GIOVANNI CARLI AD ALTINO CON I SUOI CLOÙN

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Il Giovanni Carli che ha firmato la regia di "Ballata per cloùn soli" – rappresentata sabato scorso ad Altino (Venezia) nell'inconsueto spazio di un salone di ristorante – non è quello della medaglia d'oro al valor militare ("fulgido esempio di coraggio, di mirabile forza d’animo e di combattente") di cui qui:

 http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Carli,

ma quello del blog

www.giovannicarli.com

Epperò il coraggio non manca nemmeno a lui, per esempio quello di sostituire al tradizionale teatro PER i bambini, un innovativo teatro CON i bambini. Nella sua concezione, infatti, i bambini lavorano bene su temi che per l'adulto sono tabù (la morte, l'abbandono, la solitudine…) e reagiscono agli stimoli proposti fornendo partecipati suggerimenti risolutivi. A Giovanni Carli, insomma, interessano davvero le loro reazioni e risposte, da cui si attende di imparare molto. Così come, degli adulti, gli interessa scandagliare e recuperare soprattutto la parte che definisce "infanta".

Recita la locandina dello spettacolo: "Opera da adulti per bambini e viceversa".

Ma che co'sè un cloùn?

Non esattamente un clown, anche se, al pari dei clown, una figura che ha a che fare sia con la prigionia dei ruoli, sia con l'esigenza di uscirne.

Nel sito di Giovanni si legge:

"Non sono un clown, utilizzo la sua maschera: il naso rosso, per fare il cloùn. Cos'è? Un'altra roba. Che 'roba'? … Boh?!"

Probabilmente un cloùn è una sorta di creatura in progress, volta sia a schivare le insidie dei contesti in cui si trova a vivere (nella scena tutto è sbilenco o insicuro o traballante), sia a cercare soluzioni per le proprie inadeguatezze comportamentali, stili di vita incapaci di procurare quel pizzico di felicità a cui ogni essere umano giustamente aspira.

Di proposito, quindi, i due cloùn in scena generano ansia con i loro comportamenti strampalati e un po' pasticcioni, spingendo in tal modo i bambini del pubblico a suggerire divertite correzioni "a viva voce" nel corso della rappresentazione.

Il bambino, diceva Bettelheim, "ha bisogno di idee sul modo di dare ordine alla propria casa interiore, per poter creare su tale base l'ordine nella sua vita".

Nei loro spontanei tentativi di aiutare i personaggi in scena, i bambini del pubblico aiutano di riflesso anche se stessi.

Le inadeguatezze della "casa esteriore" proposte da Giovanni Carli sono metaforizzate da una porta pericolosamente inclinata, una caffettiera che scotta chi l'afferra, una radio ribelle che non si lascia sintonizzare con docilità, lampade oscillanti che ad ogni momento rischiano di colpire in testa i personaggi in movimento sotto di esse, mega-lancette d'orologio sempre bisognose di ricarica per poter scandire i tempi del sonno e della veglia, del lavoro e dell'alimentazione…

Ma l'inadeguatezza maggiore è data soprattutto dal fatto che i due cloùn – appunto "soli" – si incrociano continuamente negli stessi spazi senza mai accorgersi l'uno dell'altro, finché non si arriva a una sorta di momento clou  (e forse anche un po' cloùn): quello dell'incontro e del riconoscimento reciproco. Solo alleandosi con i propri simili, e non ignorandoli, – pare suggerire Giovanni Carli – si può vivere con maggiore saggezza, mettendo un po' d'ordine nel caos della propria esistenza e strutturando un mondo più vivibile. 

 

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(Da sinistra a destra: Alessandro Conti, Mara Guadagni e il regista Giovanni Carli)

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2 Risposte to “GIOVANNI CARLI AD ALTINO CON I SUOI CLOÙN”

  1. utente anonimo Says:

    Ringrazio a nome di tutti e tre, veramente lusingati e contenti!
    gc

  2. Lioa Says:

    Grazie a voi, buona ricerca e in bocca al lupo!

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