Archive for ottobre 2010

I MIEI ILLUSTRATORI: JOHN BETTI

30 ottobre 2010
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(La copertina creata da John Betti per "Il babbo che credeva a Babbo Natale", di Lucio Angelini)

 

Riprendo la serie "I MIEI ILLUSTRATORI"  iniziata con Mario Crevato-Selvaggi, proseguita con Federico MaggioniRosanna Nardon, Alfredo Belli, Gabriela Sanna,

http://lucioangelini.splinder.com/post/22128245/omaggio-a-mario-crevatoselvaggi

http://lucioangelini.splinder.com/post/22162553/dora-squarcialenzuola-a-fumetti-2

http://lucioangelini.splinder.com/post/22297893/federico-maggioni-il-mio-primo-vero-illustratore

http://lucioangelini.splinder.com/post/22308849/il-mio-secondo-illustratore

http://lucioangelini.splinder.com/post/22324519/il-mio-terzo-illustratore

http://lucioangelini.splinder.com/post/22783681/i-miei-illustratori-gabriela-sanna

presentando adesso John Betti (nome d'arte del fanese Giovanni Luca Giombetti), il cui sito è qui:

http://johnbetti.blogspot.com/2009/11/biography.html

Ecco alcune tavole disegnate per il cartonato natalizio "Il babbo che credeva a Babbo Natale"

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John Betti è anche un fascinoso pittore. Questo è un suo quadro:

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MICHAEL CUNNINGHAM A VENEZIA

29 ottobre 2010
Al limite della notte

Il titolo inglese "By nightfall" – sesto romanzo dello scrittore americano Michael Cunningham – allude con sicurezza al calar della notte (in veneziano: "co fa scuro"). Il titolo scelto per la traduzione italiana, invece, rischia di far pensare soprattutto all'alba (limite superiore della notte), richiamando di conseguenza anche il viaggio di un altro noto scrittore (Céline) au bout de la nuit . Vabbè, fa niente. In fondo anche Einaudi tradusse  "The catcher in the rye" come "Il giovane Holden".

Ieri pomeriggio Michael Cunningham era di passaggio a Venezia, ospite a Palazzo Grassi degli "Incontri con gli scrittori al Museo".

Lo coccolava con gli occhi dalla prima fila l'editor in chief della Bompiani Elisabetta Sgarbi. Quando le ho chiesto una foto per l'autorevole blog "Cazzeggi Letterari", Elisabetta si è schermita adducendo che in foto non viene bene e che una richiesta simile le era stata fatta di recente anche per il blog "Teste di minchia":-)… poi, per tagliar corto, mi ha suggerito di fotografare al suo posto l'editor italiana di Michael, ovvero questa bionda qui:

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A casa, curiosamente, ho poi scoperto che nella foto scattata a quest'ultima compariva di striscio anche Elisabetta, così l'ho scorporata in un ritaglio a sé:

 

Tornando a Michael Cunningham, tutti lo conoscono soprattutto per il premiatissimo "Le ore" (romanzo e poi anche film), ma a Palazzo Grassi era venuto più che altro per leggere in inglese la lectio magistralis "Linguaggio e Arte: dire l’indicibile”. Poiché non era stato predisposto alcun servizio di traduzione simultanea, il folto pubblico intervenuto si è dovuto accontentare dei foglietti con il testo in italiano distributiti all'ingresso.

"Bella voce virile", ha commentato una signora del pubblico, forse sorpresa del fatto che uno scrittore dichiaratamente gay non parlasse in falsetto e non indossasse una parrucca alla Platinette.

La conferenza, a dire il vero, non ha generato un grosso dibattito. Al momento delle "questions", infatti, nessuno ha alzato la mano e così si è passati velocemente al rito degli autografi.

Questi i principali dilemmi analizzati da Cunningham nel corso della sua disamina:

"Sarebbe preferibile salvare da un incendio l' "Incoronazione della Vergine" di Raffaello

o la   "Fontana" di Duchamp?

"A un extraterrestre curioso degli umani talenti sarebbe meglio mostrare l'orinatoio di Duchamp o Anna Karenina?"

("Nel romanzo 'Al limite della notte' – ha ricordato lo scrittore – il personaggio Peter, dopo aver passato la vita a comprare e vendere opere d'arte contemporanea, comincia a interrogarsi sul valore di ciò che espone.")

Altro tema ricordato: l'influsso del denaro sull'arte.

Estrapolo qualche perla:

"L'arte differisce dalla letteratura perché il valore di quest'ultima dipende dalla sua molteplicità – quante più copie vende un libro, tanto più grande è il suo successo, mentre il valore dell'arte si basa soprattutto sulla sua unicità".

"Sembra una verità intramontabile che, per valere, un'opera d'arte deve essere rara. Il che, naturalmente, implica non solo che non ci possano essere in giro troppi lavori di un qualunque artista, ma altresì che non ci possano essere troppi artisti 'significativi' in un dato momento. Il mondo è pieno di artisti, ma solo una manciata di loro otterrà un qualche tipo di riconoscimento. Se fossero in troppi ad averlo, l'intera economia dell'arte subirebbe un tracollo… ma chi stabilisce quali artisti sono 'significativi' e quali no?"

("Io!!!", avrebbe senz'altro esclamato il fratello di Elisabetta Sgarbi – scattando in piedi e gonfiando le guance, – fosse stato presente alla conferenza, mentre Elisabetta è rimasta seduta tranquilla nella sua poltroncina).

"Nel mio romanzo, il personaggio Peter continua a cercare un artista che realizzi qualcosa di grandioso, invece che di meramente interessante concettualmente."

"La letteratura mira a penetrare il mistero umano, l'arte a glorificarlo".

"Quello che conta è riflettere sul misterioso desiderio umano di creare, ricreare e ricreare ancora, facendo sempre qualcosa di diverso da ciò che l'ha preceduto, sull'ostinazione che spinge a creare arte nonostante quanto sappiamo sull'esiguità delle possibilità di successo, e nostante ciò che sappiamo sui meccanismi che reggono la condizione mortale".

"Il bisogno e il tentativo collettivo di realizzare qualcosa che parli di noi è forse più importante dei risultati stessi…. Non ci basta mangiare, dormire, fare sesso e shopping. Noi tentiamo, ad ogni generazione, di fare qualcosa di nuovo con l'arte."

A MIA SORELLA NON DISPIACCIONO LE PIANTE GRASSE

28 ottobre 2010


 

Tanto per rendere più letterario questo post, aggiungo un brano tratto dal mio racconto "Laggiù nell'Arizona":

«Caro diario, mio padre non mi dà tregua. Continua a chiedermi di promettergli che, in caso di sua morte cerebrale, io autorizzi i medici a staccargli la spina e non solo. Vorrebbe anche che, dopo morto, provvedessi personalmente a farlo seppellire nel deserto di Sonora, all'ombra di un saguaro.

[vd http://it.wikipedia.org/wiki/Carnegiea_gigantea ]

Anche se per quel tempo non sarò più una bambina, credo che sarebbe comunque una grossa seccatura. Figuriamoci, attraversare l'Atlantico in aereo con la salma appresso, e poi l’intera America da costa a costa… per non parlare delle inevitabili difficoltà burocratiche. E tutto per che cosa? Crede forse che nel deserto di Sonora si riposi più tranquilamente che nei nostri camposanti, mio padre? Non ha letto di quanti orribili serpenti e scorpioni e bestiacce infestino la zona, pronti magari a diliscarlo lì per lì, appena interrato? E chi mi darebbe i soldi, oltretutto, visto che in famiglia a malapena sbarchiamo il lunario e che nulla lascia presumere, salvo impreviste e miracolose vincite al Superenalotto, che mio padre possa mai lasciarmi alcuna somma in eredità? L'unica soluzione sarebbe che, alle prime avvisaglie di morte, si portasse sul luogo autonomamente, scegliesse il saguaro giusto, si accoccolasse ai suoi piedi in una giornata di caldo il più possibile torrido e si lasciasse finire così, disseccandosi al sole senza coinvolgere seconde o terze persone: meno che mai me! Povero papà, forse non ha nemmeno idea delle difficoltà che il soddisfacimento di questo suo desiderio comporterebbe. Certo, i genitori di oggi sono proprio sorprendenti. Una volta, nelle fiabe tradizionali, erano loro a portare i figli a perdersi nel bosco. Oggi pretendono che siamo noi figli a portare loro a perdersi tra i saguari! Non c'è più religione.».

LUCIO, MATTO DA LEGARE

27 ottobre 2010
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Tornando agli anni Sessanta [si veda il post del 23 ottobre scorso, n.d.r.], mi ero dimenticato di dire che, due anni prima che uscisse Lotta Continua (il primo numero è del novembre 1969) si leggeva ancora "BIG, il settimanale giovane". Ebbene, proprio nel numero del 22 marzo 1967 di cui vedete qui sopra la copertina, ben tre pagine furono dedicate all'ancor giovane titolare del futuro "Cazzeggi Letterari"

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Ovviamente conservo il cimelio fra le mirabilia di quegli anni:-)

ASSALTO AL LIDO DI VENEZIA

26 ottobre 2010

(Progetto di darsena da 2500 posti barca al Lido di Venezia)

Che tristezza, nel corso della pubblica assemblea svoltasi ieri pomeriggio al cinema Astra qui al Lido di Venezia, sentire dell'assalto che il gruppo Est Capital sta preparando ai residui tesori dell'isola, un tempo bella per il suo verde, la sua tranquillità, i suoi angoli ancora selvaggi. I lidensi  sono estremamente preoccupati per le prospettive di cementificazione forzata e forsennata del loro territorio. Dopo la distruzione della pineta per far posto all'orrendo neo-palazzo del cinema, ora si vuole lo smantellamento del monoblocco, la distruzione delle aree dunali protette dal WWF, la distruzione del Parco delle Rose e della Favorita, la creazione di una megadarsena che finirà per inquinare le stesse acque di balneazione…
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Scrive Paolo Fumagalli nel suo blog
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http://lido-ve.blogspot.com/2010/10/i-lidensi-ringraziano.html#more
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"Avevamo proprio bisogno di un’immensa darsena da 2500 barche che sembra un porto proprio nella zona più inadatta del Lido. Abbiamo visto pubblicato il progetto. Un enorme impatto ambientale! Gli studi statistici dicono che  per ogni barca occorrono 4 metri cubi  di costruzioni. Dove intendono collocarli ? Di fronte alla zona prevista c’è un importante sito di interesse comunitario SIC. È l’Europa che ci dice di proteggere queste zone. A suo tempo  sono stati fatti dei progetti per il riordinamento  con chiusure di vari sentieri e mantenimento di due soli sentieri protetti per le visite guidate anche alle  zone di  nidificazione per il ripopolamento di specie di uccelli. Studi, discussioni, varianti al progetto, ora verrà tutto cancellato: alesaggi per 2500 barche, rimessaggi, officine, deposito carburanti  e il tutto a due passi dalla  spiaggia. Ecco che allora bisogna che noi cittadini ci facciamo delle domande: Che fine farà la spiaggia libera adiacente ?  Come sarà l’inquinamento dell’acqua di mare (bandiera blu)  con 2500 motori, carburanti e scarichi delle barche ?  Dove  parcheggeranno i proprietari di barche che naturalmente verranno da fuori Lido ?  Anche se ci fosse mezza macchina per barca (ma saranno senz’altro di più) dove metteremo altre 1250 macchine ? Dove si pensa di fare le strade per arrivare in darsena (camion durante i lavori, barche a rimorchio, autocisterne per il carburante) ?   Quanto tempo dureranno i lavori ? Il progetto sarebbe devastante anche se si trattasse di 250 barche !  Non contenti di averci rubato chilometri quadrati di verde adesso ci rubano anche miglia quadrate di mare."

E qui:

http://lido-ve.blogspot.com/2010/10/tutto-secondo-copione-uno-scellerato.html

"È appena il caso di ricordare che le imprese che costruiscono il Mose (e non solo, vedi tutte le altre grandi opere) sono le stesse che, assieme all’Est Capital di Mossetto, si apprestano ad acquistare definitivamente l’ex Ospedale al Mare, con variante già approvata più che permissiva (demolizione di padiglioni vincolati, sopraelevazione di altri, costruzioni ex novo …) ed ora anche con darsena + sparizione di uno scomodo (ma tanto prezioso per gli ammalati) luogo di cura… "

VENICEMARATHON 2010

25 ottobre 2010
(Il ponte di barche appositamente installato tra Punta della Salute e San Marco)
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(Foto di Lucio Angelini)

GLI ANNI SESSANTA A PALAZZO DUCALE

23 ottobre 2010
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Cosa resterà di quegli anni Sessanta? Per quanto mi riguarda una manciata di strampalati romanzi giovanili ("Il salto", "Morte, resurrezione e morte di Porsenna" eccetera) che sono sempre là, in fondo al classico cassetto in cui ciascun bravo massaio italiano custodisce gli inediti di casa:-).
Restano, altresì, i ricordi del tempo del liceo, della fuga dal collegio Onfa di La Spezia (a imitazione del salingeriano giovane Holden), dei primi anni di università a Urbino, con il replay in formato provincia di quanto già avvenuto negli Usa a Berkeley, in Francia nel noto Maggio, poi a Trento, Milano, Torino, Roma…
Nel ’67 uscì – peraltro – l’indimenticata
"LUCIO ANGELINI IN THE SKY WITH DIAMONDS", dei Beatles
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(Lucio Angelini al tempo di Carnaby Street)
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Uscendo dal privato angelinesco e allargandoci all’Italia in generale, posso dire che degli anni Sessanta stanno piacevolmente discutendo nella sala dello Scrutinio di Palazzo Ducale – qui a Venezia – gli ospiti di quattro giornate dedicate al seminale decennio.
 
Questi gli incontri in programma:
Gli anni ’60
venerdì 15 ottobre, ore 18.00
Venezia, Palazzo Ducale
conducono Marino Bartoletti e Neri Marcorè
partecipa Corrado Augias

I miti
venerdì 22 ottobre, ore 18.00
Venezia, Palazzo Ducale
conducono Marino Bartoletti e Neri Marcorè
partecipa Vittorio Ravà

La musica
venerdì 29 ottobre, ore 18.00
Venezia, Palazzo Ducale
conducono Marino Bartoletti e Neri Marcorè
partecipa Edoardo Vianello

Il cinema
venerdì 5 novembre, ore 18.00
Venezia, Palazzo Ducale
conducono Marino Bartoletti e Neri Marcorè
partecipano Pupi Avati e Sergio Toffetti

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L’ingresso è gratuito fino ad esaurimento posti (per informazioni e prenotazioni: 06/55341227 eventieni@k-planning.it).
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Gli incontri si svolgono in concomitanza con la mostra itinerante di eni dal titolo ‘Il cane a sei zampe: un simbolo tra memoria e futuro’, che ripercorre la storia dell’azienda dal 1953 a oggi, attraverso le trasformazioni del suo celebre logo disegnato da Luigi Broggini e che,  dopo Roma, Ravenna, Milano, Stresa e Mantova, si è trasferita al Museo Correr di Venezia.
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La cosa più interessante udita ieri da Vittorio Ravà, attuale presidente del Casinò di Venezia, è che il mitico "Carosello"
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non ci fece muovere un solo passo in avanti nel campo dell’arte pubblicitaria, mentre ci fece progredire mirabilmente in direzione dei cinematografici "corti" (incombeva l’obbligo di reclamizzare il nome del prodotto solo alla fine di ciascun filmatino proposto: ne sono stati mostrati alcuni con Dario Fo e Franca Rame).
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Esilarante come sempre Neri Marcorè, che degli anni Sessanta ha solo ricordi d’asilo, essendo nato nel 1966, ma interviene e commenta con ironia le reminiscenze adulte altrui, imitando di volta in volta voce e gesti di vari personaggi del suo repertorio.

GIULIO MOZZI CERCA 20 RAGAZZI DI BOTTEGA DOTATI DI LITERARY X FACTOR

21 ottobre 2010

 

(Giulio Mozzi) 

Con una sorprendente manovra di inversione a U, Giulio Mozzi abbandona la GRATUITÀ della precedente iniziativa di talent scouting (Vibrisselibri) (1) e apre a Milano una Bottega di Narrazione in cui solo Pochi Speranzosi Apprendisti potranno beneficiare – questa volta a pagamento – degli insegnamenti impartiti da maestri quali l’autore di “Quando vi ucciderete,  maestro?” (Antonio Franchini), Michele Mari, Helena Janeczek e altri addetti ai Lavori Editoriali un po’ meno illustri (Biondillo, Genna eccetera).
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Per partecipare al casting, basterà inviare un Progetto di Narrazione e sostenere l’eventuale colloquio successivo.
 
(1) “Mandateci i vostri romanzi mostruosi, li valuteremo gratis, ne sceglieremo gratis alcuni da pubblicare online  e da proporre – sempre gratis – ad eventuali editori cartacei”
 
Dopo aver letto il post promozionale:
 
http://vibrisse.wordpress.com/2010/10/18/pubblicita-8/
 
su Vibrisse Bollettino del 18 ottobre scorso, mi sono premurato di stuzzicare – con il mio piglio maieutico notoriamente aggraziato – la fuoriuscita di ulteriori dettagli:
 
1.      Lucio Angelini Dice:
18 ottobre 2010 alle 12:29
Quanto scucite?
2.      vibrisse Dice:
18 ottobre 2010 alle 13:53
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Per la Bottega di narrazione: 1.500 euro più iva, totale 1.800, in tre rate (gennaio, marzo, maggio 2011). Oppure 1.400 euro più iva, totale 1.680), in un colpo solo a gennaio.
Ovvero, dieci euro e venti centesimi per ogni ora in aula (o nove euro e cinquantacinque, con lo sconto). gm
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3.      Lucio Angelini Dice:
18 ottobre 2010 alle 16:06
 
Ma pagate voi vitto e alloggio?
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4.      vibrisse Dice:
18 ottobre 2010 alle 16:47
 
Qualunque cosa tu voglia dire, Lucio, potresti provare a dirla in forma diretta ed esplicita?
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5.      Lucio Angelini Dice:
18 ottobre 2010 alle 19:58
 
Dunque: o il corso è rivolto ai milanesi (che dormono e mangiano a casa), oppure ai wannabewriters con TEMPO e DANARO da perdere… pardon, da INVESTIRE … nel puro divertimento di ascoltare gente del settore e weekendare a milano una volta al mese per un anno (1800 per il corso + altri 2000-2500 euro per viaggi, vitto e alloggio). ovvio che la motivazione dei più sarà sperare di ottenere il contatto giusto per accedere a qualche editore. chi non ha tutti sti soldi, può tranquillamente attaccarsi al tram. sembra quasi un progetto gelmini in favore della scuola privata, ma è ovvio che sto solo scherzando. nulla di personale, per carità. come scrittore mi considero già ‘fatto e finito’ e non ulteriormente migliorabile:-)
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6.      vibrisse Dice:
19 ottobre 2010 alle 07:23
 
Ovviamente, Lucio, l’attività avviata a Milano si rivolge innanzitutto ai milanesi; quella avviata a Roma si rivolge innanzitutto ai romani; quelle di Padova si rivolgono, da anni, soprattutto ai padovani; e perfino il seminario di Mortara – ma guarda! – si rivolge più che altro a chi abita in Mortara e dintorni. Così come le attività (che non ho ancora messo nel calendario, perché non ci sono ancora le date definite) di Belluno si rivolgeranno ai bellunesi, quelle di Brescia ai bresciani… e quando volerò a Palermo (vedi) suppongo che non troverò un fitto così di tirolesi.
Tu trovi “ovvio”, Lucio, che “la motivazione dei più sarà sperare di ottenere il contatto giusto per accedere a qualche editore”. Magari potresti spiegare come e dove ti sei fatto questa convinzione. Io – che faccio attività di questo tipo da diciassette anni – penso che la motivazione dei più sarà tutt’altra cosa: apprendere alcuni aspetti tecnici della narrazione e della scrittura e, nel contempo, lavorare a un proprio testo con una sorta di supervisione.
E’ anche sulla base della motivazione, tra l’altro, che selezioneremo i partecipanti. E se avremo la sensazione che qualcuno sia lì solo per lo scopo che dici tu, gli diremo: giovanotto, giovanotta, ci sono modi più economici di ottenere quel che vai cercando.
Peraltro tu sembri convinto che in ogni caso saranno soldi buttati. Ovvero che questa cosa non serva a nulla. Libero di pensarlo: magari puoi spiegare come e dove ti sei fatto questa convinzione. Però ti faccio notare che, quando descrivi succintamente l’attività come uno “ascoltare gente del settore”, ne dài una descrizione ingannevole: come può controllare chiunque leggendo il programma.
Io mi sto preparando a seguire venti persone da vicino, molto da vicino, per un anno; a leggere e rileggere il loro lavoro; a lavorare con loro sulla narrazione, sul montaggio, sullo stile, sugli aggettivi e sui congiuntivi. Dovrò essere con loro del tutto onesto, mai compiacente, sempre esigente.
Quanto ai prezzi, faccio notare che sono tra i più bassi sul mercato.
(E, ovviamente, questa è un’attività del tutto diversa da quella che faccio a Trento con l’Istituto per la sperimentazione didattica ed educativa della Provincia. Lì siamo in un àmbito pubblico; gli ottanta e passa insegnanti che partecipano ai vari progetti non spendono un soldo; né spendono un soldo gli studenti coinvolti di riflesso).
giulio mozzi
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7.      Lucio Angelini Dice:
19 ottobre 2010 alle 09:11
 
Grazie per la risposta. Come sai, mi piace sempre fare l’avvocato del diavolo per poi verificare la reazione. Meglio ascoltare due campane (nel nostro caso due “carampane”, direbbero sorridendo a Venezia) che una sola. Convengo che la bottega potrà rivelarsi utile a migliorare la visione d’insieme di giovani in formazione, mentre dubito fortemente che un talento davvero originale e innovativo abbia alcunché da guadagnare lasciandosi imbrigliare da suggerimenti tecnici, ricette narrative e manipolazioni del suo testo operate da esperti che, per bravissimi che possano essere, ascoltano inevitabilmente la propria soggettività. Sono da sempre convinto che editor diversi trasformerebbero in MODI DIVERSI uno stesso testo, mentre, per quanto mi riguarda, se leggo un romanzo o contemplo un quadro, preferisco pensare che quella sia tutta farina del sacco dell’autore. Ciao e buona bottega!
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8.      vibrisse Dice:
19 ottobre 2010 alle 09:42
 
Lucio, è del tutto ovvio che “un talento davvero originale e innovativo” non ha nulla da guadagnare “lasciandosi imbrigliare da suggerimenti tecnici, ricette narrative e manipolazioni del suo testo operate da esperti” eccetera.
E infatti, se mi pare di aver difronte un “talento davvero originale e innovativo”, mi guardo bene dall’imbrigliarlo. Faccio dell’altro. Gli presto dei libri, ci chiacchiero insieme, lo spedisco a guardare film o mostre, eccetera.
(Si presenta più facilmente il caso non opposto, ma inverso: un talento davvero originale e innovativo che è convinto di doversi imbrigliare. E lì bisogna darsi un gran daffare per sbrigliarlo. Sembrerà strano, ma succede).
Se guardi il programma della Bottega, vedi che lo spazio riservato allle “ricette narrative” è: zero. Le stesse lezioni apparentemente teoriche sono, in realtà, analisi approfondite di singoli o di pochi testi (e sono quindi idiografiche, non nomotetiche).
Infine: un buon editor non “manipola” né “trasforma” un testo.
giulio mozzi
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                                                [omissis]
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9.      Gabriele Dadati Dice:
19 ottobre 2010 alle 22:12
 
Il conto di dieci euro l’ora è scorretto. Come dice giustamente Giulio Mozzi: “dieci euro e venti centesimi per ogni ora in aula (o nove euro e cinquantacinque, con lo sconto)”. Dove quel “in aula” ha la sua importanza, perché chi conduce la bottega non lavora solo in aula, ma legge a casa, scrive a ogni partecipante, discute durante la settimana ecc. Insomma, le ore dedicate a ognuno sono molte di più di quelle “in aula”, quindi se vogliamo possiam dire: dieci euro per ogni ora in aula e gratis le ore fuori dall’aula (che saranno, a occhio, almeno altrettante). Oppure possiamo anche fare un conto che si tratti di cinque euro l’ora, suppergiù.
Poi: non si tratta di lezioni collettive, ma di attività laboratoriali. C’è la stessa differenza che corre tra una lezione di storia dell’arte e la possibilità di usare colori, pennello e tela.
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10. vibrisse Dice:
20 ottobre 2010 alle 08:09
Quanto ai costi.
Immaginiamo il pienone (non è detto che ci sia): 20 iscritti, che pagano 1.400 euro ciascuno (lascio perdere l’Iva, che l’azienda incassa e poi versa allo Stato). L’incasso totale è: 28.000 euro. Toglieteci un 15% di spese generali (comprendono luce acqua e gas, pulizie, segreteria, la porzione del lavoro dal lunedì al venerdì di Gabriele Dadati – che è interno alla casa editrice – dedicata a questo progetto, portineria domenicale, il lavoro sul sito – creazione del forum ecc. – e così via). Sono 4.200 euro. Restano 23.800. C’è la promozione da fare (volantini, inserzioni ecc.). Stimiamo i costi di promozione in 3.000 euro: siamo a 20.800. Abbiamo dodici docenti ospiti: la maggior parte risiedono in Milano e dintorni, alcuni vengono da fuori. Abbiamo il gettone, il viaggio quando c’è, l’alloggio quando c’è, un minimo di spese di cortesia (gli offri il caffè, la cena, gli regali un libro Laurana…): facciamo una spesa di 500 euro tutto compreso per ciascun docente ospite: 6.000 euro. Siamo a 14.800. Ci saranno le spese vive minute: fotocopie a iosa, forse affitto di un videoproiettore in qualche occasione (non mi ricordo se in aula c’è già), ecc., ma sono difficili da quantificare (anche perché si mischiano alle spese generali). Certamente quantificabili sono le spese di movimentazione del sottoscritto: la Bottega è a Milano, io sto a Padova, per fare un fine di settimana a Milano io spendo 56 euro di biglietto ferroviario (salvo offerte speciali), 47 euro all’Hotel Charly, un 30-40 euro per tre pasti: facciamo 140, moltiplicato per gli 11 week-end, totale 1.540. Diciamo che a questo punto restano 13.000 euro. In questi 13.000 euro devono stare: il profitto dell’azienda (che, giustamente, a un po’ di profitto ci tiene), il mio lavoro (in aula e fuori aula), il lavoro di Gabriele Dadati (dall’ufficio stampa, che sta facendo in questi giorni, alle lezioni, alla partecipazione ai momenti laboratoriali), il lavoro (più contenuto) di Massimo Cassani. Mettiamo che, di questi 13.000 euro, a me potrebbero venirne in tasca 5.000. Le ore fuori d’aula sono difficilmente conteggiabili; quelle che farò in aula saranno 16×11=176. Fanno 28,40 euro per ogni ora d’aula. O, se preferite, 227 euro per ogni giornata in aula. Togliamo le tasse (aliquota 27%, quella tra i 15 e i 28 mila euro): i 5.000 euro diventano 3.650, il conto per ora d’aula dà 20,40, il conto per giornata in aula dà 166.
Per fare un paragone: il servizio Holden Club della Scuola Holden offre un “tutor personale” per 20 ore (vedi). Costo: 680 euro più iva, totale 850. Sempre senza contar l’Iva, il cliente spende 34 euro per ogni ora di contatto. (Le ore che il tutor spende a studiarsi il testo ecc., in questa contabilità non esistono). Considerato che l’azienda ci ha le sue spese, deve fare il suo profitto ecc., quanto saranno pagati i tutor?
Altro termine di paragone. Il mio lavoro all’Iprase (Istituto per la sperimentazione didattica ed educativa dell Provincia di Trento) è pagato 25 euro lordi l’ora. Gli insegnanti che partecipano alle attività (un’ottantina) e i loro allievi non pagano nulla.
Certo: se uno pensa che tutte queste attività non servano a niente; che sia impossibile insegnare alcunché in questo ambito, eccetera, anche 1 centesimo per un anno di lavoro è troppo.
giulio mozzi
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11. Lucio Angelini Dice:
20 ottobre 2010 alle 08:14
 
@Dadati. Certo, hai ragione. Ricordo che quando insegnavo lettere tutti dicevano: “Beati voi insegnanti che lavorate appena 18 ore la settimana!”. Nessuno considerava il tempo dedicato alla correzione dei compiti (ne portavo a casa intere sporte), alla compilazione delle schede individuali, alla preparazione delle scalette delle lezioni, alle riunioni di programmazione e via discorrendo. E quando traducevo dall’inglese (ora mi sono rotto, dopo circa 150 titoli tra saggi e romanzi), se avessi davvero diviso il compenso pattuito per cartella (una miseria) per il numero di ore dedicato a ogni opera, sarebbe venuto fuori 1 euro all’ora o giù di lì. Conosco la coscienziosità di Giulio, come lui conosce il mio gusto per la provocazione. Dico solo che, personalmente, trovo la spesa di circa 4000 euro (per chi viene da fuori Milano) abbastanza consistente, visto che nessun editore – alla fin fine – prende in considerazione l’elemento “L’autore ha frequentato la bottega di scrittura del Tal dei Tali”, nel valutare un’opera proposta in visione. E la selezione avviene non già tra i migliori tout court, bensì solo tra i migliori che si possono permettere tale spesa. Quello che conta è la legge della Domanda e dell’Offerta: se c’è davvero tutta questa DOMANDA di corsi, va benissimo che qualcuno la soddisfi con una ben architettata OFFERTA . Quindi rinnovo l’in-bocca-al-lupo a entrambe le parti: titolari delle cattedre e allievi. A questi ultimi un augurio addirittura esagerato: CHE POSSIATE SUPERARE I VOSTRI MAESTRI!!!:-)
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12. Lucio Angelini Dice:
20 ottobre 2010 alle 08:18
 
@Giulio. Vedi la risposta appena data a Dadati.
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13. vibrisse Dice:
20 ottobre 2010 alle 08:34
 
Lucio, sicuramente una spesa di 4.000 euro è “abbastanza consistente”. D’altra parte, se uno sta a Palermo può frequentare il master Niente trucchi. Se uno sta a Torino può andare alla Holden. Se sta in Toscana ha Sagarana. Se sta a Roma ha la Omero. Eccetera. Il vero problema è la Riviera Adriatica.
Dici: “Nessun editore – alla fin fine – prende in considerazione l’elemento ‘L’autore ha frequentato la bottega di scrittura del Tal dei Tali’.”. Forse ti sfugge che in un percorso formativo non conta solo il titolo di studio, il “pezzo di carta” da esibire, ma anche ciò che eventualmente si impara.
(E comunque, l’ultima domenica della Bottega prevede proprio un incontro degli allievi con editor e consulenti delle migliori case editrici).
giulio mozzi
 
14. Gabriele Dadati Dice:
20 ottobre 2010 alle 10:38
 
Vorrei sottolineare una cosa che rischia di passare sotto l’uscio, e cioé: l’ultima domenica della Bottega a essere “sotto esame” non saranno solo i partecipanti, ma anche Mozzi, Cassani e Dadati. Perché organizzare una domenica come quella significa porre all’attenzione degli addetti ai lavori anche la nostra capacità di seguire i partecipanti, la nostra comprensione delle loro esigenze, la nostra disponibilità al lavoro puntuale e così via. Insomma, dovremo “fare bella figura” anche noi: io – e credo anche Giulio e Massimo – non ci tengo particolarmente a risultare uno che vende fumo e che è incapace di fare didattica. Per cui quell’ultima domenica è – oltre che una gran bella occasione per i partecipanti – anche “l’assicurazione sulla vita” della serietà del progetto, perché a metterci in gioco saremo anche noi.
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15. vibrisse Dice:
20 ottobre 2010 alle 10:46
 
Ebben sì. E mi pare che nessuna scuola abbia mai arrischiato un “esame” – e “autoesame” – così. gm
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16. Lucio Angelini Dice:
20 ottobre 2010 alle 11:21
 
@Giulio e Dadati. Figuriamoci se quelli, tutti amici (almeno di Giulio) e comunque invitati a pagamento, diranno male della bottega che li retribuisce, suvvia!*-°
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17. vibrisse Dice:
20 ottobre 2010 alle 11:54
 
Certo, certo. Antonio Franchini ci sarà così grato per averlo invitato una domenica pomeriggio, che pubblicherà in blocco tutti i 20 apprendisti della Bottega.
Suvvia.
giulio mozzi
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18. Lucio Angelini Dice:
20 ottobre 2010 alle 12:56
 
Si parlava della bottega, non dei suoi paying guests, mi pare (c’è sempre qualche zuccone in ogni classe). A proposito, posso ricavare un post per il mio blog da questo scambio? Grazie. Ciao.
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Lo scambio integrale qui:
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http://vibrisse.wordpress.com/2010/10/18/pubblicita-8/
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          Il  pieghevole della Bottega di narrazione. Qui.

DIMENTICARE PATRIZIO… MA NON MILVA!

20 ottobre 2010

Milva – Non conosco nessun Patrizio!

"Quando qualcuno mi chiede come stai, rispondo che non conosco nessun Patrizio…  ieri mia madre mi ha chiesto di te, le ho detto che ti ho cancellato anche dalla lista dei miei nemici , le ho detto che ti ho cancellato per sempre…"

canta Milva nel recente CD architettato con Franco Battiato

"NON CONOSCO NESSUN PATRIZIO!"

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E non è tutto. C’è pure un testo griffato Fleur Jaeggy (la nota "signora Adelphi":-), e musicato da Franco Battiato. Eccolo:

LE AQUILE

Il vento gonfiava le mie vesti
di veramente stabile erano le mie scarpe nere
alle caviglie ortopediche.
Un tempo passavo ore in palestra
continuai a inseguirla per inerzia.
La vidi stagliarsi tra alberi e cielo
e dopo un piccolo volo
camminare monca e rapida
avrete anche voi visto
camminare le aquile.

E persino il leopardiano/qoelettiano: "Io chi sono"

«Io sono. Io chi sono?
Il cielo è primordialmente puro ed immutabile
Mentre le nubi sono temporanee
Le comuni apparenze scompaiono
Con l’esaurirsi di tutti i fenomeni
Tutto è illusorio privo di sostanza
Tutto è vacuità»

                

Il sito ufficiale di Milva è : http://www.milvalarossa.it/
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Vi si legge:
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"Dopo cinquantadue anni di ininterrotta attività, migliaia di concerti e spettacoli teatrali sui palcoscenici di una buona metà del pianeta, dopo un centinaio di album incisi in almeno sette lingue diverse, ho deciso di mettere un punto fermo alla mia carriera di interprete dal vivo: una carriera che credo grande e unica, non solo come cantante ma come attrice ed esecutrice musicale e teatrale, prediletta da registi e compositori della statura di Giorgio Strehler e Astor Piazzolla, Franco Battiato e Vangelis, Luciano Berio ed Ennio Morricone; oltre che complice privilegiata di scrittori e poeti come Alda Merini, Paolo Maurensig, Giorgio Faletti, ai cui testi ho offerto la mia voce…  dati gli inevitabili veli che l’età dispiega sia sulle corde vocali sia sulla prontezza di riflessi, l’energia e la capacità di resistenza e di fatica, ho deciso di abbandonare definitivamente le scene e fare un passo indietro in direzione della sala d’incisione, da dove posso continuare ad offrire ancora un contributo pregevole e sofisticato."
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Grazie, Milva. Se qualcuno ci chiederà di te, risponderemo che ti conosciamo bene*-°

UN VITALIZIO SALVA LA VITA

19 ottobre 2010

Il giorno 21 settembre 2010 il deputato Antonio Borghesi dell’Italia dei Valori ha proposto l’abolizione del vitalizio che spetta ai parlamentari dopo solo 5 anni di legislatura, con le seguenti motivazioni:

«… Penso che nessun cittadino e nessun lavoratore al di fuori di qui possa accettare l’idea che gli si chieda, per poter percepire un vitalizio o una pensione, di versare contributi per quarant’anni, quando qui dentro sono sufficienti cinque anni per percepire un vitalizio. È una distanza tra il Paese reale e questa istituzione che deve essere ridotta ed evitata. Non sarà mai accettabile per nessuno che vi siano persone che hanno fatto il parlamentare per un giorno – ce ne sono tre – e percepiscono più di 3.000 euro al mese di vitalizio. Non si potrà mai accettare che ci siano altre persone rimaste qui per sessantotto giorni, dimessisi per incompatibilità, che percepiscono un assegno vitalizio di più di 3.000 euro al mese. C’è la vedova di un parlamentare che non ha mai messo piede materialmente in Parlamento, eppure percepisce un assegno di reversibilità. Credo che questo sia un tema al quale bisogna porre rimedio e la nostra proposta, che stava in quel progetto di legge e che sta in questo ordine del giorno, è che si provveda alla soppressione degli assegni vitalizi, sia per i deputati in carica che per quelli cessati, chiedendo invece di versare i contributi che a noi sono stati trattenuti all’ente di previdenza, se il deputato svolgeva precedentemente un lavoro, oppure al fondo che l’INPS ha creato con gestione a tassazione separata. Ciò permetterebbe ad ognuno di cumulare quei versamenti con gli altri nell’arco della sua vita e, secondo i criteri normali di ogni cittadino e di ogni lavoratore, percepirebbe poi una pensione conseguente ai versamenti realizzati. Proprio la Corte costituzionale, con la sentenza richiamata dai colleghi questori, ha permesso invece di dire che non si tratta di una pensione, che non esistono dunque diritti quesiti e che, con una semplice delibera dell’Ufficio di Presidenza, si potrebbe procedere nel senso da noi prospettato, che consentirebbe di fare risparmiare al bilancio della Camera e anche a tutti i cittadini e ai contribuenti italiani circa 150 milioni di euro l’anno. Per questo motivo, chiediamo che la Camera si esprima su questo punto e vogliamo davvero dire che non c’è nulla, ma proprio nulla, di demagogico in questa nostra proposta (Applausi dei deputati del gruppo Italia dei Valori).»

PRESIDENTE. Avverto che è stata chiesta la votazione nominale mediante procedimento elettronico.
Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Borghesi n.
9/Doc. VIII, n. 6/5, non accettato dal Collegio dei questori.
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Comunico il risultato della votazione: la Camera respinge (Vedi votazioni).

(Presenti 525
Votanti 520
Astenuti 5
Maggioranza 261
Hanno votato
22
Hanno votato
no 498).

(Da http://www.antonioborghesi.it/index.php?option=com_content&task=view&id=314&Itemid=35 )