COME ORGANIZZARE UNA BEFFA MEDIATICA…

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(Vincenzo e Basile VMO)

Come per il NIE, anche allora si mossero l’Unità e la Repubblica…

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da L’Unità, martedì 27 settembre 2005, pag.21

"VMO", GLI SCRITTORI DIVISI TRA IL MALE E IL BENE
Un blog "surrealista" di due cagliaritani mette alla berlina il sistema-letteratura e diventa un successo in rete. Gli autori "colpiti" un po’ stanno al gioco e un po’ si offendono

di Wu Ming

Saga comunitaria scritta sotto gli occhi di chi legge, vorticare di personaggi veri, falsi e reinventati: scrittori, critici, giornalisti, blogger, oscuri dirigenti laburisti maltesi (?!)… Lingua sfrenata e vertiginosa, sgrammaticature sapienti, jazz improvvisato da cantori sardi. Fra un tormentone e l’altro pare un salto nel buio, eppure… Non una parola è messa a caso, ogni elemento è pervertito in modo sottile o spudorato, così da produrre spiazzamenti. Parole o intere frasi ripetute ad nauseam, e ogni ricorrenza è un grado di diluizione finché il senso è filtrato alla minima dose. Omeopatia. Geremiadi e panegirici respirano di una punteggiatura deviante ("Grande!!!,!!!!").

Forma e contenuto sono "due tagli della stessa sostanza", quindi la grafica è all’altezza, anzi, alla bassezza: testo e illustrazioni si scontrano, producono scintille che incendiano la pagina di colori chiassosi e accostamenti emetici. Il paratesto (titoli, note, link) è un insieme di dettagli incongrui, davvero incongrui, tanto da spiccare e divenire memorabile. E’ il sogno surrealista: l’ombrello e la macchina da cucire si incontrano sul tavolo operatorio. Non si è mai vista, una satira così (perché di satira si tratta), e il bello è che può essere fruita al di fuori del contesto, senza conoscere nessun personaggio. Si gode del flusso di parole a un livello primitivo, di esaltazione infantile: DADA! CACA! PIPI’! PUPU’! RESTAURAZIONE!.

Tutto questo su un blog definito da alcuni "il fenomeno web dell’anno". Si chiama "VMO", iniziali di uno dei due (presunti) tenutari, Vincenzo Maria Ostuni. L’altro è Basile Pesaro Borgna. Si dichiarano coppia gay di web designer cagliaritani. Fanno continui riferimenti a una misteriosa "web agency" e a lavori per Tiscali e altri grandi committenti, ma l’HTML di VMO è ultra-dilettantesco, lurido di errori.
"Vincenzo" e "Basile" dividono il mondo letterario in due eserciti, l’un contro l’altro armati, e chiunque non si schieri è un nemico. Il Bene e il Male, Ahuramazdah e Ahriman. Compaiono sul web nella primavera scorsa, ergendosi a difesa pasdaranica di un pugno di critici e scrittori e scagliando invettive devastanti – ma sottoargomentate – contro i loro pretesi "nemici". Tra i Buoni vanno citati gli animatori del convegno contro la "Restaurazione culturale" alla scorsa Fiera del Libro di Torino: Carla Benedetti (a cui s’accompagna una sorta di attributo omerico, "la ragazza"), Tiziano Scarpa ("che noi stimiamo TANTISSIMO"), Antonio Moresco (da antologia il titolo dopo gli ultimi referendum: "Ancora una volta l’Italia non segue Moresco!") e altri. La schiera dei Cattivi è invece vastissima, praticamente chiunque abbia un successo di vendite: si va da Valerio Massimo Manfredi a Giorgio Faletti (definito "genocida culturale", aderendo con zelo a una sorta di fatwah apparsa sul blog
Nazione Indiana) a Giuseppe Genna, da Gianrico Carofiglio a … Wu Ming. Questi ultimi, ehm, sono indicati come ghost-writer di Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire, teoria del complotto già proposta da cronisti culturali di scarsa levatura.
Sul fondo roccioso di tale neo-zoroastrismo, i due edificano una teoria cospirativa sulla blogosfera italiana e stendono vaneggianti lettere aperte ai loro idoli, in cui chiedono pubbliche prese di posizione su problemi che paiono enormi soltanto a loro. Destinatario più in voga negli ultimi giorni: l’editore romano Sergio Fanucci, "immenso editore anti-restaurativo". Nel mentre, però, ci dicono di sé, ci raccontano le loro speranze e difficoltà quotidiane, le gioie e i dolori, e lodano gli "amici carissimi per sempre" in giro per il mondo.

VMO è uno dei blog più frequentati della rete. A seguire le loro peripezie accorrono migliaia di visitatori. Nel periodo luglio-settembre VMO ha sfiorato i ventimila contatti.
Il più recente cavallo di battaglia è l’omaggio/parodia al dialetto neo-molisano usato da Tiziano Scarpa nel suo poema civile Groppi d’amore nella scuraglia (Einaudi). Vincenzo e Basile, ospiti a Malta del loro amico Anton Caracci (menzionato di continuo, una vera ossessione), hanno composto una poesia,
Franza o Spagna, scritta in un grammelot meridionale, apologia de "li scritturi antirestaurativi" dal punto di vista di un critico militante (presumibilmente: Carla Benedetti). Alcuni versi, fra i tanti citabili: "E li litturi / […] / se liggono Faletti / se fanno cumplici / d’un ginocidio / lu stillicidio / de pulizzieschi / libbri grutteschi / restaurazziune / disillusiune / lu populu cugghiune ."

Dopo gli equivoci iniziali (pare che alcuni elogiati abbiano scritto a Vincenzo e Basile per ringraziarli), si è capito che vero oggetto della satira è la scorciatoia intellettuale del "nientismo" ("non c’è più niente di buono ormai"), con la variante del "quasi-nientismo" ("non c’è più niente di buono ormai, a parte me che sono un genio, e pure i miei amici non sono male"). Ne abbiamo fin sopra le orecchie. In Italia, oggi, mostrarsi apocalittici è una strategia per rimanere integrati. Dire che è finito tutto ("fine del romanzo", "fine della letteratura" etc.) o quasi (perché resiste un "manipulo di eroi" che "cumbatteno lu cancro de lu best seller") serve ad avere spazio su giornali e riviste, mantenere posizioni nell’accademia, riaffermare un potere vieppiù minacciato dai cambiamenti. Questi anni sono saturi di lamentazioni, anatemi, nostalgie del bel tempo che fu ("Li granni scritturi / lu Pasulinu / ‘ndove so’ fernuti, / quali distino?"). Decani e sotto-decani della critica hanno abdicato alla loro funzione – capire il mondo studiando i modi di raccontarlo – e hanno messo il cuore in freezer. L’unica risposta sensata è una pernacchia. VMO è vento che soffia tra lingua e labbra, è il cachinno che – in una società sana – dovrebbe seguire la lezioncina del trombone di turno.

Inoltre, come ha scritto un commentatore su un blog: "C’è poesia [in questa operazione] e c’è affetto per la letteratura e chi se ne occupa con passione. Se Basile e Vincenzo non esistono, comunque chi li ha chiamati al mondo vuole loro un po’ di bene, si vede, si legge."
Alcuni scrittori e critici, chiamati in causa da VMO come appartenenti a questa o quella fazione, hanno deciso di stare al gioco, linkando il blog ai loro siti o addirittura lasciando commenti (un aficionado è il giallista Gianni Biondillo). Altri hanno rivolto a VMO reprimende un po’ biliose. Altri ancora hanno scelto il silenzio. Tutti, ma proprio tutti, si chiedono chi ci sia dietro. E’ quasi sicuro che si tratti di uno o più addetti ai lavori, giornalisti o funzionari di case editrici. A tratti, pare di percepire un tocco femminile. Comunque sia, Vincenzo e Basile proseguono imperterriti, annunciando ogni giorno un nuovo scoop. Grande!!!!!,!!!!
http://vmo.splinder.com

[Da http://www.wumingfoundation.com/italiano/outtakes/vmo.htm ]

—–

Da Lipperatura e da laRepubblica del 6 ottobre 2005:

«C’era una poesia di Totò che si intitolava proprio così, ‘e ccorne. Ricordo di averne già utilizzato, anni fa, il finale, nel corso di una polemica con Liberazione. In particolare le ultime due rime:
‘ncoppa a sti ccome fatte nu surriso,
ca pure Napulione era cornuto!.
Mi sembra giusto rievocarle adesso, prima di postare l’articoletto uscito stamattina sul quotidiano: riguarda i VMO, e ho come idea che un ripasso della produzione poetica del Principe possa, in questo frangente, tornare utile. Il pezzo è questo:

“Grande! Immenso! Avanti così!”. Questo il tormentone quotidiano che accompagna le foto a tutto schermo dei letterati considerati meritevoli (quelle del “gigantesco” Sergio Fanucci si confermano le più frequenti), gli sbeffeggiamenti degli scrittori alla moda, i versi in pseudo-abruzzese (“i litturi/ cumuni murtali/nun butteno via gnenti/come col maiali/se beveno de tutto/se liggono Faletti/se fanno complici/d’un genocidio/ ). Risultato: decine di migliaia di visitatori in poche settimane.

   Sono la Gialappa’s dei blog letterari: si chiamano VMO, si presentano come Vincenzo Maria Ostuni e Basile Pesaro Borgna, coppia omosessuale di Cagliari dedita per passione alla lettura (nonostante i ripetuti errori di grammatica) e per professione allo sviluppo di siti Internet (nonostante la sgangherata veste grafica del blog). Nei fatti, sono i misteriosi agitatori satirici divenuti popolarissimi nella rete, e oggetto di una caccia all’individuazione che fin qui non ha trovato – né lo potrebbe-conferme.
Obiettivo apparente: staffilare gli autori di best-seller, gli stessi che da diversi mesi a questa parte sono nel mirino di un gruppo di critici, scrittori, editori in quanto agenti di una “Restaurazione” che soffocherebbe ogni voce fuori dal coro. Bersagli principali (e apparenti) dei VMO sono dunque Valerio Massimo Manfredi, Camilleri – storpiato in Cammellieri – e gli autori di gialli in assoluto. Gli idoli (più che apparenti)  sono i neoapocalittici che lamentano la morte dell’impegno e lo strapotere dei mediatori culturali conniventi con il potere.  Dunque, anatema a Faletti, viva Antonio Moresco: è quanto fanno i VMO usando caratteri cubitali giallo limone, azzurro cielo e rosa fucsia e disseminando nel web proclami e poemi. Uno, in particolare, è passato di sito in sito: lu kantu de lu ‘rniturinchia, che mette in burletta, fra l’altro, il celebre libro di Umberto Eco.
  Per alcuni  eredi diretti del dadaismo (Tristan Tzara alla mano), per altri inguaribili autoreferenziali, dell’autoreferenzialità  i VMO sembrano semmai i sorridenti fustigatori: e il mondo editoriale che esce dai loro stralunati racconti sembra giustamente simile all’inesistente Repubblica di Molvania, culla della polka e della pertosse (e sicuramente abitata da ornitorinchi).»

(LOREDANA LIPPERINI)

MIO COMMENTO (già allora!!!):

Lipperini collusa! :-)

Postato Giovedì, 6 Ottobre 2005 alle 1:08 pm da Lucio Angelini

Da:

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2005/07/21/cose-che-accadono-in-giro-reloaded-2/

«… già prima di VMO, sui loro blog Angelini e Iannozzi proponevano eterodossi e inattesi accostamenti di colori, secondo me VMO è un’estremizzazione dell’approccio angeliniano/iannoxiano, nella direzione di una grafica apparentemente inaffrontabile, e che pure rimane impressa. È – nel senso più letterale – memorabile.»

Postato Venerdì, 22 Luglio 2005 alle 2:07 am da Wu Ming 1

«Attenzione segnaliamo sul nostro modesto ma combattivo blog un post per noi importante sul signor Daniele Brolli, che secondo noi rappresenta l’opposto rispetto all’onesto genere alla Dazieri, per intenderci. Signor Wu Ming prendiamo atto che la sua non era una critica a Peppe Iannozzi bensì un complimento sottile alle nostre scelte, lo scrivevamo anche a Massimiliano Parente oggi stesso soffermandoci su quella che è per noi grafica un po’ shock, cerchiamo di fare in modo che i colori accompagnino il testo e anche in un modo provocatorio anche se la provocazione non ci appartiene molto al contrario di altri esponenti della cultura gay sarda (ricordiamo tutti il celebre disegno del finocchio che prende a calci la pera, e il finocchio sarebbe lo spregiativo dell’omosessuale mentre la pera sarebbe Marcello Pera! Il presidente del Senato!) perché noi abbiamo un’altra storia. Ci piace tanto la sua definizione che è “memorabile” e la utilizzeremo. Ci dispiace se nel nuovo post abbiamo usato toni un po’ bruschi ma non avevamo ancora letto la sua importante precisazione comunque noi non trascendiamo mai i modi di una polemica civile che aiuta tutti a crescere. Con stima,

VINCENZO (che ha scritto) e BASILE (che dorme ma è d’accordo su tutto)»

Postato Venerdì, 22 Luglio 2005 alle 3:07 am da VINCENZO MARIA OSTUNI

«VMO, mi arrendo. Vi metto fra i link, anche se non siete d’accordo con me (sul piano della discussione intellettuale eccetera).»

Postato Venerdì, 22 Luglio 2005 alle 10:07 am da La Lipperini

«ATTENZIONE s.g.ra Lipperini noi non intendevamo nè abbiamo inteso di offenderla in ALCUN MODO perchè è chiaro che la stimiamo TANTISSIMO ma siamo fieri avversari non politici ma intellettual culturali sul fatto della Restaurazione che non la trova d’accordo quando noi aderiamo TOTALMENTE all’analisi non pretestuosa e profonda di Carla Benedetti, Antonio Moresco, Massmiliano Parente e Scarpa (che non abbiamo avuto però l’onore di conoscere nè di persona nè smaterializzato per via Internet). VOLEVAMO DIRLE, siamo qua per questo, CHE SIAMO NOTEVOLMENTE ONORATI DELL’INSPERATO PRESTIGIOSO, sul suo dito, LINKAGGIO, noi che contuiamo a scrivere sopra di Lei!
GRAZIE, ci stanno commovendo tutti, Peppe Iannozzi ormai nostro amico fraterno, Krauspenhaar signorilmente che per quanto ci riguarda ci ha chiesto le scuse, Massimiliano Parente che ci fa’ l’onore della corrispondenza privata. Vogliamo ancora ricordare il post sopra Brolli, grazie della commozione sig.ra Lipperatura!!!!!!
VINCENZO (io) e BASILE (ora è via)»

Postato Venerdì, 22 Luglio 2005 alle 1:07 pm da VINCENZO e BASILE  

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28 Risposte to “COME ORGANIZZARE UNA BEFFA MEDIATICA…”

  1. kinglear Says:

    Lucio, questi che hai pubblicati sono alcuni dei motivi per cui indico i wuminchioni stalinisti. Il blog dei due terroristi webbici è pieno, che dico!?, strapieno di deliri neostalinisti. Uno schifo totale. E io c’ho sempre più voglia di “mettermi sdraiato” alla maniera wuminchiana e pubblicare quelle mail di Roberto Bui, tutte in rigorosa fila indiana.

  2. Lioa Says:

    Non la metterei così sul tragico. Rimanderei, piuttosto, alla fiaba di “Pierino e il Lupo”, non fosse che nemmeno nel caso del Nie, secondo me, c’è di che avere realmente paura della fanfaronaggine di Wu Ming 1.

  3. kinglear Says:

    Che sono dei fanfaroni e dei tromboni e anche dei gran ONI non è una novità. Però ciò non toglie che mi fanno venire il vomito, loro e i loro compagnetti di merendine.

  4. utente anonimo Says:

    Mi avete fatto scoprire quel blog e adesso sto sviluppando una forma di dipendenza.. A me ricorda molto la commedia dell’arte, i personaggi del mondo letterario (alcuni però non li ho mai sentiti nominare, immagino ce ne siano anche molti di immaginari) diventano maschere come Arlecchino o Brighella. Insomma, sono sberleffi, non capisco bene la rabbia di certe reazioni, anche perché le finte giaculatorie contro questo o quello sono fatte da una posizione a sua volta finta e molto autoironica, è tutto immaginario, una specie di fòla o di gioco di ruolo.
    Ma davvero la grafica del blog era ispirata a quella del tuo, Lucio? Una volta conciavi le pagine in quel modo?

    Sergio

  5. kinglear Says:

    A me Sergio ricorda uno dei wuminchioni. Lucio, controlla che diavolo di IP ha, o che IP esce in rete… se ti va, per te.

  6. Lioa Says:

    @ Sergio. Non è quello il problema. Io stesso mi divertivo a leggere il blog VMO (subito, però, diventato eccessivamente ripetitivo). Ma come si può sperare di essere creduti all’infinito, anche se stavolta la beffa NIE è appoggiata da Einaudi (che – a dire il vero -aveva già avallato l’operazione “Fiction” di Giulio Mozzi). I Wu Ming potranno incantare la Lipperini, ma non certo me.

  7. utente anonimo Says:

    Uh mamma quanti sospetti… Taci che il nemico ti ascolta, solo perché ho espresso un mio parere, senza offendere nessuno. La caccia agli IP. Il mio nemmeno lo conosco, sarà un IP normalissimo immagino… Sono banale in tutto. 😦
    comunque fatta una ricerchina in rete, ho visto che Booksblog (un sito che consulto spesso e mi sembra affidabile) non aveva una visione così tragica di vmo.splinder.com

    Mea culpa se fin’ora non vi ho parlato di VMO.

    In verità è difficile, se non impossibile, parlare dei VMO.
    Chi sono? Dicono di essere: Vincenzo Maria Ostuni (da cui VMO) e Basile Pesaro Borgna, sardi. Ma se lo sono davvero è difficile stabilirlo.
    Prerogagativa del loro poco estico blog è essere impietosi verso la letteratura e chi la fa (o crede di farla): dire le cose come stanno, senza paura né riverenze.
    E’ facile capire che ben presto questo senza peli sulla lingua ha provocato un po’ di scompenso nel mondo letterario on line. Lipperatura ne ha fatti diversi post, e sono finiti anche – grazie ai Wu Ming – sulle pagine dei giornali.

    Ma cosa vogliono davvero i VMO? Successo? Vendetta? Nulla?
    Nel frattempo c’è chi si dichiara VMO, ma è un po’ come quando Giuseppe Genna disse di essere Melissa P. …

    Sergio

  8. utente anonimo Says:

    Ho copiato il testo di Booksblog senza mettere il link eccolo:

    http://www.booksblog.it/post/419/vmo-scrittori-buoni-e-cattivi

    Sergio

  9. kinglear Says:

    Sergio, oggi o domani, a sorpresa, te la tiro io fuori la verità sulle wuminchiate. Così la piantiamo di tessere le lodi a quei due deficienti patentati. Okay? O devo chiamarti Roberto? O come? Avanti, dimmi tu… No, non dirmelo. La sostanza è la stessa di sempre. Riconoscibilissima.

    Sdraiati. Sono sicuro che è un verbo che ami moltissimo: sdraiarsi.

  10. utente anonimo Says:

    E chi tesse le lodi di chicchessia? Sto seguendo consigli di lettura di Lucio Angelini, che nemmeno lui mi pare così collerico. Si viene su questo blog anche perché si trova della satira sui lit-blog e così ci si regala un sorriso, tu invece mi sembri così serioso, e anche abbastanza paranoico visto che invece di leggere quello che la gente scrive ti metti a pensare su chi potrebbe nascondersi dietro. Mi sa che ho messo senza volerlo il dito su una piaga. Sarebbe divertente se non mi dispiacesse vedere che involontariamente ho suscitato una reazione così. Uno si chiede come deve muoversi per non pestare dei calli.

    Sergio

  11. Lioa Says:

    @Kinglear. Per favore, niente insulti (“deficienti patentati”). Peraltro i wuming sono l’esatto contrario dei deficienti, essendo, anzi, scaltrissimi: hanno basato tutta la costruzione di se stessi su un’accurata conoscenza delle strategie mediatiche.

  12. utente anonimo Says:

    E’ tutto straordinario.
    In questa guerra letteraria non so piu’ se sia piu’ delirante il preteso totalitarismo
    letterario wumminghiano oppure se sia piu’ esilirante la resistenza partigiana di chi si oppone ( anti-wumming) .
    Le mirabolanti avventure di questa guerra non smettono di stupire: quando pensi che gli interessati ( potere e rivoluzionari) siano arrivati al massimo della loro espressione – l’assurdo – eccoli entrambi riscatenarsi in polemiche e disquisizioni ancora piu’ assurde.
    Ma ditemi: non e’ per caso tutto un gran complotto? non e’ che – sempre per caso- siate tutti d’accordo ( potere e rivoluzionari, Wu Ming e antiwuming)?
    Mi sa che qui gatta ci cova: una propaganda dialettica nella quale chiunque porta a casa un po’ di pubblicita’, un po’ di visibilita’. Insomma: state fondando tutti insieme – collettivo e anticollettivo- la Nuova Fanfaronaggine Italiana, forse? (Nfi)

    Sergio Rufo

  13. Lioa Says:

    @ Sergio Rufo. Stavolta sei del tutto fuoripista. Mi spiace. In my humble opinion, ovviamente. Rircordo che è stato fatto il possibile, compreso il blocco all’accesso di Lipperatura, per spegnere la mia flebile vocina, inzialmente solitaria: “IL RE è NUDO”…

  14. utente anonimo Says:

    Sono in pista nel modo piu’ assoluto, invece.
    E’ stucchevole quanto avviene.
    Non dicevi che ognuno puo’ scrivere quello che vuole? e allora? i Wu Ming sotto questa luce hanno il sacrosanto diritto di fondare quel cazzo che vogliono come tu hai il sacrosanto diritto di contestare quel cazzo che vuoi. Ma tutto questo diventa Nif perche’ sia gli anti, sia i wumminghiani invece di proporre qualcosa che sia “qualcosa” si perdono in questa mirabolante contraddizione in termini.
    E poi: si arriva al punto di pensare a spie, servizi segreti, spionaggio e contro spionaggio, trasformando il tutto nella storia del Sisde italiano.
    Blog pro wuming che curano i rivoluzionari; blog anti Wu ming che curano gli infiltrati dei Wu ming.
    Che cos’e’ tutta sta’ storia se Nuova fanfaronaggine Italiana’?
    Ma ripigliatevi , por favor!

    Sergio Rufo

  15. Lioa Says:

    Comincio a pensare anch’io che, – smascherata definitivamente la beffa -, a QUALCUNO non resti che buttare tutto in vacca… pon pop girls, pon pon boys e miseri “troll” anti-beffa (critici letterari vari + minuscoli cazzeggiatori della rete privi di accesso ai quotidiani). Ciao

    P.S. Cfr. l’epico grido “Muoia Sansone con tutti i filistei”.

  16. kinglear Says:

    Avrebbe diritto di riempire il web di wuminchiate perché sono loro? Per questo, Sergio Rufo caro?
    No. Non hanno nessun diritto in più di chiunque libero cittadino, né loro né Genna, né gli altri compagnetti di merendine. Hanno rotto ampiamente le palle con la storia dei VMO, si sono fatti sostenere dall’Unità – per fortuna che quel giornalaccio è sull’orlo definitivo del collasso più totale -, nonché da Loredana Lipperini, che ha linkato più volte Genna e Roberto Bui con i loro deliri filostalinisti. Hanno creduto di poter vestire la stola dell’innocenza, di essere “non punibili”, di essere l’alfa e l’omega. Ne hanno fatte di cotte e di crude ai danni della cultura, della libertà di espressione, e non da ultimo hanno danneggiato il sottoscritto con le loro sporchissime infamie sdraiate, credendo sempre che loro fossero non punibili e non criticabili. No, loro sono punibili e criticabili come chiunque: ed è inutile che si facciano promotori della libertà di espressione, quando ad esempio su Lipperatura non si può dire una sola parola su di loro che subito vieni cancellato, cioè censurato – ne sa qualche cosa Lucio. E’ questa la libertà di cui vanno cianciando? Sì, è questa. La loro assurda pretesa è che la libertà è loro e solo a loro appartiene: così si permettono di censurare tutte le voci a loro avverse, e se non sono loro in prima persona a censurare si presume consiglino ai compagnetti di merendine di tacitare chiunque gli dia contro anche in maniera critica, e poi si permettono di prendere per i fondelli a destra e manca. Ma alla fine uno si rompe i cosiddetti. Poi se li rompe un altro. E così via. Diventano centinaia ad essersi rotti i cosiddetti dei wuminchia. Sinceramente si è tutti stufi delle loro beffe mediatiche, che sono riconoscibilissime, perché reiterate e scevre di qualsivoglia originalità. Si può sopportare la puntura d’una zanzara, anche due al limite. Ma quando le zanzare continuano indefessamente a irritare, li si manda a quel paese. E’ bene che il pubblico sappia con chi ha realmente a che fare. La denuncia dei loro comportamenti stalinisti deve trovare sempre più spazio, affinché il maggior numero di persone sia informata su chi essi sono realmente.

  17. utente anonimo Says:

    KingLear caro, non ho detto che i Wu Ming hanno diritto ecc.ecc perche’ sono i Wu Ming : ho detto che se si sostiene la tesi che tutti possono dire quello che vogliono ( o scriverlo) allora i Wu Ming hanno il sacrosanto diritto di farlo . Chi non sono i Wu Ming per non essere inclusi in quel ” tutti”?
    Viceversa chi non la pensa come loro ha tutto il diritto di opporsi e fare resistenza.
    Ma e’ a quest’ultimi che mi rivolgevo con speranza.
    Se e’ accerato che i Wu Ming come tutte le ultime bande, bandine, bandacce letterarie degli ultimi 20 anni, scrivono corbellerie per mero interesse editoriale, e’ meno accertato che un fiero smascheramento di questo ” raggiro” diventi uno strumento con gli stessi connotati e requisiti del fenomeno che vuole proprio combattere: la noia, la ripetitivita’, l’assillante martellamento, gli insulti, i contro insulti, le spiate, le soffiate, i giochi di spionaggio.
    Se per caso un marziano magari lettore – e diciamolo pure – ancora onesto, accendesse il computer in questo preciso momento, si collegasse con il sito di Lucio Angelini ed infine leggesse i commenti alla discussione di Reazioni di panza parte 2 ( second part, part second, the dark side of part second qualsivoglia) che credi pensebbe nella sua testa, KingLear, questo marziano capitato malauguratamente in posti simili? Te lo dico io: penserebbe inorridito di essere circondato da una banda di exstraterrestri .
    Una banda di exstraterrestri che parlando di libri , di racconta strorie, di narrativa, si e’ completamente dimenticata che un lettore onesto vuole – in fin della fiera – sentirsi raccontare una storia come quando era bambino.
    E’ questo l’unico requisito epico di una sana narrativa.

    Sergio Rufo

  18. Lioa Says:

    Ribadisco, prendendo le distanze da Kinglear che spesso parla a nome di tutti senza mandato (“sinceramente si è ***tutti*** stufi delle loro beffe mediatiche”) che io parlo ***per me*** e reagisco agli sgarbi ricevuti ***da me*** con altri sgarbi, anziché porgere l’altra chiappa. Kinglear, peraltro, – a seconda delle lune – ha più volte detto tutto il bene e tutto il male possibile anche di me, con vari finti “addii” a questo blog, per cui non lo considero affatto un luminoso modello di coerenza. Vorrei che se la vedesse con Wu Ming 1 per conto proprio, magari dai suoi blog (sono per i “conti separati”).

    Quanto a Rufo, sa perfettamente che, se un mio post lo annoia, può interromperne la lettura in qualsiasi momento e trasmigrare altrove. Comunque anch’io, come lui, mi preoccupo di un solo requisito letterario: che una storia sia ben scritta e “mi prenda”, al di là dell’appartenza del suo autore a questo o quel movimento letterario, oggettivo o esistente soltanto nella fantasia o nella “voglia di beffe” di chi si picca di averlo fondato.

  19. kinglear Says:

    Caro Sergio, gli extraterrestri non esistono, tranne che per Fox Mulder, perché Scully rimane scettica fino alla fine, seppur sia lei la prima a subire le conseguenze del nepotismo alieno. Chi sia più fuori di zucca, se Mulder o Scully, è fiction. Per noi con i piedi per terra, i Wu Ming a forza di giocare abilmente con il fuoco, alla fine hanno appiccato il fuoco a tutto l’intorno: gli zampilli di quelle torce che maneggiavano a ruota per fare circo, si sono sparsi e hanno dato fuoco a paglia e fieno. Adesso il circo è in subbuglio: spegni un focherello qui e subito ce ne sono altre tre nuovi di zecca. E per quanto siano focherelli nati dalla paglia e dal fieno, mon dieu, se bruciano. Il circo brucia, gli zampilli continuano a moltiplicarsi, ed è giusto dunque invitare gli spettatori a farsi da parte, di correre lontano dal pericolo.

  20. kinglear Says:

    Okay Lucio, conti separati. Ma la mia coerenza è né con i wuminchia né con le benedettine. E difatti non condivido affatto tutto quel bene che tu hai per Scarpa & Co. Quel “si è tutti…” è molto semplicemente una forma impersonale: ma non tengo voglia di fare lezioni di grammatica proprio a te. Ribadisco solo in ultimo e per l’ennessima volta né con la niupeppica né con le benedittine.

    Ciao e grazie dell’ospitalità. 🙂

  21. kinglear Says:

    E non da ultimo: sono intervenuti sui post dei VMO perché purtroppo mi riguardano proprio molto da vicino. Comunque sì, seguo il tuo consiglio: conti separati.

    Ciao

  22. utente anonimo Says:

    Kinglear capisco quello che vuoi dire: alcuni incendi vanno spenti. Sono d’accordo.
    Rimango dell’idea, pero’, che si potrebbero usare altri tipi di spegnimento: un poco diversi dalle solite baruffe, forse?
    Su Scarpa e Co., la penso come te: un altra banda scorazzante per le praterie editoriali…

    Lucio, se mi annoia leggere un post , non lo leggo. Ma il punto non e’ questo. Il punto rimane un altro.
    E’ la questione delle picche e ripicche corrente in internet tra vari blog: sta diventando un ” sistema” , se non ve ne siete accorti.
    Se tu scorazzi in certi siti ( fai Nazione Indiana) vedrai subito che quello che dico e’ vero: ci sono o c’erano veri e propri clan in lotta tra loro.
    Adesso ognuno si e’ ritirato nel proprio fortino: da qui scaglia frecce all’altro fortino che a sua volta ne scaglia ad un altro ancora.
    Sembra una partita di ping pong.

    Io credo che questo rispecchi la pochezza attuale della letteratura italiana e del suo sottobosco ( aspiranti scrittori e gli illusi lettori).
    E’ questo quello che intendo per NIF ( New Italian Fanfaronaggine) : una serrabanda di piccole massonerie letterarie.
    Esiste forse anche la P2 dell’editoria? Di questo passo si finira’ piu’ o meno cosi’, perche’ in un certo senso sta gia’ succedendo.
    Io e te abbiamo gia’ affrontato questo discorso: tu rivendichi il diritto di ciascuno a scrivere quello che vuole, io invece, rivendico il dovere di ciascuno di non improvvisarsi cio’ che non e’.
    Sotto una certa luce vince il tuo pensiero ( tutti ma proprio tutti pubblicano) ma a me rimane la consolazione ( non da poco) di assistere ad una comica di proporzioni colossali.
    Non ultimo il caso Wu Ming: sul niente di niente in assoluto si sta costruendo una teoria di misure omeriche.
    Giornali, critici, blog, editori, lettori , li’ tutti a parlare del niente ( ovvero del diritto di ciascuno a scrivere e fondare quello che gli pare).
    Persino il Manifesto ( giornale serio con il suo inserto Alias, forse un poco avanguardista) e’ sceso in campo contro i Wu Ming.
    E tutto questo perche’ succede? succede perche’ magari domani mattina qualcuno si alza e dichiara che un filone letterario per essere tale deve contemplare una forma proporzionale di ammortamento dei capitoli: anche ” anticipato ” se si vuole. Che significa? significa che man mano si leggono i capitoli di un libro, questi vengono ricuperati nella loro struttura organizzativa della storia , nei capitoli successivi fino ad esaurimento degli stessi.
    E che farebbero i blog letterari o i critici? invece di ridere di questa corbelleria, gli rispondono pure. E anche seriamente.
    Basta vedere la pagina Reazioni di Panza due: esilirante esempio.

    Dunque non mi annoia un tuo singolo post: mi annoia la pomposita’ di questa dialettica che regala ai Wu Ming -nello stesso momento che risponde criticamente – una visibilita’ e una serieta’ che fosse solo per la New Epic non meritano. E se mi si obiettasse che comunque qualcosa bisogna pur fare per contraddirli nel loro totalitarismo editoriale , ricordo che solo poco prima, si affermava il principio che ognuno scrive quello che vuole.

    Questa , caro Lucio, e’ una contraddizione evidente.

    Sergio Rufo.

  23. Lioa Says:

    @ Sergio. Ti rispondo con un intervento di Loredana Lipperini:

    ***A riprova di quel che scrive Wu Ming 1, vado a spiegare la citazione di Totò e la querelle con Liberazione. Mi scuso per il lungo commento, ma copio e incollo dagli archivi di Luther Blissett:
    “La beffa all’underground e all’editore Castelvecchi, maggio ‘96
    Nel ‘93 uscì un libro intitolato TAZ (Temporary Autonomous Zones) dell’americano Peter Lamborn Wilson, direttore della rivista newyorchese Semiotext(e), sotto lo pseudonimo di Hakim Bey. Testo che influenzerà moltissimo le culture “gggiovanili”, radicali o meno, e non solo, tanto che per un periodo venne agitato, quasi fosse un nuovo “libretto rosso”, dal vandalo metropolitano, passando per Jovanotti, fino a intellettuali come l’antropologo francese George Lapassade. Si trattava in realtà di un libro che metteva insieme sincreticamente molte cose diverse e, come più tardi molti intellettuali converranno, alquanto modesto. Luther Blissett per spazzare via quello che era diventato un vero e proprio odioso cliché dell’underground, mandò all’editore Castelvecchi, specializzato in questo genere di pubblicazioni, la finta traduzione di alcuni inesistenti testi inediti in Italia di Hakim Bey, firmandosi con lo pseudonimo Fabrizio P. Belletati. Accanto ai testi finti c’erano anche dei testi reali facilmente reperibili su Internet che servivano a rendere più verosimile l’operazione. Castelvecchi pensando di avere tra le mani un piccolo gioiello lo pubblicò senza esitazioni col titolo A Ruota Libera-miseria del lettore di TAZ, autocritica dell’ideologia underground. Luther Blissett aveva imitato lo stile barocco dell’autore americano e portato all’eccesso certe sue caratteristiche teoriche, puntando ad evidenziare la sua pochezza intellettuale e a metterlo contro i suoi seguaci. Il libro pullulava inoltre di occulte citazioni da film di Totò e alcuni testi erano parti riadattate di uno scritto di Stalin. Il libro nonostante tutto verrà accolto favorevolmente (!) dall’ambiente cui era indirizzato, rivelando come questo approcciasse alla teoria più per il nome che porta che per i suoi effettivi contenuti, ma anche da giornalisti come Benedetto Vecchi (Il manifesto) e Angelo Quattrocchi (Liberazione). Quando Luther ha rivendicato il libro come una sua beffa al conformismo dell’underground e all’editore Castelvecchi, Quattrocchi affermò dal suo giornale di non credere a una parola della rivendicazione. Si venne così a creare per un po’ di giorni uno spassoso botta e risposta tra la giornalista di Repubblica Loredana Lipperini e Quattrocchi, sulle pagine culturali dei loro rispettivi giornali, in cui la prima cercava di convincere il giornalista comunista dell’effettiva paternità blissettiana del libro di Bey riportando numerose prove e accusandolo di non saper accettare una beffa salutare. Quattrocchi si è dovuto arrendere alla prova più evidente: le occulte citazioni “totoiste” di Blissett. In un passaggio, infatti, il finto Bey riportava la citazione di un certo Lee Mortais che letto a voce alta…”
    Se siete arrivati qui fin qui senza annoiarvi, avrete compreso il perchè dell’accostamento. Così come non esistono persone “prive di potere”, non esistono intoccabili, nè a destra, nè a sinistra. E’ giusto che lo sberleffo, da chiunque venga, ci ponga davanti ai nostri limiti, intellettuali e fisici: Blogdiscount mi dà della vecchia carampana con ammirevole frequenza, e probabilmente ha ragione
    Postato Venerdì, 7 Ottobre 2005 alle 3:34 pm da La Lipperini ***

    Ebbene: RIBADISCO che qualcuno dovrà pur ricordare a DON WUMINGOTTE e alla sua fida scudiera LIPPA PANZA che non proprio tutti sono disposti a beccarsi in faccia i loro stanchi gavettoni da vecchietti dell’ospizio letterario*-°

  24. kinglear Says:

    @ SERGIO

    Hai ragione: si sono venute a creare delle vere e proprie fazioni, anche all’interno dei lit-blog, per cui in ogni blog si sono 4 o 5 capetti. Diciamo così.

    Come ho sempre sostenuto le idee dei wuminchia sono fatte di niente, per cui non si puo’ criticare un qualcosa che in realtà non esiste se non nella testa dei wuminchia e di chi gli batte la mano sulla spalla. Per mio conto una critica seria alla niupeppica è una sola: una cagata pazzesca. Trevi sul Manifesto ha fatto il possibile, per evidenziare che il niente sempre niente rimane: non che ci fosse veramente bisogno della stroncatura di Trevi, ma i critici amano anche mettersi un po’ in mostra. 🙂 Io non mi spreco a scrivere un elzeviro per dimostrare che il niente rimane niente sempre. Preferisco di gran lunga una critica diretta e da tutti intellegibile: una cagata pazzesca.
    I wuminchia ci campano con le critiche, anche con quelle negative: perché ci possono imbastire su tutto quello che diavolo gli passa per la testa. Ma se gli critichi che la niupeppica è una cagata pazzesca punto e basta, i poveri wuminchia possono solo attaccarsi a ‘sta minchia. Fare delle critiche organiche per dimostrare l’infondatezza della niupeppica è poi quello che vogliono, perché così loro hanno la possibilità di ribattere, di inventarsi altre cagate immani. Molto meglio a mio avviso una stroncatura netta, che sia una vera e propria castrazione. Poche parole, o una frase sola ma efficace, e i crociati della niupeppica possono solo accusare il colpo. E’ questo a fargli male, a sbatterli fuori dal ring. Un colpo solo che sia dato per essere un kappaò. Se invece li critichi, se gli dimostri che il niente è niente sempre, i round vanno avanti all’infinito.

    In ogni caso della niupeppica non c’è proprio di che preoccuparsi: è un qualcosa che anche i più seri, con un minimo di cervello ovviamente, hanno preso sul ridere. Non saranno le 100 o 200 copie della niupeppica sbolognate a critici e giornalisti a riempire il niente con della vera sostanza. E’ vero che la niupeppica fa parlare, per riderci su però: è come certi jingle pubblicitari che uno sente in radio e che ripete, senza mai sognarsi d’andare al supermarket per comprare il prodotto legato al motivetto che ha sulle labbra.

    I wuminchia ne hanno prodotte di cotte e di crude: a me hanno fracassato i cosiddetti. Penso che siano in molti ad avere dei conti in sospeso con la prosopopea stalinista dei wuminchia, per cui oggi stanno raccogliendo solo quello che hanno seminato. ^_^

    Non che l’altra parte, cioè i benedettini siano migliori: la Benedetti stronca i wuminchia solo per portare acquetta al suo mulino bianco, dove a lavorare ci stanno Scarpa, Moresco, ecc. ecc.

    Il punto è che né i wuminchia né i benedettini hanno qualche cosa da dare alla Letteratura.

    Alla fin dei conti, per entrambe le parti si può solo parlare di *** fanfaronaggine allo stato puro ***.

    Io per esempio ho indetto un concorso sul mio blog: chi indovina si porta a casa una copia tarocca della niupeppica o in alternativa 2 Kg di caramelle assortite. Caramelle buone, Sperlari, mica robaccia dozzinale da supermarket. Al momento nessuno vuole la niupeppica: tutti preferiscono le caramelle. E vorrei ben vedere. ^_*

    Lucio, sì, lo so… si era detto conti separati… ma dovevo pur rispondere a Sergio.

    Ciao a tutt’e due

    Beppe

  25. utente anonimo Says:

    Amici, la discussione si fa interessante, così ho iniziato a riportarne dei passi (partendo dal commenti di S.Rufo) sul blog dedicato “Beffe”, su cui vi invito a partecipare.
    saluti, John Tevis

  26. utente anonimo Says:

    Beppe, ti ringrazio della risposta esaudiente; la sottoscrivo in toto.

    Sergio Rufo.

  27. ANALOGIE 3 « L U N A T I S M I Says:

    […] Invece, da un lato si vede prestare molta attenzione (inutile e quindi sprecata) verso certe beffe mediatiche, mentre dall’altro si ravvisano una perdita di lucidità e un abuso di  posizioni difensive, […]

  28. fabio painnet blade Says:

    ‘L’efficacia ‘ della letteratura di ‘denuncia’ di saviano è stata ampiamente definita (nella sua sterilità) da un certo Nicola Gratteri in una nota intervista mai replicata in tivù, tantomeno sui canali pubblici. Mi sembra che Gratteri si intenda di camorra un pò più di Saviano. Documentatevi fratelli ne rimarrete sbalorditi.
    Cantava Vecchioni: ‘se arrivo vuol dire che servo a qualcuno’. Questa, in un solo verso è autentica denuncia sociale, ma dubito che l’info di stato si scomodi davvero o fornisca spazi a temi, autori o magistrati realmente impegnati su questo versante.

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