TU CHIAMALE, SE VUOI, CONTRADDIZIO-O-O-NI…

(Venezia, bacino di San Marco: slalom di un vaporetto fra natanti di ogni forma e dimensione)

Leggo in Lipperatura del 13 giugno scorso le parole di Zadie Smith:

«Perché scrivere? Perché sono uno scrittore! Be´, lo puoi gridare forte quanto ti pare, ma sappi che intorno a te lo sta gridando chiunque, e avete tutti lo stesso diritto di usare quella parola. Per reazione a questo assalto di massa alla Bastiglia letteraria, alcuni tentano di difendere i loro privilegi appoggiandosi vigorosamente alla parola “pubblicato”, ossia: “Ma io sono uno scrittore pubblicato!”. Presto però la distinzione sarà obsoleta, e comunque è un´argomentazione che regge poco.»

Non resisto alla tentazione di rispondere:

«Verissimo. Quello di scrittore è ormai un mestiere abbrutente e usurante. Si è costretti a mendicare attenzione da editori sempre più interessati a pubblicare le mere celebrities televisive; condannati a massacranti presentazioni in giro per l’Italia… senza contare che di 100 scrittori pubblicati, appena un paio escono dal ristretto giro dei parenti e degli amici compassionevoli. Meglio dimettersi dalla squallida carica e vivere nascosti, magari vagabondando tra le pieghe dei monti… »

 

Più tardi mi viene in mente che a Padova c'è un editore specializzato in noir e gli mando via mail una mia storia veneziana NERISSIMA:- )

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