CHI HA PAURA DELLA FABULA?

« La fabula – ci ricorda Wikipedia –  è l'insieme degli elementi di una storia visti nel loro ordine logico e cronologico… Si contrappone all'intreccio che è l'insieme degli elementi della storia nella successione in cui l'autore li dispone. Quando fabula e intreccio non coincidono emergono, allora, le analessi e le prolessi. Le analessi, che nel film sono chiamati flashback, sono racconti di fatti accaduti in precedenza (ricordi, esperienze passate, memorie, ecc..). Le prolessi sono invece le anticipazioni di eventi successivi.»

Un patito assoluto dell'intreccio è Piersandro Pallavicini, che non seguirebbe la successione logica e cronologica degli avvenimenti nemmeno sotto tortura. Non lo fa, di conseguenza, in "African Inferno", dove si parte dall'11 marzo 2004 (cap. UNO), ci si sposta a domenica 15 giugno 2003 (cap. DUE), si ritorna a lunedì 15 marzo 2004 (cap. TRE) e così via fino alla fine. Analessi e prolessi a gogò, dunque, tanto da ingenerare nel lettore uno strisciante, ma sempre più insistito desiderio di fabula… 🙂

Scrivevo a proposito di "Atomico Dandy" nel lontano 2005:

« Ho ritrovato  ingredienti e situazioni già utilizzate nel romanzo precedente ('Nostra Madre che Sarai nei Cieli'): il doppio voltaggio sessuale del protagonista, le triangolazioni amorose marito-moglie-negrone di turno, il mito per tutto ciò che è grosso e turgido (con particolare riferimento a capezzoli e cazzi. Per Pallavicini, evidentemente, "SIZE DOES MATTER!": qui un negrone ce l'ha di 24 centimetri), la vita perennemente scandita da sottofondi musicali ***come nei film***… eccetera ».

Be', quanto a negroni (soprattutto camerunesi), ce ne sono a iosa anche in African Inferno. Con due di essi il protagonista Sandro Farina finisce addirittura per coabitare. Farina ama sua moglie e sua figlia, ma soprattutto ama segretamente (si intuisce) il "fascinoso amico congolese" Joyce, regista, videoartista, scopatore infallibile Congo-garantito:

"Tu allora guardi verso la porta del bagno e basta, implorando che si apra e che il tuo amico congolese ritorni a illuminare di diamanti e di stelle questo locale che stasera è tutto sbagliato" (p. 15, mio il grassetto). 

Il suo membro è talmente ipertrofico da essere nicknamato "l'anaconda" e diventare protagonista di un corto in cui passa dallo stato di riposo a quello di erezione ("The rise and fall of the Black Emperor": cazzo imperatore, ci si chiede, o imperatore del cazzo?) . 

Molto peso, come già in "Atomico Dandy", hanno le notizie apprese da radio-tivù-giornali. In AD le vicende private altalenavano oziosamente con quelle storico-politche degli scontri Libia-Usa. Stavolta è il turno dell'Iraq, del Fabrizio Quattrocchi di 'così muore un italiano', di Al Qaeda e altri eventi del biennio 2003-2004. Ma in African Inferno i topic dell'attualità non sono un mero contrappunto, bensì influenzano precisi comportamenti di alcuni personaggi.  Torna puntuale, inoltre, la tipica attenzione dell'autore per cibi e capi d'abbigliamento griffati ("Indosso il mio  vecchio Barbour…").

Importante, infine, di nuovo!, il colore blu.

Queste mie annotazioni, tuttavia, non vogliono anticipare alcun giudizio letterario di condanna, perché "African Inferno" mi è sostanzialmente piaciuto. L'amalgama dei pur tipici ingredienti pallavicineschi mi è parso riuscito meglio delle volte precedenti, l'analisi del razzismo nostrano da un lato e dei pregiudizi che gli immigrati africani, dall'altro, nutrono nei nostri confronti è convincente, la lingua sicura, inventiva e con un forte sapore di verità (vedi l'esempio del brano postato ieri). In definitiva ho avuto l'impressione che questo romanzo segni il definitivo ingresso di Piersandro Pallavicini nella rosa dei narratori italiani più interessanti del nostro tempo. 

Confesso di aver raggiunto il momento di massimo orgasmo letterario al capitolo VENTITRÉ… Dovete sapere che "Epitaph" dei King Crimson è – da sempre – uno dei miei pezzi preferiti, e l'epigrafe del capitolo ventitreesimo recita appunto:

Confusion/Will be my epitaph

🙂

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Una Risposta to “CHI HA PAURA DELLA FABULA?”

  1. BOCL N. 43 (PIERSANDRO PALLAVICINI: SIZE DOES MATTER!) « BEST OF CAZZEGGI LETTERARI Says:

    […] CHI HA PAURA DELLA FABULA? […]

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