Archive for marzo 2009

LIBRERIA “ACQUA ALTA” A VENEZIA

31 marzo 2009

È in calle lunga Santa Maria Formosa, a Venezia. Si chiama “Libreria Acqua Alta“. I libri sono ammassati in gondole, barche, vasche da bagno…

Sicuramente la libreria più “amazing” della città (= fa esclamare “Ammazzalo, oh!”, appena si entra). Andate a darci un’occhiata.

—–

(Foto di Lucio Angelini )

Annunci

SMS VENICE E IL VENTENNALE DEL CONCERTO DEI PINK FLOYD

30 marzo 2009

Leggo a p. 21 del Gazzettino di Venezia di ieri del progetto "Sms Venice", – dove "sms" sta per Saint Mark’s Square. Si tratta, infatti, di una raccolta di fondi per la difesa dei monumenti veneziani tramite un grande concerto dei Simple Minds (14 luglio prossimo) più altre iniziative, fra cui quella che vedrà la partecipazione di un ampio pool di enti e associazioni e di Postecom del gruppo Poste italiane, che ha messo a disposizione un servizio dedicato di "My Call" con il numero nazionale 899.499.400; un call center con donazioni in carta di credito (numero verde 800.250.661); un altro per le donazioni internazionali (06-5448) più il sito internet www.smsvenice.com.

Purtroppo, ogni tre euro di donazione, nelle casse di Sms Venice finirà solo un euro, il resto andrà al gestore telefonico… il che è meglio non si sappia troppo, almeno secondo me, visto che fa abbastanza passare in partenza la voglia di donare, malgrado la nobiltà dei fini dell’operazione.

Leggo, inoltre:

«Fran Tomasi, organizzatore dell’evento, è fiducioso… In "pentola", come si suol dire, ci sono anche una forte campagna pubblicitaria, l’organizzazione di un "gratta & vinci" su Venezia, un francobollo postale "Sms Venice" e una grande mostra dedicata ai Pink Floyd e al concerto a San Marco in occasione del ventennale. "Chiederemo – conclude Tomasi – a tutti di raccogliere e mettere in mostra qualsiasi cimelio di allora, dai filmati alle foto, agli oggetti. Sarà un tuffo nel passato".»

Personalmente ho ancora un discreto numero di copie del volumetto:

SCOPPI IN ARIA: SCHOPENHAUER E I PINK FLOYD A VENEZIA, di Anonimo Veneziano

che posso senz’altro mettere a disposizione dell’iniziativa. Risalgono al breve periodo di esistenza (Cfr. "Spegniti, spegniti, breve candela", Shakespeare, Macbeth, nel post di ieri) delle mitiche Edizioni Libri Molto Speciali. Qui lo scarno catalogo:

http://www.librimoltospeciali.splinder.com/

SPEGNITI, SPEGNITI, BREVE CANDELA

28 marzo 2009

A chi non è capitato di borbottare, in qualche momento di disappunto:

«Spegniti, spegniti breve candela.
La vita non è che un’ombra che cammina,
un povero attore che si agita e pavoneggia per un’ora sulla scena
e poi nessuno più l’ascolta.
È un racconto narrato da un idiota,
pieno di strepito e di furore, che non significa nulla

o, nella forma inglese (i più colti di voi):

«Out, out brief candle, life’s but a walking shadow, a poor player, that struts and frets his hour upon the stage, and then is heard no more. It is a tale told by and idiot, full of sound and fury, signifying nothing.»

Vabbè, l’avrete già capito: sono reduce dal teatro Goldoni di Venezia, dove è andata in scena l’edizione del MACBETH diretta e interpretata da Gabriele Lavia. Non mi è dispiaciuta, devo dire, malgrado l’ambientazione del dramma ai tempi del nazismo:-)

Per prigrizia, visto che è sabato, vi rimando alla scheda (con recensioni):

http://www.teatro.org/spettacoli/massimo_vincenzo_bellini/macbeth_1020_2321

e all’audio:

http://it.encarta.msn.com/media_461535509_761562101_-1_1/Shakespeare_Macbeth.html

 

Al momento, tuttavia, più che a spegnere brevi candele, mi predispongo soprattutto a escursionare sui monti Lattari (sopra Amalfi) con ascensione finale alla cima del Vesuvio domenica 5 aprile. Se vi va, potremmo tutti incontrarci sull’orlo del cratere o, come avrebbe senz’altro preferito Malcolm Lowry, Sotto il Vulcano

(Immagine di Lavia da http://www.klpteatro.it/images/eventlist/events/macbeth290_1222613905.jpg )

IL CONTATORE DI SPLINDER

27 marzo 2009

(A portrait of the artist as a young man:-)  )

Nel mio facebook ho intitolato un album fotografico "The way we were", da cui estraggo questo divertente esempio di ritratto nel ritratto: alle mie spalle il ritratto a schizzo che mi fece il fiammeggiante pittore e frate camaldolese PAOLO TARCISIO GENERALI, nato a FANO nel 1904 e morto a Camaldoli nel 1998; in primo piano la mia faccia parecchi anni dopo…

Quando, ieri sera, sono andato a letto, il contatore di questo mio blog segnava 261.700 visite. Stamattina, al mio risveglio, il numero era misteriosamente sceso a 258.000 e rotti. Già altre volte mi era capitato di constatare furti di svariate migliaia di visite. Non che cada il mondo, per carità. Ma con un contatore così sgangherato, com’è possibile  azzardare qualsiasi statistica?

Sarebbe bello, però, se, svegliandoci la mattina, ogni tanto ci ritrovassimo ringiovaniti di qualche migliaio di giorni*-°

Tornando a padre Tarcisio GENERALI, ricordo lo scandalo di mia nonna Celerina (una mistica minore del ‘900) il giorno in cui, dopo avergli affidato il restauro della statuetta della Madonna della Quercia [proveniente dalla cappellina di via Roma da lei curata, N.d.r.] se la vide riconsegnare con un look da choc anafilattico. Gliel’aveva ridipinta, con suo grave disappunto, in chiassosissime tonalità di giallo e verde acido…

Altre notizie sul pittore fanese qui:

http://www.fanotv.it/aggiornamenti_comunicati/generali.htm

.

(Da http://www.cultura.marche.it/images/SG/opera_inedita_generali.jpg )

GRAZIE, ROBERTO!

26 marzo 2009

Spero abbiate tutti visto Roberto Saviano ieri sera a "Che tempo che fa". Era lì, con la sua faccia seria e i suoi occhi profondi, e non certo a menare il can per l’aia o per le sponde del fiume Mohawk. Mi tornava in mente la misera rivendicazione di Wu Ming 1 letta poche ore prima su ‘Il primo amore’:
.
http://www.ilprimoamore.com/testo_1399.html  )
 
«Laddove il non-apparire-nei-media di Wu Ming è un nitido atto di diserzione dalle abitudini autoriali, Scarpa [e, immagino, anche Roberto Saviano, N.d.r.] di primo acchito mi appare come "uno dei troppi che parlano di sé"… »
.
(Ma che diserzione e diserzione! Ma che anti-autorialità e anti-autorialità! Proprio lui, il paraculissimo stratega dei media, prezzemolo della rete per eccellenza, che spaccia per anonimato un regolarissimo nom de plume quale Wu Ming 1, in nulla diverso – una volta memorizzato – da altri pseudonimi quali Alberto Moravia o Sveva Casati Modignani ! Suvvia, siamo seri.)
.
Poi mi è tornato in mente un mio vecchio post del 2006:
. 
"Roberto Saviano a Gomorra. Dai blog al book. E che book!"
.
(http://lucioangelini.splinder.com/post/8062198/ROBERTO+SAVIANO+A+GOMORRA)
.
E il commento che proprio Roberto Saviano firmò in coda al post:
.
5) grazie Lucio, per le belle parole. rs 

                                                                                                               18 Maggio 2006 – 09:10 
.

a cui risposi, nel commento n. 6:
.
6) Grazie a te per quello che fai! Tutta la mia ammirazione. Un abbraccio.

                                                                                                                18 Maggio 2006 – 12:07

.
Oggi, a distanza di quasi tre anni, tengo a ribadire la mia riconoscenza di cittadino anti-mafioso con la stessa forza di allora:
.
«Grazie, Roberto… e non lasciarti infinocchiare dai tromboni del New Italian Epic, che approfittano del tuo meritatissimo – ed espiatissimo – successo per risplendere di luce riflessa.»
.
.
(Clicca sull’immagine qui sopra per l’intervista integrale)
.
.
(Immagine da http://www.topnews.in/files/roberto-saviano.jpg )

LETTERE DI LUCIANO ANSELMI

24 marzo 2009

 

milite

(Lucio Angelini in servizio di leva alla Scuola di Guerra di Firenze nel 1972)

Negli anni 1972-73, finché ero militare, lo scrittore fanese Luciano Anselmi (amico carissimo, purtroppo morto nel 1996) mi tenne compagnia con una serie di lettere di cui pubblico per la prima volta qualche stralcio.

Fano,12 marzo 1972
 
… è un periodaccio: sogno cani feroci che mi azzannano e streghe con le vesti bianche… sto cambiando in peggio, divento sordo; guai familiari mi opprimono: sai, ho l’impressione di aver buttato via la mia vita. (Arrivo al patetico). Dovevo sposarmi una decina di anni fa; una ragazza che mi piaceva ed io le piacevo. Non ho avuto il coraggio. S’è presa un tenente che non amava. Ora è quasi pazza, ma non mi rimprovera nulla. Questo mi fa soffrire a morte. Ci rivediamo, ogni tanto. Non ci crederai: mi vuole ancora bene. Chissà perché ti racconto questi “fattacci”! Ti stimo molto e ti sono amico. Vorrei vederti felice… Ricordati sempre che qui, in via Garibaldi, hai un vecchio amico che diventa sordo e che spera di scrivere la prima recensione al tuo primo libro… 
 
Fano, 6 luglio 1972
 
… il caldo mi rimbambisce, ma tiro avanti. Forse in agosto andrò in Arcevia con la mamma e i fratellini. Sono un cuore semplice, un campagnolo inurbato che teme il traffico terrificante (bello, eh?) di questa metropoli umbro-picena. Qualche volta scrivo versi alla Properzio, ma in genere trascorro il tempo libero a meditare sull’immortalità dell’anima. Da qualche giorno “mi è scomparso” il gatto Isidoro, delizia della mia nipotina Benedetta. Così non so più con chi giocare… 
 
Fano, 13 luglio 1972
 
Caro Lucio, ricevo solo ora la tua lettera e mi affretto a risponderti… Preparati a diventare “il più bravo e il più giovane dei narratori italiani” (così scriveranno i critici; e a me, modestamente, verrà una lacrima perché subito mi son reso conto che le tue pagine non erano quelle di un dilettante qualsiasi, ma quelle di uno scrittore). Caro Lucio, sta bene, fa il tuo dovere di soldato e sistema con calma tutte le cose che mi dici di dover sistemare. Il tempo scorre (pensiero profondo) e verrà pure il giorno del tuo ritorno definitivo. Allora, se vorrai, berremo un cognac per il tuo libro che sarà imminente. Mi dici che devo pensare un gran bene di me stesso; ma come fare? Sai, uno è come si vede e come si sente: e mi giudico (son sincero, credimi) un fossile; innocuo, sì, ma fossile. Queste son malinconie. Ciao, non c’è sole da tre giorni (temporali) e il mare si allontana. Invecchio e sono triste. Ciao, ciao, ciao.
 
Fano, 5 settembre ’72
 
Caro Lucio, sto passando un orribile periodo per fastidi familiari (che non mi merito) e per noie varie. Anche la salute non va bene. Sono triste, deluso e rabbioso. Passerà, speriamolo. Ho provato a telefonare nelle ore da te indicatemi; invano. O la linea era occupata o, addirittura, non riuscivo a sentire il caratteristico “tuu-tuu”. Ciao, scrivimi tu, se vuoi. Mi farà piacere. Io sono davvero in panne…
 
Fano, 6 ottobre 1972
 
… ti racconto brevemente quel che m’è successo martedì. Avevo visto i cartelloni pubblicitari di un film dell’orrore: “La notte che Jocelyn uscì dalla tomba”. Decido di andare e vado al Politeama. Dopo venti minuti di proiezione con un Totò antico e un Manfredi sbiadito mi dico: toh, che razza di orrore! Ma dov’è Jocelyn? Per farla corta: il film che mi interessava era al Corso; io sono uscito dal Politeama e sono andato al Boccaccio, dove non c’era niente…
 
Fano, 11 ottobre1972
 
… a Fano non succede un bel niente. Mi sono iscritto al circolo cittadino e così verso le 23 faccio il mio ingresso in sale dove gente danarosa gioca a poker e a scala perdendo e vincendo decine di migliaia di lire. È una vita insulsa, la mia e la loro; ma, almeno io, non ho altre alternative…
 
Fano, 31 dicembre ’72- 1 gennaio 73
 
Caro Lucio, che augurio farti per l’anno che nasce? (Oh, che frase idiota). Che tu sia felice, che tu abbia finalmente il successo letterario che meriti. Ti scrivo tornato a casa dopo una nottata (dalle 22 alle 24) in giro per la città in auto. Da solo, col tergicristallo che non funzionava (ma non funziona mai niente nella mia auto) e con la pioggia. Lucio, sono uno stronzo. C’era un muto (muto dalla nascita) a spasso per la città. Un muto e basta. E c’ero io con la 500 blu. Ciao, brucia questa lettera, brucia tutte le mie lettere. Ieri ho fatto un po’ di pulizia tra le mie opere inedite. Ho bruciato 3 commedie e un poema. È una fortuna per le Lettere italiane, quelle Lettere che, fra 100 giorni (come Napoleone) dovrai insegnare ai ragazzi gozzuti del bresciano…
 
Fano, 4 febbraio 1973
 
… Ciao, io sono sfiduciato per tante cose (le solite cose, ti sarai stancato di ascoltarle) e aspetto le bozze di due lunghi racconti gialli che usciranno da Fabbri in una nuova collana a mille lire. Staremo a vedere. Qua oggi c’è il sole, la gente esce di messa e compra il Resto del Carlino; i più audaci abbinano Grazia per le loro signore… 
 
Fano, 13 novembre 1973
 
… caro Lucio, che tristezza la vita fanese! Ora, poi, con l’isola pedonale sembra esser tornati all’anteguerra! Ricordo una descrizione della piazza e della fontana in un tuo romanzo (forse Il lupo di maggio): magnifica descrizione, breve e indimenticabile. Resta nel cuore una visione spettrale, qualcosa di livido… Ciao, sono un cretino. Sta in gamba!.. 
 
Fano, 15 novembre 1973
 
… Oggi c’è nebbia, domani ci sarà ancora nebbia; io ho la macchina in panne e mi limito a scrutare dalla finestra del salotto improbabili ombre. Avremo un inverno gelido, complici Sadat Dayan e La Malfa. Ma la poesia ci salverà (Anselmi, Commedia da scrivere, ultimo atto)… qui c’è stato un delitto: hanno ammazzato un tale con una moglie molto bella (solo lui hanno ammazzato); ma lo saprai dai giornali. Non era fanese. L’hanno atteso alle tre di notte e lo hanno sbudellato con 13 colpi. Altroché Boffa!.. 
 
Fano, 13-14 gennaio 1974
 
… non mi ero mai reso conto dell’inutilità della mia vita a Fano; anzi, credevo (ho creduto) per molti anni che fosse l’unica vita per me possibile. Oggi capisco che è, prima di ogni altra cosa, una vita stupida. Ma come uscirne? Mi dirai: andandosene senza far inutili chiacchiere. Ma per me è difficile. Son prigioniero di una ragnatela (la famiglia) dalla quale, volendolo, non riesco più a districarmi. Ti avrò detto queste cose tante volte, e ti sarai stancato di sentirtele ripetere. Ma io sono monotono come quei folli innocui che, di tanto in tanto, affollano i nostri manicomi. Ti scrivo in una notte di disperazione e di rabbia, tornato a casa dopo una solitaria passeggiata fra la nebbia della Sassonia. E spero che non sorriderai, che, dentro, non mi prenderai in giro. Per te saranno ubbie, ma per me sono cose importanti. Tu sei giovane, libero e intelligente: avrai tempo e modo per recuperare e per farti una strada tua. Io non più. Non ho che il tedio, qualche bicchierino e una gran rabbia. Scusami se, forse per la prima volta (ma il pudore è un’altra mia remora) ti scrivo col cuore in mano (fumetti, sono anche fumettistico) spero che prenderai la confessione per quel che vuol essere, uno sfogo fatto ad un amico che stimo e a cui voglio bene. Sei un’àncora, egoisticamente penso a te come ad un salvagente che però si allontana (stai lontano, troppo lontano) e che non riuscirò ad inseguire. Caro Lucio, sto dicendo delle stronzate, ma è che sono in barca: al di là dello smoking, delle bevute, delle speranze che ogni tanto mi risollevano un po’ il morale, vorrei sparire, nascondermi, non so cosa. Ho complessi di colpa feroci; e per cosa? Non ho fatto, obbiettivamente, niente di niente; ma ho paura. Tutto mi emoziona e mi distrugge. Ciao, scusami il lamento, scrivimi quando vuoi, dimmi di te. Ciao. 
.
.
Ripropongo anche l’explicit del suo romanzo “Un viaggio“, già pubblicato nel 2005 qui:
.
http://www.lucioangelini.splinder.com/post/6723316
.
.
«Prima che le tenebre scendano su di te (io lo so: un giorno, all’inizio della primavera, una cornacchia si poserà sull’ulivo e fisserà il suo sguardo all’ovest, donde vengono le tempeste invernali) fatti forza, raduna tutte le tue memorie, la fotografia di tuo padre morto, e va: deciditi per quella strada ch’è la sola che possa salvarti; te lo dico io che sono tua madre; poche cose essenziali bastano a un uomo per intraprendere un viaggio. Sospirò un poco e aggiunse:
                                   FINE

(1966-1967)»

 

 

Ciao, Luciano. Grazie per l’amicizia. Buon viaggio.

KARL MARX PLATZ SOSPENDE IL BLOG “CAZZEGGI LETTERARI”

23 marzo 2009

.
.
Scopro con più di un mese di ritardo che il mio povero blog è stato sospeso dal Karl Marx Platz,
  l’AGGREGATORE DELLA SINISTRA QUELLA VERA (sic)
.
Vedi la colonna di destra di:
.
.
.
Queste le spiegazioni:

Mercoledì 11 febbraio 2009

Sospeso il blog Cazzeggi Letterari

«Con molto rammarico comunico la prima sospensione (sperando di non dover ricorrere all’espulsione) della storia di Karl Marx Platz. Mi sembra doveroso, per trasparenza, comunicarlo alla comunità anche se avrei potuto omettere di comunicarlo. Il motivo della sospensione è la diffusione di notizie false relative all’inesistente genocidio tibetano. Riteniamo infatti che la diffusione di notizie false di questo tipo, figlie di un pregiudizio razzista, in questo caso anticinese, a loro volta amplificano questo tipo di razzismo. Una cosa è la libertà di esprimere la propria opinione su Wu Ming, sulla questione Palestinese, sull’accanimento e quant’altro… su cui posso essere d’accordo o meno… ma che rimangono opinioni. Altra cosa è diffondere deliberatamente falsità spacciandole per fatti reali. Soprattutto in materie così delicate. Non possiamo renderci complici di questo abominio. 

ROBI È ROBERTO BUI?

21 marzo 2009

Ricevo in mail box e socializzo (con il permesso dell’autrice) la seguente lettera:

«Ciao Lucio. Posso chiederti se i sei fratelli della fiaba noir "Il settimo fratello" che hai pubblicato oggi [ieri, N.d.r.] sono i 5 Wu Ming + quella che tu chiami la "fida scudiera Lippa Panza"? Se sì, il fratello Robi, "il più smaliziato" del gruppo, non può che essere Roberto Bui, mentre tu il bambino venuto dal Brasile, visto che, come hai più volte narrato, la fida scudiera Lippa Panza ti ha sbarrato per sempre l’accesso al suo blog, immagino su indicazione del leaderino "Robi" :-P.

Ciao. M.»

——– 

Ovviamente non è così, tanto più che i cinque wuminghi sono rimasti in quattro, dopo la defezione di Luca De Meo (ma Lippa Panza non li tradirà mai, compresa com’è nel ruolo di fiancheggiatrice storica e cuciniera della banda).

In compenso ho appena visto, anche se a scoppio ritardato, l’interessante film di Dennis Gansel "L’ONDA" (Die Welle) del 2008 (1) e per un attimo, nell’ultimo quarto d’ora di proiezione, ho temuto che "Robi" abbia concepito il New Italian Epic proprio sull’onda del film L’ONDA. I concetti base sono gli stessi: ordine, disciplina, propaganda, esclusione dei dissidenti…:- )

(1) Trama: per spiegare la genesi di una dittatura un professore mette in atto un ‘singolare’ esperimento. Una classe di una trentina di studenti viene indotta a forme di cameratismo attraverso l’uso della disciplina, dell’uniforme, e di un gesto di riconoscimento (l’onda per l’appunto). La situazione però gli sfugge di mano e si trova a dover arginare una vera e propria fazione di stampo nazista.

IL SETTIMO FRATELLO

20 marzo 2009

IL SETTIMO FRATELLO
.
di Lucio Angelini
.
C’era una volta una famiglia felice: papà Alberto era un uomo bellissimo, di quasi due metri, biondo e gentile, con gli occhi azzurri. Mamma Bertilla una signora dolce e giudiziosa, traboccante d’amore per i sei figlioletti che, uno dopo l’altro, erano venuti ad allietare quella casa. Tutto andava per il meglio. I bambini giocavano per ore nel grande giardino pieno di alberi e fiori che circondava la serena dimora: scavavano buche o costruivano rifugi segreti, e quando la mamma li chiamava per il pranzo o per la cena, arrivavano con le guance rosse e le mani nere di terra.
"Presto, bambini, a lavarsi le mani!"
I piccoli, ancora trafelati per la corsa, obbedivano affamati e si sedevano vocianti al grande tavolo rotondo su cui troneggiava, fumante, una zuppiera.
 
"Bambini," annunciò una sera, a cena, la mamma, con una strana trepidazione nella voce. "Presto verrà a farvi compagnia un nuovo fratellino."
"Ce l’hai nella pancia?" indagò Robi, il più smaliziato dei sei.
"No, verrà dal Brasile."
"Vuoi dire che non l’avete fatto tu e il papà?", incalzò Robi.
"Sarà un figlio adottivo", spiegò paziente la mamma.
"Che significa adottivo?"
"Significa che, per una volta, spetterà a voi sei, e non a noi due – qui strizzò l’occhio al marito -, il compito di farlo sentire vostro fratello", rispose sorridente la mamma. “Ma sono certa di poter contare sulla vostra collaborazione.”
.
Di lì a poco i sei fratelli, sconcertati, si riunirono in segreto per decidere se sopprimere l’intruso a poche ore dalla consegna, simulando una disgrazia accidentale, o aspettare almeno di verificare fino a che punto quel brutto guastafeste fosse disposto a riconoscere la loro naturale e indiscutibile superiorità, prima di porre fine per sempre ad ogni sua (eventualmente esagerata) aspettativa d’integrazione.
.
(Immagine da http://farm2.static.flickr.com/1250/1401317415_6a0552a0b0.jpg )

INTORNO A UNA POESIA DI VIOLA AMARELLI

19 marzo 2009

Leggo QUI  :

(labirinto)
di
Viola Amarelli

«La forma delle dita, dei tuoi piedi
si accartoccia e che verrà dopo
è un bel imbroglio o, più esatto, il garbuglio
lo stesso per cui ridiamo insieme ora
bevendo l’aria, attenti alla suonata venisse
alcuno – non viene mai nessuno
per fortuna,
la forma temporanea che è il mondo
questo qui ora, lacrime e sangue
non tante storie, asciuga entrambi
con la sabbia e poi versaci l’acqua
dissalando il tuono delle
armi, fragore ogni secondo
in fuga ora tu baci
un bacio senza forma, s’è rotto il filo
inutile Arianna.»

Interpreto:

«Due innamorati passeggiano a piedi nudi sulla sabbia (nominata nel sestultimo verso), probabilmente gli occhi negli occhi e qindi senza far caso al resto. Sembra loro quasi di “bere” l’aria così ricca di iodio. D’improviso gli occhi dell’uomo si abbassano sui piedi di lei e ne colgono la deludente forma a cartoccio. Lì per lì scappa a entrambi da ridere, poi, all’improvviso, l’uomo, colto da raptus, tira fuori una tonante arma (un kalashnikov?) e glieli centra con una pallottola. La ragazza, alla vista del sangue, piange (”lacrime e sangue”), poi si versa dell’acqua di mare (opportunamente dissalandola) sulle ferite. Ormai l’incanto è rotto e la ragazza si dà alla fuga.»

[Pubblicato 14 Marzo 2009 alle 12:41 ]

(Impianto di dissalazione a Gidda, sul Mar Rosso)

Marco Palasciano:

«Che sintassi! che palpito dedalico!
tutt’altro che pedestre ovver podalico!
ogni partenza viòlea è un parto tale
di virtù, ch’esce il frutto senza male;
né tu vorresti s’arrivasse mai,
ma i versi ognor facessero viavai.»

[Pubblicato 15 Marzo 2009 alle 05:50 ]

Soldato blu:

voglio tentarla anch’io la parafrasi:

il tuo piede s’inconchiglia al mio
come l’aria fa dei nostri respiri
un unico sorso

mentre giochiamo al timore

dimentichi
usiamo il non.ricordo
per ridimenticare

ora
resti in bilico

ma deciso
ti adagi tra i due corni

inutile distrarsi

[Pubblicato 14 Marzo 2009 alle 22:02 ]

E Liviobo:

«io tendo a sostenere che le scritture non siano “aperte”, ma abbiano un senso almeno dominante, o una linea di pendenza obbligata. qui ipotizzo che si tratti semplicemente del racconto, nella gradazione di viola di un qualche tramonto, di una “perdita di contatto” fra 2 amanti, lo sfumare di un momento di coincidenza emotiva in una bacio senza forma… con ciò senza delegittimare la metalettura di angelini… »

[liviobo Pubblicato 17 Marzo 2009 alle 06:58 ]

 

(Immagine in alto da http://farm2.static.flickr.com/1306/1075326696_f48f85b635.jpg?v=0 )