TO BE OR NOT TO BE?

Carla Forcolin (seduta) e l’onorevole Luana Zanella (in piedi) alla presentazione del libro "Io non posso proteggerti" a palazzo Cavagnis, Venezia, il 19 maggio scorso.

Una delle notizie che più mi hanno fatto soffrire negli ultimi giorni è stata quella del bimbo ammazzato di botte da mamma e papà ad appena 17 mesi di vita.

"… Oltre alle gravissime lesioni addominali, Gabriel era pieno di lividi in tutto il corpo, aveva fratture, il viso tumefatto, il labbro spaccato, piaghe sotto il collo, uno stato di debilitazione generale. Troppo per credere a un malore. Poco per capire i motivi di tanta ferocia nei confronti di un bimbo di soli 17 mesi."

(Da La Repubblica del 18 maggio scorso)

Il mio primo pensiero è stato quello della necessità di un’immediata castrazione chimica per i due adulti responsabili dell’assassinio, in modo che non possano, se non altro, mettere al mondo nuovi infelici su cui scatenare il proprio sadismo.  

La seconda meditazione è stata sul senso di una vita – quella del piccolo Gabriel – così breve e così crudele. "Sarebbe stato meglio per lui non essere mai nato!", ho esclamato tra me e me, travolto dall’angoscia.

Poi ho pensato al recente libro di Carla Forcolin sull’affido: "IO NON POSSO PROTEGGERTI":

http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_Libro.asp?CodiceLibro=1130.1.3

["L’affido familiare è un provvedimento temporaneo mediante il quale un minore viene accolto presso una famiglia, o ad una singola persona, nel caso in cui la famiglia di origine sia in una fase di difficoltà e non riesca a garantire il soddisfacimento dei bisogni del minore.", Wikipedia]

Infine mi è tornata in mente una vecchia recensione di Fabio Bacchini al saggio di EMANUELE SEVERINO: "Nascere. E altri problemi della coscienza religiosa", Milano, Rizzoli, pp. 294, appunto sul dilemma: "Meglio nascere o non nascere?" [Forzando Shakespeare: "To be born or not to be born?", n.d.r.]

«… Secondo Severino, i cattolici sono costretti a sostenere che per chiunque è sempre meglio nascere che non nascere: infatti qualunque sofferenza terrena è finita, ed è quindi surclassata dalla beatitudine infinita che chi nasce e vive potrà eternamente provare, dopo la morte, nel Regno dei Cieli. Ciò significa che un cattolico dovrebbe essere incline a far nascere il maggior numero di persone: non solo condannando contraccezione e aborto (come già fa), ma liberalizzando la fecondazione eterologa, e perfino riducendo se stesso e gli altri "a forsennati della creazione e della generazione di tutti i possibili esseri umani". Qui Severino sembra ineccepibile, ma non lo è. Un cattolico (cosí come un non cattolico) potrebbe benissimo sostenere che, per coloro che esistono, iniziare a esistere sia stato un bene, senza dover anche impegnarsi con la tesi, apparentemente legata alla prima, che per coloro che non esisteranno mai sia stato un male non iniziare a esistere. È solo da questa seconda posizione che deriva un obbligo morale a mettere al mondo più individui possibile. L’accusa di implicare l’obbligo morale a una procreazione ossessiva andrebbe dunque rivolta non a tutti i cattolici, né a tutti coloro che ritengono che esistere è un bene, ma solo a chi pensa che per le persone potenziali possa essere un male non iniziare mai a esistere: tipicamente, ai cattolici che sostengono che qualcosa che sia una persona potenziale, per questo ha diritto di diventare una persona attuale… [cut]… Quando coloro che lottano per "la vita" e per gli embrioni ci dicono che ritengono doveroso e bello rendere attuale ogni persona potenziale, perché condannare le persone potenziali all’inesistenza permanente è una crudeltà che partecipa della inammissibilità dell’omicidio, è qui che possiamo rispondere che il nostro impegno andrebbe profuso non solo a favore di tutti gli embrioni, ma a favore di tutti gli ovuli e di tutti gli spermatozoi; più vastamente, di tutte le persone potenziali che genereremmo se ci accoppiassimo con tutti i nostri partner sessuali possibili. È solo contro questi paladini della potenzialità che è pertinente l’obiezione in base alla quale dovremmo lanciarci in sforzi riproduttivi continuati e promiscui. In particolare, coi cattolici che ricorrano a questo argomento dovremmo lagnarci del fatto che i cardinali, le suore e i sacerdoti lascino nell’inesistenza una gran massa di persone potenziali: che crudeltà. La verità è che, mentre iniziare a esistere (cioè, iniziare a essere una persona) può essere un bene (o un male) per chi inizia a esistere (l’eventualità che possa essere un male apre lo scenario dei diritti di non esistere, tirati in ballo a sproposito dagli oppositori della fecondazione eterologa), non iniziare a esistere non può essere un male (o un bene) per nessuno, perché non esisterà mai qualcuno per cui possa essere un male (o un bene). Come scrive Derek Parfit in Ragioni e Persone (1984): "A differenza del non esistere mai, incominciare a esistere e cessare di esistere sono entrambe cose che accadono alle persone reali". Se non fossi stato mai concepito, ciò per me non sarebbe mai potuto essere un male. Analogamente, se fossi stato abortito o se fossi stato usato, da embrione, per fornire cellule staminali ai ricercatori, per me ciò non sarebbe mai potuto essere un male, perché non sarei mai esistito. Sarebbe stato tuttavia un bene per Severino, perché non l’avrei mai recensito. Ma avrebbe egli potuto godere dell’assenza della mia recensione, se non avesse mai saputo della sua esistenza potenziale?»

(Vd http://www.larivistadeilibri.it/2005/05/bacchini.html )

(Foto di Lu. An.)

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