LETTERE DI LUCIANO ANSELMI

 

milite

(Lucio Angelini in servizio di leva alla Scuola di Guerra di Firenze nel 1972)

Negli anni 1972-73, finché ero militare, lo scrittore fanese Luciano Anselmi (amico carissimo, purtroppo morto nel 1996) mi tenne compagnia con una serie di lettere di cui pubblico per la prima volta qualche stralcio.

Fano,12 marzo 1972
 
… è un periodaccio: sogno cani feroci che mi azzannano e streghe con le vesti bianche… sto cambiando in peggio, divento sordo; guai familiari mi opprimono: sai, ho l’impressione di aver buttato via la mia vita. (Arrivo al patetico). Dovevo sposarmi una decina di anni fa; una ragazza che mi piaceva ed io le piacevo. Non ho avuto il coraggio. S’è presa un tenente che non amava. Ora è quasi pazza, ma non mi rimprovera nulla. Questo mi fa soffrire a morte. Ci rivediamo, ogni tanto. Non ci crederai: mi vuole ancora bene. Chissà perché ti racconto questi “fattacci”! Ti stimo molto e ti sono amico. Vorrei vederti felice… Ricordati sempre che qui, in via Garibaldi, hai un vecchio amico che diventa sordo e che spera di scrivere la prima recensione al tuo primo libro… 
 
Fano, 6 luglio 1972
 
… il caldo mi rimbambisce, ma tiro avanti. Forse in agosto andrò in Arcevia con la mamma e i fratellini. Sono un cuore semplice, un campagnolo inurbato che teme il traffico terrificante (bello, eh?) di questa metropoli umbro-picena. Qualche volta scrivo versi alla Properzio, ma in genere trascorro il tempo libero a meditare sull’immortalità dell’anima. Da qualche giorno “mi è scomparso” il gatto Isidoro, delizia della mia nipotina Benedetta. Così non so più con chi giocare… 
 
Fano, 13 luglio 1972
 
Caro Lucio, ricevo solo ora la tua lettera e mi affretto a risponderti… Preparati a diventare “il più bravo e il più giovane dei narratori italiani” (così scriveranno i critici; e a me, modestamente, verrà una lacrima perché subito mi son reso conto che le tue pagine non erano quelle di un dilettante qualsiasi, ma quelle di uno scrittore). Caro Lucio, sta bene, fa il tuo dovere di soldato e sistema con calma tutte le cose che mi dici di dover sistemare. Il tempo scorre (pensiero profondo) e verrà pure il giorno del tuo ritorno definitivo. Allora, se vorrai, berremo un cognac per il tuo libro che sarà imminente. Mi dici che devo pensare un gran bene di me stesso; ma come fare? Sai, uno è come si vede e come si sente: e mi giudico (son sincero, credimi) un fossile; innocuo, sì, ma fossile. Queste son malinconie. Ciao, non c’è sole da tre giorni (temporali) e il mare si allontana. Invecchio e sono triste. Ciao, ciao, ciao.
 
Fano, 5 settembre ’72
 
Caro Lucio, sto passando un orribile periodo per fastidi familiari (che non mi merito) e per noie varie. Anche la salute non va bene. Sono triste, deluso e rabbioso. Passerà, speriamolo. Ho provato a telefonare nelle ore da te indicatemi; invano. O la linea era occupata o, addirittura, non riuscivo a sentire il caratteristico “tuu-tuu”. Ciao, scrivimi tu, se vuoi. Mi farà piacere. Io sono davvero in panne…
 
Fano, 6 ottobre 1972
 
… ti racconto brevemente quel che m’è successo martedì. Avevo visto i cartelloni pubblicitari di un film dell’orrore: “La notte che Jocelyn uscì dalla tomba”. Decido di andare e vado al Politeama. Dopo venti minuti di proiezione con un Totò antico e un Manfredi sbiadito mi dico: toh, che razza di orrore! Ma dov’è Jocelyn? Per farla corta: il film che mi interessava era al Corso; io sono uscito dal Politeama e sono andato al Boccaccio, dove non c’era niente…
 
Fano, 11 ottobre1972
 
… a Fano non succede un bel niente. Mi sono iscritto al circolo cittadino e così verso le 23 faccio il mio ingresso in sale dove gente danarosa gioca a poker e a scala perdendo e vincendo decine di migliaia di lire. È una vita insulsa, la mia e la loro; ma, almeno io, non ho altre alternative…
 
Fano, 31 dicembre ’72- 1 gennaio 73
 
Caro Lucio, che augurio farti per l’anno che nasce? (Oh, che frase idiota). Che tu sia felice, che tu abbia finalmente il successo letterario che meriti. Ti scrivo tornato a casa dopo una nottata (dalle 22 alle 24) in giro per la città in auto. Da solo, col tergicristallo che non funzionava (ma non funziona mai niente nella mia auto) e con la pioggia. Lucio, sono uno stronzo. C’era un muto (muto dalla nascita) a spasso per la città. Un muto e basta. E c’ero io con la 500 blu. Ciao, brucia questa lettera, brucia tutte le mie lettere. Ieri ho fatto un po’ di pulizia tra le mie opere inedite. Ho bruciato 3 commedie e un poema. È una fortuna per le Lettere italiane, quelle Lettere che, fra 100 giorni (come Napoleone) dovrai insegnare ai ragazzi gozzuti del bresciano…
 
Fano, 4 febbraio 1973
 
… Ciao, io sono sfiduciato per tante cose (le solite cose, ti sarai stancato di ascoltarle) e aspetto le bozze di due lunghi racconti gialli che usciranno da Fabbri in una nuova collana a mille lire. Staremo a vedere. Qua oggi c’è il sole, la gente esce di messa e compra il Resto del Carlino; i più audaci abbinano Grazia per le loro signore… 
 
Fano, 13 novembre 1973
 
… caro Lucio, che tristezza la vita fanese! Ora, poi, con l’isola pedonale sembra esser tornati all’anteguerra! Ricordo una descrizione della piazza e della fontana in un tuo romanzo (forse Il lupo di maggio): magnifica descrizione, breve e indimenticabile. Resta nel cuore una visione spettrale, qualcosa di livido… Ciao, sono un cretino. Sta in gamba!.. 
 
Fano, 15 novembre 1973
 
… Oggi c’è nebbia, domani ci sarà ancora nebbia; io ho la macchina in panne e mi limito a scrutare dalla finestra del salotto improbabili ombre. Avremo un inverno gelido, complici Sadat Dayan e La Malfa. Ma la poesia ci salverà (Anselmi, Commedia da scrivere, ultimo atto)… qui c’è stato un delitto: hanno ammazzato un tale con una moglie molto bella (solo lui hanno ammazzato); ma lo saprai dai giornali. Non era fanese. L’hanno atteso alle tre di notte e lo hanno sbudellato con 13 colpi. Altroché Boffa!.. 
 
Fano, 13-14 gennaio 1974
 
… non mi ero mai reso conto dell’inutilità della mia vita a Fano; anzi, credevo (ho creduto) per molti anni che fosse l’unica vita per me possibile. Oggi capisco che è, prima di ogni altra cosa, una vita stupida. Ma come uscirne? Mi dirai: andandosene senza far inutili chiacchiere. Ma per me è difficile. Son prigioniero di una ragnatela (la famiglia) dalla quale, volendolo, non riesco più a districarmi. Ti avrò detto queste cose tante volte, e ti sarai stancato di sentirtele ripetere. Ma io sono monotono come quei folli innocui che, di tanto in tanto, affollano i nostri manicomi. Ti scrivo in una notte di disperazione e di rabbia, tornato a casa dopo una solitaria passeggiata fra la nebbia della Sassonia. E spero che non sorriderai, che, dentro, non mi prenderai in giro. Per te saranno ubbie, ma per me sono cose importanti. Tu sei giovane, libero e intelligente: avrai tempo e modo per recuperare e per farti una strada tua. Io non più. Non ho che il tedio, qualche bicchierino e una gran rabbia. Scusami se, forse per la prima volta (ma il pudore è un’altra mia remora) ti scrivo col cuore in mano (fumetti, sono anche fumettistico) spero che prenderai la confessione per quel che vuol essere, uno sfogo fatto ad un amico che stimo e a cui voglio bene. Sei un’àncora, egoisticamente penso a te come ad un salvagente che però si allontana (stai lontano, troppo lontano) e che non riuscirò ad inseguire. Caro Lucio, sto dicendo delle stronzate, ma è che sono in barca: al di là dello smoking, delle bevute, delle speranze che ogni tanto mi risollevano un po’ il morale, vorrei sparire, nascondermi, non so cosa. Ho complessi di colpa feroci; e per cosa? Non ho fatto, obbiettivamente, niente di niente; ma ho paura. Tutto mi emoziona e mi distrugge. Ciao, scusami il lamento, scrivimi quando vuoi, dimmi di te. Ciao. 
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Ripropongo anche l’explicit del suo romanzo “Un viaggio“, già pubblicato nel 2005 qui:
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http://www.lucioangelini.splinder.com/post/6723316
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«Prima che le tenebre scendano su di te (io lo so: un giorno, all’inizio della primavera, una cornacchia si poserà sull’ulivo e fisserà il suo sguardo all’ovest, donde vengono le tempeste invernali) fatti forza, raduna tutte le tue memorie, la fotografia di tuo padre morto, e va: deciditi per quella strada ch’è la sola che possa salvarti; te lo dico io che sono tua madre; poche cose essenziali bastano a un uomo per intraprendere un viaggio. Sospirò un poco e aggiunse:
                                   FINE

(1966-1967)»

 

 

Ciao, Luciano. Grazie per l’amicizia. Buon viaggio.

6 Risposte to “LETTERE DI LUCIANO ANSELMI”

  1. utente anonimo Says:

    Questi stralci testimoniano di un’amicizia molto forte, e di una stima considerevole nei tuoi confronti. Esattamente come quella che nutro anch’io, non da ora, lo sai.
    Ci deve essere stata tanta tristezza e tanta sofferenza nella vita di Anselmi.
    Ti ringrazio per aver offerto a me e ai tuoi lettori uno squarcio di dolente, ma preziosa intimità.

    Bart

  2. Lioa Says:

    Hai ragione, Bart. Tanta sofferenza in Luciano, ipersensibile com’era, anche se attenuata dal distacco con cui le persone fortemente dotate di sense of humour “si guardano vivere”. Fu il primo a incoraggiarmi come scrittore e anzi fece il possibile per convincere Cappelli a pubblicare il mio “Lupo di maggio”, che l’aveva entusiasmato, ma – come sai – il destino non è sempre manovrabile come si vorrebbe. Gli editori, poi, ancora meno…

  3. utente anonimo Says:

    questo e’ l’Angelini che io conosco come amico. Rispettoso, generoso e sensibile bye

  4. utente anonimo Says:

    Sono lettere che ne leggeresti centinaia, Lucio. Ma non vale, il bello sarebbe leggere le tue a lui,
    dalla caserma.

  5. utente anonimo Says:

    WOW

  6. utente anonimo Says:

    Ai tempi della 126 giallarancione,il Luciano racconta :-Incontrato  in Nolfi  l'A.B.,che m'apre il giornale e legge quel che ho scritto;si ferma alla parola -Silloge-e  mi  bacchetta per questa  mania mia strana  per il francese.

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