PROFESSIONE POETA

(Sergio Corazzini) 

Breve scambio sulla poesia e sulla solitudine dei poeti con tale Diamante  QUI  .

Diamante:

«Riguardo la poesia, il discorso è serio e complesso… Il punto è: la poesia, in quanto forma espressiva estremamente cognitiva e distillata, rischia di essere uccisa dall’appiattimento causato dai media, dai varietà, da certe volgarizzazioni di massa conseguenza delle produzioni pseudo/artistiche attuali? … [cut]… credo che ciò che oggi manca sia una cultura in grado di vedere dove c’è vera poesia, il che significa per i poeti solitudine, angoscia, spaesamento, mancanza di un luogo di riconoscimento di sé, di condivisione, confronto, crescita, conforto o attacco. Il rimedio a tale frantumazione, a tale cieco e monadico vagare potrebbe essere la rete, la virtualità? Lo è già? O non lo sarà mai?»

Pur essendo l’autore delle sofferte

http://www.filastrocche.it/contempo/angelini/poesie_it.asp

ho commentato:

«Dici: “per i poeti solitudine, angoscia, spaesamento, mancanza di un luogo di riconoscimento di sé, di condivisione, confronto, crescita, conforto o attacco. Il rimedio a tale frantumazione, a tale cieco e monadico vagare… ”. Non ti pare di esagerare con le macerazioni, i tormenti e le estasi dei poeti d’oggidì? Molti di loro, per fortuna, hanno anche un LAVORO VERO°-*»

Diamante

«Mi riferisco alla solitudine artistica e di pensiero dei poeti, non alla loro vita quotidiana, che è tutt’altro paio di maniche. Uno può pure lavorare in un ufficio sovraffollato dove però non scambia parola con nessuno, o scambia parole inutili e formali, o anche parole gradevoli ma che non hanno a che vedere con la poesia; ma dove, in quanto poeta, troverà un luogo di confronto, dialogo, dibattito? Anche i grandi solitari della poesia si sono nutriti di ambienti, di humus favorevoli, cosa che oggi in Italia non mi sembra esistere.»

Io:

«@ Diamante. Be’, più soffrono, più producono. Difficilmente la gioia di vivere secerne poesia… »

[Approfondimento].

Sergio Corazzini, "Desolazione del povero poeta sentimentale"

Perché tu mi dici: poeta?
Io non sono un poeta.
Io non sono che un piccolo fanciullo che piange.
Vedi: non ho che le lagrime da offrire al Silenzio.
Perché tu mi dici: poeta?

Le mie tristezze sono povere tristezze comuni.
Le mie gioie furono semplici,
semplici così, che se io dovessi confessarle a te arrossirei.

Oggi io penso a morire.

Io voglio morire, solamente, perché sono stanco;
solamente perché i grandi angioli
su le vetrate delle cattedrali
mi fanno tremare d’amore e di angoscia;
solamente perché, io sono, oramai,
rassegnato come uno specchio,
come un povero specchio melanconico.
Vedi che io non sono un poeta:
sono un fanciullo triste che ha voglia di morire.

Oh, non maravigliarti della mia tristezza!
E non domandarmi;
io non saprei dirti che parole così vane,
Dio mio, così vane,
che mi verrebbe di piangere come se fossi per morire.
Le mie lagrime avrebbero l’aria
di sgranare un rosario di tristezza
davanti alla mia anima sette volte dolente,
ma io non sarei un poeta;
sarei, semplicemente, un dolce e pensoso fanciullo
cui avvenisse di pregare, così, come canta e come dorme.

Io mi comunico del silenzio, cotidianamente, come di Gesù.
E i sacerdoti del silenzio sono i romori,
poi che senza di essi io non avrei cercato e trovato il Dio.

Questa notte ho dormito con le mani in croce.
Mi sembrò di essere un piccolo e dolce fanciullo
dimenticato da tutti gli umani,
povera tenera preda del primo venuto;
e desiderai di essere venduto,
di essere battuto
di essere costretto a digiunare
per potermi mettere a piangere tutto solo,
disperatamente triste,
in un angolo oscuro.

Io amo la vita semplice delle cose.
Quante passioni vidi sfogliarsi, a poco a poco,
per ogni cosa che se ne andava!
Ma tu non mi comprendi e sorridi.
E pensi che io sia malato.

Oh, io sono, veramente malato!
E muoio, un poco, ogni giorno.
Vedi: come le cose.
Non sono, dunque, un poeta:
io so che per esser detto: poeta, conviene
viver ben altra vita!
Io non so, Dio mio, che morire.
Amen.

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6 Risposte to “PROFESSIONE POETA”

  1. utente anonimo Says:

    Complimenti! Ben due articoli di seguito in cui non metti di mezzo i Wu Ming.

    Che tu stia pervenendo a una graduale remissione del disturbo?
    Te lo auguro… :-j

  2. utente anonimo Says:

    Più che dal disturbo, dalla puntuale “opera di disturbo” di un piano per altri versi ben congegnato. Quello che la Lipperini considerava un “unico” troll anti-NIE, è ormai affiancato da legioni di altri troll e trollesse non solo della rete, ma anche dell’informazione cartacea: la trollessa Carla Benedetti, il troll Emanuele Trevi eccetera. Grazie, Lucio. Hai fatto un buon lavoro. B.

  3. utente anonimo Says:

    correggo: del disturbo ; dell’opera di disturbo

  4. utente anonimo Says:

    Quando i troll avranno superato in numero e fama l’oggetto di trollaggio… non resterà ai baldi che il darsi al VC (Vittimismo Cosmico).

    Ghega

  5. Lioa Says:

    Yawn. Ancora con questa storia del disturbo psicotico per sminuire chi non ha abboccato alla beffa del Nie… Che altro aggiungere? Ai fan di Wu Ming 1, evidentemente, piacciono troppo i manicomi cinesi in cui si raddrizza il pensiero ai dissidenti (compresi quelli tibetani).

    Stiamo tutti aspettando su Carmillaonline la seconda parte dell’articolo “Reazioni de panza”, già anticipata in questo blog:
    http://lucioangelini.splinder.com/post/19902948/NEW+ITALIAN+EPIC%3A+REAZIONI+DE+

    Cmq è una soddisfazione per il minuscolo troll Davide aver sconfitto un intero plotone di “giganti” (si fa per dire) coalizzati : Lipperatura, Carmillaonline, Giugenna e via discorrendo.

  6. Lioa Says:

    P.S. Commentatore n. 1. Hai contato gli articoli usciti su Carmillaonline a sostegno della panzana del NIE, per fare un esempio di trollaggio antitetico al mio? Psicotica anche quella redazione?

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