Archive for maggio 2011

LA REDAZIONE DI CAZZEGGI LETTERARI SI SPOSTA A CRETA PER QUALCHE GIORNO

26 maggio 2011

Intanto voi fate pure ricreazione*-°

IL RAMADAN DEI BLOGGER E L’ATROFIA DEL CORPO

25 maggio 2011

Leggo qui:

http://vermena.blogspot.com/2011/05/la-dieta-del-silenzio-la-noia-basta-coi.html

il post: "La dieta del silenzio. La noia. Basta con (certi) blog letterari"

«… Se per stare 'al passo', uno deve leggersi ogni pezzo che viene pubblicato nei [blog] già citati, aggiungendo la produzione web dei Wu Ming e qualche blog personale, penso a quello di Mozzi e a quello di Ferrucci, il rischio è di essere arrivati a sera con una grande confusione in testa e soprattutto senza aver messo mano a niente di nostro, senza aver scritto una riga che sia una, senza aver preso in mano un buon libro. E allora una volta all'anno si dovrebbero mettere tutti d'accordo e organizzare un mese di silenzio, una sorta di 'ramadan', farebbe a tutti bene, in fondo… Almeno per riflettere su quello che stiamo facendo.»

Poi leggo sul Gazzettino del 24 maggio l'articolo: 

«Il mondo virtuale uccide la passione per il movimento»

in cui lo psicologo e scrittore Claudio Risè, autore del recente "Guarda, tocca, vivi. Riscoprire i sensi per essere felici"(Sperling & Kupfer Editori) – dichiara che le nuove generazioni sono "ammalate di immobilismo", vittime di una "crescente incapacità di definire la relazione del proprio corpo con gli altri e con il mondo", desiderose solo di "vivere le proprie esistenze delegandole alla virtualità che si accende dentro ad un pc, a internet, ai social network".

"Se non si vuole che il mondo delle corrispondenze dei sensi e del dialogo con gli altri si spenga, – ammonisce – occorre che riprenda il sopravvento l’istinto ancestrale della ricerca fisica dell’altro per crescere… Per ora ciò che vedo tra i giovani è una totale assenza di emozioni. Vanno a scuola quasi tutto il giorno, poi si rifugiano in una stanza e il massimo del movimento a cui dedicano le proprie forze è quello di muovere un mouse o un telecomando. Il dialogo con gli amici spesso si limita ad una mail, ad una chattata su internet, o addirittura ad uno stringatissimo sms. Vivono nel silenzio e nell’immobilità. Nel fine settimana, poi, sballano. Anche in questo caso la fisicità non è vissuta allo stato puro, ma si tratta di alterazioni che portano alla deriva il contatto con gli altri e con se stessi, così aumentano le patologie e le nevrosi legate alle lacune create dalla trascuratezza della propria fisicità. Ora nei paesi anglosassoni si iniziano a curare questi distacchi con la ‘ecopsicoterapia’: l’obiettivo è riportare il paziente ad un rapporto con la natura, con il proprio corpo, lasciando fuori i ‘non luoghi’ che sono quelli delle immagini e delle suggestioni preconfezionate che giungono dal piccolo schermo e dal computer."

"Quale sarà il futuro per un giovane che viva nei ‘non luoghi’?, incalza l'intervistatore.

E lo psicologo: 

“Diventerà certamente un adulto insicuro, nevrotico, perché frustrato dalle mancate vere esperienze: i giochi in cortile, quelli in cui è indispensabile partecipare, inventare, correre, lottare, litigare, vincere e perdere. Assisteremo, quindi, ad una generale confusione emotiva, affettiva e anche sessuale. Perché non c’è neppure più il desiderio di impegnarsi con i propri sensi… Cuore, mente e corpo, purtroppo, non sono adeguatamente allenati."

WITTGENSTEIN E DAVIS: LA RICERCA DELLA PERSPICUITÀ E LA PROSPETTIVA ETICA

23 maggio 2011

(Sara Fortuna, l'autrice del saggio "Il giallo di Wittgenstein")

[A integrazione dei due post precedenti]

"Wittgenstein legge almeno due volte il romanzo di Davis (la prima dopo il 1944, anno della pubblicazione in Inghilterra* e la seconda nel 1948) confermando il suo giudizio di eccellenza. Un obiettivo di questo saggio è mostrare, alla luce della riflessione di Wittgenstein di quegli anni, tutte le ragioni per cui l'operazione letteraria di Davis gli apparve così valida e interessante. Rendez-vous with fear è, in effetti, un piccolo capolavoro la cui grandezza non dà immediatamente nell'occhio e in cui una ricetta solo apparentemente semplice ha come risultato una costruzione a più livelli e una densità metaforica, che forse solo un filosofo, dall'ispirazione così affine, come Wittgenstein poteva comprendere appieno. E come Wittgenstein aveva immaginato, la perfezione di questo poliziesco non fu neppure lontanamente raggiunta dagli altri romanzi della stessa serie, che vede l'investigatore Doan all'opera con a fianco un assistente canino, il gigantesco alano Carstairs.**" (pgg. 55-56) 

"Alla base dello scenario in cui un individuo ne elimina un altro, provando a cancellare ogni traccia che possa far emergere la sua colpevolezza, si profila una concezione moderna e relativamente recente dell'azione all'interno della polis: essa può essere però almeno fatta risalire all'assioma del Principe di Machiavelli, secondo cui per pensare l'azione politica è necessario partire dal presupposto di un contesto sociale non trasparente, in cui un progetto di dominio può essere messo in pericolo da progetti antagonisti." (p. 67).

"Rendez-vous with fear è l'esito di una operazione narrativa solo apparentemente semplice e popolare il cui carattere fondamentale è l'umorismo. Il 'normale' lettore di gialli viene probabilmente disorientato e deluso nella propria aspettativa dal fatto che il romanzo dedichi una cura piuttosto limitata alla costruzione dell'intreccio giallistico e all'operazione con cui si concentrano i sospetti su diversi personaggi, per poi rivelare ai lettori, precedentemente depistati, l'insospettabile o il colpevole meno sospettabile, attuando una vera e propria riconfigurazione gestaltico-interpretativa dell'intera vicenda maturata." (p. 113)

"Ma quello che molti possono aver percepito come un limite del romanzo viene probabilmente visto da Wittgenstein come un obiettivo che l'autore persegue intenzionalmente, un obiettivo che non ha tanto a che vedere con quello di suscitare l'ilarità dei lettori, ma appare piuttosto vicino a quello ricercato dallo stesso filosofo nella sua attività filosofica. Esso consiste in una applicazione del metodo della rappresentazione perspicua e adotta una ricostruzione morfologica, che assume un ruolo sempre più centrale nella riflessione più tarda del filosofo, il cui motto shakespeariano ("I'll teach you differences") da lui scelto, si addice alla perfezione anche al romanzo di Davis." (p. 114)

"Fin dalle prime pagine di Rendez-vous with fear la questione etica viene direttamente riferita alla relazione di violenza che è possibile stabilire con il corpo altrui. Si tratta di una possibilità iscritta nella forma di vita umana e il genere poliziesco nasce proprio dall'assunzione di questo fatto, che, insomma, l'omicidio faccia pate a pieno titolo dell'esperienza umana. E tuttavia Davis mette in questione e interroga il senso stesso di questo dato, avanzando in forma narrativa l'ipotesi che alla presunta inevitabilità dell'omicidio si opponga in una tensione dolorosa, all'interno della stessa forma di vita, l'idea di una sua inconcepibilità e intollerabilità, di una reazione di rifiuto in grado di sospendere lo stesso genere narrativo poliziesco, esponendolo a una metamorfosi o piuttosto a una ibridazione." (p. 183)

"La minaccia fisica, la superiorità affermata con la violenza, rappresentano il grado più primitivo e rozzo della relazione di potere, che può appunto sfociare, nei suoi casi più estremi, nell'omicidio: Davis ha descritto spesso, sarcasticamente, questa relazione ed è da qui evidentemente che deve partire per immaginare una trasformazione della natura umana." (p. 186)

"Il topo nella montagna è l'immagine che sintetizza l'incubo avuto, nella notte dopo il terremoto, da Henshaw, il piazzista di impianti idraulici per il bagno, a tal punto terrorizzato dalla visione onirica da svegliarsi e svegliare con i suoi urli gli altri turisti americani alloggiati nello stesso hotel. A Doan racconta il sogno in questo modo: "Mi ha sentito? Be' avevo un incubo. Uno di quelli tremendi. Sa che questa catena di montagne dicono che sia una donna addormentata. Ho sognato che lei stava là sdraiata tutta tranquilla, quando un grande topo che assomigliava a Carstairs arrivava di soppiatto, e quella faceva un balzo e mandava un urlo e scuoteva i vestiti, e tutta la dannata città cadeva nel canyon". (p. 197)

"L'attenzione di Wittgenstein per il sogno e la sua traduzione verbale, così come per quel gioco linguistico anomalo che è il motto di spirito o per i giochi del significato secondario è connessa direttamente all'elaborazione di una riflessione sul linguaggio in grado di fare i conti con la complessità delle attività significative umane e di portare alla luce componenti rimaste escluse dallo sguardo filosofico o relegate appunto a pratiche eccezionali e, in quanto tali, non esemplificative degli usi ordinari del linguaggio." (p. 201)

"[Le motivazioni per cui Wittgenstein] si è appassionato al giallo di Davis… sono riconducibili al nesso che diversi studiosi hanno individuato tra il suo metodo filosofico e quello della proto-indagine investigativa proposta da Edgar Allan Poe nella Lettera rubata: la soluzione dell'enigma non è nascosta, ma è sotto gli occhi di tutti, e tuttavia riportarla alla luce è la cosa più difficile di tutte e richiede appunto quella ricerca della perspicuità le cui modalità paradossali sono comuni alla forma della scrittura di Davis e a quella di Wittgenstein." (p.268)

"Il granello di saggezza di cui parla Wittgenstein a proposito dei romanzi polizieschi (ma certo riconosceva ben più meriti all'opera di Davis) consiste allora forse in questa capacità di indirizzare l'attenzione su una prospettiva etica, che non può essere resa esplicita, né descritta attraverso parole, ma solo attraverso un atteggiamento in grado di alludere proprio a questo tipo di disposizione. Così forse Wittgenstein arriva a interpretare il giallo di Davis in modo affine a come lui stesso, nella lettera a von Ficker con cui accompagna la spedizione del Tractatus, spiega che il senso del suo libro è etico. Ma Davis realizza anche e anzitutto, come abbiamo visto, un tipo di analisi delle molteplici attività umane estremamente affine all'attività filosofica più tarda di Wittgenstein, con cui condivide la ricerca di una perspicuità ottenuta attraverso giochi di parole, similitudini, descrizioni fisiognomiche e quei fenomeni del vedere-come che riportano alla luce uno strato di significazione rimosso dagli usi normali del linguaggio." (p. 276)

"Anche Davis, all'interno di una rappresentazione in apparenza popolare ma in realtà estremamente raffinata e complessa delle società umane nella loro molteplicità e interazione, sembra prefigurare un superamento del giallo, come via di uscita da una condizione antropologica giudicata inaccettabile, quella appunto in cui l'omicidio fa parte della forma di vitsa umana." (p. 277)

"… se la filosofia dell'ultimo Wittgenstein fosse stata un giallo, una hard boiled story della scuola statunitense certamente sarebbe stata The Mouse in the Mountain di Norbert Davis." (p. 277)

Il saggio di Sara Fortuna si chiude con una:

POSTILLA SUL SUICIDIO DI NORBERT DAVIS: L'ULTIMO ENIGMA DI UNO SCRITTORE DI DETECTIVE STORIES.

——–

*La prima pubblicazione del romanzo negli Stati UNiti, con il titolo The Mouse in the Mountain, esce con l'editore Morrow nel 1943 e poi nel 1944 con Grosset & Dunlap. In Inghilterra viene pubblicato con il titolo Rendez-vous with fear da Withy Grove Press – London e Manchester – nel 1944.

**La coppia dei due investigatori Doan e Carstairs è introdotta per la prima volta in La casa dell'Olocausto (Holocaust House 1940), compare in Sally, spie e coltelli (Sally's in the Alley 1940), in All'assasino (Cry Murder! 1944) e in Mio caro assassino (Oh, Murder Mine 1946). Davis inventa anche un'altra figura di investigatore, Max Latin, dal temperamento e dall'eloquio più brutale e violento.

(La foto di Sara Fortuna è tratta da http://www.ici-berlin.org/typo3temp/pics/06ebebaebf.jpg )

WITTGENSTEIN E IL TOPO DI DAVIS

20 maggio 2011

 

"La passione per i romanzi gialli di Ludwig Wittgenstein era talmente forte che dal 1940 al 1951 molte delle cinquantasette lettere della corrispondenza tenuta con Norman Malcolm ruotano intorno alla spedizione di racconti polizieschi Detective Story degli editori Street & Smith, che Malcolm manda regolarmente dagli Stati Uniti a Wittgenstein, ricevendo in cambio entusiastiche manifestazioni di riconoscenza. Le detective stories in questo scambio epistolare appaiono una componente importante della cultura letteraria del filosofo, che scherza con l'amico sulla sua capacità di capirne già a un primo sguardo il valore. La passione per il giallo, o piuttosto per un suo sottogenere, le cosiddette hard boiled stories, non è però solo un gusto letterario, ma è anche strettamente legata all'attività filosofica dello stesso Wittgenstein…[cut]… Nella seconda e nella terza pate di questo saggio proporrò alcune risposte confrontandomi con il giallo preferito di Wittgenstein, la detetcive story di Norbert Davis Rendez-vous with fear o, come suona il più accattivante titolo originale americano che Wittgenstein non sembra conoscere, The Mouse in the Mountain. Cercherò di mostrare come il racconto eccentrico ed esilarante di Davis che Wittgenstein apprezzò tanto da consigliarlo ai suoi amici filosofi e da chiedere a Malcolm di metterlo in contatto con l'autore per poterlo ringraziare di persona, affronti, in modo affine a quello della filosofia wittgensteiniana, la questione dell'etica. Nel romanzo di Davis vi si ritrovano inoltre i temi centrali delle riflessioni più tarde dedicate da Wittgenstein alla filosofia della psicologia, a tal punto da rendere possibile ripercorrerli attraverso lo stesso svolgimento della trama del racconto, breve, ma densissimo di spunti filosofici…"

Così Sara Fortuna all'inizio del suo interessantissimo "Il giallo di Wittgenstein", di cui ho riportato ieri la quarta di copertina. Ho impiegato un mese a leggerlo, ma ne è valsa la pena. Nei 'Ringraziamenti' che precedono il saggio, Sara Fortuna dichiara che deve a Frank Paul Weber il titolo del libro. A un certo punto precisa:

"*Vorrei ringraziare Wittgenstein (e anche Kant). Potrà sembrare assurdo manifestare gratitudine a due filosofi che si conoscono soltanto attraverso le loro opere e che hanno la fama di essere malinconici misantropi. Ma questi due autori hanno sempre invitato a diffidare della filosofia nei libri e dell'illusione di poterla imparare come una qualsiasi dottrina. Per questo sono sempre perplessa quando si lavora in modo dogmatico sul loro pensiero e ho cercato invece un rapporto diverso, interpellandoli su tante questioni esistenziali, talvolta ben poco filosofiche, godendo dei loro consigli, spesso divertenti, imprevedibili e sempre portatori di libertà."

(Continua)

RENDEZ-VOUS WITH WITTGENSTEIN

19 maggio 2011

Fortuna Sara, Il giallo di Wittgenstein. Etica e linguaggio tra filosofia e detective story, 2010, pp. 303, Isbn 97888857500393, Euro 18,00

“Un paio d’anni fa lessi con grande diletto un giallo dal titolo Rendez-vous with fear di un certo Norbert Davis… Può sembrare pazzesco, ma quando di recente ho riletto il racconto mi è piaciuto di nuovo a tal punto che davvero vorrei scrivere all’autore per ringraziarlo. Se questo significa essere “picchiati” non meravigliarti, perché lo sono”. Così Ludwig Wittgenstein (1889-1951) parla del poliziesco di un giovane scrittore statunitense, collega del ben più noto Raymond Chandler.

Perché uno dei più grandi filosofi del Novecento si entusiasma per il romanzo di un autore sconosciuto, morto suicida a soli quarant’anni? Per comprendere questa passione Sara Fortuna ripercorre il tormentato percorso biografico e filosofico di Wittgenstein. Prende così forma un dialogo tra l’esilarante romanzo di Davis e aspetti centrali del pensiero del filosofo austriaco, come l’etica in relazione al linguaggio e alla corporeità; il vedere-come; l’esperienza estetica; il metodo fisiognomico e quello morfologico; la relazione tra soggettività e forma di vita.

Sara Fortuna insegna Teoria dei linguaggi presso l’Università “Guglielmo Marconi” di Roma. È stata fellow della Alexander von Humboldt Stiftung ed è Associate member del Berlin Institute for Cultural Inquiry. Tra le sue pubblicazioni le monografie A un secondo sguardo e Il laboratorio del simbolico. Ha curato, con Katrin Heinau, un numero di Die Philosophin dedicato alle filosofie femministe e di genere in Italia; con Manuele Gragnolati The Power of Disturbance. Elsa Morante’s Aracoeli; con Laura Scuriatti, On Dogville, sul film di Lars von Trier; con Manuele Gragnolati e Jürgen Trabant Dante’s Plurilingualism.

PER FORTUNA CI SONO LE TV STRANIERE…

19 maggio 2011

http://www.youtube.com/watch?v=-EEBAWeiyFk

 

RICEVO E DIFFONDO…

18 maggio 2011

ALDO BUSI SU LUCIO ANGELINI:-)

15 maggio 2011

Non mi capita spesso di ricevere complimenti letterari, ma quello che mi è arrivato ieri mi ha fatto fare la ruota come un tacchino. Sentite che cosa dice Aldo Busi di una mia vecchia traduzione:

«Nel 1997, all’interno della collana da me diretta “I Classici classici” per la Frassinelli, pubblicai L’angelo della tempesta – Villette (1853) di Charlotte Brontë, nella stupefacentemente bella, rigorosa e musicale traduzione di Lucio Angelini, un capolavoro in sé che dovrebbe essere adottato da ogni corso di traduzione in Italiano; tengo subito a precisare che è più probabile che troviate un Codice originale di Leonardo da Vinci presso un rigattiere che non questo titolo in una libreria italiana (potreste leggerlo in Inglese, ma sarebbe un peccato, per una volta, non approfittare di mettere gli occhi su una delle ultime testimonianze di quanto ricco e invidiabile sia stato il nostro dialetto quando ancora lo si poteva considerare una lingua a tutti gli effetti), quindi, chi lo vuole, si deve armare di testardaggine e tampinare un libraio o una biblioteca fino a che non gliel’avrà procurato o non gli avrà detto dove può trovarlo in giacenza.»

Questo il link per il post completo di Busi:

http://www.altriabusi.it/2011/05/13/un-test-per-i-lettori-del-sito-speriamo-non-solo-di-quello/

POVERO LIDO DI VENEZIA, COME È STATO RIDOTTO

14 maggio 2011

Copio-incollo una lettera di Paolo Fumagalli da Gazzettino.it di ieri: 


"Finita la festa gabbato lo santo” recita un vecchio proverbio. Sono finiti i festeggiamenti per l’Unità d’Italia e si comincia a non ricordare più questo anniversario. Adesso mi chiedo con quale coraggio il Commissario Straordinario andrà a chiedere allo Stato i circa trenta milioni per proseguire i lavori per il Palazzo del Cinema.
Tutti ormai ci chiediamo come andrà a finire questa operazione nata malissimo col taglio della pineta e ritenuta, da subito, fallimentare da coloro che ragionano. Siamo arrivati a metà 2011 e la situazione è ferma. Fermi da un anno sono i lavori all’Hotel Des Bains con circa 200 dipendenti in giro per il mondo alla faccia dell’incremento dell’occupazione prevista. Fermi sono i lavori al Forte di Malamocco che sembra non interessare più. Il Parco della Favorita non è stato venduto. Il Comune è ancora in pericolo di commissariamento. Si continua a trovare amianto anche sotto i tre metri nell’area Casinò. Ferma la richiesta di Convegni causa lavori in corso.
Due anni di traffico a singhiozzo in lungomare con marciapiedi per biciclette e pedoni. Proteste dei comitati per lo scempio ambientale. Proteste dei commercianti e degli albergatori per i ritardi. Pericolo di sopravvivenza della Mostra del Cinema. Distruzione del Forte Austriaco al Casinò. Scandalosa cementificazione prevista del Parco delle Rose. Folle idea di abbattere una sede sanitaria funzionante (monoblocco) restaurata da poco (spesi 5 milioni). Assurdo progetto di un porto turistico che richiederà milioni per la costruzione in un periodo di crisi internazionale ed è pronto in Italia un decreto legge che aumenterà le tasse sui fondi di investimento. Se fosse tutto fermo per mancanza di liquidità da parte dell’investitore, forse quest’ultima notizia darebbe un colpo di grazia a tutta l’operazione.
Povero Lido com’è stato ridotto dall’esaltazione e manie di grandezza da parte dei politici locali. E pensare che tutto poteva essere evitato: bastava costruire un'altra sala cinematografica sopra quella del vecchio palazzo!

Paolo Fumagalli, Lido di Venezia

Si veda anche:

http://www.unaltrolido.com/

VENICE CONFRONTS FLOODING OF A DIFFERENT SORT

13 maggio 2011

Si veda anche:

http://www.nytimes.com/2011/05/13/world/europe/13iht-venice13.html?pagewanted=1&_r=1&sq=venice&st=cse&scp=1