MICHELE MARI SULLE SCUOLE DI SCRITTURA CREATIVA

https://i1.wp.com/www.ilrestodelcarlino.it/modena/cultura/2010/08/05/366438/images/474962-mari.jpg

D. Cosa pensa delle scuole di scrittura creativa, attualmente molto di moda?

 

R. Sono piuttosto scettico; ho una visione romantica e decisamente solipsistica della letteratura, per la quale credo ci voglia una fortissima vocazione e anche molto autodidattismo: è innanzitutto fondamentale leggere, leggere, leggere. Il fatto che queste scuole abbiano sempre più successo mi stupisce un po’, perché mi sembrano una scorciatoia. Mi verrebbe da dire, a tutti quelli che pagano fior di milioni per frequentare queste scuole: “Prima passate tutta l’infanzia e tutta l’adolescenza a leggere la letteratura di mezzo mondo e poi vedete se vi viene voglia di entrare nello stesso arengo e cimentarvi con gli autori che avete amato”. Secondo me, poi, lo scrittore non deve avere troppe consapevolezze: se ancor prima di scrivere un raccontino o una favoletta già conosce le teorie narratologiche c’è qualcosa che non va, mi sembra.
 
Da
http://francotirature.blogspot.com/2007/01/intervista-michele-mari.html

Annunci

Tag: ,

21 Risposte to “MICHELE MARI SULLE SCUOLE DI SCRITTURA CREATIVA”

  1. RottamieViolini Says:

    accordo totale

  2. BOCL N. 49 (PUPÙ RI DI RANDOM POST 2.) « BEST OF CAZZEGGI LETTERARI Says:

    […] MICHELE MARI SULLE SCUOLE DI SCRITTURA CREATIVA […]

  3. Giulio Mozzi Says:

    Michele ha fatto una lezione nelle Bottega di narrazione del 2011, e ne farà un’altra nella Bottega 2012-13.

  4. Lucio Angelini Says:

    Il lavoro è lavoro, ma immagino che le sue convinzioni restino le stesse. Non a caso lui è diventato Michele Mari senza frequentare alcuna scuola di scrittura:-)

  5. Giulio Mozzi Says:

    Infatti. Ha solo frequentato una famiglia che – presumo – gli ha permesso di passare l’infanzia e l’adolescenza a leggere la letteratura di mezzo mondo. Forse lo ha addirittura incoraggiato.
    Io vorrei che non si dimenticassero mai le cose materiali.

  6. pirulix Says:

    Lucio: Il lavoro è lavoro, ma immagino che le sue convinzioni restino le stesse.
    Giulio Mozzi: Io vorrei che non si dimenticassero mai le cose materiali.

    UHM…
    Più che lavoro, Lucio, potrebbe essere il vile denaro (o Mari terrà la sua lezione gratis?)…
    ma un docente di letteratura italiana ha bisogno di arotondare lo stipendio? mala tempo anche nelle Università…
    Comunque, credo, che chi può permetterselo (economicamente) NON dovrebbe tradire le proprie convinzioni, per coerenza 😉 oppure dovrebbe essere un po’ più accorto a qanto dichiara nelle interviste…

  7. Lucio Angelini Says:

    @giulio. distinguerei fra la lunghezza e la complessità del periodo di formazione e qualunque altro stage imperniato su una manciata di incontri ancorché interessanti su qualsiasi argomento.

    @pirulix. potremmo chiedere a giulio a che titolo mari si è prestato all’ospitata nella bottega di Laurana editore (proprio ieri Dadati – come editore – ha escluso di essere in linea con le mie collane… probabilmente per la sua antiquata bottega la mia scrittura è troppo avveniristica:-) )

  8. pirulix Says:

    infatti, Lucio, sarebbe interessante una risposta di Giulio Mozzi 🙂

  9. Giulio Mozzi Says:

    Distinguo anch’io, Lucio. Vent’anni di formazione costano molto, molto di più di un anno di Bottega.

    A Mari chiesi di raccontare come aveva lavorato per fare il romanzo “Rosso Floyd”.
    E’ stato pagato, come tutti gli ospiti della Bottega.

  10. Luan Says:

    @vedi? le sue convinzioni sulle scuole di scrittura creativa non sono state messe da parte:-) Cmq è vero che la bottega dura un anno, ma un anno di incontri mensili… quindi dodici incontri.

    p.s. naturalmente ti invidio per aver toccato con mano (anche se a pagamento) il mio idolo.*-°

  11. Giulio Mozzi Says:

    La prima Bottega andò da gennaio a dicembre 2011, con undici incontri di due giorni ciascuno, per un totale di 176 ore in aula. Stando alla mia agenda – ho fatto il conto qualche settimana fa – le ore di lavoro individuale o con gruppi di due-tre persone fatte con me sono state in media una dozzina per ciascun “apprendista”. Senza contare le discussioni in rete, le telefonate eccetera. Naturalmente sto ancora seguendo alcune persone.

    La seconda Bottega è appena iniziata e terminerà nell’autunno del 2013; prevede dodici incontri di due giorni ciascuno, per un totale di 192 ore in aula. La maggiore durata complessiva permetterà, spero, di aumentare le ore di lavoro individuale.

    Questo per dire che il lavoro nella Bottega, benché piuttosto intenso, è ovviamente imparagonabile a un’infanzia e un’adolescenza come quelle accennate da Michele Mari.

    D’altra parte: a quelli che non ci hanno avuto la sorte di un’infanzia e adolescenza di tal fatta, che cosa dobbiamo dirgli?

    La mia famiglia, Lucio, ha sempre incoraggiato, spesso indirizzandomi, le mie letture letterarie e scientifiche. Tuttavia non mi ha indirizzzato né particolarmente incoraggiato nell’ambito della musica, del teatro, delle arti figurative, del cinema. Semplicemente, i miei genitori non ascoltavano musica, non andavano a teatro, non andavano al cinema, non andavano alle mostre d’arte, eccetera.
    Non penso di aver speso male il mio tempo quando – finite l’infanzia e l’adolescenza, e avendo cominciato a lavorare, e avendo quindi dei quattrini a disposizione, mi sono messo a studiare un po’ di musica e arte (il teatro e il cinema sono ancora, per me, mondi lontanissimi).
    Tutto qui.

  12. pirulix Says:

    Michele Mari sarà stato una fortunata mosca bianca perché non credo proprio che in Italia l’amore per le lettre venga “inculcato” sin dall’infanzia nelle famiglie con chissà che dispiegamento di mezzi e impegno e passione… per non parlare della Scuola (salvo rare eccezioni)
    Per contro, come ha riportato in un post Lucio, riassumendo un intervento veneziano di Berardinelli :
    oltre il 50% della popolazione italiana scrive romanzi. L’iperproduttività, una volta solo poetica, ha ormai investito in pieno anche la narrativa. Il computer ha reso tutti narratori e prolifici… il sogno ossessivo dell’uomo medio pare sia diventato quello di firmare almeno un piccolo best-seller (3-4000 copie vendute), ma se possibile un grande best-seller (dalle 50.000 copie in su). Vengono pubblicati circa 5 nuovi titoli al giorno. La

  13. pirulix Says:

    “Prima passate tutta l’infanzia e tutta l’adolescenza a leggere la letteratura di mezzo mondo e poi vedete se vi viene voglia di entrare nello stesso arengo e cimentarvi con gli autori che avete amato”
    Questa a me sembra una dichiarazione snob piuttosto e anzicheno, tuona come un’ammonizione: messa così nessuno dovrebbe prendere una “penna” in mano se non per stilare la lista della spesa… e allora Karl Kraus che ha ammonito a fare? 😉
    “Scrivere” non è una competizione, una gara con(tro) qualcuno per vedere chi è “più bravo” @.@
    E anche perché tra i tanti nessuno, nei confronti dei quali la dichiarazione di Mari è pertinente e ampiamente condivisibile, ci potrebbe essere un novello “Dante” (nome a caso)…
    Dal mio canto, insomma, non ho una visione così snob della letteratura e della “casta” degli scittori…
    Le scuole di scrittura, inoltre, come è stato fatto notare più volte in molti luoghi (anche in questo blog e credo proprio da Giulio Mozzi), sono “moda” solo nel Bel Paese: sopperiscono alle carenze del sistema scolastico, mi pare.

  14. Luan Says:

    @pirulix. temo che lo stesso Dante, OGGI, avrebbe le sue brave difficoltà a collocare editorialmente la commedia…
    quantomeno dovrebbe aver cura di diventare prima un personaggio televisivo

  15. pirulix Says:

    Lu’, Dante è stato il primo nome che mi è venuto in mente – in effetti, la dichiarazione di Mari sul misurarsi con i grandi del passato, mi ha ricordato quello che -ironicamente- diceva il mio docente di letteratura italiana, Roberto Mercuri, nei suoi corsi: che la letteratura italiana s’era fermata a Dante, Petrarca e Boccaccio. Credo però che la Commedia avrebbe eccome il suo pubblico e che rientrerebbe in un filone di letteratura gossip e e che Dante sarebbe querelato per diffamazione

  16. pirulix Says:

    Oh, sorvolando sugli aspetti linguistici, filosofici e teologici della Divina Commedia, ovviamente…

  17. Luan Says:

    Sarebbe interessante vedere in che girone metterebbe i Troll della Rete*-°

  18. pirulix Says:

    Hey, qui si entra nel campo del what if newitalianepico, dell’ucronia wuminghiana, dello sguardo obliquo!
    LU’ sei un autore horror mancato @.@

  19. Giulio Mozzi Says:

    Pirulix, scrivi che secondo Berardinelli

    oltre il 50% della popolazione italiana scrive romanzi.

    Ma io ho il sospetto che questa affermazione di Berardinelli sia totalmente priva di prove.

    Poi scrivi:

    Le scuole di scrittura, inoltre, come è stato fatto notare più volte in molti luoghi (anche in questo blog e credo proprio da Giulio Mozzi), sono “moda” solo nel Bel Paese: sopperiscono alle carenze del sistema scolastico, mi pare.

    Non so se sono “moda” solo in Italia. Citerei almeno l’esperienza deglli Ateliers d’écriture francesi. Nei paesi anglosassoni, come noto, uno può cercare certe occasioni formative all’interno del sistema scolastico universitario (che, in quegli stessi paesi, è prevalentemente privato, così come sono private le scuole di scrittura in Italia).

  20. pirulix Says:

    Non so se sono “moda” solo in Italia. Citerei almeno l’esperienza deglli Ateliers d’écriture francesi.
    Ovviamente, io ignoravo la cosa, grazie per la precisazione 🙂
    Nei paesi anglosassoni, come noto, uno può cercare certe occasioni formative all’interno del sistema scolastico universitario (che, in quegli stessi paesi, è prevalentemente privato, così come sono private le scuole di scrittura in Italia).
    Invece, di quanto scritto sopra, quello che ho grassettato mi perplime assai per il parallelismo tra due sistemi di insegnamento privati; cosa che stride con l’affermazione che ai tuoi corsi si iscrivono persone che più che velleità letterarie e sogni bestselleristici hanno esigenze concrete (lavoro) di mettere in bello stile e in maniera efficace il loro pensiero senza sembrare, che so, laureati ma analfabeti 😉
    Su quel che affermò Berardinelli, noto per il suo spirito polemico… boh? Io ho copincollato quanto riportato da Lucio. Però in linea di massima, sorvolando sulle percentuali, condivido.

  21. nilo Says:

    Non sarebbe ora che vi metteste a leggere, o aspiranti scrittori, invece di persistere nello scrivere?
    (questo in una scuola di scrittura non ve lo diranno mai; chissà perchè?)

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...