PAOLO REPETTI: “TRA IL NULLA E IL DOLORE COSA SCEGLI?”

https://i2.wp.com/www.oblique.it/images/formazione/docenti/repetti_da-oblique4.jpg

(Paolo Repetti)

Da qualche tempo Paolo Repetti si diverte a dilaniare chi lo segue su Facebook con domande secche del tipo: "Google o Facebook?", oppure "Tra il nulla e il dolore cosa scegli?"

Non so se stia leggendo "AUT AUT" di Kierkegaard, ma ho provato a rispondere:

"Intendi tra nascere (quindi vivere, quindi ANCHE soffrire) e non nascere? Purtroppo non ho precisi ricordi di come mi sentissi quando ancora non ero. Se invece la scelta è tra 'continuare a vivere soffrendo' e 'morire', bisogna vedere QUANTO si soffre, se davvero non ci siano anche momenti di benessere, opportunità di giovare ad altri umani e via discorrendo. Insomma la domanda è troppo generica.

Poi mi è venuta in mente un'antica recensione  di Fabio Bacchini al saggio di EMANUELE SEVERINO: "Nascere. E altri problemi della coscienza religiosa", Milano, Rizzoli 2005, appunto sul dilemma:

"Meglio nascere o non nascere?" [Forzando Shakespeare: "To be born or not to be born?", n.d.r.]

riportata ai primordi di questo blog (10 giugno 2005), e  che recupero volentieri.

Nascere. E altri problemi della coscienza religiosa

 

Eccola:

 «… Secondo Severino, i cattolici sono costretti a sostenere che per chiunque è sempre meglio nascere che non nascere: infatti qualunque sofferenza terrena è finita, ed è quindi surclassata dalla beatitudine infinita che chi nasce e vive potrà eternamente provare, dopo la morte, nel Regno dei Cieli. Ciò significa che un cattolico dovrebbe essere incline a far nascere il maggior numero di persone: non solo condannando contraccezione e aborto (come già fa), ma liberalizzando la fecondazione eterologa, e perfino riducendo se stesso e gli altri "a forsennati della creazione e della generazione di tutti i possibili esseri umani". Qui Severino sembra ineccepibile, ma non lo è. Un cattolico (cosí come un non cattolico) potrebbe benissimo sostenere che, per coloro che esistono, iniziare a esistere sia stato un bene, senza dover anche impegnarsi con la tesi, apparentemente legata alla prima, che per coloro che non esisteranno mai sia stato un male non iniziare a esistere. È solo da questa seconda posizione che deriva un obbligo morale a mettere al mondo più individui possibile. L'accusa di implicare l'obbligo morale a una procreazione ossessiva andrebbe dunque rivolta non a tutti i cattolici, né a tutti coloro che ritengono che esistere è un bene, ma solo a chi pensa che per le persone potenziali possa essere un male non iniziare mai a esistere: tipicamente, ai cattolici che sostengono che qualcosa che sia una persona potenziale, per questo ha diritto di diventare una persona attuale… [cut]… Quando coloro che lottano per "la vita" e per gli embrioni ci dicono che ritengono doveroso e bello rendere attuale ogni persona potenziale, perché condannare le persone potenziali all'inesistenza permanente è una crudeltà che partecipa della inammissibilità dell'omicidio, è qui che possiamo rispondere che il nostro impegno andrebbe profuso non solo a favore di tutti gli embrioni, ma a favore di tutti gli ovuli e di tutti gli spermatozoi; più vastamente, di tutte le persone potenziali che genereremmo se ci accoppiassimo con tutti i nostri partner sessuali possibili. È solo contro questi paladini della potenzialità che è pertinente l'obiezione in base alla quale dovremmo lanciarci in sforzi riproduttivi continuati e promiscui. In particolare, coi cattolici che ricorrano a questo argomento dovremmo lagnarci del fatto che i cardinali, le suore e i sacerdoti lascino nell'inesistenza una gran massa di persone potenziali: che crudeltà. La verità è che, mentre iniziare a esistere (cioè, iniziare a essere una persona) può essere un bene (o un male) per chi inizia a esistere (l'eventualità che possa essere un male apre lo scenario dei diritti di non esistere, tirati in ballo a sproposito dagli oppositori della fecondazione eterologa), non iniziare a esistere non può essere un male (o un bene) per nessuno, perché non esisterà mai qualcuno per cui possa essere un male (o un bene). Come scrive Derek Parfit in Ragioni e Persone (1984): "A differenza del non esistere mai, incominciare a esistere e cessare di esistere sono entrambe cose che accadono alle persone reali". Se non fossi stato mai concepito, ciò per me non sarebbe mai potuto essere un male. Analogamente, se fossi stato abortito o se fossi stato usato, da embrione, per fornire cellule staminali ai ricercatori, per me ciò non sarebbe mai potuto essere un male, perché non sarei mai esistito. Sarebbe stato tuttavia un bene per Severino, perché non l'avrei mai recensito. Ma avrebbe egli potuto godere dell'assenza della mia recensione, se non avesse mai saputo della sua esistenza potenziale?»

(Immagine da http://www.oblique.it/images/formazione/docenti/repetti_da-oblique4.jpg )

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5 Risposte to “PAOLO REPETTI: “TRA IL NULLA E IL DOLORE COSA SCEGLI?””

  1. utente anonimo Says:

    Bellissima recensione (con un finale geniale).
    Cercherò il libro perché sembra interessante.
    Saluti

  2. Lioa Says:

    Sono d'accordo. Una recensione memorabile, apparsa originariamente su "La rivista dei libri". Se vuoi leggerla per intero ti dò il link:

    http://www.larivistadeilibri.it/2005/05/bacchini.html

    P.S. Ma chi sei?

  3. utente anonimo Says:

    Tra il nulla e il dolore cosa scegli?"

    il quesito non specifica la dimensione temporale, che secondo me è importante.
    Istintivamente, e credo a ragione, hai inteso che l'aut aut fosse fra il nascere e il non nascere. Io l'ho  proiettato al dopo morte. E cioè: se dovessi scegliere tra il nulla eterno e il dolore cosa preferiresti?

    Io la seconda. Come diceva Carmelo Bene: "non mi spaventa la morte ma il nulla! il nulla eteeeerrrno!

    Carlo Capone

  4. utente anonimo Says:

    Ma sei matto? Soffrire eternamente dopo la morte? A 'n vedi questo! Una bella nullificazione è proprio quello che ci vuole (o riciclaggio nella poesia chimica della natura, se preferisci).

  5. Lioa Says:

    Il commento qui sopra è mio. Lucio

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