GIULIO MOZZI CERCA 20 RAGAZZI DI BOTTEGA DOTATI DI LITERARY X FACTOR

 

(Giulio Mozzi) 

Con una sorprendente manovra di inversione a U, Giulio Mozzi abbandona la GRATUITÀ della precedente iniziativa di talent scouting (Vibrisselibri) (1) e apre a Milano una Bottega di Narrazione in cui solo Pochi Speranzosi Apprendisti potranno beneficiare – questa volta a pagamento – degli insegnamenti impartiti da maestri quali l’autore di “Quando vi ucciderete,  maestro?” (Antonio Franchini), Michele Mari, Helena Janeczek e altri addetti ai Lavori Editoriali un po’ meno illustri (Biondillo, Genna eccetera).
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Per partecipare al casting, basterà inviare un Progetto di Narrazione e sostenere l’eventuale colloquio successivo.
 
(1) “Mandateci i vostri romanzi mostruosi, li valuteremo gratis, ne sceglieremo gratis alcuni da pubblicare online  e da proporre – sempre gratis – ad eventuali editori cartacei”
 
Dopo aver letto il post promozionale:
 
http://vibrisse.wordpress.com/2010/10/18/pubblicita-8/
 
su Vibrisse Bollettino del 18 ottobre scorso, mi sono premurato di stuzzicare – con il mio piglio maieutico notoriamente aggraziato – la fuoriuscita di ulteriori dettagli:
 
1.      Lucio Angelini Dice:
18 ottobre 2010 alle 12:29
Quanto scucite?
2.      vibrisse Dice:
18 ottobre 2010 alle 13:53
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Per la Bottega di narrazione: 1.500 euro più iva, totale 1.800, in tre rate (gennaio, marzo, maggio 2011). Oppure 1.400 euro più iva, totale 1.680), in un colpo solo a gennaio.
Ovvero, dieci euro e venti centesimi per ogni ora in aula (o nove euro e cinquantacinque, con lo sconto). gm
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3.      Lucio Angelini Dice:
18 ottobre 2010 alle 16:06
 
Ma pagate voi vitto e alloggio?
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4.      vibrisse Dice:
18 ottobre 2010 alle 16:47
 
Qualunque cosa tu voglia dire, Lucio, potresti provare a dirla in forma diretta ed esplicita?
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5.      Lucio Angelini Dice:
18 ottobre 2010 alle 19:58
 
Dunque: o il corso è rivolto ai milanesi (che dormono e mangiano a casa), oppure ai wannabewriters con TEMPO e DANARO da perdere… pardon, da INVESTIRE … nel puro divertimento di ascoltare gente del settore e weekendare a milano una volta al mese per un anno (1800 per il corso + altri 2000-2500 euro per viaggi, vitto e alloggio). ovvio che la motivazione dei più sarà sperare di ottenere il contatto giusto per accedere a qualche editore. chi non ha tutti sti soldi, può tranquillamente attaccarsi al tram. sembra quasi un progetto gelmini in favore della scuola privata, ma è ovvio che sto solo scherzando. nulla di personale, per carità. come scrittore mi considero già ‘fatto e finito’ e non ulteriormente migliorabile:-)
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6.      vibrisse Dice:
19 ottobre 2010 alle 07:23
 
Ovviamente, Lucio, l’attività avviata a Milano si rivolge innanzitutto ai milanesi; quella avviata a Roma si rivolge innanzitutto ai romani; quelle di Padova si rivolgono, da anni, soprattutto ai padovani; e perfino il seminario di Mortara – ma guarda! – si rivolge più che altro a chi abita in Mortara e dintorni. Così come le attività (che non ho ancora messo nel calendario, perché non ci sono ancora le date definite) di Belluno si rivolgeranno ai bellunesi, quelle di Brescia ai bresciani… e quando volerò a Palermo (vedi) suppongo che non troverò un fitto così di tirolesi.
Tu trovi “ovvio”, Lucio, che “la motivazione dei più sarà sperare di ottenere il contatto giusto per accedere a qualche editore”. Magari potresti spiegare come e dove ti sei fatto questa convinzione. Io – che faccio attività di questo tipo da diciassette anni – penso che la motivazione dei più sarà tutt’altra cosa: apprendere alcuni aspetti tecnici della narrazione e della scrittura e, nel contempo, lavorare a un proprio testo con una sorta di supervisione.
E’ anche sulla base della motivazione, tra l’altro, che selezioneremo i partecipanti. E se avremo la sensazione che qualcuno sia lì solo per lo scopo che dici tu, gli diremo: giovanotto, giovanotta, ci sono modi più economici di ottenere quel che vai cercando.
Peraltro tu sembri convinto che in ogni caso saranno soldi buttati. Ovvero che questa cosa non serva a nulla. Libero di pensarlo: magari puoi spiegare come e dove ti sei fatto questa convinzione. Però ti faccio notare che, quando descrivi succintamente l’attività come uno “ascoltare gente del settore”, ne dài una descrizione ingannevole: come può controllare chiunque leggendo il programma.
Io mi sto preparando a seguire venti persone da vicino, molto da vicino, per un anno; a leggere e rileggere il loro lavoro; a lavorare con loro sulla narrazione, sul montaggio, sullo stile, sugli aggettivi e sui congiuntivi. Dovrò essere con loro del tutto onesto, mai compiacente, sempre esigente.
Quanto ai prezzi, faccio notare che sono tra i più bassi sul mercato.
(E, ovviamente, questa è un’attività del tutto diversa da quella che faccio a Trento con l’Istituto per la sperimentazione didattica ed educativa della Provincia. Lì siamo in un àmbito pubblico; gli ottanta e passa insegnanti che partecipano ai vari progetti non spendono un soldo; né spendono un soldo gli studenti coinvolti di riflesso).
giulio mozzi
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7.      Lucio Angelini Dice:
19 ottobre 2010 alle 09:11
 
Grazie per la risposta. Come sai, mi piace sempre fare l’avvocato del diavolo per poi verificare la reazione. Meglio ascoltare due campane (nel nostro caso due “carampane”, direbbero sorridendo a Venezia) che una sola. Convengo che la bottega potrà rivelarsi utile a migliorare la visione d’insieme di giovani in formazione, mentre dubito fortemente che un talento davvero originale e innovativo abbia alcunché da guadagnare lasciandosi imbrigliare da suggerimenti tecnici, ricette narrative e manipolazioni del suo testo operate da esperti che, per bravissimi che possano essere, ascoltano inevitabilmente la propria soggettività. Sono da sempre convinto che editor diversi trasformerebbero in MODI DIVERSI uno stesso testo, mentre, per quanto mi riguarda, se leggo un romanzo o contemplo un quadro, preferisco pensare che quella sia tutta farina del sacco dell’autore. Ciao e buona bottega!
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8.      vibrisse Dice:
19 ottobre 2010 alle 09:42
 
Lucio, è del tutto ovvio che “un talento davvero originale e innovativo” non ha nulla da guadagnare “lasciandosi imbrigliare da suggerimenti tecnici, ricette narrative e manipolazioni del suo testo operate da esperti” eccetera.
E infatti, se mi pare di aver difronte un “talento davvero originale e innovativo”, mi guardo bene dall’imbrigliarlo. Faccio dell’altro. Gli presto dei libri, ci chiacchiero insieme, lo spedisco a guardare film o mostre, eccetera.
(Si presenta più facilmente il caso non opposto, ma inverso: un talento davvero originale e innovativo che è convinto di doversi imbrigliare. E lì bisogna darsi un gran daffare per sbrigliarlo. Sembrerà strano, ma succede).
Se guardi il programma della Bottega, vedi che lo spazio riservato allle “ricette narrative” è: zero. Le stesse lezioni apparentemente teoriche sono, in realtà, analisi approfondite di singoli o di pochi testi (e sono quindi idiografiche, non nomotetiche).
Infine: un buon editor non “manipola” né “trasforma” un testo.
giulio mozzi
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                                                [omissis]
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9.      Gabriele Dadati Dice:
19 ottobre 2010 alle 22:12
 
Il conto di dieci euro l’ora è scorretto. Come dice giustamente Giulio Mozzi: “dieci euro e venti centesimi per ogni ora in aula (o nove euro e cinquantacinque, con lo sconto)”. Dove quel “in aula” ha la sua importanza, perché chi conduce la bottega non lavora solo in aula, ma legge a casa, scrive a ogni partecipante, discute durante la settimana ecc. Insomma, le ore dedicate a ognuno sono molte di più di quelle “in aula”, quindi se vogliamo possiam dire: dieci euro per ogni ora in aula e gratis le ore fuori dall’aula (che saranno, a occhio, almeno altrettante). Oppure possiamo anche fare un conto che si tratti di cinque euro l’ora, suppergiù.
Poi: non si tratta di lezioni collettive, ma di attività laboratoriali. C’è la stessa differenza che corre tra una lezione di storia dell’arte e la possibilità di usare colori, pennello e tela.
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10. vibrisse Dice:
20 ottobre 2010 alle 08:09
Quanto ai costi.
Immaginiamo il pienone (non è detto che ci sia): 20 iscritti, che pagano 1.400 euro ciascuno (lascio perdere l’Iva, che l’azienda incassa e poi versa allo Stato). L’incasso totale è: 28.000 euro. Toglieteci un 15% di spese generali (comprendono luce acqua e gas, pulizie, segreteria, la porzione del lavoro dal lunedì al venerdì di Gabriele Dadati – che è interno alla casa editrice – dedicata a questo progetto, portineria domenicale, il lavoro sul sito – creazione del forum ecc. – e così via). Sono 4.200 euro. Restano 23.800. C’è la promozione da fare (volantini, inserzioni ecc.). Stimiamo i costi di promozione in 3.000 euro: siamo a 20.800. Abbiamo dodici docenti ospiti: la maggior parte risiedono in Milano e dintorni, alcuni vengono da fuori. Abbiamo il gettone, il viaggio quando c’è, l’alloggio quando c’è, un minimo di spese di cortesia (gli offri il caffè, la cena, gli regali un libro Laurana…): facciamo una spesa di 500 euro tutto compreso per ciascun docente ospite: 6.000 euro. Siamo a 14.800. Ci saranno le spese vive minute: fotocopie a iosa, forse affitto di un videoproiettore in qualche occasione (non mi ricordo se in aula c’è già), ecc., ma sono difficili da quantificare (anche perché si mischiano alle spese generali). Certamente quantificabili sono le spese di movimentazione del sottoscritto: la Bottega è a Milano, io sto a Padova, per fare un fine di settimana a Milano io spendo 56 euro di biglietto ferroviario (salvo offerte speciali), 47 euro all’Hotel Charly, un 30-40 euro per tre pasti: facciamo 140, moltiplicato per gli 11 week-end, totale 1.540. Diciamo che a questo punto restano 13.000 euro. In questi 13.000 euro devono stare: il profitto dell’azienda (che, giustamente, a un po’ di profitto ci tiene), il mio lavoro (in aula e fuori aula), il lavoro di Gabriele Dadati (dall’ufficio stampa, che sta facendo in questi giorni, alle lezioni, alla partecipazione ai momenti laboratoriali), il lavoro (più contenuto) di Massimo Cassani. Mettiamo che, di questi 13.000 euro, a me potrebbero venirne in tasca 5.000. Le ore fuori d’aula sono difficilmente conteggiabili; quelle che farò in aula saranno 16×11=176. Fanno 28,40 euro per ogni ora d’aula. O, se preferite, 227 euro per ogni giornata in aula. Togliamo le tasse (aliquota 27%, quella tra i 15 e i 28 mila euro): i 5.000 euro diventano 3.650, il conto per ora d’aula dà 20,40, il conto per giornata in aula dà 166.
Per fare un paragone: il servizio Holden Club della Scuola Holden offre un “tutor personale” per 20 ore (vedi). Costo: 680 euro più iva, totale 850. Sempre senza contar l’Iva, il cliente spende 34 euro per ogni ora di contatto. (Le ore che il tutor spende a studiarsi il testo ecc., in questa contabilità non esistono). Considerato che l’azienda ci ha le sue spese, deve fare il suo profitto ecc., quanto saranno pagati i tutor?
Altro termine di paragone. Il mio lavoro all’Iprase (Istituto per la sperimentazione didattica ed educativa dell Provincia di Trento) è pagato 25 euro lordi l’ora. Gli insegnanti che partecipano alle attività (un’ottantina) e i loro allievi non pagano nulla.
Certo: se uno pensa che tutte queste attività non servano a niente; che sia impossibile insegnare alcunché in questo ambito, eccetera, anche 1 centesimo per un anno di lavoro è troppo.
giulio mozzi
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11. Lucio Angelini Dice:
20 ottobre 2010 alle 08:14
 
@Dadati. Certo, hai ragione. Ricordo che quando insegnavo lettere tutti dicevano: “Beati voi insegnanti che lavorate appena 18 ore la settimana!”. Nessuno considerava il tempo dedicato alla correzione dei compiti (ne portavo a casa intere sporte), alla compilazione delle schede individuali, alla preparazione delle scalette delle lezioni, alle riunioni di programmazione e via discorrendo. E quando traducevo dall’inglese (ora mi sono rotto, dopo circa 150 titoli tra saggi e romanzi), se avessi davvero diviso il compenso pattuito per cartella (una miseria) per il numero di ore dedicato a ogni opera, sarebbe venuto fuori 1 euro all’ora o giù di lì. Conosco la coscienziosità di Giulio, come lui conosce il mio gusto per la provocazione. Dico solo che, personalmente, trovo la spesa di circa 4000 euro (per chi viene da fuori Milano) abbastanza consistente, visto che nessun editore – alla fin fine – prende in considerazione l’elemento “L’autore ha frequentato la bottega di scrittura del Tal dei Tali”, nel valutare un’opera proposta in visione. E la selezione avviene non già tra i migliori tout court, bensì solo tra i migliori che si possono permettere tale spesa. Quello che conta è la legge della Domanda e dell’Offerta: se c’è davvero tutta questa DOMANDA di corsi, va benissimo che qualcuno la soddisfi con una ben architettata OFFERTA . Quindi rinnovo l’in-bocca-al-lupo a entrambe le parti: titolari delle cattedre e allievi. A questi ultimi un augurio addirittura esagerato: CHE POSSIATE SUPERARE I VOSTRI MAESTRI!!!:-)
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12. Lucio Angelini Dice:
20 ottobre 2010 alle 08:18
 
@Giulio. Vedi la risposta appena data a Dadati.
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13. vibrisse Dice:
20 ottobre 2010 alle 08:34
 
Lucio, sicuramente una spesa di 4.000 euro è “abbastanza consistente”. D’altra parte, se uno sta a Palermo può frequentare il master Niente trucchi. Se uno sta a Torino può andare alla Holden. Se sta in Toscana ha Sagarana. Se sta a Roma ha la Omero. Eccetera. Il vero problema è la Riviera Adriatica.
Dici: “Nessun editore – alla fin fine – prende in considerazione l’elemento ‘L’autore ha frequentato la bottega di scrittura del Tal dei Tali’.”. Forse ti sfugge che in un percorso formativo non conta solo il titolo di studio, il “pezzo di carta” da esibire, ma anche ciò che eventualmente si impara.
(E comunque, l’ultima domenica della Bottega prevede proprio un incontro degli allievi con editor e consulenti delle migliori case editrici).
giulio mozzi
 
14. Gabriele Dadati Dice:
20 ottobre 2010 alle 10:38
 
Vorrei sottolineare una cosa che rischia di passare sotto l’uscio, e cioé: l’ultima domenica della Bottega a essere “sotto esame” non saranno solo i partecipanti, ma anche Mozzi, Cassani e Dadati. Perché organizzare una domenica come quella significa porre all’attenzione degli addetti ai lavori anche la nostra capacità di seguire i partecipanti, la nostra comprensione delle loro esigenze, la nostra disponibilità al lavoro puntuale e così via. Insomma, dovremo “fare bella figura” anche noi: io – e credo anche Giulio e Massimo – non ci tengo particolarmente a risultare uno che vende fumo e che è incapace di fare didattica. Per cui quell’ultima domenica è – oltre che una gran bella occasione per i partecipanti – anche “l’assicurazione sulla vita” della serietà del progetto, perché a metterci in gioco saremo anche noi.
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15. vibrisse Dice:
20 ottobre 2010 alle 10:46
 
Ebben sì. E mi pare che nessuna scuola abbia mai arrischiato un “esame” – e “autoesame” – così. gm
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16. Lucio Angelini Dice:
20 ottobre 2010 alle 11:21
 
@Giulio e Dadati. Figuriamoci se quelli, tutti amici (almeno di Giulio) e comunque invitati a pagamento, diranno male della bottega che li retribuisce, suvvia!*-°
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17. vibrisse Dice:
20 ottobre 2010 alle 11:54
 
Certo, certo. Antonio Franchini ci sarà così grato per averlo invitato una domenica pomeriggio, che pubblicherà in blocco tutti i 20 apprendisti della Bottega.
Suvvia.
giulio mozzi
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18. Lucio Angelini Dice:
20 ottobre 2010 alle 12:56
 
Si parlava della bottega, non dei suoi paying guests, mi pare (c’è sempre qualche zuccone in ogni classe). A proposito, posso ricavare un post per il mio blog da questo scambio? Grazie. Ciao.
——
.
Lo scambio integrale qui:
.
http://vibrisse.wordpress.com/2010/10/18/pubblicita-8/
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          Il  pieghevole della Bottega di narrazione. Qui.

5 Risposte to “GIULIO MOZZI CERCA 20 RAGAZZI DI BOTTEGA DOTATI DI LITERARY X FACTOR”

  1. utente anonimo Says:

    perché mozzi abbia scelto di fare lo scrittore (o meglio:il tutor) anziché il commercialista resta un gran mistero…

  2. utente anonimo Says:

    Grande, la copertina di 'quando vi ucciderete maestro'?'.
    Ne conservo una copia con dedica di Franchini.
    E che mi iscrivo a fa' alla Bottega di narrazione? 🙂 🙂 🙂

    Carlo Capone

    (2 scuole di scrittura, dal 98 al 2004)

  3. Lioa Says:

    Anch'io ho sentito Franchini varie volte gratis:-)
    Una sua frase che mi è rimasta scolpita è stata: "Spesso tra gli autori che pubblichiamo e quelli che invece decidiamo di scartare non c'è molta differenza".

  4. utente anonimo Says:

    Incredibile, come affermazione, ma perfettamente in linea con il perosnaggio.

    Carlo Capone

  5. Lioa Says:

    Immagino intendesse dire: se la redazione deve scegliere solo 20 novità tra le centinaia proposte, la differenza qualitativa tra i primi 20 titoli selezionati e i successivi venti non è significativa. Nessun editore può pubblicare TUTTO quello che gli arriva, foss'anche di elevato interesse*-°

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