GIUSI MARCHETTA NON AMA I TRANS:-)

Concludo la trilogia dedicata ai racconti inviati al contest letterario www.blusubianco.it con il mio sviluppo del 7° incipit ideato dalla sbarbina delle lettere Giusi Marchetta. Respinto pure questo, naturalmente.*-°
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7° INCIPIT (RINASCERE)
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«Stamattina si è svegliata presto.
Un misto di ansia e gioia ha mosso tutti i suoi gesti: ha fatto il caffè
e per sbaglio ha versato un po’ di zucchero nel lavandino.
Non le è importato.
Il giornale era ancora sul tavolo e quando si è girata per prenderlo ha alzato gli occhi sulla finestra e ha visto la neve.
Si è avvicinata al vetro: una pioggia gelata, bianca, cadeva nel cortile a fiocchi spessi.
Non è riuscita a smettere di guardare.
Qualcosa ha cominciato a sciogliersi dentro di lei e a scorrerle lungo le braccia, le gambe.
Un po’ alla volta tutto è diventato nuovo, anche lei.
E non è che non abbia sentito il frastuono che viene dall’altra stanza.
Solo, non vuole muoversi, andare di là.
Si sente rinata ed è contenta di averlo fatto.»
Ed ecco il mio svolgimento:
LUIGIA

«Si sentiva rinata ed era contenta di averlo fatto, dopo tutti quegli anni passati a sentirsi prigioniera in un corpo non suo, maledicendo la disforia di genere che l’aveva perseguitata fin dall’infanzia. Adesso benediceva il momento in cui aveva preso la Grande Decisione. La sua vita vera, la vita nuova, era solo agli inizi.
Da piccola, lo ricordava con chiarezza, aveva vissuto con un lacerante senso di colpa i momenti in cui, di nascosto, era riuscita a indossare la gonna o le scarpe della mamma. Alle elementari, poi, aveva scoperto quanto crudeli possano essere i bambini, sempre pronti a ossessionarla con la domanda: “Sei maschio o femmina?” ad ogni più innocente moina. Infine la drammatica certezza del contrasto tra la sua identità somatica e quella psicologica. Per tutti gli anni dell’adolescenza un dolente refrain mentale le aveva fatto compagnia: “Un conto è il sesso genetico, un conto il sesso effettivamente desiderato…”. Ma vai a farglielo capire agli imbecilli in perpetuo assetto di guerra in ogni tipo di ambiente che le era toccato frequentare durante la lunga – ahilei quanto lunga! – stagione esistenziale che adesso chiamava “la fase Luigi”. Al pettegolo occhio dell’ufficiale di stato civile che su ordinanza del Tribunale aveva effettuato la rettifica anagrafica da Luigi a Luigia, l’aggiunta della vocale “a” era potuta sembrare anche un’inezia, ma solo lei sapeva quanto le fosse costato quel passaggio: un’agonia di tribolazioni, torture psicologiche, persino la voglia di farla finita, in certi momenti.
Ai tempi del liceo ce l’aveva messa tutta a cercare di risolvere il proprio disturbo identitario con comportamenti corrispondenti al sesso non scelto. Una volta aveva persino simulato un innamoramento per un’angelica compagna di scuola, ma non aveva mai osato confidare a nessuno quali violente sensazioni di piacere la scuotessero tutta nell’immaginarsi nuda sotto la doccia insieme al professore di latino.
E quanti studi, quanti saggi cartacei ed elettronici si era dovuta infliggere prima di approdare a certe sottili classificazioni. “Se fossi bisessuale”, aveva imparato a concludere, “cercherei di vivere relazioni di intimità con partner sia del mio sesso che dell’altro. Se fossi semplicemente omosessuale, non proverei alcun desiderio di modificare i miei caratteri e attributi sessuali. Se fossi un banale travestito, mi accontenterei del mero piacere di ‘apparire’ una persona dell’altro sesso. Invece no. Proprio transessuale dovevo nascere, ovvero una persona intimamente convinta di appartenere al sesso opposto fino a voler modificare il proprio sesso biologico originale!”
Certi radicati stereotipi equiparavano il transessualismo a un disturbo psichiatrico dovuto a un’educazione sbagliata dei genitori, ma lei l’aveva intuito da sola, e abbastanza presto, come sulle cause psicologiche, ambientali e familiari prevalessero di gran lunga fattori squisitamente biologici. E tuttavia l’ordinamento giuridico italiano vietava l’asportazione degli organi della riproduzione in assenza di patologie organiche che la giustificassero, in quanto lesiva dell’integrità della persona. Occorreva una precisa sentenza del Tribunale perché si potesse procedere alla cosiddetta Ri-attribuzione Chirurgica di Sesso, regolamentata dalla legge n. 164 del 1982, una legge che ormai Luigia era in grado di citare a memoria. Così, dopo la Grande Decisione, aveva presentato domanda di "rettificazione di attribuzione di sesso" al Presidente del Tribunale di residenza.
L’iter chirurgico che aveva cocciutamente percorso era consistito in una serie di interventi sempre più radicali. Un’iniziale terapia ormonale aveva, sì, influenzato il volume delle mammelle ma non provocato un soddisfacente aumento delle stesse, per cui aveva preferito integrarlo con una vera e propria mammoplastica additiva. Un’incisione di 3-4 centimetri nella piega sottomammaria aveva consentito l’introduzione di un involucro contenente gel al silicone. La parte più complessa e dolorosa dell’iter, tuttavia, era stata la successiva vaginoplastica, per la quale si era sorbita ben quindici giorni di degenza. Non si era lasciata sfuggire una sola lacrima nel dire addio ai propri organi genitali originali. Addio assolutamente “senza rancor” a testicoli, epididimo, funicolo, corpi cavernosi, uretra peniena… Si era commossa solo al pensiero del passaggio dalla fase demolitiva a quella ricostruttiva. La pelle del suo pene era stata introflessa “a dito di guanto” per foderare una neo-cavità ricavata tra retto e vescica. Con una porzione del glande si era fatta costruire un clitoride che fosse sufficientemente dotato di sensibilità erotica. E affinché il nuovo organo avesse una forma la più femminile possibile, si era fatta modellare vulva, grandi e piccole labbra e monte di venere. Quindi si era lasciata introdurre un conformatore vaginale elastico a forma di palloncino, che Luigia aveva tenuto in sede con molta attenzione per circa sei mesi. Da ultimo, si era fatta ridurre il pomo d’adamo, eliminare la barba (con il Laser) e – già che aveva fatto trenta -, asportare le ultime due costole per ottenere un giro di vita più sinuoso e fare così anche 31.
Stamattina si è svegliata presto.
Un misto di ansia e gioia ha mosso tutti i suoi gesti: ha fatto il caffè e per sbaglio ha versato un po’ di zucchero nel lavandino. Non le è importato. Il giornale con l’intervista di due giorni prima era ancora sul tavolo e quando si è girata per prenderlo ha alzato gli occhi sulla finestra e ha visto la neve. Si è avvicinata al vetro: una pioggia gelata, bianca, cadeva nel cortile a fiocchi spessi. Non è riuscita a smettere di guardare.
Qualcosa ha cominciato a sciogliersi dentro di lei e a scorrerle lungo le braccia, le gambe.
Un po’ alla volta tutto è diventato nuovo, anche lei. E non è che non abbia sentito il richiamo di Antonio nell’altra stanza. Solo, non vuole ancora muoversi. Prima di andare da lui, vuole assaporare fino in fondo il senso di ritrovata fiducia che la sta pervadendo. “È così bello essere una donna per un uomo!”, grida mentalmente alla neve. Poi si scuote e lo raggiunge emozionata.»
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[Dettagli tecnici prelevati in rete, N.d.R.]

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4 Risposte to “GIUSI MARCHETTA NON AMA I TRANS:-)”

  1. utente anonimo Says:

     questi incipit sono da sbadigli. Oportet  trasgredire…;-)Carlo capone

  2. Lioa Says:

    Ti copio-incollo l'ottavo e ultimo: "Un'unica semplice cosa":

    “Credo nelle persone buone e nelle cose che so fare.E credo che tu sia la più buona che conosco e più brava di me a fare praticamente tutto.Per questo ho fatto tutto quello che ho fatto e mi sono precipitato qui.Perchè penso, anzi, perchè sono sicuro, che dovremmo farlo.Sono sicuro che dovresti infilarti questo anello e dire sì davanti al primo prete che incontriamo o al sindaco,perché so dove abita e non sarebbe un problema.Solo sì.Sono sicuro che dovresti fare quest’unica, semplice cosa.Perché ne ho bisogno, perché ti amo.E perché sapresti farla benissimo.”Probabilmente alla Yogurth Muller e ad Alessandro Baricco andava giusto bene una creativa di questa portata:- )

  3. utente anonimo Says:

    Avevo letto il primo incipit, ma sono tutti così? Li ha fatti col polygen dei baci perugina?Complimenti per il tuo racconto, un bel ribaltamento.

  4. Lioa Says:

    Grazie mille, Jan. Un complimento tuo vale oro.

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