PAVLOVIANE CENSURE DELLA LIPPERINI

 

(Quanta neve, ieri, salendo in ciaspe verso il santuario di Lussari, nel tarvisiano!)

Scriveva Loredana Lipperini l’ 8 aprile 2008 nel post EPICA E CATANE :

«In realtà, di interventi su un filone di scrittura che riunisce autori frettolosamente definiti “di genere” (Evangelisti, Lucarelli, De Cataldo, Genna fra gli altri) si è parlato spesso, in rete e non solo. Ad approfondire il concetto, con la definizione di  “New Italian Epic”, è intervenuto Wu Ming 1 qualche giorno fa, in un’analisi al Middlebury College, Vermont. Qui trovate l’audio.»

Mio commento:

«Bravo Wu Ming. Gliele ha cantate chiare al mercato americano che, a differenza di quello francese, non ha ancora pubblicato per intero lo zoccolo duro della New Italian Epic… E dire che i WuMing hanno concepito ‘Manituana’ pensando soprattutto al mercato americano:- )»

Il 7 febbraio 2009 Wu Ming 1 – in coda all’ennesimo post NIE-filo della Lipperini [ormai affetta da passione compulsivo-paranoide nei confronti delle bufale wuminghiane, n.d.r.] ha sboronato:

«… l’EPICA come risposta degli scrittori alla meschinità schifosa del presente (e mai come in questi giorni, con l’Italietta in salò-pette che entra nella sua fase necro-clerico-“bukkake”) proviamo un senso di grande schifo.»

Un commentatore a caso:

«Ah, sì, l’epica dei Wu Ming protesi alla Conquista del Mercato Americano. E chi vi crede più???»

Wu Ming 1:

«Beh, per fare un esempio, loro: http://tinyurl.com/c32kzt »

Postato Domenica, 8 Febbraio 2009 alle 12:50 am da Wu Ming 1 »

Il commentatore:

«Appunto. Tante frescacce sul New Italian Epic per poter arrivare SOPRATTUTTO lì. Ci aveva proprio ragione la Carla Benedetti [quando parlava di NIE come operazione auto-promozionale, n.d.r.]

Ma la censora Lipperini, ZAC!, ha subito cassato il commento, rendendone incomprensibili altri quattro.

P.S. Ovviamente non c’è nulla di male nel puntare al mercato americano e cercare di raggranellare quanti più dollaroni possibili, ma di qui a spacciarsi per duri e puri, riparandosi tutti sotto il provvidenziale ombrello gomorriano, e millantando di contrastare il berlusconismo con operine tediose quali ‘Manituana’ … ce ne corre!

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18 Risposte to “PAVLOVIANE CENSURE DELLA LIPPERINI”

  1. Lioa Says:

    P.P.S. Nel vocabolario lipperiniano è ipocritamente definito “troll” e “spammatore” (anche in un commento recente) chiunque non sostenga la Nobile Causa del NIE.

  2. utente anonimo Says:

    Ma i Wu Ming ti pagano? Secondo me sì! :-))))

  3. Lioa Says:

    Per tutta questa pubblicità indiretta? Ehm, sì, da un lato dovrebbero proprio farlo…
    Gli è che non sopporto l’ipocrisia. Conosco troppa gente che – a parole – si dichiara progressista, salvo poi, nella pratica, perseguire obiettivi molto meno collettivisti e rinnegare chiunque non gli faccia più comodo…
    La Lipperini, poi, sta diventando sempre più patetica, con questa sua bacchettina censoria da Bloggherina dalla Penna Rossa:-/

  4. utente anonimo Says:

    Hai letto il mio commento ma non hai cliccato sulla casetta…

  5. Lioa Says:

    Ma sì, il rimando a “De utilitate inimicorum” di Plutarco: “senza i nemici le nostre virtù non avrebbero possibilità di crescere”… eccetera. In tal senso sarei proprio contento di aiutare la Lipperini a crescere (continua a lamentarsi di essere perseguitata da un nemico, lei così illuminata e pronta ad accettare le critiche degli avversari – salvo poi cancellare ogni traccia di appunto ai piccoli Lari e Mani del suo altaruccio letterario). Malafede per malafede, comincio a sospettare che faccia la femminista solo per vendere qualche libro, così come temo facciano anche Wu Ming 1 e Giuseppe Genna: strombazzano discorsi da sinistrorsi solo per lucrare sui soldini dei gonzi che vanno loro dietro, i.m.h.o.

  6. utente anonimo Says:

    Non è solo che aiutano a crescere: vanno proprio coltivati, sul vetrino come i batteri. Un nemico che parla continuamente di te è il miglior ammiratore possibile, e tu stai facendo il loro gioco.

  7. Lioa Says:

    Eh, sì, lo so che anche se mi chiama continuamente “troll” e “spammatore”, sotto sotto la Lipperini mi ama. Sono l’unico a ricordarle la miseranda verità su se stessa.

  8. Lioa Says:

    P.S. Di fare un indiretto favore ai Wu Ming – tutto sommato – sono contento: poveracci, cinque autori con cinque famiglie da sfamare… anzi ora solo quattro (uno se l’è data a gambe), e vendono così poco, con tutto quello che si sbattono…

  9. utente anonimo Says:

    E’ che ti stanno manovrando, questa è la mia impressione. Ti fanno incazzare così lasci commenti su commenti etc.

  10. Lioa Says:

    Ho già segnalato la miseria dei tre personaggi qui:
    http://lucioangelini.splinder.com/post/17037784/NEO-EPICHE+REAZIONI+AL+POST+DI

    Wu Ming 1 potrà incantare la Lipperini, ma non (più) me. Se, indirettamente, contribuisco alla promozione del libercolo sul Nie, pazienza. Wu Ming 1 si diverte a prendere per il culo la gente con la sua nuova bufala, io mi diverto a prendere per il culo Wu Ming 1 con i miei pezzulli anti-Nie. Di tutto il resto poco mi frega*-°

  11. utente anonimo Says:

    Lucio, è sufficiente entrare con un nick femminile, non so per esempio “Annina”, e poi lasciare messaggi stile femminista dello s.c.u.m. (society for cutting up men).
    Così hai una sorta di salvacondotto per scrivere di tutto su tutti, anche le peggiori nefandezze, purché appunto, tu utilizzi il taglio – è il caso di dirlo! – “scummiano”.
    La butto sul comico perché è una cosa tanto palese da risultare parecchio comica.
    Però a onor del vero, va detto che il saggio dei due WM accanto a idee discutibili (per esempio l’allegoria e l’allegoritmo); idee formulate in modo discutibile (per esempio l’elenco delle ‘somiglianze di famiglia’ che starebbero beate nel proprio spazio senza confliggere); idee omesse (per esempio un riconoscimento del contributo di Carla benedetti e Antonio Moresco sulla critica al postmoderno); idee superficiali (per esempio le supposte differenze tra parola e immagine), ecco dicevo, a parte questo, continuo a dire che NIE è un libro da leggere per trarne quello che di buono c’è: una definizione del valore di certi autori che la critica snobba; un’idea di lingua per niente ingenua, e direi piuttosto utile; una messa a fuoco delle possibilità che può dare il raccontare una storia; un grande e bellissimo entusiasmo (questo almeno vedo io con le mie possibilità di critica).
    andrea barbieri

    ps. le tre lettere da digitare per postare questo commento sono ROM. Mi fa piacere.

  12. Lioa Says:

    @Andrea. Quando ero in corrispondenza intima con vari personaggi implicati in questa assurda e – lo ammetto – comica vicenda blogghica, non hai idea di che cosa si dicesse su di te (e con che ENTUSIASMO! pure lì). Poi il burattino di legno Barbieri è diventato un bravo ometto acquiescente, e così adesso sei stato recuperato dalla Sacra Trimurti. Un bacione.

  13. Lioa Says:

    P.S. Il mio taglio “scummiano” consiste nel riproporre qui quello che la Lipperini CENSURA arbitrariamente e antidemocraticamente nel suo PUBBLICO blog, in ciò rendendosi simile a quei baristi che servono bibite a chiunque tranne che al lurido negro della situazione, al grido di “IL BAR E’ MIO E SERVO SOLO CHI MI PARE!”*-°

  14. utente anonimo Says:

    Lucio, non è che faccio apposta, è proprio che di quello che dicono alle mie spalle non mi importa un tubo. Anzi mi fa ridere pensare che gonfiavo le loro teste e riempivo le loro bocche di pensieri su di me 🙂
    Forse il mio segreto è che sono un umile megalomane, così certi atteggiamenti mi sembrano umanoidi, troppo umanoidi…
    Insisto infine sull’idea di appropriarsi di ciò che di buono possono produrre. Del resto il progetto Vibrisselibri mi dà ragione. Avranno detto cose pure su Mozzi, ma non si è mica fatto abbagliare il ragazzo!
    ciao
    andrea barbieri

  15. utente anonimo Says:

    ps Nel senso che vibrisselibri ha tratto idee da iQuindici.
    a.b.

  16. Lioa Says:

    @ Vero. Ma anche un membro de iQuindici ha tratto grossi vantaggi da noi. (Io, però, mi sono dimesso dal mio incarico di coordinatore: troppa fatica smaltirsi 4-5 manoscritti al giorno. E volontariare stanca… )

  17. utente anonimo Says:

    Il caso di un intellettuale

    Ho concluso il primo capitolo di questa mia rubrica, come un romanzo giallo, con una domanda: “Dov’è l’intellettuale, perché e come esiste?”.
    Infatti, dicevo, l’intellettuale è cacciato dai centri della borghesia (e relegato nel ghetto dove stanno i poeti, magari autorevoli), e, per il mondo operaio, non è che un testimone esterno (secondo la definizione, che citavo, di Rossana Rossanda, nel suo saggio “L’anno degli studenti”).
    Una domanda come questa è possibile e stranamente attuale solo oggi. Una decina e meno di anni fa, la risposta sarebbe stata semplice e immediata; “L’intellettuale è una guida spirituale dell’aristocrazia operaia e anche della borghesia colta”. Egli era, insomma, un’autorità; un’autorità dell’opposizione. Era infatti il PCI – quello florido e ancora inattaccabile del dopoguerra, appena uscito dalla Resistenza – che determinava e decretava il successo letterario di un autore. L’Italia era allora un Paese povero (paleocapitalistico): e il letterato vi poteva facilmente assumere, come ancor oggi nei Paesi poveri e incolti, la funzione “nazionale” della guida, del vate, sia pur modernissimo, e magari cittadino onorario di Parigi. Ora, l’egemonia culturale, che per circa un ventennio è stata detenuta dal PCI, è passata nelle mani dell’industria.
    Così che la risposta a quella mia domanda potrebbe essere, oggi, la seguente: “L’intellettuale è dove l’industria culturale lo colloca: perché e come il mercato lo vuole”.
    In altre parole, l’intellettuale non è più guida spirituale di popolo o borghesia in lotta (o appena reduci da una lotta), ma per dirla tutta, è il buffone di un popolo e di una borghesia in pace con la propria coscienza e quindi in cerca di evasioni piacevoli.
    In realtà tutte e due le risposte riguardano un intellettuale “medio”, e quindi astratto: e, inoltre, evadono alla reale destinazione della domanda. A cui io stesso, del resto, non saprei rispondere, se non ricorrendo a termini esistenziali che so pericolosi e inetti.
    So questo, tuttavia: che l’autorità dell’autore come guida spirituale, compagno di lotta ecc. è scaduta, declinando col periodo storico in cui è nata (un autore di quel tipo potrebbe esistere oggi nell’Egitto di Nasser, oppure in India), mentre l’autorità dell’autore come cantastorie per la borghesia è un fatto ignobile, del resto destinato rapidamente a passare, non appena l’Italia sarà veramente un Paese avanzato e ricco e, perciò, l’industria culturale produrrà la sua merce al di fuori della letteratura: così che i due diversi prodotti avranno due diversi canali di distribuzione.
    Braibanti è un caso di intellettuale che ha rifiutato precocemente l’autorità che gli sarebbe provenuta dall’essere uno scrittore dell’egemonia culturale comunista, o di sinistra; e ha poi rifiutato, naturalmente, l’autorità di uno scrittore creato dall’industria culturale.
    Questa seconda osservazione sembrerebbe ovvia: invece non lo è. Infatti lo scrittore caro all’industria culturale, non è solo lo scrittore che produce falsi bei romanzi, in cui magari si parla del Vietnam: ma è (o lo è stato fino a ieri) anche lo scrittore d’avanguardia. Anzi, i primi scrittori a essere scrittori di “potere”, completamente inventati e lanciati dall’industria culturale, sono stati appunto gli scrittori d’avanguardia (il Gruppo ’63, testé defunto).
    Ora Braibanti è appunto uno scrittore d’avanguardia: eppure non ha fatto parte dei gruppi strepitanti, sciocchi e terroristici che cercavano non si sa che potere (che poi hanno infatti ottenuto, attraverso la completa integrazione o nell’industria o nel PCI). Tanto è vero che uno di questi scrittori d’avanguardia, ha risposto, l’idiota, a chi gli chiedeva di far qualcosa per Braibanti: “Io non penso a Braibanti, penso al Vietnam”. Dove risulta chiaro come ci siano quotidianamente – e terroristicamente – delle fughe nel Vietnam.
    Braibanti non ha compiuto il minimo atto di terrorismo, mai. La sua presenza nella letteratura è sempre stata intelligente, discreta, priva di vanità, incapace di invadenze. A me, personalmente, i suoi testi poetici non piacciono molto, perchè non amo la letteratura d’avanguardia, qualunque essa sia, oggi: ma questo è un mio giudizio personale, probabilmente anche sbagliato. Ma ciò che produce Braibanti, io sono pronto a prenderlo in considerazione, e a stimarlo: esso infatti si “propone”, come ogni vera ricerca, non si impone. Non sa cosa vuol dire imporsi.
    Se c’è un uomo “mite” nel senso più puro del termine, questo è Braibanti: egli non si è appoggiato infatti mai a niente e a nessuno; non ha chiesto o preteso mai nulla.
    Qual è dunque il delitto che egli ha commesso per essere condannato attraverso l’accusa, pretestuale, di plagio?
    Il suo delitto è stata la sua debolezza. Ma questa debolezza egli se l’è scelta e voluta, rifiutando qualsiasi forma di autorità: autorità che, come autore, in qualche modo, gli sarebbe provenuta naturalmente, solo che egli avesse accettato anche in misura minima una qualsiasi idea comune di intellettuale: o quella comunista o quella borghese o quella cattolica, o quella, semplicemente, letteraria…Invece egli si è rifiutato d’identificarsi con qualsiasi di queste figure – infine buffonesche – di intellettuale.
    Da questa solitudine gli è derivata la sua debolezza, e dalla sua debolezza la sua autorità: autorità dunque più pericolosa di tutte.
    Ora, degli italiani piccolo-borghesi si sentono tranquilli davanti a ogni forma di scandalo, se questo scandalo ha dietro una qualsiasi forma di opinione pubblica o di potere; perchè essi riconoscono subito, in tale scandalo, una possibilità di istituzionalizzazione, e, con questa possibilità, essi fraternizzano.
    Di fronte invece allo scandalo di un uomo debole e solo, essi provano, dello scandalo, tutto il terrore. Si scatenano in essi liberamente vecchie, ancestrali aggressività, ignote certamente a loro stessi (non mi consta che nelle Facoltà di Legge ci sia qualche corso che riguardi la psicanalisi, o comunque qualsiasi materia delle scienze umane: a Legge si è culturalmente dei vecchi umanisti), e quindi condannano: a cuor leggero, perché lo scandalo è scandalo. Così come erano scandalo vivente, per le SS, ebrei, polacchi, comunisti, pederasti e zingari. In Italia esistono tuttora, insomma, quelle che Himmler ha definito una volta per tutte, vite indegne di essere vissute […].

    Pier Paolo Pasolini

    Dalla rubrica Il Caos, settimanale Il Tempo, n. 33 a. XXX agosto 1968

    Sergio

  18. BOCL N. 39 (LA BUFALA DEL NEW ITALIAN EPIC 2.) « BEST OF CAZZEGGI LETTERARI Says:

    […] PAVLOVIANE CENSURE DELLA LIPPERINI […]

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