ROBERTO PAZZI E GLI UOMINI CHE AMANO GLI UOMINI

(Roberto Pazzi)

Sono buoni tutti ad ambientare un romanzo nella stessa epoca in cui vivono: gli oggetti di scena sono tutti lì a portata di descrizione, e così gli svaghi, i likes and dislikes da attribuire ai personaggi, le locations da verificare e via discorrendo. L'operazione si complica notevolmente quando si decide di cambiare epoca, spostandosi indietro nel tempo di interi secoli. E quello che ha fatto Roberto Pazzi con Mi spiacerà morire per non vederti più, un complesso romanzo ambientato nientemeno che in età longobarda, nell'Italia e nella Roma degli anni fra il 590 e il 596 dopo Cristo. Ma Roberto Pazzi non è certo uno scrittore che si cimenta nella ricostruzione di dettagli storici e stili di vita di personaggi del calibro di papa Gregorio Magno o della regina Teodolinda senza prima spararsi in vena la Storia degli Inglesi del venerabile Beda, la Storia dei Longobardi di Paolo Diacono, la Vita Beati Gregorii Papae dello stesso autore, La guerra gotica di Procopio, la terza relazione di Simmaco L'altare della Vittoria con le due lettere in risposta a questa di Ambrogio (la XVII e la XVIII), il secondo volume del Trattato di Storia Romana, l'Impero Romano di Sante Mazzarino, i saggi storici Gregorio Magno e il suo tempo di Robert A. Markus, Gregorio Magno di Vera Paronetto, le Storie di Santi e diavoli di Gregorio Magno, la Storia della letteratura greca di Luciano Canfora, il manuale medievale di guida alla contemplazione La nube della non conoscenza e la rilettura del Simposio di Platone alla luce del pensiero di Georege Steiner e del suo saggio Due Cene

In più a Roberto Pazzi piacciono le cornici: avrebbe potuto raccontare la storia d'amore fra il senatore romano Eusebio Simmaco e il palafreniere Celeste (l'amante di sua figlia Ottavia) senza tanti preamboli o cappelli, entrando direttamente nel merito della vicenda e invece no, ha preferito mettere la storia in bocca a un ingegnere milanese del giorno d'oggi, in vacanza sulle Dolomiti. Trattasi di tale Gregorio Eusebi, che nel nome e cognome allude evidentemente/giocosamente a papa Gregorio Magno e al senatore romano di cui sopra, quasi a sancire la continuità degli impulsi amorosi e delle umane intermittenze del cuore… Come dire:  plus ça change, plus c'est la même chose.

Gregorio Eusebi, guarda caso, si diletta di letture storiche ed è fortemente attratto dall'analogia tra le invasioni barbariche d'antan e le odierne migrazioni dei popoli meno ricchi in Europa. L'albergo "Cacciatori delle Alpi" che lo ospita è al completo e l'ingegnere è costretto a dividere il tavolo della cena con uno sconosciuto di Lecce, tale Carlo De Feo: alto, moro, atletico, docente di letteratura ispano-americana e traduttore dall'inglese, quarantatreenne… Il loro casuale incontro si traduce presto in un'intesa sempre più inquietante, non priva di risvolti persino erotici (si veda il post di venerdì scorso 15 luglio), ma soprattutto fornisce il pretesto all'introduzione della vera e duplice storia d'amore del romanzo, quella in cui un padre e una figlia sono entrambi innamorati dello stesso palafreniere (Beatutiful non ha scoperto niente*-°).

Questo il pretesto: l'ingegnere milanese si millanta autore di un romanzo che invece non ha scritto (lo scrive per lui, appunto, Roberto Pazzi) ma Carlo De Feo gliene chiede una meticolosa anticipazione orale, dopo la quale, a pagina 145, gli cinge il collo con un braccio, avvicina la sua bocca alla sua e la bacia, per poi invitarlo a fuggire con lui.

Ah, gran bontà della sessualità pagana… la stessa del senatore Eusebio, peraltro, che a pag. 380 rimprovererà alla sessualità cristiana il torto di costringere l'amore "all'unico scopo della ricreazione, vietandone come peccato ogni altra espressione che esulasse dalla conservazione della specie di cui l'individuo doveva essere al servizio". 

Ma, sempre a proposito di sessualità pagana, a pag. 153 si incappa in una curiosa teoria, non si capisce bene se omofoba o omofila:

"Gli uomini che amano gli uomini sovente non sono esseri comuni… vanno capiti con una misura diversa… li regge un desiderio assai differente dagli altri uomini. Molti amano solo se non possono mai avere quello che desiderano. In misura assai maggiore di quanto avviene agli altri, che amano le donne. Il limite che rende loro impossibile procreare, li garantisce di una ricerca senza fine, ed è questa che amano… sentire che non saranno mai soddisfatti per quella via, li convince a percorrerla… quando finalmente baciano il viso di un altro uomo, vedono lo specchio del proprio volto, non più un altro essere umano. Come si svegliassero da un sogno… E subito fuggono, in un'altra illusoria fuga da se stessi. Così passano da un uomo a un altro, da uno specchio a un altro, da un sogno a un altro… Ma è proprio questa impossibilità di saziarsi, a stimolarli ogni volta. Quel sogno è un'inesauribile ricarica del desiderio."

Come dire che gli omosessuali sono degli inguaribili narcisi?

A pag. 234 il brano che contiene il titolo del romanzo:

"Ora Celeste era a poca distanza da Eusebio, che nascondeva quasi tutto il volto nella tazza, non tanto però da perdere i bellissimi occhi celesti che lo fissavano guardinghi, pieni di paura… Perché mai hai paura di me, creatura adorata? Perché? Possibile che sappia solo suscitarti questo terrore? Possibile?… Mi spiacerà morire per non vederti più..."

Malgrado l'età avanzata, Eusebio apprende suo malgrado che "più la morte è vicina più la carne reclama il suo tributo", che "un vecchio è insaziabile come un giovane, è come un'aquila [nel libro un aquila, senza apostrofo*-°] senza più le ali, che zampetta soltanto ma col desiderio e l'istinto del volo sempre vivo nel cuore… una cosa orribile"(p. 295-296)

A pag. 414 il pistolotto conclusivo sull'amore: "Certi uomini e certe donne vivono solo per amare, non per sedurre!… Alcuni si consumano per inseguire l'amore, senza fermarsi però con nessuna creatura. Certi altri vivono per consumarsi, accanto a una sola persona tutta la vita. La passione che si nutre di ostacolo, non è l'amore… "

Accanto alle storie maggiori, devo aggiungere, l'autore non si perita di infilare nella trama una serie di saporite vicende collaterali:

"Romilda aveva due sorelle, Etelinda e Rotelinda. La prima, la minore, viveva con lei alla corte di Agilulfo e Teodolinda. La seconda, Rotelinda, la più anziana, era suora benedettina a Roma, nel monastero dei SS. Quattro Coronati, i martiri Severo, Severiano, Carpoforo e Vittorino… " (pp. 393-94) . Il che non può non far tornare in mente la precisazione di pag. 12:

"I nomi dei barbari mi rimanevano in testa, duri come le loro passioni, ben più violente delle nostre, così represse…".

Ma lo studio e la ricostruzione del passato ci insegnano purtroppo solo che Nihil sub sole novum. Resta sempre valida, infatti, la lezione del Qohelet: Vanitas vanitatum et omnia vanitas. Leggiamo a pag. 360:

"I fregi degli archi di trionfo di Tito, Severo, Costantino, conservavano i rilievi dei carri dei vinti, colmi dei loro tesori, dietro ai re trascinati in catene. Da un secolo, calati i barbari, ormai quelle ricchezze continuavano a rifluire là, da dove erano venute, in un circolo insensato, con nuovi vinti e nuovi vincitori, in scena… ma tutto questo insegnava ancora una volta quanto fosse angusto lo scenario della Storia. La vita umana era solo un passaggio finalizzato a un'eternità che la trascendeva. Tutto è effimero, anche la gloria e il potere."

Ha scritto Remo Cesarani su Il Manifesto:

"Sono molti gli autori – da Broch a Simon, dalla Yourcenar a Gore Vidal – che ci hanno abituato a prendere in mano un libro definito in copertina 'romanzo' e a trovarvi dentro raccontate le vicende, i sentimenti, le fantasie, i sogni, i tic, persino i pensieri più intimi e segreti dei personaggi della storia: faraoni mummificati, imperatori romani strappati alle pagine di Svetonio (o addirittura di Tertullinao), e poi zar, principesse, profeti, cristi, giuda, maddalene, napoleoni. Nel panorama italiano, una simile operazione è riuscita a Roberto Pazzi, dotato di un potere visionario che gli permette di penetrare negli angoli oscuri dell'anima di noti e assai meno noti personaggi storici, risolvere enigmi secolari, anticipare profeticamente eventi futuri".

Come non essere d'accordo? E tuttavia la lettura di Mi spiacerà morire per non vederti più non mi ha affascinato fino in fondo. Bella l'operazione in sé, ma con qualche lentezza nei dialoghi e una certa tediosità complessiva, malgrado gli indiscutibili meriti letterari che hanno portato Roberto Pazzi a essere tradotto in ben ventisei lingue. 

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6 Risposte to “ROBERTO PAZZI E GLI UOMINI CHE AMANO GLI UOMINI”

  1. utente anonimo Says:

    Non ho letto il libro, ma mi piace il tuo houmor. Mi sono divertita a leggere la recensione, ma ancora devo decidere se comprare il libro.Ornella

  2. Lioa Says:

    Grazie, cara. Secondo me, la copertina del libro attira poco. Avrei scelto qualcosa di più vivace*-°

  3. kinglear Says:

    Ecco, bravo, Roberto Pazzi è un grande veramente.

  4. utente anonimo Says:

    lucio, ma anche le tue recensioni prevedono il rimborso se il libro non piace? io credo che me lo comprerò, solo un genio può immaginare un personaggio di nome celeste con gli occhi celesti

    gn

  5. Lioa Says:

    No no, nessuna satisfction. Ognuno è responsabile dei propri acquisti, Non ho mica Vasco Rossi dietro di me, sono solo un povero pensionato:-)

  6. utente anonimo Says:

    vabbè, io ci ho tentato 🙂

    ciao

    gn

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