DIBATTITO ALLO IUAV DI VENEZIA OGGI DALLE 14.30 ALLE 20.00

GrandiNav2

[Riproduco il documento che verrà illustrato e distribuito oggi nell'Aula Magna di Architettura a Venezia.
Relazioni di: Giorgio Sarto, Armando Danella, Stefano Boato, Antonio Rusconi,  Maria Rosa Vittadini, Amerigo Restucci. Oltre al sen. Felice Casson saranno presenti anche altri esponenti dei partiti che hanno presentato proposte di legge. Il ministro Brunetta ha declinato l'invito.]

Ecco la città e il territorio
che vogliamo
proposte per il dibattito sulla legge speciale
 
Per le grandi trasformazioni operate per decenni in laguna e per le mancate opere di manutenzione, l'acqua granda del novembre 1966 – imprevisto e straordinario fenomeno meteorologico che ha portato la marea fino a 196 centimetri – ha rischiato di far scomparire Venezia. Ne è seguita la legge n. 171 del 1973 che verrà detta Legge Speciale per la salvaguardia di Venezia. Con questa, per la prima volta, la salvaguardia viene collegata alla necessità di conservare una città viva, garantendo gli opportuni servizi sociali all'abitare, al lavorare e al muoversi ma garantendo, nel contempo, la salvaguardia e la conservazione del suo territorio e sistema ambientale a cominciare dalla laguna. L'articolato della Legge 171, e di due altre che seguirono, individuarono procedure, stabilirono norme e posero vincoli per garantire e rafforzare il legame della città col proprio contesto, con il suo comprensorio, come si diceva allora. Il messaggio fu chiaro e lucido: per salvare Venezia era assolutamente necessario salvare l'intero delicato sistema di cui faceva parte. Senza quella legge Venezia non si sarebbe salvata fino ad oggi. Se successive trasformazioni hanno messo e mettono  in serio pericolo la laguna,  con questa la stessa Venezia e gli abitati lagunari, è perché quella legge non è stata sufficientemente rispettata.
 
Venezia e la laguna sono un bene comune del mondo intero e non una merce e come tale va sottratto alla privatizzazione e a ogni speculazione. Per la salvaguardia della laguna, oggi soggetta ad un drammatico processo erosivo, che le opere del MoSE rischiano di rendere irreversibile, va redatto un nuovo piano per un riequilibrio idrogeologico e morfologico che inverta i processi in atto che altrimenti a breve la trasformeranno in un braccio di mare biologicamente morto. Il Parco dell'intera laguna potrebbe esserne lo strumento di gestione attiva.
 
Le navi crocieristiche, petrolifere, portaconteiners, già incompatibili con la laguna ma che diventeranno  sempre più grandi, non possono più attraversarla perché richiedono anche lo scavo di canali che aumentano l'erosione e distruggono la morfologia dei fondali. È auspicabile un porto galleggiante in mare, ambientalmente compatibile e razionalmente dimensionato, in rete con altri dell'alto Mediterraneo in virtù di una selezione dei traffici e delle caratteristiche-dimensioni degli scafi. Boe galleggianti fornirebbero il miglior servizio di scarico a  gasiere e petroliere evitando attraversamenti lagunari pericolosissimi.
 
Il sistema  MoSE è inutile perché esistono efficienti alternative, pericoloso come dimostrano gli studi di “Principia” sul rischio di  tenuta delle paratoie in particolari condizioni di mare, (pericolo di collasso), dannoso e incompatibile con il sistema lagunare e le attività portuali per  le previsioni sul numero delle chiusure e sui danni alle attività portuali e sull’aumento dei livelli di inquinamento delle acque lagunari. Bisogna bloccare i lavori del MoSE, con varianti in corso d’opera, riconvertendo le opere marittime realizzate, attraverso soluzioni progettuali delle bocche sperimentali, graduali e reversibili.  Se il drammatico trend di aumento del livello medio marino risultasse confermato non c’è progetto alle bocche di porto e in laguna che tenga! Bisognerebbe chiudere le paratie quasi tutti i giorni (due volte al giorno d’inverno). Quindi per la riduzione dei livelli di marea in laguna vanno innalzati i fondali alle bocche (che possono ridurre tutte le maree fino a 28 centimetri) e perseguite quelle ricerche sulla iniezione di fluidi negli strati geologici profondi (insufflamento di acqua salata a 700-900 metri di profondità ) volti al sollevamento di grandi porzioni di territorio. Queste tecniche vengono già utilizzate per immagazzinare ed estrarre gas nei depositi profondi con conseguenti innalzamenti e abbassamenti dei suoli come risulta da una ricerca del dipartimento di Geologia di Padova: con questa tecnica  si può, in 5 anni e in sicurezza, alzare tutta la città fino 35 centimetri.
 
Il turismo a Venezia da risorsa è divenuto, con i suoi 21 milioni e mezzo di turisti annui (in crescita) una distruzione, anche fisica, della città e l'espulsione continua degli abitanti. È necessario non solo un governo dei flussi ma la costruzione di una politica territoriale conseguente (PAT e nuovi strumenti urbanistici) e una revisione radicale della mobilità. Al fine di velocizzare il traffico locale e di decentrare quello turistico vanno ristrutturati in ragione degli utenti (turisti da un lato, residenti, pendolari per lavoro e studenti dall'altro) i punti di penetrazione, d'arrivo e di attraversamento: Fusina, Tessera e Punta Sabbioni per i turisti, metropolitana di superficie (SFRM) e riorganizzazione dei vettori acquei, ove serva con linee veloci con meno fermate, per tutti gli altri. Non é possibile alcuna metropolitana sotto la laguna o la città sia  per la pericolosità distruttiva del fondo (caranto), della morfologia lagunare e delle falde acquee sotterrane. Ma soprattutto perché, di fatto – come dimostrano ormai tutti gli studi – al solo servizio di un aumento turistico incontrollato collegato ad una fermata dell'alta velocità  a Tessera. Un attraversamento in galleria sotto tutta la gronda lagunare del treno per la TAV è altrettanto distruttivo della metropolitana subacquea. Una diversa politica territoriale deve innanzitutto bloccare ed invertire la trasformazione della città in un albergo diffuso (hotel, pensioni bed&breakfast) ripristinando le norme che governano i cambiamenti d'uso degli immobili. Debbono essere incentivata invece tutta la residenzialità, sociale e studentesca, con un governo del mercato immobiliare ora selvaggio e devono essere garantite le possibilità manutentive degli immobili di residenza locale con opportune agevolazioni.
 
È necessario un welfare municipale fiscale che garantisca casa, reddito, cultura e servizi a tutti, all’insegna di un nuovo patto solidale tra generazioni come il mantenimento e potenziamento delle strutture universitarie legandole alle funzioni della città e incentivandone la distribuzione in ogni sestiere. Venezia deve essere anche città per i giovani ed i bambini con gli opportuni servizi servizi scolastici e culturali: luoghi di aggregazione (non solo di consumo) in spazi (spesso ora dismessi) per il gioco, la musica, il teatro e i concerti e, in genere, le attività autoprodotte.
 
La democrazia partecipata da esigenza è divenuta una necessità: le decisioni importanti sulle scelte amministrative – soprattutto quelle problematiche – devono prevedere procedure informative fin dall'inizio e di consultazione popolare prima delle decisioni amministrative.
 
Federalismo solidale, anche fiscale, che non sia un nuovo centralismo delle Regioni, ma una democrazia partecipata a livello di municipi, con piena cittadinanza di tutti, compresi gli immigrati, a cui garantire il diritto di voto amministrativo.
 
Riconversione produttiva e bonifica dei suoli di Porto Marghera , per insediarvi attività veramente eco-compatibili.  Bisogna cambiare modelli e sistemi produttivi:

  • messa al bando dei cicli produttivi che utilizzano e producono prodotti cancerogeni e genotossici,
  • messa al bando dei cicli produttivi e stoccaggi rientranti nelle “Direttive Seveso”,
  • Incentivazioni ed agevolazioni per attività ecocompatibili rientranti nel settore della “Green Economy.
  • Riduzione al minimo e superamento dell’incenerimento dei rifiuti; privilegiando azioni, metodologie e tecnologie miranti alla riduzione dei rifiuti e imballaggi all’origine e  potenziando al massimo la selezione, recupero e riutilizzo.
  • Riduzione al minimo e superamento del sistema di produzione di energia elettrica derivante da carbone e derivati del petrolio; privilegiando la produzione di energia veramente pulita derivante da: solare termico, fotovoltaico, geotermico, eolico e uso delle correnti e onde marine.
  • Incentivazione e agevolazioni per attività relative alle bonifiche, al restauro e difesa del territorio, della laguna e della città storica.
  • Tutti i lavoratori coinvolti nelle chiusure e ristrutturazioni di impianti e cicli produttivi dovranno avere massima garanzie sul mantenimento del  reddito fino al loro reinserimento in altre attività dell’area industriale.

L’area industriale di Porto Marghera bonificata avrà un ruolo strategico fondamentale  per ospitare nuove attività economiche ecocompatibili  e di ricerca per evitare e neutralizzare nuovo consumo di suolo con cementificazioni per progetti estremamente discutibili come: Veneto City, Marco Polo City, Città della Moda. 
 
 
AmbienteVenezia –  Assemblea Permanente NOMOSE   
Coordinamento Cittadino contro le grandi navi – Medicina Democratica
Associazione Gabriele Bortolozzo

Annunci

Tag: , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...