PERCHÉ I POETI

(Serena Nono)

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Un’altra artista fortemente investita da quello che Vito Mancuso chiama “il vento sottile dello spirito" (vedi post precedente) è certamente Serena Nono che sabato scorso (giornata effettivamente di gran vento e pioggia:- ) ), all’oratorio di San Ludovico qui a Venezia ha inaugurato la mostra "Perché i poeti" [senza punto interrogativo: la congiunzione introduce una subordinata causale, N.d.R.].
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Si tratta di sette dipinti in cui la pittrice e regista veneziana riprende il tema, per lei notoriamente centrale, della preghiera e delle figure oranti ("Figure oranti" è anche il titolo di una mostra precedente). In “Perché i poeti” le posture dei vari soggetti immersi nella preghiera convergono verso un altare che, come ricorda il foglietto di presentazione, è "lasciato vuoto a manifestare, nell’assenza, il mistero della fede".
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Dalla mostra "Perché i poeti" da te.
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 E non dimentichiamo che già in "VIA DELLA CROCE", il film realizzato con gli ex barboni della Casa dell’Ospitalità di S. Alvise e presentato l’anno scorso alla Mostra del Cinema di Venezia, Serena Nono aveva affrontato il discorso del "viaggio tremendo del Nazareno verso la morte in croce, dove Dio sembra non esserci". (cfr. http://www.viadellacroce.org/?page_id=5 )
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"Ma che c’entrano i poeti con la preghiera?" si domanda il viandante che, sceso il ponte di San Sebastiano, raggiunga l’oratorio di San Ludovico. .
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(Il bozzetto, pubblicato su Facebook con la didascalia "Ecco dov’è l’oratorio di San Ludovico", è della stessa Serena Nono).
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La risposta non è soffiata nel vento (ancorché dello spirito), ma di nuovo nel foglietto di presentazione della mostra. Vi si ricorda, infatti, che Serena Nono non aveva in mente tanto il Sergio Corazzini del "Perché tu mi dici poeta? Io non sono che un piccolo fanciullo che piange… ", quanto il poeta del filosofo Martin Heidegger (e forse un cincinino anche del filosofo Cacciari del recente "Io sono il Signore Dio tuo", Il Mulino editore), laddove scrive:
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"Essere poeti in tempo indigente vuol dire: cantando, prestare attenzione alla traccia degli dei fuggiti. Ecco perché, nel tempo della notte del mondo, il poeta dice il sacro".
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Sottilizza Wikipedia:
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"La preghiera è solitamente considerata come il momento in cui l’uomo ‘parla’ al sacro, mentre la fase inversa è la meditazione, durante la quale è il sacro che ‘parla’ all’uomo." (http://it.wikipedia.org/wiki/Preghiera )
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Ma essere poeti in tempo indigente, aggiungerebbe con una strizzatina d’occhio l’inviato speciale del blog "Cazzeggi Letterari", significherebbe essere doppiamente indigenti (cfr. il detto "Carmina non dant panem"), ossia probabilmente condannati al ricovero nella Casa degli Ospiti di S. Alvise, anche se segretamente confortati dalla speranza che una regista pietosa, mossa dal vento bruciante dello spirito, possa un giorno coinvolgerli in una serie di tableaux vivants illustranti le stazioni della Via Crucis… E lì il circolo si chiuderebbe:- )

Scherzi a parte, complimenti a Serena Nono per la profondità e serietà della sua ricerca pittorico-spirituale. Come scrisse Carmelo Mezzasalma: "Dipingere e pregare diventano per Serena Nono il luogo per eccellenza della sua interiorità sofferta, ma carica di uno slancio che muove la nostra indifferenza e ci commuove in virtù anche di quel tratto del suo pennello che scava dentro le sue figure con determinazione, partecipazione e abbandono".

(La foto di Serena Nono è di Lucio Angelini)

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