MASSIMO RAFFAELI SU ROMANZO E ANTIROMANZO

(Massimo Raffaeli al Bastione Sangallo di Fano con l'assessore alla cultura Franco Mancinelli)

La seconda giornata fanese dedicata alla "Lunga estate degli anni '60/la musica beat e la letteratura del decennio che ha cambiato il mondo" ha avuto come lit-star  il critico e filologo MASSIMO RAFFAELI, fascinoso intrattenitore… nulla a che vedere con lo stonatissimo cantante dei 60' Experience del più tardo concerto svoltosi al Lido di Fano:-).

Raffaeli scrive su 'Il Manifesto' e 'La Stampa' e relativi supplementi letterari ('Alias' e 'Tuttolibri'), collabora  con numerose riviste culturali e con Radio 3 Rai, traduce dal francese e ha pubblicato una decina di volumi, tra cui il recente Bande à part. Scritti per Alias, Gaffi editore 2011.

Nato nel 1957, Raffaeli ha premesso che per lui i primi anni Sessanta furono soprattutto quelli in cui imparò a leggere (nel senso letterale che iniziò a riconoscere le lettere dell'alfabeto) sulle figurine Panini, assistette a uno storico goal di Sivori nello stadio di Bologna e conobbe  Roma, "ormai diventata un immenso parcheggio a cielo aperto". Più avanti lesse Robinson Crusoe in un'edizione per ragazzi…

La sua conoscenza della letteratura degli anni Sessanta, insomma, e in particolare dell' annus horribilis 1963, fu necessariamente successiva. Il suo discorso si è incentrato soprattutto su Romanzo e Antiromanzo, artatamente contrapposti dal Gruppo 63 con l'annuncio ufficiale della morte del primo e della parallela nascita del secondo. Bisognava uscire – a detta del Gruppo – dagli stantii schemi tradizionali e sperimentare nuove formule linguistiche e contenutistiche. Cassola, Bassani vennero ironicamente definiti "Liale"…  Ma tutto ciò, paradossalmente, proprio nel periodo in cui il Romanzo iniziava a riguadagnare clamorosamente salute e a buttar fuori opere di strabiliante vitalità… a riprova del fatto che "il lavoro degli intellettuali e dei critici letterari non ha nulla di scientifico":-).

Quando uscì "Il Gattopardo" fu addirittura scambiato per un'opera epigonica (Capuana, De Roberto…) , anziché per il capolavoro seminale che avrebbe informato di sé tanta produzione successiva (fino a La Capria e oltre). Vitttorini aveva scartato il manoscritto, che fu pubblicato solo grazie alla "Liala" Bassani, poi estromesso per punizione dalla Feltrinelli. "Credo di averlo letto almeno quattro o cinque volte senza essere ancora riuscito a metterne a fuoco tutta la luciferina complessità", ha dichiarato Raffaeli. "È un'opera che ha tagliato in due il Novecento letterario."

Certo, la forma romanzo, ha aggiunto poi, era il punto debole della nostra tradizione letteraria, con un mandante sociale, la borghesia italiana, di livello scadente. Le era stato a lungo precluso, oltretutto, il contatto con la grande letteratura moderna di lingua inglese e francese. Quella che a noi era mancata, in particolare, era stata una produzione standard in presa diretta con la realtà. Avevamo avuto capolavori isolati, ma non una continuità di produzione di "romanzi medi". Ma fu proprio negli anni '60 che iniziarono ad arrivare le prime traduzioni dei grandi esempi di modernismo radicale straniero, compreso il Tristram Shandy di Laurence Sterne. Ebbene, proprio mentre da più parti si decretava la morte del romanzo, con la conseguente consegna di dedicarsi alla sovversione della sua struttura, popolandolo di antieroi e assumendo punti di vista antinaturalistici, il romanzo si risvegliò dall'inesistente coma e produsse opere fondamentali quali "La noia" di Moravia, "La giornata di uno scrutatore" di Calvino, "Le Furie" di Guido Piovene, "La tregua", di Primo Levi, "Una questione privata", di Fenoglio, "La macchina mondiale" di Volponi e via discorrendo.

La forma romanzo non può morire, ha concluso Raffaeli, perché costituisce una sorta di "democrazia magica" (secondo la definizione di Jonathan Franzen), in cui possono coesistere e contaminarsi i generi e i modi di rappresentazione più disparati. E la lettura di romanzi ci fa sentire sicuramente meno soli e più consapevoli di noi e del mondo in cui ci troviamo a vivere.

P.S. Mi scuso per aver sintetizzato un po' alla cazzo, ma devo portare mia madre al mare*-°

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Una Risposta to “MASSIMO RAFFAELI SU ROMANZO E ANTIROMANZO”

  1. BOCL N. 49 (PUPÙ RI DI RANDOM POST 2.) « BEST OF CAZZEGGI LETTERARI Says:

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