UMBERTO ECO A VENEZIA

Uno dei miei assilli segreti è – da anni – quello di non poter più accedere ai materiali versati e rimasti imprigionati nei vecchi floppy disk da 5,25 pollici. Ne ho un bel mucchietto in giacenza, come anche dei successivi dischetti da 3,5 pollici. Per questi ultimi, tuttavia, ho avuto l’accortezza di acquistare e tenere da parte un piccolo lettore dotato della necessaria fessura finché se ne trovavano sul mercato. Insomma è un continuo succedersi di sempre nuovi supporti e modelli, e se non si ha la pazienza di accumulare quelli che diventano via via obsoleti, il rischio di non poter più consultare quanto in essi memorizzato è purtroppo alto. Ma se i vecchi floppy disk non sono più leggibili, quanto credete che dureranno le attuali chiavette USB? In realtà, non lo sa nessuno…
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http://it.wikipedia.org/wiki/Floppy_disk 
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Ebbene, partecipando alla giornata conclusiva dell’appuntamento annuale della Scuola per Librai Umberto e Elisabetta Mauri alla Fondazione Cini, qui a Venezia, il 30 gennaio scorso, quale non è stata la mia felicità nel sentire UMBERTO ECO effondersi con la consueta ironia e precisione proprio sul problema (insoluto e probabilmente insolubile) della labilità e deperibilità dei supporti pre- e post- elettronici della scrittura e della memorizzazione magnetica dei dati?
Certo, l’Umberto nazionale l’ha presa alla larga, ricordando in un brillante excursus storico tutti i tipi di supporti della scrittura utilizzati nel tempo a partire dalla sua invenzione nelle varie forme (pittografica, ideografica, alfabetica). Ha nominato le pietre, le tavolette “dealbate” o cerate, i papiri, le pergamene eccetera, poi il volumen papiraceo, che aggiungeva la terza dimensione alle precedenti possibilità di lettura dall’alto al basso e da sinistra a destra o viceversa (era sfogliabile!), quindi il CODEX pergamenaceo, e l’invenzione della carta fatta con gli stracci, quella successivamente ottenuta dal legno…  i vantaggi di una sempre maggiore riproducibilità, come anche il perpetuo dramma, in ogni epoca, della LABILITÀ dei supporti ogni volta ideati.
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Il dramma perdura tutt’oggi. La carta di legno resta affidabile per una settantina di anni o poco più, magari anche il doppio, ma il rischio di perdere testi preziosi è sempre in agguato e gli editori di oggi [il pubblico cui Umberto Eco si stava rivolgendo era costituito essenzialmente di editori, N.d.r.] appaiono più preoccupati di aumentare la diffusione dei libri che la loro conservabilità.
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Il discorso vale anche per i suoni e le immagini. Le videocassette erano comode, si potevano scorrere avanti e indietro (si pensi alle scuole di cinematografia e all’importanza di poter analizzare un film per singole sequenze, premendo backward e forward… ), ma i colori, col passare del tempo, si deterioravano. Il CD si sfregia e si intoppa. E si pensi al vecchio e resistente vinile, scalzato da sempre nuovi supporti…
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In conclusione, di tutti gli apparati di riproduzione, compresi i più sofisticati e recenti, sappiamo solo che sono perituri ("come la Mimì a cui la tisi non concede che poche ore di vita", ha detto Eco). Resta il fatto che l’invenzione del libro, pratico, maneggevole, sfogliabile, tascabile, trasportabile e leggibile anche in mezzo al più sperduto dei deserti, o laddove non esista l’elettricità… appare definitiva e non ulteriormente perfettibile. Non a caso il prossimo libro dell’illustre conferenziere si intitolerà:
                   
             "Non sperate sbarazzarvi dei libri
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🙂
(La pessima foto è di L. Angelini) 
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2 Risposte to “UMBERTO ECO A VENEZIA”

  1. idiotaignorante Says:

    Lucio, se ti puo’ interessare da me ho parlato di New Italian Crappotronic per via della diatriba Dan Simmons – Carminchia! 🙂

  2. Lioa Says:

    Ehm, non è condivida proprio tutto quello che dici, ma ti leggo sempre volentieri*-°

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