Archive for marzo 2011

ERO STRANIERO E MI AVETE ACCOLTO…

31 marzo 2011

 http://rinopolloni.files.wordpress.com/2010/10/crocefisso-7038447221.jpg

Riprendo da Gazzettino.it di oggi la seguente LETTERA:

"Gentile direttore,
chi le scrive è un gruppo di cittadini, credenti e non credenti, che ritiene necessario far udire la propria voce di fronte agli eventi internazionali che in larghissima misura stanno toccano il nostro paese e alle
ultime dichiarazioni del senatore Umberto Bossi, ministro di questa Repubblica.

Come cittadini riteniamo che il rapporto con altre culture e popoli sia un elemento problematico che chiama alla responsabilità la classe dirigente d’un paese come il quotidiano d’ogni cittadino. Il non riuscire o il non volere affrontare questi fenomeni se non ricorrendo alla violenza verbale o a un rozzo riduzionismo, è segno dei profondi limiti politici, culturali e umani d’una classe dirigente e d’una collettività.

È segno dell’incapacità di progettare una politica estera verso paesi e popoli che desiderano libertà e democrazia e una politica interna al di fuori dei muri e delle barriere innalzate dalla paura.

È segno dell’incapacità di cogliere come l’incontro con altre identità culturali abbia costituito e continui a costituire la storia e il patrimonio culturale del nostro paese e del nostro continente.

È segno dell’incapacità di cogliere come l’incontro con altre umanità sia la linfa che da sempre alimenta quanto di meglio l’Italia e l’Europa hanno saputo produrre in termini di diritto e giustizia.

Come credenti manifestiamo profonda preoccupazione riguardo a un punto – l’immigrazione, l’incontro con lo straniero, il diverso, l’altro – che tocca l’essenza della fede cristiana trasmessa dalle Sacre Scritture, dalla tradizione dei padri e dal magistero della Chiesa.

Troppo spesso, in maniera illecita, si continua a rivendicare un cristianesimo che, ridotto ad un tratto distintivo della “nostra” civiltà italiana ed europea e a elemento identitario d’una comunità nazionale, viene brandito come un’arma contro chi cristiano non è. Crediamo che la Legge di Dio, da Abramo che praticò l’ospitalità a Mamre, al comando di Cristo “ero straniero e mi avete accolto”, posta nel cuore d’ogni uomo, riecheggi anche nei confronti di chi oggi attraversa un braccio di Mediterraneo in cerca di speranza.

Alberto Guasco, Riccardo Saccenti, Carmelo Scannella, Eugenio Comincini, Francesco Barbieri, Manuela Barbolla, Daniela Rossato, Piero Zuppet, Armando Buonaiuto, Francesco Cavallini s.j., Laura Menestrina, Norberto Julini, Emanuele Curzel, Felice Briscese, Francesco Pecori s.j., Elena Fietta, Alessandro Risso, Dino Buzzetti, Margherita Arioli, Silvio Mengotto, Silvano Zucal, Monica Borsari, Francesca Caimi, Donatella Falzetta, don Pietro Villa, Lucia Pozzi, Andrea Cautillo, Giovanni Turbanti, Luca Lera, Mariangela Maraviglia, Stella Coglievina, Emma Guerci, Anna Polloni, Massimo Sola, Simona Lino, Jaja Pasquini, Maurizio Mannocci Galeotti, Franco Ganugi

Aggiungeremo altre firme mano a mano che affluiranno. "

http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=143798&sez=NORDEST 

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OGGI ESCE UN GRANDE LIBRO…

30 marzo 2011

MERAVIGLIOSA GITA NELLA LAGUNA SUD DI VENEZIA

28 marzo 2011

Laguna Sud di Venezialagunasud10

Meravigliosa gita in barca nella laguna sud di VENEZIA, ieri, organizzata da www.naturando.org con Giuseppe Borziello e Davide Scarpa.

Laguna Sud di VeneziaLaguna Sud di Venezia
Ca' ZappaLa torre di Ca' Zappa

(La waltdisneyana Ca' Zappa in piena laguna sud)

Persino un inquietante incontro con un gruppo di appassionati di war games tra i canneti di Valle Averto:-( 

DavideScarpa, guida naturalistica.

(Davide Scarpa, nostra guida di ieri nelle valli da pesca della laguna sud: un mostro di competenza e di bravura. Vorrei davvero che i politici veneziani si avvalessero della consulenza di giovani così preparati e in gamba. Sa assolutamente TUTTO sulla laguna. Interrogato sul Mose, ha risposto: «Il problema non è "Mose sì/Mose no", ma "Che cosa si vuole fare della laguna?". Se si vuole puntare sulla "grande portualità" (meganavi e via discorrendo), senza paura di trasformare la laguna in un braccio di mare, allora il Mose è perfetto… »

Quando siamo arrivati alla Valle dei Sette Morti, Davide ci ha recitato in puro chioggiotto i versi di Riccardo Naccari sulla leggenda legata al toponimo.

Si veda prima:

www.youtube.com

poi anche il mio breve video artigianale con Davide:

Questa la scheda di Davide Scarpa tratta da

http://www.hylacoop.it/

"Mi sono laureato in Scienze Naturali con master in Conservazione della biodiversità, sono socio fondatore, presidente di HYLA e responsabile del Centro di Educazione Ambientale del Comune di Chioggia. Opero da diversi anni come educatore ambientale e guida naturalistica, consulente dello IUAV e dell’UNESCO per lo sviluppo sostenibile, sono stato membro della Commissione per la Valutazione d’Impatto Ambientale della Provincia di Venezia e del gruppo di lavoro sulla Rete Natura 2000 della Regione Veneto. Guida naturalistico-ambientale abilitata e autorizzata, ai sensi della L.R. 33/2002."

SALVIAMO VENEZIA???

26 marzo 2011

Sanleonardo27311

Interessante incontro-dibattito a VENEZIA in sala San Leonardo ieri pomeriggio sul PAT (Piano di Assetto Territoriale): tutti gli intervenuti hanno sottolineato la contraddizione tra PREMESSE (accettabilissime) e SVILUPPO del documento (sconfortante).

Mentre ascoltavo i contributi di Maria Rosa Vittadini, Stefano Boato e degli altri relatori, mi è venuto in mente di creare un sito dedicato on line a cui possano fare riferimento tutti coloro che credono ***veramente*** (e non surrettiziamente, come gli estensori del PAT) nell’arresto del consumo di territorio, nella centralità ambientalista e nel rispetto dei bisogni reali della cittadinanza veneziana.

Questo l'indirizzo:

http://salviamovenezia.wordpress.com/

Inviate i vs contributi qui:

salviamovenezia@gmail.com

EDOARDO SALZANO: USARE IL TERRITORIO PER FAR FARE AFFARI A QUALCUNO

25 marzo 2011
conversazione con edoardo salzano
http://www.youtube.com/watch?v=gtHydfv7UkQ&feature=player_embedded#at=46

Conversazione con Edoardo Salzano, urbanista, sui temi della mobilità, del trasporto e sulla costruzione di grandi opere autostradali in Veneto e ovunque.

Usare il territorio solo per far fare affari a qualcuno… scegliere la viabilità individuale su gomma solo perché permette di far guadagnare di più chi compie queste opere… è imbecille ogni politica che si fissa su una sola modalità di trasporto… strade e autostrade consentono i maggiori affari… il commissariamento, la spinta della gente, l'informazione… questi i temi del video a cui rimando.

Si vedano anche:

http://www.immobilia-re.eu/edoardo-salzano-in-italia-si-improvvisa-siamo-dei-grandi-commedianti/

e

http://www.casolenostra.org/index.php?/archives/1976-Gli-Strumenti-dellIntelligenza.html

["Territorio e città sono luogo di conflitti fondamentali per il nostro futuro. C’è chi li usa come materia morta da cui estrarre ricchezza e potere mediante la cementificazione, e c’è chi li vede come luogo dove vivere, abitare, lavorare, conoscere e conoscersi, ammirare, godere, incontrarsi, ricrearsi. Sono interessi in contrasto. Ma i portatori dei primi (privatizzare, mercificare, cementificare) sono pochi e potenti, quelli dei secondi (vivere abitando) sono molti e deboli. Perciò i secondi sono condannati a perdere, se non utilizzano la forza potenziale che deriva loro dall’essere in molti. Come esercitare questa forza? L’unica arma di cui disponiamo è mettere insieme intelligenza e moltitudine. La moltitudine c’è, l’intelligenza è comprendere che solo insieme si vince, e che per farlo oggi occorre utilizzare gli strumenti che ci dà la democrazia, per imperfetta che sia.]

Ricordo, infine, che oggi pomeriggio a Venezia, in Sala San Leonardo, alle ore 17.30, avrà luogo un pubblico dibattito sul PAT (Piano di Assetto Territoriale).

MICHELE MARI COSMICAMENTE SOLO

23 marzo 2011

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"Chi è stato a Como avrà sicuramente notato, ritto sulla cima di un colle alle spalle della città (quindi a Sud, e a 432 metri sul livello del mare), una torre quadrangolare, grigia, tozzotta. Quella torre è il Baradello, o vernacolarmente 'Baradèl'. Costruita fra l'XI e il XII secolo, fu ampliata e fortificata nel 1158 dal Barbarossa nel corso della sua seconda discesa in Italia; nel 1277 Napo Torriani vi fu rinchiuso dal suo mortale nemico l'arcivescovo Ottone Visconti, che l'aveva battuto nella giornata di Desio: vi morì dopo venti mesi di furibonda e impotente solitudine, esattamente dieci anni prima che un altro arcivescovo facesse morire in un'altra torre il più famoso Ugolino della Gherardesca… [cut]… Se la torre si vede da molti punti della città, dalla caserma era impossibile non vederla: soprattutto marciando, quando le nostre evoluzioni ce la proponevano agli occhi un istante sì e un istante no: sfumato pinnacolo grigio schiarito dalla foschia, come un grande menhir che sovrastasse ai nostri destini. Io non ero a Como che da pochi giorni, e già avevo deciso che sarei andato a visitare quel torrione dal nome così triste e musicale: e tutte le volte che lo rivedevo, sentivo in questo proposito come una garanzia (Sì sì, lo so che vigili su di noi, tanto alla fine verrò io da te), come se quella visita avesse dovuto pareggiare i conti, compensando in un punto le centinaia di visite che il Baradello mi aveva e mi avrebbe fatto in quei due mesi… [cut]… me ne partii dunque solo soletto, in fondo non del tutto scontento di affrontare da solo il sornione nemico di pietra… [cut]… Di balza in balza mi facevo sempre più sotto alla torre, che di conseguenza mi appariva sempre più erta e incombente, quasi sul punto di rovinarmi addosso. Nondimeno, man mano che mi avvicinavo sentivo decrescere in me l'originaria ostilità che mi aveva mosso fin lì, e subentrare in sua vece un antagonismo più cordiale, come fra due rivali che cercano di ottenere reciprocamente, insieme alla vittoria sull'altro, la sua stima e la sua amicizia.
La montagna inganna, dicono i saggi, e anche un colle può decipere a lungo un ignaro pellegrino quale io ero. Almeno dieci volte mi credetti arrivato, quasi in grado di toccare le prime pietre del basamento, ed altrettante volte il colle mi deluse costringendomi a nuove svolte e nuove salite: ma alla fine arrivai, com'è naturale, e mi sedetti sui gradoni di uno degli edifici diruti che facevan corona, come famiglia di funghi, alla torre maggiore. Forse per la prima volta dall'inizio del mio servizio militare ero completamente, cosmicamente solo: questo pensiero mi spinse proprio a fare ciò che non avrei dovuto fare per godermi meglio quella solitudine, cioè alzarmi e curiosare tutt'intorno… [cut]… Poi mi ricordai di essere lì per lui, per il Baradello: lo contemplai tutto dal basso in alto, intenzionalmente (Ti contemplo, ti sto contemplando), gli andai vicino, compitai la targa gialla che rievocava il Barbarossa, gli diedi due colpetti con il palmo della mano e capii che la mia ulissica tensione ascensionale si era spenta. Così presto? mi dissi, e presi desolatamente la via della china."

(Michele Mari, Filologia dell'anfibio – Diario militare, Editori Laterza 2009, pgg. 231-33)


(Immagine da http://media-cdn.tripadvisor.com/media/photo-s/01/43/3a/fc/la-torre-che-troneggia.jpg )

IL COORDINAMENTO “IO DECIDO” A VENEZIA

22 marzo 2011

https://i0.wp.com/locali.data.kataweb.it/kpmimages/kpm3/gloc/nuova-venezia/2010/12/11/jpg_2942108.jpg

Scriveva il giornalista Alberto Vitucci su "La Nuova Venezia" il 2 dicembre scorso, nell'articolo "La carica delle associazioni civiche «Io Decido» ai Frari per contare di più":

"Perché mai i cittadini una volta votato non possono più avere voce in capitolo sulle grandi scelte che li riguardano? Una trentina di associazioni di orientamento diverso si sono messe insieme e hanno deciso di avviare un «percorso di democrazia partecipativa». Un sistema in vigore negli Stati Uniti e in altri grandi Paesi europei con il «Town meeting», assemblee cittadine sui grandi temi dove i cittadini possano esprimere la loro opinione. Il coordinamento si chiama «Io Decido», e raccoglie gruppi come Frarifuori, Geografia di Genere, Altro Veneto/Altrove, Zone onlus, Auser, Istituto per la storia della Resistenza, Blob, il Villaggio, Ambiente Venezia, Italia Nostra, Comitati Rifiuti zero, No Grandi Navi e Assemblea permanente NoMose, Ecoistituto Langer, Amici dei Calegheri, Movimento Cinque stelle, Waves, la Settima stanza. La prima iniziativa è un dibattito organizzato per giovedì prossimo 9 dicembre nel teatro dei Frari (ore 17.30) con il sindaco Giorgio Orsoni e un gruppo di assessori. «Al sindaco abbiamo scritto una lettera», spiega una delle coordinatrici Tiziana Plebani, «per dire che avevamo apprezzato la sua disponibilità alla trasparenza e ad ascoltare i cittadini espressa in campagna elettorale. Adesso vogliamo che questa intenzione diventi realtà». Per informazioni si può scrivere a coordinamento.io.decido@gmail.com"

(Da http://nuovavenezia.gelocal.it/cronaca/2010/12/02/news/la-carica-delle-associazioni-civiche-io-decido-ai-frari-per-contare-di-piu-2881968 )

Ma il giorno dopo l'assemblea del 9 dicembre la giornalista Roberta De Rossi ha dovuto riferire, sullo stesso quotidiano: "Orsoni non si fa incantare dalle associazioni".

"I veneziani vogliono essere protagonisti nella vita della loro comunità, proporre, discutere, decidere: cittadinanza attiva, si chiama. Che ora pretende ascolto dalle istituzioni, al di là di deleghe elettorali sentite sempre più lontane. Ieri è stato il d-Day della cittadinanza attiva veneziana, con una corsa tra l'affollatissimo Teatrino dei Frari per «Io decido», l'Ateneo Veneto per la presentazione del libro «Per una Cittadinanza attiva» e l'(ideale) affollata festa finale alla Mondadori per il lancio del libro fotografico «Veneziani quasi famosi». Ma quando i cittadini pretendono una partecipazione attiva a 360º, con nuove regole del gioco, il dialogo si fa complesso: a tratti teso il confronto con il sindaco Orsoni, ieri ai Frari… [cut]… La risposta del sindaco Orsoni non è quella attesa e solleva mormorii di protesta. «Non dobbiamo prenderci in giro», ha elencato da amministratore e giurista, «c'è la partecipazione operativa dei volontari che si mettono al servizio della collettività. C'è la partecipazione consultiva, dell'approfondimento dei problemi e delle grandi strategie tra amministratori e cittadini, dalla quale possono emergere indicazioni importanti alle scelte che poi – per norma – sono responsabilità degli organi democraticamente eletti. E c'è la partecipazione decisoria che avviene nell'ambito del procedimento amministrativo, con regole precise: osservazioni, consultazioni, via. Gli amministratori devono andare in mezzo alla gente, dialogare: se poi non seguono la città, non li rieleggerete. Francamente non vedo altre forme di partecipazione: non illudiamoci che un'assemblea possa prendere decisioni che sono responsabilità di organi».

[Da http://nuovavenezia.gelocal.it/cronaca/2010/12/10/news/orsoni-non-si-fa-incantare-dalle-associazioni-2942107 ]

Ebbene, il Coordinamento non si è arreso e continua a ritrovarsi ogni lunedì alle 17.30 allo IUAV, precisamente nella sede di Ca' Badoer nei pressi di San Giovanni Evangelista.

Ieri pomeriggio all'ordine del giorno era la struttura di un nuovo incontro pubblico (presumibilmente il 15 aprile prossimo) sulla mobilità a Venezia (con particolare riferimento al nuovo devastante progetto di una sublagunare) che si chiamerà più o meno:

COME VOGLIAMO MUOVERCI IN CITTÀ

Obiettivi:  ‘smascherare l’Amministrazione’ (non ha risposto alla nostra richiesta e sta facendo le solite consultazioni), costringere a un confronto con la cittadinanza ricordando il patto con gli elettori contenuto nel programma elettorale (sostenibilità,  partecipazione, turismo governato, città viva, ascolto cittadini), stringere l’Amministrazione su questioni specifiche. 

L'incontro si strutturerà più o meno così: intervento con slides: cos’è/non è un percorso di democrazia partecipativa (consultazione, concertazione ecc. ), cosa non sta facendo la Pubblica Amministrazione a Venezia, come si fa e si è fatto in altri luoghi nel caso di opere pubbliche di grande impatto: dibattito pubblico di Genova, il caso francese, le leggi sulla partecipazione, intervento con slides: l’orizzonte della mobilità oggi tra Venezia insulare, centro storico e la terraferma e quali i bisogni (FMR di superficie e altro), il progetto della sublagunare e sue criticità, non rispondenza ai bisogni dei cittadini, costi e sostenibilità, filosofie a confronto tra diversificazione dei flussi e monodirezionalità della mobilità (Tessera). Alternativa reale: sfruttamento della testa del ponte translagunare e creazione di una circolarità del sistema trasporto acqueo con possibilità di linee più dirette.

(Immagine tratta dalla rete)

DIECI COSE PER CUI VALE LA PENA VIVERE

19 marzo 2011

https://i2.wp.com/static.blogo.it/booksblog/Saviano_VanityFair.jpg

Da qualche tempo ROBERTO SAVIANO & LA REPUBBLICA stanno promuovendo in rete il giochino:

"Indicate le dieci cose per cui valga la pena vivere. Ogni settimana lo scrittore sceglierà la più significativa."

http://redazione-repubblica.blogautore.repubblica.it/2011/03/15/la-lista-di-roberto-saviano/ ]

Questa l'ormai nota lista di Roberto Saviano

1) la mozzarella di bufala aversana

2) Bill Evans che suona “Love Theme From “Spartacus”.

3) Andare con la persona che più ami sulla tomba di Raffaello Sanzio e leggerle l’iscrizione latina che molti ignorano

4) Il gol di Maradona del 2-0 contro l’Inghilterra ai Mondiali di Mexico ‘86.

5) L’Iliade

6) Bob Marley che canta Redemption Song, ascoltato nelle cuffie mentre passeggi libero

7) Tuffarsi ma nel profondo, dove il mare è mare

8)  Sognare di tornare a casa dopo che sei stato costretto

9) Fare l’amore in un pomeriggio d’estate. Al Sud.

10) Dopo una giornata in cui hanno raccolto le firme contro di te, accendere il computer e trovare una mail di tuo fratello che dice: “Sono fiero di te”.


Raccogliendo l'invito: "Ora tocca a voi lettori…", ho proposto la seguente lista  (estemporanea e alla rinfusa):
 

1. percorrere le Dolomiti in lungo e in largo

2. abitare a Venezia

3. coltivare amicizie ed affetti

4. contrastare il trombonismo e la prevaricazione ovunque si annidino

5. cercare di arricchirsi non già di denaro, ma di tempo per coltivare i propri interessi

6. viaggiare, per esempio nel Sonoran Desert

7. cercare di realizzare le proprie potenzialità

8. leggere buoni libri, vedere buoni film

9. sforzarsi di dare un contributo anche minimo al miglioramento del mondo

10. amare sia la Natura, sia l’Arte

BUON COMPLEANNO, ITALIA!

17 marzo 2011

 

        PATATANIA: UN SOGNO O UNA BRUTTA FIABA? 

                                                         
"I had a dream… ho fatto un sogno", farfugliò un mattino il signor Bozzi, svegliandosi tutto eccitato.
"Che sogno?", gli domandò sua moglie, tutt'altro che incuriosita.
"Il sogno di Patatania."
"Patatania? E che roba è?"
"Hai presente il fiume Patato?"
"Ho presente."
"Be', ho sognato che i popoli oppressi delle sue sponde facevano la rivoluzione e si staccavano dall'odiato Resto del Paese. Avevano ben diritto ad arrangiarsi per conto loro!"
"Popoli oppressi? E da chi, scusa? Non parliamo tutti la stessa lingua? Non viviamo tutti dentro gli stessi confini? Non siamo cresciuti guardando tutti gli stessi programmi televisivi… be', si fa per dire. E poi… "
"E poi?"
"E poi è un pezzo che nessuno rispetta più il proverbio 'Moglie e buoi dei paesi tuoi': ci siamo rimescolati in tutti i modi possibili."
"Paese grande, problemi grandi", bofonchiò il signor Bozzi. “Paese piccolo, problemi piccoli."
"Cervello piccolo, pensieri piccoli!", sospirò sua moglie.
Il signor Bozzi le torse un braccio:
"Devi fidarti di me, hai capito? E batterti per la rivoluzione con me: i Patatani coi Patatani, gli Altri con gli Altri."
        
                                              * * *
 
Il mattino dopo fu sua moglie a svegliarsi tutta eccitata.
"I had a dream… ebbene sì, ho fatto anch'io il mio bravo sogno."
"Che sogno?", la interrogò il signor Bozzi, sospettoso.
"Il sogno di Patatania."
"Davvero? E com'era?"
"Ah, era bella… e verde… e vivibile, la mia Patatania."
"Fantastico! Sono riuscito a persuaderti, dunque. Eh sì, con le buone maniere si ottiene sempre tutto. Sei dei nostri, adesso… voglio dire, dei miei!"
"L'avessi vista, Patatania."
"L'ho vista, l'ho vista. Non dimenticare che l'ho sognata prima di te. Era bella, eh? E verde, e vivibile."
"Infatti… ma il sogno, un po' alla volta, si è ingarbugliato."
"Come sarebbe a dire?"
"Troppa gente, troppe diversità. C'erano tutte quelle famigliacce della Patatania meridionale, per esempio. E allora, sul sogno precedente, si è innestato un nuovo sogno."
"Che sogno?"
"Il sogno della Patatania del Nord, completamente staccata dal Resto del Paese."
"Continua."
"Com'era bella, adesso, la nuova Patatania, la mia Patatania del Nord! Tanto più bella e verde e vivibile della precedente, solo che… "
"Solo che?"
"Solo che il sogno, all'improvviso, si è ingarbugliato di nuovo. Troppa gente. Troppe diversità. C'erano tutti quegli zoticoni del meridione della Patatania del Nord, per esempio. E allora un nuovo sogno si è innestato sul precedente."
"Che sogno?"
"Il sogno della Patatania del Nord-Nord. Sì, il sogno di staccare la parte superiore della Patatania del Nord dal nuovo Sud. Quanto più bella e verde e vivibile della precedente appariva adesso la mia Patatania del Nord-Nord!"
Il signor Bozzi la squadrò minaccioso. Stava per torcerle di nuovo un braccio, quando sua moglie riprese:
"Ma non era finita, sai?"
"Ah no? E perché?"
"Perché ogni volta, sull'ultimo sogno, si innestava un nuovo sogno. Da un lato, è vero, la mia Patatania del Nord-Nord-Nord-Nord-Nord continuava a rimpicciolire, perdendo sempre nuovi MERIDIONI, dall'altro diventava sempre più bella e verde e vivibile, finché… "
"Finché?"
"Finché, verso il mattino, l'ultimo sogno, il più puro di tutti, non mi ha dischiuso
 
                                     PIANEROTTOLANIA.               
 
"Ah, com'era bello e verde il mio pianerottolo! Solo che… "
"Solo che?", gridò il signor Bozzi, paonazzo in volto, e piegandole definitivamente il braccio.
"Solo che… ahi, mi fai male!"
"Solo che?", incalzò il signor Bozzi in tono di sfida, con la faccia stravolta.
"Solo che, poi, sono entrata in casa e c'eri… tu", aveva appena iniziato a dire sua moglie. Ma non ebbe modo di concludere. 
                                                          
                                                         (Lucio Angelini)

(Immagine da http://www.italianglobe.net/e107_images/custom/tricolore%20venezia.jpg )

NUOVI FLAGELLI DELL’EDITORIA: L’EDITOR IPER-INVASIVO

14 marzo 2011

Scriveva nel lontano 2007 Flavio Santi in Nazione Indiana, precisamente nel post

DIAMO TUTTO IL POTERE AGLI EDITOR”:

http://www.nazioneindiana.com/2007/04/14/diamo-tutto-il-potere-agli-editor/

«Si può partire da un’impressione molto prossima alla certezza (già sottolineata da Moresco in un suo intervento in rete): oggi gran parte della letteratura dei secoli passati verrebbe rifiutata dai comitati editoriali delle case editrici. Si pensi soprattutto al secolo per eccellenza del romanzo, l’Ottocento, a capolavori inarrivabili. I romanzi di Balzac sarebbero giudicati troppo lenti e involuti da qualsiasi direttore di collana, così Anna Karenina (“plot troppo lento, manca di dinamismo, sviluppa in ottocento pagine ciò che potrebbe economizzare in cento”) o i Fratelli Karamazov (“troppi fili lasciati sospesi, trama eccessivamente divagante”). Per non parlare di gente come Proust. Ci si trova in una situazione strana e ipocrita (aveva ragione Gramsci a dire che è il vizio italiano per eccellenza): si continua a legittimare – giustamente – la grandezza di questa letteratura, ancora in questi anni si è sentito parlare di nuovo Proust per Alessandro Piperno (!), senza però svelare l’ipocrisia che oggi un’opera come La recherche (che già all’epoca faticò non poco a trovare un editore) verrebbe rifiutata da chiunque. Eppure la collana della “Repubblica” dei classici dell’Ottocento ha funzionato bene. Quindi? Quindi forse il problema è nelle case editrici, ormai troppo atrofizzate in certi parametri, e non nei lettori che sono molto più svegli e intelligenti di come vogliono farceli passare. Tutto questo per ribadire che il lettore vuole libri necessari, e non preconfezionati da furbi (ma fino a che punto poi?) broker editoriali… [cut]… Quindi, per semplificare le cose, ed evitare atroci dubbi futuri, ecco una soluzione: basta con gli autori! che siano gli editor d’ora in poi a firmare i libri! O che comunque si riconosca all’editor non più uno statuto secondario e all’ombra, ma di primaria rilevanza. Tanto per essere chiari: che risulti in copertina con l’autore e non negli stitici ringraziamenti finali.  »
 

Ebbene, si parva licet componere magnis, ecco una mia recente esperienza come scrittore non già inedito, ma con alle spalle otto titoli pubblicati, di cui due tradotti in francese per Flammarion.
 
"Invio una scelta di miei materiali a un editore per il quale in passato ho eseguito delle traduzioni letterarie. Mi risponde una tizia di cui non so nulla, ma che – come non tarderò ad apprendere – nel giro di pochi mesi riuscirà a farsi sposare dall’editore stesso. Queste le quattro fasi del nostro primo scambio:

1) “Gentile signor Angelini, ho letti i racconti che ci ha mandato: belli! Originali, ben scritti, interessanti. Un romanzo l’ha scritto? Intendo per adulti, come i racconti.”

Mando vari testi. Questa la risposta:

2) “Caro Angelini, sono riuscita a leggere altre sue cose ma – lo ammetto – ancora non tutte! Mi ha fatto molto ridere (perché io amo molto le visioni comico-grottesche del mondo) il racconto sui Pink Floyd anche perché non solo sono mezza veneziana ma c’ero anch’io ai tempi del fantascientifico concerto e conosco a memoria la canzone dei Pitura Freska. Il pezzo (surreale) sulla NIE, sempre dal mio punto di vista, è esilarante. A presto.”

3) “Lo ammetto: mi sto affezionando a lei. Intanto, buon anno! Poi, per quel che riguarda le novità, non saprei da che parte cominciare. Ho fatto fatica a districarmi tra tutti i testi che mi ha mandato. Comunque, in parte li ho letti, in parte li ho fatti leggere e il giudizio è unanime (sempre lo stesso): lei scrive benissimo e la sua scrittura è molto affascinante e originale.”

Aggiungo altre proposte. Questa la risposta:

4) “Non ce l’ha un progetto più semplice con una trama che si possa seguire un po’ meglio?”

Chiedo alla mia interlocutrice se intenda dirmi: “O perde complessità, o si attacca al tram”.

La tipa me lo conferma senza inutili giri di parole.

Scelgo di attaccarmi al tram e mi faccio da parte. Passano alcuni mesi, poi la tipa si rifà viva e mi propone di confezionarle un romanzo di argomento veneziano. Invio una cosa forte, in linea con il tipo di scrittura che mi pare di saper padroneggiare meglio. La tipa, sicuramente più giovane e meno preparata di me, mi fa sapere che sì, continua a pensare che io scriva benissimo, ma che il mio novel non ha soddisfatto i suoi gusti: va RISCRITTO da cima a fondo.
Reagisco dicendo che da un editor non mi aspetto un intervento così INVASIVO da riguardare il 100% dell'opera. Ben vengano suggerimenti e ritocchi, certo, ma a tutto c’è un limite. La invito a dimostrare davvero la fiducia palesata nei confronti del mio tipo di scrittura.

La tipa risponde così: o riscrivo il libro come piace a lei, o non si procede. Per la seconda volta mi faccio da parte, con il sospetto che la mia interlocutrice si diverta un sacco a illudere le persone sbilanciandosi in complimenti esagerati per poi prendersi il sadico piacere di sottoporle a una doccia gelata, dall'alto dell'ormai raggiunto scranno padronale.
Naturalmente, poco diplomatico come sono, glielo faccio sapere e adesso ho la certezza che la tipa non si rifarà viva una terza volta per ripetere lo scherzetto.
In compenso ho capito che mi resta una sola via aperta: tentare di sposare a mia volta un’editrice:-)