LA POVERA PICCINA È CONDANNATA (MAL SOTTILE, MEZZO GAUDIO)

Vi va di piangere come vitelli (= tralci di vite tagliata) nel weekend, mentre la rapinosa musica di Puccini vi prende per i fianchi, vi solleva in alto e  vi trasporta?

Non dovete far altro che andare a vedere la Bohème austro-tedesca di Robert Dornhelm appena sbarcata in Italia. Notevolissima davvero. Io l’ho vista in anteprima al Giorgione di Venezia giovedì scorso.

Per le info sulle altre proiezioni di aprile visitate il sito:

http://www.laboheme.classica.tv/ 

e in particolare:

http://www.laboheme.classica.tv/index.php?sezione=proiezioni&mese=aprile

«Dopo aver calcato i più importanti palcoscenici del mondo, Anna Netrebko e Rolando Villazòn esordiscono sul grande schermo per la regia di Robert Dornhelm con la trasposizione cinematografica dell’opera composta da Giacomo Puccini. Una produzione da oltre cinque milioni di euro, con più di 100 comparse coinvolte su un set ricreato minuziosamente al Filmstadt di Vienna, dà vita a un sontuoso film d’opera in uscita nelle sale cinematografiche di Milano, Bologna, Roma, Firenze e Torino a partire dal 6 aprile.»

Certo, il testo di Illica e Giacosa (dal romanzo Scènes de la vie de Bohème di Henri Murger) che scorre in sovrimpressione ha momenti di irresistibile comicità involontaria, ma l’italiano delle opere liriche – si sa – è una lingua tutta a sé, che va accettata per convenzione:- )

Rodolfo:

«Chi son? Sono un poeta.
Che cosa faccio? Scrivo.
E come vivo? Vivo.
In povertà mia lieta
scialo da gran signore
rime ed inni d’amore.
Per sogni, per chimere
e per castelli in aria
l’anima ho milionaria.
Talor dal mio forziere
ruban tutti i gioielli
due ladri: gli occhi belli.
V’entrar con voi pur ora
ed i miei sogni usati
e i bei sogni miei
tosto si dileguar.
Ma il furto non m’accora,
poiché vi ha preso stanza
la dolce speranza!
Or che mi conoscete,
parlate voi. Chi siete?
Vi piaccia dir!»

Mimì:

«Mi chiamano Mimì,
ma il mio nome è Lucia.
La storia mia
è breve. A tela o a seta
ricamo in casa e fuori…
Son tranquilla e lieta
ed è mio svago
far gigli e rose.
Mi piaccion quelle cose
che han sì dolce malìa,
che parlano d’amor, di primavere,
di sogni e di chimere,
quelle cose che han nome poesia…
Mi chiamano Mimì,
il perché non so.
Sola, mi fo
il pranzo da me stessa.
Non vado sempre a messa,
ma prego assai il Signore.
Vivo sola, soletta
là in una bianca cameretta:
guardo sui tetti e in cielo;
ma quando vien lo sgelo
il primo sole è mio
il primo bacio dell’aprile è mio!
Germoglia in un vaso una rosa…
Foglia a foglia la spio!
Cosi gentile
il profumo d’un fiore!
Ma i fior ch’io faccio, ahimè! non hanno odore.
Altro di me non le saprei narrare.
Sono la sua vicina
che la vien fuori d’ora a importunare.»

(Provate a immaginarvi al freddo e alla fame in una soffitta di Parigi. Vi bussa alla porta una sconosciuta che, appena entrata, è subito "presa da soffocazione", indi si mette a spargere bacilli tutt’attorno tossendo come un cane. Non vi innamorereste di colpo anche voi?)

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3 Risposte to “LA POVERA PICCINA È CONDANNATA (MAL SOTTILE, MEZZO GAUDIO)”

  1. rferrazzi Says:

    Refuso:

    “tosto si dileguar”

  2. Lioa Says:

    Ah, pucciniano fosti!!!

  3. kinglear Says:

    Lucio, che gelida manina la tua
    Lascia la riscaldi nella mia
    d’inchiostro; sù, leviamoci
    da questo freddo chiostro

    AH AH AH

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