IN QUESTO PROGRESSO SCORSOIO…

(Il poeta Andrea Zanzotto a Venezia)

Il 17 marzo scorso ha fatto tappa all’Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti (Campo S. Stefano, Venezia) il poeta Andrea Zanzotto, che ha conversato con l’inviato speciale del Corriere della Sera Marzio Breda sui temi del libro "In questo progresso scorsoio", pubblicato da Garzanti. (Il titolo è tratto dall’epigramma: «In questo progresso scorsoio/ non so se vengo ingoiato/ o se ingoio» )

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Stanco, malfermo, il "massimo poeta italiano vivente" (così l’ha definito Massimo Cacciari, venuto a salutarlo) si è soffermato su alcuni degli aspetti per i quali questi tempi gli appaiono spesso di regresso, anziché di progresso: è un progresso "scorsoio" perché fisicamente stringe alla gola e disturba l’esistere in forme diverse.

Pur negando di essere un "catastrofista", Zanzotto ha dichiarato di avvertire  con acutezza "lo sfrigolio del negativo contro il positivo", "la voglia bestiale di lucrare su tutto/anche sul proprio funerale".

Cito dal libro:

«… Ci cade addosso troppo di tutto. Troppo cibo, troppo vestiario, troppa elettronica, troppe cose inutili. Basti pensare ai libri, il novanta per cento dei quali è da buttare… ma da quel dieci per cento che resta si crea un supplizio di Tantalo, perché sarebbero tutti necessari, specie quelli di divulgazione scientifica. A questo proposito mi pare che la scienza e la tecnica arrivino con enormi potenzialità, ma a una società eticamente impreparata a riceverle: quei nuovi saperi che avrebbero dovuto aiutarci (la tecnologia, la rete ecc.) si rivelano per molti aspetti una promessa mancata, di cui ci giungono soltanto le scorie. Infatti molta gente vive tutto ciò senza capire, come una nevrosi, e i vecchi non sono meno instupiditi dei giovani: non sento nessuno dire "Sono contento"… Così, se una volta si diceva "sparare con il cannone a una mosca" per indicare la sproporzione, oggi ci si domanda se sia logico fornire di un cannone una mosca, cioè l’uomo attuale, rispetto alle immense potenzialità che gli vengono date…» (p.37)

(Massimo Cacciari rende omaggio al poeta  Andrea Zanzotto)

(Foto di Lucio Angelini)

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