LA POLONAISE DI VERONICA TOMASSINI

 

Love is a many-splendored thing?

«Sì – pare confermare anche Veronica Tomassini con il suo romanzo d’esordio "Sangue di cane" –, questo amore è splendido, è la cosa più preziosa che possa esistere. Vive d’ombra e dà la luce, tormento e pure pace. Inferno e paradiso d’ogni cuor.»

Eccone qualche assaggio:

«Io avevo i pidocchi… Marcin cagava sangue, stava morendo, beveva e cagava sangue… sboccava sangue e sangue, dalle orecchie, dal naso e da sotto, credo… Justyna vive in una grotta e beve solo vodka, possibilmente. Perciò fa la mignotta… Slawek era un ex barbone di Radom. Slawek stava con un’italiana. Ero io…  Loro avevano le crisi, andavano in epilessia, epilessia da alcolismo… tu mi dicesti: "Mia madre è una puttana"… sulla panca dei giardini rantolava Yurek… Wojciech non aveva età, era solo alcol…  giallo e lercio, solo piscio e vomito… Wojciech cagava in un angolo della stanza, con i materassi a terra e il vomito alle pareti… Gabriella l’eroinomane si faceva una pera al lume di una candela… Wojciech sputava bava… tu per primo con la rogna e poi con i pidocchi e poi con le pustole ai polpacci… Irenka è pesce marcio… Wojciech, prima il delirio, poi la crisi di bava… finimmo in un canile da un’ex sindacalista mezza matta e avanti con gli anni…  Mi hai lasciato con le emorroidi e la soluzione anale sopra il termosifone del bagno… Ti piaceva rincorrermi, ubriaco da fare schifo… la mia arrendevolezza ti dava alla testa. "Kurwa", puttana, mi ripetevi ansimando… Tu Slawek scopavi sempre. E al parco lo sapevano tutti… Fosti il pasto che non consumai veramente, se non da sola, sul desco della vergogna… la tua rabbia alcolica era dura a smaltire… il tuo alito di vino sulla schiena… mi spiegasti che in Polonia c’è almeno un alcolizzato a famiglia, che la vodka è un pilone sociale, che anche i poliziotti rotolano in strada dopo aver fatto il pieno in una taverna di qualche sozzo sobborgo… nel nostro amore non si sprecavano troppe parole, si faceva sesso, dove capitava, poi ci si sbatteva per rimediare residui di normalità, soldi per le sigarette… Tornavi una maschera di sangue, perché vi battevate da alticci, tra voi connazionali della malora. Tornavi con la camicia a brandelli… Bava e vomito e un piatto di trippa davanti… il tunisino con la brutta tosse, Moktar, era lo stesso che sfregiò il bel volto di Ivona… Klauss sputava verde, l’austriaco con il ventre gonfio. Dormivi sul tuo vomito… Puzzavi di vomito, ti eri fatto addosso… Ivona, denti marci, bel visino, ma denti marci… era la migliore delle puttane. Uno sopra e uno sotto, non si risparmiava, se li passava polacco per polacco, tutti i beoni, pure il bastardo di Klauss, pure Wojciech, pure Jaruzelski, se li spartiva con la madre… Moktar sfregiò Ivona perché non gli voleva dare il culo… »

Eccetera.

[Veronica Tomassini, Sangue di cane, Laurana editore]

 

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5 Risposte to “LA POLONAISE DI VERONICA TOMASSINI”

  1. bsq Says:

    Perché Tassinari? Bel lapsus!!Ezio

  2. Lioa Says:

    Ho corretto dopo pochi secondi, ma il tuo commento era già arrivato:-)Ahi ahi. Tomassini, eccerto!

  3. utente anonimo Says:

    Tomassini o non Tomassini, da quanto leggo questo libro e' comunque uno squallore!! bye

  4. utente anonimo Says:

    Un conto è il libro, un conto il "sottomondo" in esso rappresentato, che può tranquillamente essere anche squallido. La letteratura non deve essere per forza "edificante"*-°

  5. BOCL N. 45 (ALTRI RAGAZZINI DELLA LETTERATURA) « BEST OF CAZZEGGI LETTERARI Says:

    […] LA POLONAISE DI VERONICA TOMASSINI […]

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