MICHELE MARI FA UN REGALO DI NATALE DA INCUBO A SUO PADRE

(Michele Mari)

Trascrivo dal volume “Campiello 1990. Antologia”, illustrato da Emilio Vedova e stampato in 1200 esemplari numerati da S.I.A.V. Editore s.r.l., Venezia, la seguente scheda (non firmata) introduttiva al magnifico racconto di Michele Mari  “TONI DALPIAZ”.

«Michele Mari ha manifestato la sua predilezione per la letteratura “nera” all’età di otto anni: era il Natale del 1964, e non sapendo cosa regalare a suo padre, scrisse e confezionò in forma di libro il “romanzo” L’incubo nel treno. Sul frontespizio, in basso, si leggeva: “Serie nera. N° 1”. Due anni dopo, non avendo fatto i compiti delle vacanze e volendo farsi perdonare dalla professoressa, scrisse il romanzo di fantascienza lugubre Il pianeta sconosciuto, che con impressionante coincidenza anticipava l’idea e la trama del film Il pianeta delle scimmie. Nel corso dello stesso anno volle cimentarsi con il fumetto: il risultato è costituito dalla truculenta vicenda de La morte attende vittime, cui, negli anni dell’adolescenza, avrebbero fatto seguito altri fumetti, tratti ora da Conan Doyle, ora dai più cupi racconti di Bradbury, ora dai canti più cruenti dell’Orlando Furioso. Del 1971 infine, dopo alcuni incompiuti tentativi di narrazione “hard-boiled”, è il romanzo Il commissario Dennis e il caso McDoualls, che si accosta ai modi più classici del giallo “scientifico”.
Di bestia in bestia e Io venìa pien d’angoscia a rimirarti, i due romanzi “gotici” pubblicati da Longanesi nel 1989 e nel 1990, altro così non sono se non il coronamento di una piccola tradizione personale: l’origine prima dell’ispirazione resta quell’antica paura. Quando chiedono a Mari quali sono gli scrittori che più lo hanno influenzato, dunque, non dovrebbe nominare (certo con riverenza, con soggezione) Stevenson o Poe, Conrad o Melville o Borges: ma il De La Mare delle Storie di animali, il Collodi notturno della Quercia alta, l’Hoffmann Donner dello Struwwelpeter. Con poche eccezioni, i racconti scritti da Mari nell’ultimo decennio [l’articolo è del 1990, N.d.r.] eccepiscono a queste considerazioni. L’elemento gotico, così esibito in Di bestia in bestia, e il gusto “notturno” che impronta tante pagine del secondo romanzo, vi sono pressoché assenti, ed anche la lingua si fa più piana e tranquilla. Il racconto che segue [“Toni Dalpiaz”, N.d.r.], del 1985, è dedicato alla madre dell’autore, intrepida scalatrice di vette, ed insieme alla memoria di Dino Buzzati, narratore malioso che memorie familiari lo illudono di aver conosciuto.»

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