MICHELE MARI E L’HOMINARIUS GIACOMO LEOPARDI

io-venia

 

Le Officine Grafiche Fratelli Stianti di Sancasciano (Firenze) finirono di stamparlo nel mese di febbraio 1990 per conto della Longanesi & C. Si trattava di un “capolavoro assoluto”, che andrebbe ristampato all’infinito (invece è fuori catalogo!) per la sua bellezza, la sua architettura perfetta, il divertimento linguistico di ricreare il perduto italiano dell’Ottocento, il colpo di genio di immaginare Giacomo Leopardi – cantore della luna – come lupo mannaro…

“Un falso in piena regola, un godibilissimo esercizio di fantaletteratura ma soprattutto una felice fusione fra vita e stile”, recita il risvolto di copertina dell’edizione Longanesi. E il risvolto dell’edizione Marsilio del 1998: “Il libro ripropone il tema del doppio – quello che ha il suo prototipo nel ‘Dottor Jekyll e Mr. Hyde’ – realizzando tuttavia con riscontri biografici, filologici e linguistici, una specie di apocrifo leopardiano”.

… Un biofic book  di esagerata bellezza, credetemi. Si intitola

IO VENÌA PIEN D’ANGOSCIA A RIMIRARTI

L’ho recuperato solo ieri alla Biblioteca veneziana di Castello, dopo averlo cercato a lungo. L’ho divorato in un pomeriggio e sono ancora sotto choc:-). Penso che si aggiungerà ai pochi altri “libri della mia vita”.

Grazie a scoppio ritardato, dunque, a Michele Mari, per questo splendente dono. È il più bravo di tutti, il più grande scrittore italiano vivente.

“Oggi al desinare il signor Padre diede alla famiglia la gran nuova: un manipolo di villici ardimentosi va battendo la montagna in cerca del lupo, «e affè mia», concluse con un gran pugno sulla tavola, «che ‘l piglieranno, la mala bestia!». Poi domandò a noi figli se n’avessimo paura: io dissi un po’, e la Pilla dimolta, ma Tardegardo non rispose, e anzi fece un’alzatina di spalle delle sue, che ‘l fan sembrare tanto più vecchio della sua età. In coteste occasioni io tremo per lui, paventando un’esplosione dell’ira paterna, ma secretamente l’applaudo, perché con quella sua malinconiosa indifferenza ei pare mostrare al nostro signor Padre quanto sian stupide certe questioni ch’egli ama porci, per il che è come se Tardegardo vendicasse in un con sé stesso anche me e la Pilla.” (p. 22)

 

“… e intanto che ammiraualo, per com’era forte e maestoso, e’ principiò a trasmutare: da prima perdendo il Pelo, non perché cotesto gli cadde, ma perocché li singoli Peli rientrarongli nella Pelle, & lo stesso fecero l’Ugne & la Coda; dipoi, mentre il su detto Portento anchora duraua, cangiando anche la Forma de’ Membri, sì ch’in picciol tempo le Zampe di dietro slungaronsi fino a uenir Gambe di Huomo, co’ Ginocchi in auante & i Piedi, mentre le Zampe dauante diuennero Bracci, con le Mano al loro posto. Ma la cosa più spauenteuole si fu la trasformazione del Muso in una Faccia, perhc’io uiddi li Denti canini rientrare ne le Gingiue & così pure scorciarsi la Lingua & l’Orecchie, & tutto il Muso apiattirsi, & dou’era il Grifo del Lupo, ch’è nero & bagnato, tornarsi uno Naso humano: una cosa sola si rimase uguale, & furono gli Occhi” (pp. 104-105)

 

“… e narrò de’ due lupi di Odino, chiamati Ghere e Freke, e dell’incommensurabile Fenrir, che sarebbe un lupo celeste che dorme dall’eternità, e che un bel giorno, che sarà il Finale, ma che in quella Mitologia chiamasi il Crepuscolo degli Dei, si sveglierà e divorerà tutto l’Universo” (p. 108)

 

“Codesto motto è ‘Mannaro’ ed è lo scorciamento di ‘Lupo Mannaro’, cioè a dire Hominarius, non perché mangia gli uomini, come spiegano molti, ma perch’è un uomo esso stesso” (p. 114)

 

“Posdomani sarà notte di luna piena. Lasciando per un momento le sue poesie, che da più di tre settimane ei viene scrivendo con tale trasporto d’arroventar le parole, e di cui non credo vi sia al mondo cosa più soave e struggente, Tardegardo mi diè una picciola palla di mollica di pane, delle dimensioni d’un’albicocca, e un’altra diella alla Pilla, pregandoci di tenerla sempre addosso a noi nelle notti di luna piena. La Pilla volea fare un mucchio di domande, ma bastò una mia occhiata a zittirla…  Io voglio credere che non ne avremo bisogno.” (p.121)

9 Risposte to “MICHELE MARI E L’HOMINARIUS GIACOMO LEOPARDI”

  1. utente anonimo Says:

    ma è bellissimo!

  2. eliaspallanzani Says:

    Gradevolissimo libretto e probabilmente il miglior romanzo (o racconto lungo) di Mari.

  3. Lioa Says:

    Ribadisco: capolavoro assoluto, ancorché breve. Serve del genio per mettere insieme una cosa simile.

  4. letturalenta Says:

    Libro davvero più unico che raro, inclusa la misteriosa presenza nel diario di Tardegardo di un mai esistito 29 febbraio 1813 (almeno nell'edizione che ho io, che, a memoria, dovrebbe essere la Marsilio).

  5. Lioa Says:

    Credo che la finta data intenda solo ribadire il genre del libro (bio-fiction o biographic fiction). Tra il divertissement letterario e una scandagliata reale alla psiche di Giacomino…🙂

  6. letturalenta Says:

    Circa sette anni e mezzo fa, Mari in persona, per interposto Beneforti, appoggiava l'ipotesi del divertissement. Dài un'occhiata <a href="http://groups.google.com/group/it.cultura.libri/msg/893317c9187f3cd4?hl=it">qui</a&gt;.

  7. letturalenta Says:

    ops, pare che i codice html non abbia funzionato. il link è questo:
    http://groups.google.com/group/it.cultura.libri/msg/893317c9187f3cd4?hl=it

  8. eliaspallanzani Says:

    Il sig. James Jamison non è molto daccordo con la vostra tesi:
    http://www.findagrave.com/cgi-bin/fg.cgi?page=gr&GSmpid=47166095&GRid=40713673&

  9. Lioa Says:

    ahahah.  copio-incollo per i miei lettori:

    Birth: 

    Feb. 29, 1813
    Cookstown
    z-*Tyrone, Ireland

    Death: 

    Feb. 2, 1892
    Houston
    Harris County
    Texas, USA

    Husband of Mary Webber.
    Gravestone shared with wife.
    This is the original tombstone moved to this location upon the death of his wife.

    Asleep in Jesus, blessed sleep,
    From which none ever wake to weep.
    Calm and undistrubed repose,
    Unbroken by the last of foes.

    Asleep in Jesus, peaceful rest,
    Whose waking is supremely blest.
    No fear no woe shall dim that hour,
    That manifests the Saviour's power.

    Asleep in Jesus, oh for me,
    May such a blissful refuge be.
    Securely may my ashes lie,
    Waiting the summons from on high. 

    (però quell' UNDISTRUBED repose fa pensare a una scarsa precisione dell'incisore:-)

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