REPLICA A BENIAMINO PLACIDO

 

bruttacattiva.

.

.

.

.

.

.

..

.

Dopo la pubblicazione su laRepubblica del pezzo "Evviva i romanzieri dilettanti" (vedi il post precedente), scrissi una seconda e ultima lettera a Beniamino Placido.  E i crudeli attacchi ai poveri wannabe-writer, finalmente, cessarono:-)

 

«Gentile Beniamino Placido,

mi oppongo, mi oppongo, mi oppongo. Ha solo simulato la  “pubblica ammenda” che Le avevo chiesto (già il titolo “Evviva i romanzieri dilettanti” è un’evidente presa per i fondelli), ricadendo nello stesso errore e nella stessa aprioristicità che Le avevo contestato nella mia lettera precedente. Le evidenzio, peraltro, alcune contraddizioni del suo Nautilus dell’11 giugno: “Che cosa fare di tutti questi romanzieri, poeti, violinisti, artisti mancati?… Perché non lavorate, invece?”. Sa perfettamente che, in genere, chi coltiva la scrittura svolge anche un regolare lavoro. Lei stesso, a un certo punto, citando la Dupont, afferma: “in difesa del commercialista che ha scritto un libro di poesie; del negoziante che ha scritto un romanzo; dell’impiegato che tiene nel cassetto poesie racconti saggi…” È noto, infatti, che il “pascersi di fantasie velleitarie”, come lo chiama Lei, difficilmente sfama nel senso non strettamente metaforico del termine. Io stesso ho insegnato per più di vent’anni (e con grande senso del dovere), prima di cambiare professione. Quanto a Garibaldi romanziere, Mussolini violinista, Hitler pittore ecc. che avrebbero fatto  “di peggio” per non essere stati incoraggiati nelle loro velleità artistiche, ci si potrebbe rallegrare, invertendo il ragionamento, del fatto che Lei, invece (si parva licet componere magnis) lo sia stato: chissà che cosa non avrebbe combinato, altrimenti! Contesto, infine, l’affermazione che si scriva per “diventare importanti”. Scrivere, come sa perfettamente, è un atto di comunicazione e, in quanto tale, ha senso solo se alla figura del mittente si affianca quella del destinatario (che non può coincidere, non serve che glielo spieghi, con la zia Carolina). Nemmeno Lei avrebbe scritto  esclusivamente per se stesso. Quand’ero inedito, non mi interessava un fico secco la prospettiva di diventare socialmente importante: volevo semplicemente procurarmi un mio (per quanto piccolo) pubblico di lettori, dando con ciò senso agli atti di comunicazione – quella letteraria – per i quali mi sentivo portato. A differenza di Lei, ringrazio Dio per esserci riuscito, proprio in considerazione della scarsità di nicchie in offerta rispetto alla sovrabbondanza di santi che ne fanno domanda. Mi guardo bene, invece, dal disprezzare a priori (ecco il punto!) chi coltiva segretamente la speranza di occuparne una. Il disprezzo va riservato, semmai, ai numerosi occupanti abusiviAvrei voglia di raccomandarLe una seconda penitenza: istituire il “Premio Beniamino Placido” per autori inediti, ma lascio perdere. Cordiali saluti.

                             Lucio Angelini 
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...