Archive for febbraio 2011

DIBATTITO ALLO IUAV DI VENEZIA OGGI DALLE 14.30 ALLE 20.00

5 febbraio 2011

GrandiNav2

[Riproduco il documento che verrà illustrato e distribuito oggi nell'Aula Magna di Architettura a Venezia.
Relazioni di: Giorgio Sarto, Armando Danella, Stefano Boato, Antonio Rusconi,  Maria Rosa Vittadini, Amerigo Restucci. Oltre al sen. Felice Casson saranno presenti anche altri esponenti dei partiti che hanno presentato proposte di legge. Il ministro Brunetta ha declinato l'invito.]

Ecco la città e il territorio
che vogliamo
proposte per il dibattito sulla legge speciale
 
Per le grandi trasformazioni operate per decenni in laguna e per le mancate opere di manutenzione, l'acqua granda del novembre 1966 – imprevisto e straordinario fenomeno meteorologico che ha portato la marea fino a 196 centimetri – ha rischiato di far scomparire Venezia. Ne è seguita la legge n. 171 del 1973 che verrà detta Legge Speciale per la salvaguardia di Venezia. Con questa, per la prima volta, la salvaguardia viene collegata alla necessità di conservare una città viva, garantendo gli opportuni servizi sociali all'abitare, al lavorare e al muoversi ma garantendo, nel contempo, la salvaguardia e la conservazione del suo territorio e sistema ambientale a cominciare dalla laguna. L'articolato della Legge 171, e di due altre che seguirono, individuarono procedure, stabilirono norme e posero vincoli per garantire e rafforzare il legame della città col proprio contesto, con il suo comprensorio, come si diceva allora. Il messaggio fu chiaro e lucido: per salvare Venezia era assolutamente necessario salvare l'intero delicato sistema di cui faceva parte. Senza quella legge Venezia non si sarebbe salvata fino ad oggi. Se successive trasformazioni hanno messo e mettono  in serio pericolo la laguna,  con questa la stessa Venezia e gli abitati lagunari, è perché quella legge non è stata sufficientemente rispettata.
 
Venezia e la laguna sono un bene comune del mondo intero e non una merce e come tale va sottratto alla privatizzazione e a ogni speculazione. Per la salvaguardia della laguna, oggi soggetta ad un drammatico processo erosivo, che le opere del MoSE rischiano di rendere irreversibile, va redatto un nuovo piano per un riequilibrio idrogeologico e morfologico che inverta i processi in atto che altrimenti a breve la trasformeranno in un braccio di mare biologicamente morto. Il Parco dell'intera laguna potrebbe esserne lo strumento di gestione attiva.
 
Le navi crocieristiche, petrolifere, portaconteiners, già incompatibili con la laguna ma che diventeranno  sempre più grandi, non possono più attraversarla perché richiedono anche lo scavo di canali che aumentano l'erosione e distruggono la morfologia dei fondali. È auspicabile un porto galleggiante in mare, ambientalmente compatibile e razionalmente dimensionato, in rete con altri dell'alto Mediterraneo in virtù di una selezione dei traffici e delle caratteristiche-dimensioni degli scafi. Boe galleggianti fornirebbero il miglior servizio di scarico a  gasiere e petroliere evitando attraversamenti lagunari pericolosissimi.
 
Il sistema  MoSE è inutile perché esistono efficienti alternative, pericoloso come dimostrano gli studi di “Principia” sul rischio di  tenuta delle paratoie in particolari condizioni di mare, (pericolo di collasso), dannoso e incompatibile con il sistema lagunare e le attività portuali per  le previsioni sul numero delle chiusure e sui danni alle attività portuali e sull’aumento dei livelli di inquinamento delle acque lagunari. Bisogna bloccare i lavori del MoSE, con varianti in corso d’opera, riconvertendo le opere marittime realizzate, attraverso soluzioni progettuali delle bocche sperimentali, graduali e reversibili.  Se il drammatico trend di aumento del livello medio marino risultasse confermato non c’è progetto alle bocche di porto e in laguna che tenga! Bisognerebbe chiudere le paratie quasi tutti i giorni (due volte al giorno d’inverno). Quindi per la riduzione dei livelli di marea in laguna vanno innalzati i fondali alle bocche (che possono ridurre tutte le maree fino a 28 centimetri) e perseguite quelle ricerche sulla iniezione di fluidi negli strati geologici profondi (insufflamento di acqua salata a 700-900 metri di profondità ) volti al sollevamento di grandi porzioni di territorio. Queste tecniche vengono già utilizzate per immagazzinare ed estrarre gas nei depositi profondi con conseguenti innalzamenti e abbassamenti dei suoli come risulta da una ricerca del dipartimento di Geologia di Padova: con questa tecnica  si può, in 5 anni e in sicurezza, alzare tutta la città fino 35 centimetri.
 
Il turismo a Venezia da risorsa è divenuto, con i suoi 21 milioni e mezzo di turisti annui (in crescita) una distruzione, anche fisica, della città e l'espulsione continua degli abitanti. È necessario non solo un governo dei flussi ma la costruzione di una politica territoriale conseguente (PAT e nuovi strumenti urbanistici) e una revisione radicale della mobilità. Al fine di velocizzare il traffico locale e di decentrare quello turistico vanno ristrutturati in ragione degli utenti (turisti da un lato, residenti, pendolari per lavoro e studenti dall'altro) i punti di penetrazione, d'arrivo e di attraversamento: Fusina, Tessera e Punta Sabbioni per i turisti, metropolitana di superficie (SFRM) e riorganizzazione dei vettori acquei, ove serva con linee veloci con meno fermate, per tutti gli altri. Non é possibile alcuna metropolitana sotto la laguna o la città sia  per la pericolosità distruttiva del fondo (caranto), della morfologia lagunare e delle falde acquee sotterrane. Ma soprattutto perché, di fatto – come dimostrano ormai tutti gli studi – al solo servizio di un aumento turistico incontrollato collegato ad una fermata dell'alta velocità  a Tessera. Un attraversamento in galleria sotto tutta la gronda lagunare del treno per la TAV è altrettanto distruttivo della metropolitana subacquea. Una diversa politica territoriale deve innanzitutto bloccare ed invertire la trasformazione della città in un albergo diffuso (hotel, pensioni bed&breakfast) ripristinando le norme che governano i cambiamenti d'uso degli immobili. Debbono essere incentivata invece tutta la residenzialità, sociale e studentesca, con un governo del mercato immobiliare ora selvaggio e devono essere garantite le possibilità manutentive degli immobili di residenza locale con opportune agevolazioni.
 
È necessario un welfare municipale fiscale che garantisca casa, reddito, cultura e servizi a tutti, all’insegna di un nuovo patto solidale tra generazioni come il mantenimento e potenziamento delle strutture universitarie legandole alle funzioni della città e incentivandone la distribuzione in ogni sestiere. Venezia deve essere anche città per i giovani ed i bambini con gli opportuni servizi servizi scolastici e culturali: luoghi di aggregazione (non solo di consumo) in spazi (spesso ora dismessi) per il gioco, la musica, il teatro e i concerti e, in genere, le attività autoprodotte.
 
La democrazia partecipata da esigenza è divenuta una necessità: le decisioni importanti sulle scelte amministrative – soprattutto quelle problematiche – devono prevedere procedure informative fin dall'inizio e di consultazione popolare prima delle decisioni amministrative.
 
Federalismo solidale, anche fiscale, che non sia un nuovo centralismo delle Regioni, ma una democrazia partecipata a livello di municipi, con piena cittadinanza di tutti, compresi gli immigrati, a cui garantire il diritto di voto amministrativo.
 
Riconversione produttiva e bonifica dei suoli di Porto Marghera , per insediarvi attività veramente eco-compatibili.  Bisogna cambiare modelli e sistemi produttivi:

  • messa al bando dei cicli produttivi che utilizzano e producono prodotti cancerogeni e genotossici,
  • messa al bando dei cicli produttivi e stoccaggi rientranti nelle “Direttive Seveso”,
  • Incentivazioni ed agevolazioni per attività ecocompatibili rientranti nel settore della “Green Economy.
  • Riduzione al minimo e superamento dell’incenerimento dei rifiuti; privilegiando azioni, metodologie e tecnologie miranti alla riduzione dei rifiuti e imballaggi all’origine e  potenziando al massimo la selezione, recupero e riutilizzo.
  • Riduzione al minimo e superamento del sistema di produzione di energia elettrica derivante da carbone e derivati del petrolio; privilegiando la produzione di energia veramente pulita derivante da: solare termico, fotovoltaico, geotermico, eolico e uso delle correnti e onde marine.
  • Incentivazione e agevolazioni per attività relative alle bonifiche, al restauro e difesa del territorio, della laguna e della città storica.
  • Tutti i lavoratori coinvolti nelle chiusure e ristrutturazioni di impianti e cicli produttivi dovranno avere massima garanzie sul mantenimento del  reddito fino al loro reinserimento in altre attività dell’area industriale.

L’area industriale di Porto Marghera bonificata avrà un ruolo strategico fondamentale  per ospitare nuove attività economiche ecocompatibili  e di ricerca per evitare e neutralizzare nuovo consumo di suolo con cementificazioni per progetti estremamente discutibili come: Veneto City, Marco Polo City, Città della Moda. 
 
 
AmbienteVenezia –  Assemblea Permanente NOMOSE   
Coordinamento Cittadino contro le grandi navi – Medicina Democratica
Associazione Gabriele Bortolozzo

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MICHELE MARI SULLE SCUOLE DI SCRITTURA CREATIVA

4 febbraio 2011

https://i1.wp.com/www.ilrestodelcarlino.it/modena/cultura/2010/08/05/366438/images/474962-mari.jpg

D. Cosa pensa delle scuole di scrittura creativa, attualmente molto di moda?

 

R. Sono piuttosto scettico; ho una visione romantica e decisamente solipsistica della letteratura, per la quale credo ci voglia una fortissima vocazione e anche molto autodidattismo: è innanzitutto fondamentale leggere, leggere, leggere. Il fatto che queste scuole abbiano sempre più successo mi stupisce un po’, perché mi sembrano una scorciatoia. Mi verrebbe da dire, a tutti quelli che pagano fior di milioni per frequentare queste scuole: “Prima passate tutta l’infanzia e tutta l’adolescenza a leggere la letteratura di mezzo mondo e poi vedete se vi viene voglia di entrare nello stesso arengo e cimentarvi con gli autori che avete amato”. Secondo me, poi, lo scrittore non deve avere troppe consapevolezze: se ancor prima di scrivere un raccontino o una favoletta già conosce le teorie narratologiche c’è qualcosa che non va, mi sembra.
 
Da
http://francotirature.blogspot.com/2007/01/intervista-michele-mari.html

LUIGI NONO. DALLA PADELLA DELLE MINIERE DI MARCINELLE ALLA BRACE DELL’ALLUVIONE DEL POLESINE DEL 1951

3 febbraio 2011
foto

(La locandina del 1961)

In “Intollerenza 1960” il veneziano Luigi Nono (1925-1990), compositore di musica contemporanea, affronta temi legati alla sua militanza politica:  la dura vita degli emigranti e dei minatori, le manifestazioni di piazza, l’arresto e la tortura delle vittime della repressione, l’internamento in un campo di concentramento e via discorrendo, fino alla scena finale in cui l’esondazione del Po del 1951 travolge cose e persone. “Qui dobbiamo restare e mutare” è la consegna.  

Quando l'opera fu rappresentata per la prima volta il 13 aprile 1961, con il suo grido centrale “Morte al Fascismo!”, fu oggetto di  una storica contestazione. Un gruppo organizzato di spettatori di destra fece il possibile per sabotarne l’esecuzione: urla, pioggia di volantini, persino bombolette puzzolenti lanciate dai palchi. Il pittore Emilio Vedova, amico di Nono e autore di vari pannelli di scena, si alzò dalla platea e li sfidò al grido di “Venite giù se ne avete il coraggio!!!”.

Seguirono cinquant’anni di assoluto silenzio. Merito della Fondazione Luigi Nono quello di aver conservato e tramandato ogni aspetto della nascita di quest’opera: è in corso alle Zattere una documentatissima mostra al riguardo, nello studio, appunto, del pittore Vedova. Accanto ai bozzetti e alle tavole preparatorie per  la prima edizione di “Intolleranza 1960”, sono esposte sotto vetro anche le lettere in cui Angelo Maria Ripellino invita il maestro a modificare la dicitura “Libretto di…” nel più riduttivo “Da un’idea di…”, tanto il suo testo era stato tagliato, modificato e mescolato a quello di altri letterati, fra cui Brecht, Eluard, Majakovskij e Sartre.

Nella riedizione 2011 di “Intolleranza 1960” sono stati coinvolti gli studenti della laurea magistrale in scienze e tecniche del teatro – Performing Arts della Facoltà di Design e Arti dello IUAV, “per renderli consapevoli, farli appassionare e realizzare assieme una possibile nuova vita per questo teatro di musica”.

Di nuovo è stata utilizzata un'ampia gamma di risorse teatrali: orchestra sinfonica (sistemata su una specie di "diga" nel fondo scena), coro (nella fossa dell’orchestra), nastro, altoparlanti…  Stridente e angosciante al punto giusto la musica di Nono, sempre teso a far raggiungere una “comprensione intuitiva” della concezione anti-capitalistica e anti-fascista che gli stava a cuore. Avanguardistico lo stile, con il noto puntillismo della scrittura vocale: le parole scomposte in sillabe affidate a voci diverse “in modo da creare sonorità diversificate e fluttuanti” (Cristoph Flamm).

L’anteprima dello spettacolo, il 28 gennaio scorso, è stata dedicata al cinquantenario della fondazione della casa editrice Marsilio. Naturalmente l’editore Cesare De Michelis, che pur ha letto di recente il mio pregevole “Lucio in the sky with diamonds”, non mi aveva invitato:- ) ma pare che il teatro fosse gremito di zombie socialisti d’antan, riciclati o fatti uscire dalla formalina per l’occasione, “una specie di seduta spiritica” (come hanno  osservato le lingue più velenose).

Di conseguenza me lo sono visto da perfetto V.U.P.  (very unimportant person)  la sera del 1° febbraio scorso alle 19.00, gustandomelo appieno fuori da ogni mondanità. Verrà replicato stasera e anche sabato 5 febbraio, per chi volesse approfittare della ghiottissima occasione. Orchestra e Coro del Teatro La Fenice. Direttore Lothar Zagrosek, maestro del coro Claudio Marino Moretti.

FACEBOOK: SCENDE, SCENDE E SCOMPARE…

2 febbraio 2011

(Morgan Palmas, foto da FB)

Scrive il giovane Morgan Palmas qui:

http://www.sulromanzo.it/blog/l-orto-degli-altri-11-un-sogno-leghista-di-saviano

«Qualcuno mi ha chiesto perché replicare articoli della blogosfera, se abbia senso farlo. Credo di sì, credo anzi che sia fondamentale nella storia di un blog, non soltanto per creare collegamenti e associazioni, non soltanto per riportare alla luce impressioni e spunti e idee, anche per dardeggiare l’insana velocità che i blog rincorrono, bastano pochi giorni e tutto è fagocitato dagli archivi e dall’oblio. La degenerazione – da questa prospettiva – è Facebook, pensate alle bacheche, poche ore e ogni fraseemozionepensiero scende, scende, scende, e scompare. Una scomparsa di sostanza, non di forma, chi fra i lettori dei social network andrà più a cercare che cosa Tizio scriveva il 6 luglio del 2010? Si produce e si dimentica, si genera e si distrugge con una celerità impressionante. I blog, seppure con modalità più deboli, vivono il medesimo iter. E là nell’oblio o negli archivi vi sono articoli che annullerebbero tante parole scritte successivamente, o le donerebbero un contesto almeno.»

Mi sento in dovere di dedicargli il sg ripescaggio:

"FUMO DI FUMI, TUTTO NON È CHE FUMO". Qui:

< http://lucioangelini.iobloggo.com/517/fumo-di-fumi-tutto-non–che-fumo/&y=2007&m=02

MICHELE MARI E L’HOMINARIUS GIACOMO LEOPARDI

1 febbraio 2011

io-venia

 

Le Officine Grafiche Fratelli Stianti di Sancasciano (Firenze) finirono di stamparlo nel mese di febbraio 1990 per conto della Longanesi & C. Si trattava di un “capolavoro assoluto”, che andrebbe ristampato all’infinito (invece è fuori catalogo!) per la sua bellezza, la sua architettura perfetta, il divertimento linguistico di ricreare il perduto italiano dell’Ottocento, il colpo di genio di immaginare Giacomo Leopardi – cantore della luna – come lupo mannaro…

“Un falso in piena regola, un godibilissimo esercizio di fantaletteratura ma soprattutto una felice fusione fra vita e stile”, recita il risvolto di copertina dell’edizione Longanesi. E il risvolto dell’edizione Marsilio del 1998: “Il libro ripropone il tema del doppio – quello che ha il suo prototipo nel ‘Dottor Jekyll e Mr. Hyde’ – realizzando tuttavia con riscontri biografici, filologici e linguistici, una specie di apocrifo leopardiano”.

… Un biofic book  di esagerata bellezza, credetemi. Si intitola

IO VENÌA PIEN D’ANGOSCIA A RIMIRARTI

L’ho recuperato solo ieri alla Biblioteca veneziana di Castello, dopo averlo cercato a lungo. L’ho divorato in un pomeriggio e sono ancora sotto choc:-). Penso che si aggiungerà ai pochi altri “libri della mia vita”.

Grazie a scoppio ritardato, dunque, a Michele Mari, per questo splendente dono. È il più bravo di tutti, il più grande scrittore italiano vivente.

“Oggi al desinare il signor Padre diede alla famiglia la gran nuova: un manipolo di villici ardimentosi va battendo la montagna in cerca del lupo, «e affè mia», concluse con un gran pugno sulla tavola, «che ‘l piglieranno, la mala bestia!». Poi domandò a noi figli se n’avessimo paura: io dissi un po’, e la Pilla dimolta, ma Tardegardo non rispose, e anzi fece un’alzatina di spalle delle sue, che ‘l fan sembrare tanto più vecchio della sua età. In coteste occasioni io tremo per lui, paventando un’esplosione dell’ira paterna, ma secretamente l’applaudo, perché con quella sua malinconiosa indifferenza ei pare mostrare al nostro signor Padre quanto sian stupide certe questioni ch’egli ama porci, per il che è come se Tardegardo vendicasse in un con sé stesso anche me e la Pilla.” (p. 22)

 

“… e intanto che ammiraualo, per com’era forte e maestoso, e’ principiò a trasmutare: da prima perdendo il Pelo, non perché cotesto gli cadde, ma perocché li singoli Peli rientrarongli nella Pelle, & lo stesso fecero l’Ugne & la Coda; dipoi, mentre il su detto Portento anchora duraua, cangiando anche la Forma de’ Membri, sì ch’in picciol tempo le Zampe di dietro slungaronsi fino a uenir Gambe di Huomo, co’ Ginocchi in auante & i Piedi, mentre le Zampe dauante diuennero Bracci, con le Mano al loro posto. Ma la cosa più spauenteuole si fu la trasformazione del Muso in una Faccia, perhc’io uiddi li Denti canini rientrare ne le Gingiue & così pure scorciarsi la Lingua & l’Orecchie, & tutto il Muso apiattirsi, & dou’era il Grifo del Lupo, ch’è nero & bagnato, tornarsi uno Naso humano: una cosa sola si rimase uguale, & furono gli Occhi” (pp. 104-105)

 

“… e narrò de’ due lupi di Odino, chiamati Ghere e Freke, e dell’incommensurabile Fenrir, che sarebbe un lupo celeste che dorme dall’eternità, e che un bel giorno, che sarà il Finale, ma che in quella Mitologia chiamasi il Crepuscolo degli Dei, si sveglierà e divorerà tutto l’Universo” (p. 108)

 

“Codesto motto è ‘Mannaro’ ed è lo scorciamento di ‘Lupo Mannaro’, cioè a dire Hominarius, non perché mangia gli uomini, come spiegano molti, ma perch’è un uomo esso stesso” (p. 114)

 

“Posdomani sarà notte di luna piena. Lasciando per un momento le sue poesie, che da più di tre settimane ei viene scrivendo con tale trasporto d’arroventar le parole, e di cui non credo vi sia al mondo cosa più soave e struggente, Tardegardo mi diè una picciola palla di mollica di pane, delle dimensioni d’un’albicocca, e un’altra diella alla Pilla, pregandoci di tenerla sempre addosso a noi nelle notti di luna piena. La Pilla volea fare un mucchio di domande, ma bastò una mia occhiata a zittirla…  Io voglio credere che non ne avremo bisogno.” (p.121)