, razzi e ritorsioni militari.
    E poi si ricomincia da capo, all’infinito in questa noiosissima giostra di guerra.

    E allora perche’ no? se i giostrai maschili sono questi, diamo spazio alle giostraie donne. Chissa’ mai che abbiano piu’ buon senso? chissa’ mai che sia la volta buona per una piu’ dignitosa risoluzione dei problemi.
    Per lo meno sarebbe una novita’ in una noia mortale ( nel vero senso della parola)

    Sergio

  2. utente anonimo Says:

    da quanto leggo sieti dubbiosi circa i risultati che si otterebbero, mentre le donne sono oramai certe dell’inefficienza maschile al riguardo

  3. Lioa Says:

    Personalmente ho avuto brutte esperienze con donne di potere… come dire che il potere logora chi lo detiene ***indipendentemente dal genere di appartenenza***. Sarei comunque favorevole al tentativo…

  4. utente anonimo Says:

    veramente israele l’ha gia’ avuto un primo ministro donna, a cavallo dei ’60 e ’70

    e sembra che ora ce ne sara’ un’altra.

  5. utente anonimo Says:

    Non so dire, è facile essere “discrete” in seconda linea. Mi spiace solo non vedere alla prova la Clinton.

    Ghega

  6. utente anonimo Says:

    sinceramente ritengo un’eccesso di ottimismo credere che questo e quello abbia più buon senso in funzione di sesso, cultura. Quello che manca all’uomo è un rapporto con la morte e con la vita, ovvero la famosa istanza di educazione in fila alla posta, quel sentimento che ci fa pensare all’altro non come una 44 magnum puntata sulla nostra identità ma come a un altro noi. Un parroco direbbe fratello, ma fratello, come donna, come uomo, sono definizioni derivate da particolarismi genetici che hanno poco a che fare con la capacità dell’uomo di capire la morte che si scontra con la sua incapacità di affrontarla.
    Gaza è affermazione, il Libano caos. Se ci sono persone occidentali intelligenti che di fronte a una rissa o a un’emergenza urlano e hanno crisi isteriche, come pretendere che abbiano più possibilità davanti alla disgregazione caotica della propria identità.

    Ovviamente è un’opinione, per quanto radicale. Ma la vita è radicale e solo in fila in posta si può ottenere una mediazione che sia rispetto e non mafia o favore.

  7. utente anonimo Says:

    Utente anonimo capisco quello che vuoi dire e in un certo senso lo condivido.
    Per quanto riguarda invece l’evangelico altro come noi, se vuoi ti indirizzo verso qualche profeta di questa ecumenica volonta’ di “riavvicinamento” tra uomo e uomo : una volonta’ – oltretutto – di un mondo parallelo un poco morale ( esprime gia’ una sorta di massificazione) e molto ideale, che tra le tante sue lacune, nasconde un abominio: annullare tutte le sacro sante differenze tra individui, popoli, nazioni.
    L’altro e’ giusto che rimanga l’altro: e anche se volessimo fare uno sforzo di buona volonta’, ci ritroveremmo imbrigliati da un insormontabile ostacolo: quell’io inalienabile che come soggetto si pone sempre negando di essere altro da se’.
    Se poi lo vogliamo massificare socialmente , politicamente, umanamente, allora decolliamo verso l’utopia, la morale -o peggio ancora – verso il cristianesimo : appunto, come vedi, tutti mondi paralleli.

    Ps: non sai quante bastonate mi sono preso dal profeta “Julia” per questi discorsi.
    Ma se lei vaneggia, io cosa ci posso fare?

    Sergio

  8. Lioa Says:

    Be’, Sergio. Non si tratta di “amare l’altro”, ma di rispettarne i diritti, che, insieme ai doveri, DEVONO essere gli stessi per tutti.

  9. utente anonimo Says:

    Beh, Lucio, io ho volutamente allargato il discorso.
    Non intendo dire che, a parita’ di condizioni, i doveri e i diritti non devono essere uguali (anche se sui diritti ci sarebbe da discutere all’infinito: e’ una parola inflazionata quanto mai): su questo siamo tutti d’accordo, devono essere i medesimi.
    Ma vedere l’altro come un noi necessariamente presuppone una filosofia di vita all’insegna di certi principii, e dunque, giocavo su questi riferimenti esistenziali.

    Per correggermi: i doveri devono essere identici per tutti; i diritti in proporzione al rispetto dei doveri.

    Sergio

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...