Archive for maggio 2009

L’ORMA DI UN GRIDO

28 maggio 2009

(Do) I love shopping? Boh.

Difficile che io esca di casa con in testa un piano d’acquisti preordinato. Più facile, semmai, che vi rientri con qualche oggetto acquistato solo perché – dopo esservi capitato casualmente davanti – me ne sono innamorato di colpo e ne ho raccolto il richiamo: "Comprami comprami!". Così, per esempio, è successo con la mia lampada-civetta (foto sopra), che adoro.

"Civetta, sei mia!", ho pensato appena l’ho vista. E l’ho accattata. 

Devo ancora capire, peraltro, perché – tra tanti uccelli – mi piacciano soprattutto le civette, i gufi, i barbagianni, gli allocchi… Che sia stato un allocco anch’io, in una qualche vita precedente?… o, ipotesi ancora più inquietante, che continui a esserlo anche in questa?

Ma sentiamo come se la cava Giovanni Pascoli, in Myricae, con

La civetta

Stavano neri al lume della luna
gli erti cipressi, guglie di basalto,
quando tra l’ombre svolò rapida una
ombra dall’alto:       4

orma sognata d’un volar di piume,
orma di un soffio molle di velluto,
che passò l’ombre e scivolò nel lume
pallido e muto;       8

ed i cipressi sul deserto lido
stavano come un nero colonnato,
rigidi, ognuno con tra i rami un nido
addormentato.       12

E sopra tanta vita addormentata
dentro i cipressi, in mezzo alla brughiera
sonare, ecco, una stridula risata
di fattucchiera:       16

una minaccia stridula seguita,
forse, da brevi pigolii sommessi,
dal palpitar di tutta quella vita
dentro i cipressi.       20

Morte, che passi per il ciel profondo,
passi con ali molli come fiato,
con gli occhi aperti sopra il triste mondo
addormentato;       24

Morte, lo squillo acuto del tuo riso
unico muove l’ombra che ci occulta
silenzïosa, e, desta all’improvviso
squillo, sussulta;       28

e quando taci, e par che tutto dorma
nel cipresseto, trema ancora il nido
d’ogni vivente: ancor, nell’aria, l’orma
c’è del tuo grido.       32

P.S. Molto probabilmente il 5 giugno prossimo, quarto compleanno di questo blog, Cazzeggi Letterari chiuderà definitivamente i battenti. È tempo che io esca dall’adolescenza… non trovate? Ciao. °-*

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EL CONDOR PASA A GENOVA

27 maggio 2009
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Scrive Giulio Mozzi su Facebook:

«Buondì. Il 18 giugno presenteremo a Genova "Appuntamento con il notaio", il libro di racconti in versi di Alessio Paša già pubblicato in rete da vibrisselibri e che finalmente viene pubblicato in carta.

Dalla pagina dell’evento potete confermare la vostra partecipazione, nonché invitare altri amici. Cordialmente, giulio mozzi .»

Organizzatore::
Tipo:
Rete:
Global
Data:
giovedì 18 giugno 2009
Ora:
18.00 – 20.00
Luogo:
Libreria del Porto Antico
Indirizzo:
Area Porto Antico
Città/Paese:
Genova, Italy

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Mio commento:

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"El cóndor de los Andes despertó
con la luz de un feliz amanecer.
Sus alas lentamente desplegó
y bajó al río azul para beber… "

Alessio, come El Condor, pasa:- )

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(Alessio Paša, Autore di "Appuntamento con il notaio".)

L’OASI DI CA’ ROMAN E LA FINE DEL MONDO

26 maggio 2009

Ecco il tracciato della mitica linea 11 che dal Lido di Venezia porta a Chioggia.

[L’autobus parte dal Gran Viale, percorre tutta l’isola del Lido e, arrivato in fondo (località Alberoni), sale su un ferry boat che lo traghetta all’isola successiva, Pellestrina. Qui riprende la corsa fino all’estremità meridionale dell’isola, dove scarica i passeggeri all’imbarcadero di un vaporetto che li porterà prima a Ca’ Roman, e infine a Chioggia. Poco più di un’ora il tempo dell’intero tragitto.]

Ieri pomeriggio ho usato la linea 11, appunto, per raggiungere Ca’ Roman e visitare l’oasi omonima, guidato da un esperto della Lipu.

«Vanto e principale motivo di istituzione dell’Oasi sono le colonie nidificanti di Fratino e Fraticello. Queste, quasi sparite all’inizio del secolo, stanno registrando oggi, grazie alle misure di protezione messe in atto dalla LIPU, una lenta, ma costante crescita.»

(Fraticello)

(Fratino)

«Nel 2003 sono iniziati i lavori del MOSE (il sistema di paratoie mobili che dovrebbe difendere Venezia dalle acque alte eccezionali). A Ca’ Roman, la realizzazione delle sue opere complementari (conca di navigazione, porto rifugio e terrapieno) ha comportato la distruzione di oltre tre ettari di habitat tutelato dalla Comunità europea. Un danno ambientale grave ed inutile: le stesse opere potevano, infatti, essere realizzate in altri siti e, oltretutto, a costi minori.»

Altre notizie sull’oasi qui:

http://www.lipu.it/oasi/oasiDettaglio.asp?54

La strada d’accesso all’oasi; alcuni insetti dell’habitat dunale; la soldanella di mare, un artistico tronco spiaggiato.

Scriveva Carla Benedetti sull’Espresso n. 50 del dicembre 2006:

«Cento anni al massimo e la terra sarà inabitabile. Surriscaldamento, innalzamento del livello del mare, epidemie, esaurimento delle risorse naturali, guerre per impossessarsi del poco che resterà. Lo prevedono gli scienziati più autorevoli, compreso l’astrofisico Stephen Hawking. La specie umana, per come l’abbiamo conosciuta finora, rischia di scomparire a breve termine trascinando nella sua agonia molte altre specie animali. A meno che non si inverta il processo, finché si è ancora in tempo, con misure drastiche, planetarie. Eppure, proprio mentre ci troviamo con questo carico drammatico di esperienza, che prima d’ora l’umanità non aveva mai conosciuto, qui si teorizza la fine dell’esperienza [alludeva al breve saggio La letteratura dell’inesperienza, di Antonio Scurati, Bompiani, N.d.r.]. Il mondo esplode e una grossa fetta della cultura italiana sostiene che oramai, questo mondo, noi non possiamo più né esperirlo né raccontarlo –  quindi nemmeno cambiarlo… »

Altre osservazioni su Emergenze Mondiali e Letteratura Italiana qui:

http://www.ilprimoamore.com/testo_1476.html 

È appena uscita, in compenso, un’antologia edita da AgenziaX, intitolata Voi non ci sarete – Cronache dalla fine del mondo, curata da Alessandro Bertante, con racconti di Violetta Bellocchio, Alessandro Beretta, Peppe Fiore, Giorgio Fontana, Vincenzo Latronico, Giusi Marchetta, Flavia Piccinni, Simone Sarasso, Andrea Scarabelli. Si veda:

http://www.carmillaonline.com/archives/2009/05/003061.html

(Foto di Lucio Angelini, tranne quella del Fraticello, presa da www.istitutoveneto.it/…/img/fraticello.jpg , e del Fratino, presa da http://www.lipu.it/oasi/images_oasi/fratino.gif ) 

MERAVIGLIOSO

25 maggio 2009

Ricordate la canzone di Modugno "Meraviglioso"? Faceva:

«È vero
credetemi è accaduto
di notte su di un ponte
guardando l’acqua scura
con la dannata voglia
di fare un tuffo giù uh
D’un tratto
qualcuno alle mie spalle
forse
un angelo
vestito da passante

mi portò via dicendomi
Così:
Meraviglioso
ma come non ti accorgi
di quanto il mondo sia
meraviglioso?
Meraviglioso
perfino il tuo dolore
potrà guarire poi
meraviglioso… »

Leggo, invece, oggi sul Gazzettino di Venezia:

«Cina, aspirante suicida blocca ponte. Un automobilista lo butta giù

[Indebitato fino al collo, aveva in mente di suicidarsi, ma, dopo aver tergiversato per cinque ore su un ponte bloccando il traffico, è stato spinto giù da un automobilista esasperato e se l’è cavata con alcune fratture… ] 

(Della serie: "Sono solo canzonette… ")

UN CASO DI STALKING TEATRALE: “L’INSEGUITORE” DI TIZIANO SCARPA

23 maggio 2009

(Tiziano Scarpa al teatro Goldoni la sera di venerdì 23 maggio 2009)

Se ad Hans Christian Andersen la città di Napoli suggerì alcune ambientazioni per il romanzo “L’improvvisatore”, a Tiziano Scarpa, che vi ha bighellonato più volte e anche nel 2008, ha fornito spunti per la pièce teatrale “L’inseguitore”, commissionatagli dal Napoli Teatro Festival Italia.
Lo spettacolo, in programma il 22-23 maggio al teatro Goldoni di Venezia, si sposterà poi al teatro Verdi di Padova nei giorni 26-27.
La prima sorpresa per lo spettatore è che, acquistato il biglietto, viene invitato a sedersi direttamente sul palco, a ridosso degli attori veri e propri (molto bravi, in particolare Michelangelo Dalisi, se posso anticipare). Ma il suo timore di poter essere coinvolto in un eventuale happening in stile anni Sessanta o Settanta alla fine si rivela ingiustificato. Fanno tutto loro, i teatranti ufficiali, per fortuna:- )
All’inizio la scena è spoglia. Subito un Inseguitore si mette alle calcagna di un Fuggitivo. Potrebbe trattarsi di un’azione di stalking da parte di un autore inedito ai danni di un elusivo Editore, o di un moderno Rinaldo che insegue un riluttante Angelico (“Fugge tra selve spaventose e scure, per lochi inabitati, ermi e selvaggi… ”), ma a un certo punto i due personaggi rompono il ghiaccio e si affrontano in uno scambio inizialmente tutt’altro che cordiale: l’inseguitore si presenta come signor Aloisio, che l’altro investe a male parole (la più ribadita  è “mmmerda”). Poi lo spettacolo si snoda per siparietti. Come nel gioco “Volta la carta”, si succedono diverse e stupefacenti situazioni, ora comiche, ora surreali, ora tragiche. In una di queste, per esempio, ha luogo l’incontro concreto – dopo una serie di propedeutiche chattate in rete – tra "Sofonisba" e "Temistocle". Ognuno dei due mette le carte in tavola e svela i propri taciuti “piccoli difetti”: lei l’alopecia e un piede di legno, l’altro un occhio di vetro e addirittura un membro trapiantato. Per Sofonisba, tuttavia, la delusione più insopportabile è apprendere che ‘Temistocle’ era solo un nickname: il nome vero del suo interlocutore è banalissimo – Marco -, e questo gliene pregiudica definitivamente la desiderabilità. In un altro siparietto la canzone ‘Nel blu dipinto di blu’ viene cantata con la variante ‘Trombare oh oh’ al posto di ‘Volare oh oh’ (ma il sesso – in tutte le sue possibili tortuosità – è un tipico ingrediente scarpiano). Poi, tra cupe barriere che avanzano e si ritraggono sul palco, il signor Aloisio rivela di avere una figlia catatonica, alla quale vorrebbe far provare il piacere di una selvaggia trombata (appunto). L’ex detenuto (Nic) è invitato a provvedere alla bisogna… Insomma i personaggi de "L’inseguitore" sono tutti in qualche modo strampalati, fondamentalmente soli e alla ricerca di svolte esistenziali, in un teatro in bilico tra Jonesco, Zelig, Palazzeschi e persino la tragedia greca. Napoli per Napoli, a un certo punto viene tirata in ballo anche la canzone ‘O sole mio’, a sua volta col ritornello cambiato in “IDDDDD… DIO sta in fronte a te”. E quando lo smaliziato Nic si lascia scappare una mezza bestemmia, il cielo si apre (apriti cielo!) e lascia cadere un punitivo e veterotestamentario fulmine, che fa secco sul colpo uno dei tre attori al momento in scena. La pièce dura circa un’oretta, risulta variamente stimolante (a parte qualche perplessità suscitata dal finale) e conferma le doti anche teatrali dell’ex giovane cannibale veneziano:-). Tra gli spettatori intervenuti alla rappresentazione di ieri sera c’era anche Daniele Del Giudice, cui non ho potuto risparmiare i complimenti per la vicenda dello Strega.
 
Aggiungo un testo esplicativo di Tiziano stesso:
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Con l’aiuto di Napoli
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di Tiziano Scarpa


«L’inseguitore ha un protagonista dal comportamento enigmatico. Fino alla fine non sappiamo che cosa vuole da Nic il signor Aloisio. Potrebbe essere un crimine o una tenerezza, un soccorso filiale oppure una prestazione lavorativa, o altre cose ancora. Napoli mi ha ispirato soprattutto questo: l’enigma della personalità, la sua indecidibilità etica. Detto più semplicemente: il non essere mai sicuri di chi ti sta di fronte. Gli altri sono la nostra fregatura e il nostro tesoro. È così dappertutto, ma specialmente in questa città. Qualunque relazione umana potrebbe trasformarsi da un momento all’altro in un’esperienza avventurosa. Nella vita quotidiana può risultare entusiasmante o fastidioso, ma per la fantasia di un drammaturgo è una vera benedizione. A Napoli tutto può accadere, è uno di quei rari posti in Italia dove si ha la sensazione che le possibilità siano sempre aperte, tutte contemporaneamente. La realtà può prendere qualsiasi piega, si sventaglia nelle sue conseguenze impreviste, ha in serbo trabocchetti e meraviglie. Non è una fiaba, non è un videogioco, è proprio la realtà, perciò contiene una dose di rischio, ma questo non può che renderla più vera, e quindi più bella. Sono stato parecchie volte a Napoli nella vita. Nell’ultimo soggiorno, ospitato dal Festival Teatro Napoli Italia, per alcuni giorni l’ho percorsa in lungo e in largo a piedi, come i protagonisti del mio dramma, dalla mattina alla sera. Però ci tengo a sottolineare una cosa: L’inseguitore non è un dramma su Napoli, evidentemente. È un dramma scritto con la collaborazione di Napoli (un piccolo tributo simbolico l’ho racchiuso nelle scritte sui muri lette da Nic nella dodicesima scena, che ho copiato per le strade: è come se avessi aperto le virgolette cedendo la parola alla città stessa). Sono arrivato qui con le prime due scene già abbozzate. Un uomo aspetta qualcuno fuori dal carcere. È piuttosto anziano, ha molto tempo libero. Dice che si è svegliato con la curiosità di vedere che faccia fanno quelli che riacquistano la libertà, ma forse sta mentendo. Era questa l’idea di partenza che avevo in testa all’inizio dell’anno, e Napoli mi ha aiutato a portarla avanti. In città ho avuto modo di inoltrarmi nella mia visione interiore. Nel caso io sia riuscito nell’impresa di impastare i miei personaggi in un grumo inestricabile di genialità, vittimismo, atteggiamenti ruvidi, buffoneria, sensualità, patetismi strategici, solidarietà creaturale, lo devo anche alla città in cui ho finito di scrivere questo mio dramma. Non cercate dunque nell’Inseguitore una rappresentazione di Napoli. Trovereste clamorose incongruenze e inaccettabili travisamenti. A partire dall’uso ostinato dell’italiano: non ho voluto avvalermi della scoppiettante tragicità che alle mie orecchie risuona nella lingua napoletana, e garantisce già in partenza credibilità a qualunque cosa dica un personaggio; e poi, ovviamente, il carcere di Poggioreale ha sì dei viadotti nelle vicinanze, ma non si trova di certo fuori città. Per portare a termine L’inseguitore, ho pedinato la mia visione andando a zonzo nella città. Napoli mi ha dato una mano a rendere un po’ più reale una mia fantasia.» (aprile 2008)

E da http://www.teatrostabilenapoli.it/produzioni/linseguitore :

«La direzione dello spettacolo è affidata ad Arturo Cirillo, regista ed attore cresciuto artisticamente con il Nuovo Teatro Nuovo di Napoli, che per il Mercadante ha già diretto nel 2004-2005 l’allestimento de La piramide! di Copi.
“L’inseguitore – spiega nelle sue note di regia – è un testo per quattro attori e svariati personaggi, ambientato in una non ben definita città d’Italia. Un mondo di solitudini ed emarginazioni, di lavori provvisori ed alienati, di malattie fisiche e mentali, raccontati attraverso stili diversi: dal surreale al concreto, dal quotidiano all’onirico. Avviene in “un palcoscenico completamente sgombro”, secondo l’indicazione dell’autore, che via via si riempirà di elementi, oggetti, ingressi. I luoghi si raccontano per segni, ma anche per suoni e luci. I luoghi cambiano, essendo tutto il testo quasi un ininterrotto camminare, o inseguire. Sono parole dette in movimento, con ritmi diversi, svariati come svariati sono i modi di muoversi: correndo, passeggiando, pedinando, sostando…»
(La foto di Tiziano Scarpa, per sua sfortuna, è stata scattata da Lucio Angelini)

LE ROSE DI OTILIA ITEN

22 maggio 2009

Tra le visite guidate proposte dalla municipalità di Venezia

http://www.comune.venezia.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/25175

ho partecipato a quella in programma ieri pomeriggio – ore 15.00 1° turno – e intitolata: 
«Fioritura delle rose – Il giardino delle rose di Otilia Iten all’ isola della Giudecca».

Otilia Iten è questa romantica signora:

Il suo giardino è effettivamente magnifico e lei lo cura con sistemi del tutto naturali (spruzza acqua di cipolla sugli steli e sui bocci aggrediti dagli afidi eccetera) parlando con ogni rosaio attraverso un "pendolo". Ecco alcune sue rose:

non prive di spine, ovviamente:

E guardate questo elegante signore, fiore tra i fiori:-)

che, per riposarsi dalle fatiche della visita, tutta trapuntata di gozzaniani sospiri "Non amo che le rose che non colsi", ha poi fatto un salto sulla terrazza con piscina del vicino Hotel Hilton-Molino Stucky, per un aperitivo…

Una curiosità: tra gli altri visitatori c’era anche il fratello dello scrittore Antonio Scurati, qui sotto con la signora Otilia:

(Foto di Lucio Angelini, tranne due, scattate da M. Benedetti: indovinate quali.)

TO BE OR NOT TO BE?

21 maggio 2009

Carla Forcolin (seduta) e l’onorevole Luana Zanella (in piedi) alla presentazione del libro "Io non posso proteggerti" a palazzo Cavagnis, Venezia, il 19 maggio scorso.

Una delle notizie che più mi hanno fatto soffrire negli ultimi giorni è stata quella del bimbo ammazzato di botte da mamma e papà ad appena 17 mesi di vita.

"… Oltre alle gravissime lesioni addominali, Gabriel era pieno di lividi in tutto il corpo, aveva fratture, il viso tumefatto, il labbro spaccato, piaghe sotto il collo, uno stato di debilitazione generale. Troppo per credere a un malore. Poco per capire i motivi di tanta ferocia nei confronti di un bimbo di soli 17 mesi."

(Da La Repubblica del 18 maggio scorso)

Il mio primo pensiero è stato quello della necessità di un’immediata castrazione chimica per i due adulti responsabili dell’assassinio, in modo che non possano, se non altro, mettere al mondo nuovi infelici su cui scatenare il proprio sadismo.  

La seconda meditazione è stata sul senso di una vita – quella del piccolo Gabriel – così breve e così crudele. "Sarebbe stato meglio per lui non essere mai nato!", ho esclamato tra me e me, travolto dall’angoscia.

Poi ho pensato al recente libro di Carla Forcolin sull’affido: "IO NON POSSO PROTEGGERTI":

http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_Libro.asp?CodiceLibro=1130.1.3

["L’affido familiare è un provvedimento temporaneo mediante il quale un minore viene accolto presso una famiglia, o ad una singola persona, nel caso in cui la famiglia di origine sia in una fase di difficoltà e non riesca a garantire il soddisfacimento dei bisogni del minore.", Wikipedia]

Infine mi è tornata in mente una vecchia recensione di Fabio Bacchini al saggio di EMANUELE SEVERINO: "Nascere. E altri problemi della coscienza religiosa", Milano, Rizzoli, pp. 294, appunto sul dilemma: "Meglio nascere o non nascere?" [Forzando Shakespeare: "To be born or not to be born?", n.d.r.]

«… Secondo Severino, i cattolici sono costretti a sostenere che per chiunque è sempre meglio nascere che non nascere: infatti qualunque sofferenza terrena è finita, ed è quindi surclassata dalla beatitudine infinita che chi nasce e vive potrà eternamente provare, dopo la morte, nel Regno dei Cieli. Ciò significa che un cattolico dovrebbe essere incline a far nascere il maggior numero di persone: non solo condannando contraccezione e aborto (come già fa), ma liberalizzando la fecondazione eterologa, e perfino riducendo se stesso e gli altri "a forsennati della creazione e della generazione di tutti i possibili esseri umani". Qui Severino sembra ineccepibile, ma non lo è. Un cattolico (cosí come un non cattolico) potrebbe benissimo sostenere che, per coloro che esistono, iniziare a esistere sia stato un bene, senza dover anche impegnarsi con la tesi, apparentemente legata alla prima, che per coloro che non esisteranno mai sia stato un male non iniziare a esistere. È solo da questa seconda posizione che deriva un obbligo morale a mettere al mondo più individui possibile. L’accusa di implicare l’obbligo morale a una procreazione ossessiva andrebbe dunque rivolta non a tutti i cattolici, né a tutti coloro che ritengono che esistere è un bene, ma solo a chi pensa che per le persone potenziali possa essere un male non iniziare mai a esistere: tipicamente, ai cattolici che sostengono che qualcosa che sia una persona potenziale, per questo ha diritto di diventare una persona attuale… [cut]… Quando coloro che lottano per "la vita" e per gli embrioni ci dicono che ritengono doveroso e bello rendere attuale ogni persona potenziale, perché condannare le persone potenziali all’inesistenza permanente è una crudeltà che partecipa della inammissibilità dell’omicidio, è qui che possiamo rispondere che il nostro impegno andrebbe profuso non solo a favore di tutti gli embrioni, ma a favore di tutti gli ovuli e di tutti gli spermatozoi; più vastamente, di tutte le persone potenziali che genereremmo se ci accoppiassimo con tutti i nostri partner sessuali possibili. È solo contro questi paladini della potenzialità che è pertinente l’obiezione in base alla quale dovremmo lanciarci in sforzi riproduttivi continuati e promiscui. In particolare, coi cattolici che ricorrano a questo argomento dovremmo lagnarci del fatto che i cardinali, le suore e i sacerdoti lascino nell’inesistenza una gran massa di persone potenziali: che crudeltà. La verità è che, mentre iniziare a esistere (cioè, iniziare a essere una persona) può essere un bene (o un male) per chi inizia a esistere (l’eventualità che possa essere un male apre lo scenario dei diritti di non esistere, tirati in ballo a sproposito dagli oppositori della fecondazione eterologa), non iniziare a esistere non può essere un male (o un bene) per nessuno, perché non esisterà mai qualcuno per cui possa essere un male (o un bene). Come scrive Derek Parfit in Ragioni e Persone (1984): "A differenza del non esistere mai, incominciare a esistere e cessare di esistere sono entrambe cose che accadono alle persone reali". Se non fossi stato mai concepito, ciò per me non sarebbe mai potuto essere un male. Analogamente, se fossi stato abortito o se fossi stato usato, da embrione, per fornire cellule staminali ai ricercatori, per me ciò non sarebbe mai potuto essere un male, perché non sarei mai esistito. Sarebbe stato tuttavia un bene per Severino, perché non l’avrei mai recensito. Ma avrebbe egli potuto godere dell’assenza della mia recensione, se non avesse mai saputo della sua esistenza potenziale?»

(Vd http://www.larivistadeilibri.it/2005/05/bacchini.html )

(Foto di Lu. An.)

AND THE WINNER IS…

20 maggio 2009

La vincitrice assoluta del quiz di ieri è… Ghega! Complimenti vivissimi.

AVT = Alta Via del Tabacco. Dove? Valsugana, sopra Valstagna e comuni limitrofi, all’incirca.

Vedi la scheda di Trekking Italia:

http://www.trekkingitalia.com/index.php/scheda/index/514

«L’Alta Via del Tabacco è un itinerario ricavato in media costa, che permette la visita di terrazze abbandonate e di tante contrade e casere lasciate all’oblio. Si snoda in ambiente naturale tra i più ricchi dal punto vegetazionale, con delle vere rarità: un tuffo nel passato sulle tracce di coltivatori e contrabbandieri, che la dinamicità dei nostri tempi passerebbe per patetico se non fosse necessario a noi per scoprire in qualche modo le nostre radici. Ai motivi ambientali e naturalistici, questo trek associa pertanto anche caratteri storico-etnografici. Qui il Brenta corre profondamente inacassato tra le ripide pendici del Grappa e dell’Altipiano di Asiago. I benedettini, arrivati a Campese all’inizio del XIII secolo, insegnarono ai locali l’arte di sfruttare in verticale, con la costruzione di imponenti muri a secco, la terra per la coltivazione. Le cose cambiarono velocemente con l’arrivo in valle del tabacco (una qualità ottima, dicono, da fiuto: la campesana), che diede impulso a nuovi terrazzamenti e a un benessere diffuso.

INDOVINELLO

19 maggio 2009

Interessante escursione, domenica scorsa, lungo un sentiero a mezza costa contrassegnato da segnavia bianchi e rossi con tanto di acronimo "AVT" in evidenza. Vediamo chi di voi riesce a scioglierlo:- )

(Foto di Lucio Angelini) 

IL MIO NOME È DEMETRIO PAOLIN

18 maggio 2009
Grenar Labs

2:15

Scoperto da Vibrisselibri, carmillato da Giuseppe Genna, si sta consolidando il nome con Il mio nome è legione¹
(1) 5:1 Giunsero all’altra riva del mare, nel paese dei Geraseni. 2 Appena Gesù fu smontato dalla barca, gli venne subito incontro dai sepolcri un uomo posseduto da uno spirito immondo, 3 il quale aveva nei sepolcri la sua dimora; nessuno poteva più tenerlo legato neppure con una catena. 4 Poiché spesso era stato legato con ceppi e con catene, ma le catene erano state da lui rotte, e i ceppi spezzati, e nessuno aveva la forza di domarlo. 5 Di continuo, notte e giorno, andava tra i sepolcri e su per i monti, urlando e percotendosi con delle pietre. 6 Quando vide Gesù da lontano, corse, gli si prostrò davanti 7 e a gran voce disse: «Che c’è fra me e te, Gesù, Figlio del Dio altissimo? Io ti scongiuro, in nome di Dio, di non tormentarmi». 8 Gesù, infatti, gli diceva: «Spirito immondo, esci da quest’uomo!» 9 Gesù gli domandò: «Qual è il tuo nome?» Egli rispose: «Il mio nome è Legione perché siamo molti». 10 E lo pregava con insistenza che non li mandasse via dal paese. 11 C’era là un gran branco di porci che pascolava sul monte. 12 I demòni lo pregarono dicendo: «Mandaci nei porci, perché entriamo in essi». 13 Egli lo permise loro. Gli spiriti immondi, usciti, entrarono nei porci, e il branco si gettò giù a precipizio nel mare. Erano circa duemila e affogarono nel mare. 14 E quelli che li custodivano fuggirono e portarono la notizia in città e per la campagna; la gente andò a vedere ciò che era avvenuto.
(Mt 8:28-34; Lu 8:26-39) Mr 1:23-28; Sl 106:11; Is 49:24-25
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P.S. Pregasi astenersi da battute sulla swine flu*-°