Archive for gennaio 2011

CARLA BENEDETTI: VIVERE A CREDITO SULLE GENERAZIONI FUTURE

31 gennaio 2011

https://i0.wp.com/img690.imageshack.us/img690/1549/carlabenedettiilprimoam.jpg

«Noi contemporanei stiamo vivendo un'esperienza che non ha precedenti in tutta la storia dell'umanità. Per la prima volta la specie umana fa i conti con la possibilità di scomparire a breve termine, trascinando nella propria agonia altre specie viventi. Gli scienziati prevedono un collasso del pianeta di qui a un secolo per surriscaldamento, sovrappopolazione, epidemie, esaurirsi delle risorse naturali, guerre per appropriarsi del poco che resterà, finché resterà – a meno che non si inverta la rotta, da subito. Viviamo già a credito sulle generazioni future, quelle che nasceranno tra trenta, cinquant'anni, e che faranno fatica a trovare acqua, cibo, energia – milioni di vite future a cui sarà impedito di crescere, di ricominciare. E questa è in assoluto la novità più disumana. Stermini e ferocie accompagnano da sempre il cammino dell'umanità, ma non era mai successo prima d'ora che la violenza genocida si esercitasse sui viventi di domani…»

Il resto qui:

http://www.ilprimoamore.com/testo_2152.html


(Foto da http://img690.imageshack.us/img690/1549/carlabenedettiilprimoam.jpg )

IO, IL MARCHIONNE DI ME STESSO

28 gennaio 2011

 https://lucioangelini.files.wordpress.com/2011/01/fernandobotero.jpg?w=218

      (Fernando Botero, Notaio)


 
 
Aiuto, ho varcato la barriera del peso di 90 kili. Non mi resta che raccontarmi di nuovo la fiaba già apparsa in questo blog il 2 gennaio 2007.

 

STOM E FEGGY
(Fiaba moralistica e moraleggiante di Lucio Angelini)
 
Un giorno un ragazzo magro, figlio di un noto sindacalista, chiese a un ragazzo ciccione:
“Scusa, ti sembra democratico occupare da solo il posto di due-tre bambini?”
Il ragazzo ciccione gli dette una spinta e riprese imperterrito a scartare e ingurgitare merende confezionate.
Il ragazzo magro non si lasciò scoraggiare e dopo un paio di minuti, avvicinatosi di nuovo all'insaziabile, riattaccò:
“Scusa, ti sembra democratico far sfacchinare il tuo povero stomaco e il tuo povero fegato come schiavi?”
“Che intendi dire?”, borbottò quello, guardandolo di traverso.
“Semplicemente che se io fossi il tuo stomaco o il tuo fegato mi sentirei orribilmente leso nei miei diritti. Se tu avessi un briciolo di pietà, non li sfrutteresti in modo così crudele.”
“Che c'entra la crudeltà?”
“C'entra eccome. Il nostro stomaco e il nostro fegato non sono che due onesti lavoratori al nostro servizio. Dobbiamo farli lavorare il giusto, senza imporre ‘straordinari’ più gravosi di quanto fisicamente tollerabile. Potrebbero ammalarsi, restare deformati, schiattare di fatica.”
“E che cosa dovrei fare, secondo te?”
“Semplicissimo. Ogni volta che provi la tentazione di mangiare dovresti dirti: ‘No, devo trattenermi, devo rispettare il diritto al riposo dei miei dipendenti Stom e Feggy. È vero che operano al mio servizio e che io sono il loro datore di lavoro, ma non posso non concedere loro i giusti turni di riposo!’"
“Stom e Feggy, hai detto?”
“Ma sì, Stomaco e Fegato. Prova a immaginarli come due sfortunati schiavi in balìa di un dispotico negriero. Non possono scappare, non possono protestare, devono solo elaborare affannosamente le valanghe di cibo in perpetua discesa attraverso il tubo digerente, per non esserne sommersi e travolti. Ma soffrono, credimi, accidenti se soffrono! Non fanno in tempo a smaltire una valanga che già ne vedono profilarsi un'altra sopra di sé. Sempre così, senza mai un attimo di tregua. Ti sembra umano? Prima o poi crolleranno, credi, si accasceranno al suolo, incroceranno le braccia, si ammutineranno, faranno sciopero, e tu morirai… ”
“Smettila con la tua stupida demagociccia[1], mi dai sui nervi. Pensa per te, piuttosto, anziché fare il saccentone. Sei proprio sicuro che i tuoi Stom e Feggy non soffrano quanto i miei, magari per la ragione contraria?”
“Quale ragione?”
“L'eccessivo stato di inerzia a cui li condanni. Dovresti tenerli impegnati, assegnare loro del lavoro, se non vuoi rischiare di farli annoiare, e poi intristire, e infine cadere in depressione… ”
In quel momento passò accanto a loro un ragazzo medio, ovvero né grasso né magro, insomma un ragazzo di giuste proporzioni.
“Ecco un modello che andrebbe bene per tutti e due”, sospirò il ciccione. “Be', mi hai convinto. Prendi queste”, disse. E gli regalò la mezza dozzina di merendine superstiti. “Voglio dare un po' di tregua a Stom e Feggy”, aggiunse.
Il ragazzo magro lo ringraziò, ne scartò una e l'addentò dicendo: “Alla salute!”.
La fiaba insegna che ciascuno di noi, quando mangia, è una sorta di principale sindacalmente tenuto al benessere dei propri dipendenti, a cui deve assicurare eque & umane condizioni di lavoro:- )
 

[1] Demagogia, in realtà (= degenerazione della democrazia, ridotta a propaganda lusingatrice per ottenere consensi). Ma il ragazzo usa il termine in una forma mal orecchiata, probabilmente alla tivù.

DA VENEZIA NUOVI PUTRIDI MIASMI…

27 gennaio 2011

http://fioriblog.files.wordpress.com/2010/04/fog.jpg

http://consiglio.comune.venezia.it/pdf/3/3026.pdf


(Immagine da http://fioriblog.files.wordpress.com/2010/04/fog.jpg )

AMOS LUZZATTO CONTRO LA CENSURA DEI LIBRI

26 gennaio 2011

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«… Riteniamo che alle giovani generazioni si debbano fornire varietà di opinioni e di stili di opere: invitare a ometterle per motivi che esulano dal contenzioso in corso potrebbe costituire un precedente per estendere la condanna ad Autori non graditi a qualsiasi titolo. Per capirsi, ai tempi delle Leggi Razziali del ’38 si sono eliminati da scuole e biblioteche libri di varia cultura non perché contenessero errori, ma soltanto perché erano stati scritti da Autori ebrei.

Credo al contrario che si debba mettere la gioventù studiosa in grado di conoscere persino gli scritti dei fascisti e dei nazisti, per conoscere meglio il fenomeno, sviluppare lo spirito critico e conoscere la realtà multiforme ancorché tragica del nostro mondo. Si critichi dunque liberamente e al tempo stesso si conosca ciò che si critica senza trasformare questa discussione in una specie di ripudio di tutto ciò che hanno prodotto i suddetti autori.

Voglio confidare che vorrà comprendere il senso che ispira queste mie righe, che è ispirato alla difesa del nostro costume democratico nel quale tutti crediamo: sì alla libertà di critica, no a fare scomparire tutto ciò che hanno detto o scritto coloro che vengono criticati… » (Lettera di Amos Luzzatto a Luca Zaia)

(Da http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=136069&sez=REGIONI )

E IVA ZANICCHI RIMASE NEL POSTRIBOLO…

25 gennaio 2011

 

Ieri sera, verso mezzanotte, la puntata de "L'infedele" condotta da Gad Lerner è stata vivacizzata da una telefonata in diretta di Silvio Berlusconi, che non si è peritato di definirne la conduzione "turpe, spregevole, disgustosa" e la trasmissione stessa un "postribolo". Dopodiché ha invitato cordialmente l'onorevole Iva Zanicchi, che fino a quel momento aveva potuto esprimere con tranquillità le proprie opinioni, ad abbandonarla seduta stante. Iva Zanicchi non se l'è sentita di fare la Santanché della situazione ed è rimasta dov'era, forse dicendosi mentalmente "Mo' varda te da che postribolo viene la predica!".
Insomma l'unico vero signore ancora in circolazione in Italia, quello che sa trovare parole affabili e squisite per tutti, dai magistrati ai poliziotti agli avversari politici, è proprio lui, il Silvio nazionale. Meno male che Silvio c'è!

Intanto sul fronte veneto, dopo le iniziative parafasciste del duo Speranzon/Donazzan e quelle ancora più gravi della giunta leghista di Preganziol, la responsabilità della sparizione dagli scaffali della biblioteca del libro "Gomorra" è stata paradossalmente addossata alla bibliotecaria stessa che l'aveva segnalata. Si veda:

http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/lipperatura/2011/01/24/per-emme-e-per-tutti-noi/

Raccomanda Loredana Lipperini:

«Questo è un appello. Fate circolare questa notizia. E, soprattutto, andate a Preganziol, giovedì 27 gennaio alle ore 17: l’iniziativa è nata da un blogger e la trovate qui. Se siete veneti, siate presenti. Comunque, inviate mail e commenti alla Tribuna di Treviso. Siateci, in qualunque modo.»


(Immagine da
http://www.gexplorer.net/notizie/wp-content/uploads/2010/09/iva_zanicchi_foto_uzwe37.jpg

GIOVANNI CARLI AD ALTINO CON I SUOI CLOÙN

24 gennaio 2011
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Il Giovanni Carli che ha firmato la regia di "Ballata per cloùn soli" – rappresentata sabato scorso ad Altino (Venezia) nell'inconsueto spazio di un salone di ristorante – non è quello della medaglia d'oro al valor militare ("fulgido esempio di coraggio, di mirabile forza d’animo e di combattente") di cui qui:

 http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Carli,

ma quello del blog

www.giovannicarli.com

Epperò il coraggio non manca nemmeno a lui, per esempio quello di sostituire al tradizionale teatro PER i bambini, un innovativo teatro CON i bambini. Nella sua concezione, infatti, i bambini lavorano bene su temi che per l'adulto sono tabù (la morte, l'abbandono, la solitudine…) e reagiscono agli stimoli proposti fornendo partecipati suggerimenti risolutivi. A Giovanni Carli, insomma, interessano davvero le loro reazioni e risposte, da cui si attende di imparare molto. Così come, degli adulti, gli interessa scandagliare e recuperare soprattutto la parte che definisce "infanta".

Recita la locandina dello spettacolo: "Opera da adulti per bambini e viceversa".

Ma che co'sè un cloùn?

Non esattamente un clown, anche se, al pari dei clown, una figura che ha a che fare sia con la prigionia dei ruoli, sia con l'esigenza di uscirne.

Nel sito di Giovanni si legge:

"Non sono un clown, utilizzo la sua maschera: il naso rosso, per fare il cloùn. Cos'è? Un'altra roba. Che 'roba'? … Boh?!"

Probabilmente un cloùn è una sorta di creatura in progress, volta sia a schivare le insidie dei contesti in cui si trova a vivere (nella scena tutto è sbilenco o insicuro o traballante), sia a cercare soluzioni per le proprie inadeguatezze comportamentali, stili di vita incapaci di procurare quel pizzico di felicità a cui ogni essere umano giustamente aspira.

Di proposito, quindi, i due cloùn in scena generano ansia con i loro comportamenti strampalati e un po' pasticcioni, spingendo in tal modo i bambini del pubblico a suggerire divertite correzioni "a viva voce" nel corso della rappresentazione.

Il bambino, diceva Bettelheim, "ha bisogno di idee sul modo di dare ordine alla propria casa interiore, per poter creare su tale base l'ordine nella sua vita".

Nei loro spontanei tentativi di aiutare i personaggi in scena, i bambini del pubblico aiutano di riflesso anche se stessi.

Le inadeguatezze della "casa esteriore" proposte da Giovanni Carli sono metaforizzate da una porta pericolosamente inclinata, una caffettiera che scotta chi l'afferra, una radio ribelle che non si lascia sintonizzare con docilità, lampade oscillanti che ad ogni momento rischiano di colpire in testa i personaggi in movimento sotto di esse, mega-lancette d'orologio sempre bisognose di ricarica per poter scandire i tempi del sonno e della veglia, del lavoro e dell'alimentazione…

Ma l'inadeguatezza maggiore è data soprattutto dal fatto che i due cloùn – appunto "soli" – si incrociano continuamente negli stessi spazi senza mai accorgersi l'uno dell'altro, finché non si arriva a una sorta di momento clou  (e forse anche un po' cloùn): quello dell'incontro e del riconoscimento reciproco. Solo alleandosi con i propri simili, e non ignorandoli, – pare suggerire Giovanni Carli – si può vivere con maggiore saggezza, mettendo un po' d'ordine nel caos della propria esistenza e strutturando un mondo più vivibile. 

 

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(Da sinistra a destra: Alessandro Conti, Mara Guadagni e il regista Giovanni Carli)

VENEZIA, IL BRUTTO PICCIONOCCOLO

22 gennaio 2011

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Venezia, piazza San Marco. Il brutto piccionoccolo.

RICORDANDO GIUNI RUSSO

21 gennaio 2011

(Bianca Pitzorno e Maria Antonietta Sisini ieri sera alla Biblioteca di Via Miranese, Mestre)

Benché possegga vari CD di Giuni Russo, scomparsa nel 2004, non sapevo che Bianca Pitzorno ne avesse scritto la biografia, forse perché non seguo più la produzione della nostra massima autrice per ragazzi dal tempo in cui mi fece un brutto scherzo malevolo. Da fan di Giuni, cmq, ieri sera sono andato ad ascoltarla alla Biblioteca di Via Miranese di Mestre e devo dire che ne è valsa la pena. Tra filmati, ricordi personali (Bianca e Giuni furono amiche per molti anni, Maria Antonietta Sisini fu addirittura la sua compagna per 35 anni) e aneddoti vari la serata è scorsa via veloce e lo spessore artistico di una delle nostre cantanti più dotate e originali è stato evidenziato degnamente. 

Questo il cofanetto presentato:

https://i1.wp.com/static.blogo.it/booksblog/GiuniRusso_Pitzornocofanetto.jpg

Contiene, oltre il testo della Pitzorno con la biografia della cantante, un CD con cinque canzoni (tracce di demo originali) cantate da Giuni e un dvd con un docufilm per la regia di Franco Battiato.

Il sito di Giuni è www.giunirusso.it

da cui:

"A partire dal 1994 Giuni segue un percorso sempre più personale: collabora con scrittori e poeti, studia antichi testi sacri, tiene numerosi concerti, compone nuove canzoni. È in questo periodo che l'artista si avvicina alla spiritualità carmelitana e comincia ad ammirare le figure di Santa Teresa D'Avila, di Edith Stein, di San Giovanni della Croce, i cui scritti sono per lei fonte di continua ispirazione… [cut]… Nella notte tra il 13 e il 14 settembre 2004 Giuni Russo si è spenta nella sua casa di Milano. Essere sepolta tra le Carmelitane Scalze è stato il suo ultimo desiderio."

                            

                                    Il carmelo di Echt

(testo e musica di Juri Camisasca)

E per vivere in solitudine nella pace e nel silenzio
Ai confini della realtà
Mentre ad Auschwitz soffiava forte il vento
E ventilava la pietà
Hai lasciato le cose del mondo
Il pensiero profondo dai voli insondabili
Per una luce che sentivi dentro
Le verità invisibili
Dove sarà Edith Stein?
Dove sarà?
I mattini di maggio riempivano l’aria i profumi nei chiostri
Del carmelo di Echt.
Dentro la clausura qualcuno che passava
Selezionava gli angeli
E nel tuo desiderio di cielo
Una voce nell’aria si udì: “gli ebrei non sono uomini”
E sopra un camion o una motocicletta che sia
Ti portarono ad Auschwitz.
Dove sarà Edith Stein?
Dove sarà?
I mattini di maggio riempivano l’aria i profumi nei chiostri
Nel carmelo di Echt
Dove sarà Edith Stein?
Dove sarà?
E per vivere in solitudine nella pace e nel silenzio
Nel carmelo del cielo

Potete ascoltarla su youtube cliccando su questo link:

http://www.youtube.com/watch?v=X4PtcDS7sLQ
 

NEW ITALIAN SOTTILETT. NICCOLÒ AMMANITI

19 gennaio 2011

https://i2.wp.com/www.sololibri.net/IMG/arton2297.jpg

 

Certa pseudo-critica che crede di orientare il dibattito culturale non si è accorta di quanto succedeva perché da tempo – cronometrista e schiava di un tran tran disperante – ha rinunciato a immaginare che si possano, o meglio, debbano spezzare tutti i falsi legami tra le cose e le idee. Il New Italian Sottilett è un'ipotesi di lettura, la mia ipotesi. È invece un dato di fatto l'esistenza di un corpo di testi, libri scritti nella "seconda repubblica" aventi in comune un elemento basilare: la durata, rigorosamente compresa tra le 100 e le 120 pagine. Se tale corpo non esistesse il New Italian Sottilett non "suonerebbe bene" a così tante persone, né scatenerebbe l'ambaradàn che sta suscitando ovunque sul pianeta Terra, dall' università di Timbuctù ai più sperduti circoli letterari delle isole  Svalbard. Il magazine Carmillaonline gli ha riservato una sezione speciale.

Del libro-sottiletta di Antonio Centanin (Aldo Nove) "La vita oscena" (che sta vendendo da solo più di tutto il corpo delle opere dei Wu Ming messe assieme) ho già parlato il 5 dicembre scorso:

http://lucioangelini.splinder.com/post/23695871/aldo-nove-si-da-allautofiction

Segnalo, oggi, il contributo di un altro enfant terrible del New Italian Sottilett, Niccolò Ammaniti. Anche il suo "Io e te" sta andando alla grande. In 117 pagine Ammaniti "costruisce un racconto di fulminea precisione sul più semplice e imperscrutabile dei misteri: come diventare grandi" (così la quarta di copertina).

Questa la storia: il bambino Lorenzo Cuni si sente diverso da tutti i suoi compagni e per punirsi si infligge una settimana di auto-segregazione in cantina, dove aspetta pazientemente la comparsa del classico "aiutante magico" delle fiabe. Questo gli si presenta sotto le false vesti di una sorellastra tossica (in realtà è una fata buona). Grazie al lavoro maieutico di quest'ultima, a pagina 111 il bambino Lorenzo capisce qual era il suo problema: voleva essere come tutti. La sorellasta tossica, da par suo, promette che non si drogherà mai più.

Questo, tuttavia, è solo il primo dei due finali del libro. Perché Ammaniti, per accontentare più lettori possibili, di finali ne mette due: uno consolatorio e l'altro disperante (non è vero che la tossica scappa dal tunnel della droga: ci resta dentro eccome, anzi alla fine muore, come viene spiegato nell'ultimissima pagina).

Naturalmente ho scherzato. L'operina di Ammaniti è ben costruita, si lascia leggere con piacere sui mezzi di trasporto pubblici (a me ha risolto un tragitto in vaporetto dal Lido di Venezia a Piazzale Roma), e coglie con precisione alcune dinamiche interiori non solo pre- e post- adolescenziali, ma anche senili (delle visite alla nonna malata, per esempio, il bambino Lorenzo dice: "Non capivo perché dovevamo andarla a trovare… È imbarazzante essere visti quando stai male. E quando uno sta morendo vuole essere lasciato solo".).

TIZIANO SCARPA AI CONCITTADINI VENETI

18 gennaio 2011

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«… Sostenere le proprie convinzioni costa, lo sapevo da sempre. Certo, non immaginavo che la mia terra sarebbe finita per essere governata da assessori stalinisti censori, che si trovano a rappresentare la Cultura in una delle provincie storicamente più prestigiose d’Italia, dimostrando di non conoscere nemmeno le regole elementari della libertà di pensiero e di espressione. D’altronde, comincio a non stupirmi più di nulla, dopo che mi è toccato sentire sindaci che proponevano di travestire da leprotti gli immigrati e sparargli addosso, infamando e facendo torto a noi Veneti di oggi e di ieri, compreso il piccolo paese dei miei nonni, che fu il primo, con generosità e carità cristiana, ad accogliere i boat people vietnamiti. Non mi stupisco più, ma non mi abituo… Cari concittadini Veneti, abbiamo conferme quasi quotidiane di essere governati da insipienti che si ritrovano fra le mani istituzioni, poteri e tradizioni più grandi di loro e della loro piccineria, ignoranza e grettezza. Con le loro azioni danno prova di non sapere che cosa sia né la Dichiarazione universale dei diritti umani né il Vangelo. Questa è la terra di Tintoretto, di Vivaldi, di Goldoni e di Giovanni XXIII. È triste che lo sia anche di Raffaele Speranzon

(Da http://www.ilprimoamore.com/testo_2141.html )

Un unico appunto: l'espressione "assessori stalinisti censori" è fuorviante. Fa pensare a un uomo di sinistra. Speranzon NON appartiene a nessuna sinistra, né stalinista né libertaria, ma al sedicente "Popolo della LIBERTÀ (PdL)".

Mai nome di partito fu più paradossale:-(