Archive for agosto 2011

IN ATTESA DI UNA RECENSIONE-SCOOP…

21 agosto 2011

In attesa di ospitare in questo umile blog la mega-recensione (ben dodici cartelle!) del libro di Sergio Garufi "Il nome giusto", firmata da un autentico mostro sacro della letteratura internazionale e concessami IN ESCLUSIVA, mi pregio allietarvi con queste foto di campanella azzurra (ipomea rubro-coerulea), attualmente in fioritura sul mio terrazzo. Dopo il papavero rosso dei campi (rosolaccio o Papaver rhoeas), direi che è proprio la campanella azzurra il fiore che mi attizza di più.

IL NOME GIUSTO PER IL PATCHWORK DI SERGIO GARUFI È UNO SOLO: “CAPOLAVORO”.

16 agosto 2011

(Sergio Garufi, l'autore della migliore novità letteraria degli ultimi tempi "Il nome giusto")

Il nome giusto per l'arazzo patchwork (la definizione è sua¹) di Sergio Garufi è uno solo: 

                                            capolavoro

P.S.
Nel romanzo, a mio avviso, c'è un unico neo: il fastidiosissimo sms di Anna nel finale, che avrei preferito non trovare. Comunque bravo Sergio, le mie più vive congratulazioni. Adesso non serve più che ti suicidi*-°.

Torno sul libro nei prossimi giorni.

(1) "Questo arazzo patchwork è fatto da mille scampoli diversi. Alcuni sono di scrittori famosi, ma i più preziosi appartengono a talenti sconosciuti, come Chiara Sbarigia e Franco Damico. Volevo ringraziarli."

(Il nome giusto, Ponte alle Grazie editore, p. 235, "Ringraziamenti".)

SERGIO GARUFI E L’ODORE ACRE DEI PITOSFORI

14 agosto 2011

Ho già smaltito la prima metà del piacevolissimo libro "Il nome giusto", in cui Sergio Garufi ha zibaldonato, zabaionato e rimescidato gli appunti di una vita, compresi molti già pubblicati in it.cultura.libri. Forse anche certi piccoli furti letterari, direbbe l'anonimo che un giorno mi segnalò:

"quando garufi si ricicla un mio scritto paro paro, non dà forma a un beato cazzo, visto che la forma c'è già…".

Naturalmente Garufi non ha mancato di  utilizzare in "Il nome giusto" anche l'episodio centrale della sua vita: lo stalking ai danni di Juan Luis Borges:-), con qualche variante sia rispetto alla versione di it.cultura.libri, sia rispetto a quella uscita prima in Stilos, poi in Nazione Indiana.

Per adesso ho un solo appunto da muovergli: l'uso dell'aggettivo "ACRE" per definire l'odore delle siepi di pitosforo a pag. 64. Il profumo del pitosforo è tutt'altro che acre, a mio avviso (sa di vaniglia), ma ognuno è libero di definire acre quello che vuole, compresa la mia mini-serie "Iooooo e Borges":-), da cui oggi recupero l'episodio

COLAZIONE DA BORGES

C'erano giorni in cui Jorge Luis Borges pareva stranamente assente.
"Ciao, Orghelluigi!", lo salutai una mattina.
Non mi rispose.
"Mi piaci quando taci/perché sei come assente", incalzai.
Silenzio.
"E mi ascolti da lungi/e la mia voce non ti tocca…"
"Sarai mica quel rompi 'oglioni di Garufi", sbottò all'improvviso. "Oh, no!", gemette.
"Sei di cattivo umore, Orghelluigi?"
"No, ma Neruda di primo mattino mi va di traverso. Che sei venuto a fare?"
"Sono qui per quell'intervista… sai bene che sto scrivendo una tesi su di te."
"Un'altra ancora? Ma se sono tre mesi che mi devasti le palle con cotesta scusa. Davvero ho esaurito gli argomenti. Non ho altro da dirti, credimi. Lasciami in pace. Sparisci."
"Vorrei almeno aiutarti a fare colazione…"
"Non serve. Mi aiuto da me."
Capii che aveva bisogno di riflettere e mi ritirai con discrezione.

"Se solo mi avesse dato un'altra chance", sgarufai tra me e me, "avrei potuto citargli in spagnolo – chessò io? – Los Marcellos Ferial… "

Ridiscesi mestamente le scale, borbottando: "Cuando calienta el sol aquí en la playa, siento tu cuerpo vibrar, cerca de mí

(Da "Iooooo e Borges", di Sergio Garufi, Edizioni Palladiane)

SERGIO GARUFI, L’AMICO DI BORGES, TROVA IL NOME GIUSTO

12 agosto 2011

Sono contento che sia uscito il primo libro di Sergio Garufi, scrittore finissimo, con cui celio sporadicamente sin dai tempi di it.cultura.libri (periodo aureo). L'ho comprato e ne parlerò appena avrò finito di leggerlo. Però la dicitura "l'amico di Borges" qui sopra riportata e tratta da "Il Venerdì" di Repubblica, mi ha fatto tornare in mente la miniserie satirica

"Ioooo e Borges"

http://lucioangelini.splinder.com/post/8713620/iooooo-e-borges-1

http://lucioangelini.splinder.com/post/8723691/iooooo-e-borges-2

http://lucioangelini.splinder.com/post/8734237/iooooo-e-borges-3

http://lucioangelini.splinder.com/post/8744384/iooooo-e-borges-4

http://lucioangelini.splinder.com/post/8753734/iooooo-e-borges-5

http://lucioangelini.splinder.com/post/8777742/iooooo-e-borges-ultima-puntata

Riproduco, per ora, il post del 19 luglio 2006 in cui Sergio racconta come divenne stalker di Borges.

«Il 15 luglio ultimo scorso [2006, N.d.r.] in "Nazione Indiana" il borgesologo Sergio Garufi ha pubblicato l'articolo "Il ventennale della morte di Borges", già uscito su STILOS di giugno. Gli appassionati di filologia comparata potranno confrontare quel testo con il seguente contributo giovanile, pubblicato in it.cultura.libri il 22 gennaio 2003:

"La prima volta che incontrai Jorge Luis Borges fu nel marzo dell'84. Lo leggevo in modo monomaniacale già da tre anni, ed ero talmente fanatico da credere che rappresentasse il momento centrale della storia della letteratura universale: tutto ciò che lo aveva preceduto preparava il suo avvento, tutto ciò che sarebbe seguito non avrebbe potuto prescinderne.

A quel tempo avevo vent'anni, sognavo di diventare uno scrittore e i miei timidi esercizi letterari non erano altro che dei maldestri tentativi di imitare il suo stile. Un mattino seppi che il giorno seguente si sarebbe trovato a Vicenza per una conferenza all'Accademia Olimpica. Presi il treno e ci andai, ma della conferenza capii poco o nulla, perché purtroppo parlava in francese (sentendosi indegno di usare l'italiano). Un giornalista mi rivelò che l'indomani sarebbe stato a Venezia, per un convegno della Fondazione Cini all'isola di San Giorgio. Sapendo che alloggiava nell'Hotel Londra Palace sulla Riva degli Schiavoni, presi un appuntamento telefonico tramite la sua segretaria, Maria Kodama, spacciandomi per uno studente di lingue che stava scrivendo la tesi di laurea su di lui.

La mattina dopo mi presentai alla reception e la Kodama mi concesse un colloquio di un'ora, mentre faceva colazione. Fui accompagnato in camera da un inserviente e, quando si aprì la porta, l'emozione era tale che esitai qualche secondo a entrare. Borges, accortosi della mia esitazione, mi accolse ironicamente con i versi dell'Inferno di Dante ("Lasciate ogni speranza o voi che entrate"). Mentre lo aiutavo a bere il cappuccino (dato che era cieco), discutemmo soprattutto di poesia, e mi disse quelli che per lui erano i versi migliori di diverse lingue (Virgilio per il latino, Dante per l'italiano, Hugo per il francese, Jafez per l'arabo, Shakespeare per l'inglese, Silesius per il tedesco, Quevedoper lo spagnolo). Aveva una voce flebile e un modo di conversare garbato, discreto e generoso, attribuendomi idee che non mi sarei mai sognato di avere. Ebbi l'impressione di essergli risultato simpatico, e, al termine del colloquio, mi feci firmare una copia di 'Finzioni'.

In seguito lo incontrai altre volte: alla Fondazione Verdiglione di Senago, all'Università Statale di Milano per una movimentata conferenza della Aging Foundation, a Volterra per la consegna del Premio Etruria, e soprattutto a Roma, dove rimanemmo insieme per 4 giorni (laurea honoris causa alla Sapienza, conferenza all'Accademia dei Lincei, mostra all'Istituto Italo-LatinoAmericano etc.). Di quei giorni a Roma conservo molti ricordi e qualche fotografia. Passeggiavamo insieme e si teneva al mio braccio, mi chiamava per nome, riconosceva la mia voce e si rivolgeva a me con un tono quasi paterno, lamentando che leggessi solo lui a discapito di tanti altri autori ben più importanti. Poco dopo morì a Ginevra, e io cercai di seguire il suo consiglio, dedicando le mie attenzioni ad altri scrittori.

Un po' per indolenza e un po' per scarsa fiducia nel mio talento, negli anni successivi molto saggiamente abbandonai, non senza qualche rimpianto, il progetto di diventare uno scrittore, ma continuai a coltivare nel tempo libero la mia passione per l'arte e la letteratura. A un certo punto della mia vita Piero della Francesca rappresentò, per diverso tempo, quello che fu Borges anni addietro. Letture forsennate, viaggi e visite ai musei che esponevano le sue opere, ricerche in biblioteche e archivi. Un giorno trovai, su una monografia ben documentata, l'accenno a Piero in una cronichetta locale del 1556.
Si trattava di un modesto contributo, reso noto più che altro perché confermava la tesi del Vasari secondo cui l'artista di SanSepolcro, verso la fine della sua vita, diventò cieco. In questo libriccino, in cui tale Berto degli Alberti intervista degli anonimi cittadini di SanSepolcro chiedendogli della loro vita, vi è un colloquio interessante fra l'autore e Marco di Longaro, un anziano fabbricante di lanterne che rammentava quando, da bambino, accompagnava per le vie anguste e buie del suo borgo 'il pittore eccellentissimo che era accecato'.

Al di là del modesto contenuto di quei discorsi, le parole di Marco di Longaro mi commossero perché, per molti versi, mi ci immedesimai. Non so se quel fabbricante di lanterne di cinque secoli fa ebbe qualche aspirazione che non si realizzò, o a cui dovette rinunciare. Però, pur non conoscendo i suoi sogni, sentii che quelle parole esprimevano un tono che era un misto di rimpianti e di serena accettazione. Forse i rimpianti riguardavano, molto semplicemente, gli anni perduti, il tempo che scorre inesorabilmente, l'impossibilità di tornare indietro; o forse, in quel preciso istante in cui parlava con Berto degli Alberti, Marco di Longaro aveva tracciato una sorta di bilancio della sua vita, come se si fosse improvvisamente reso conto che, a più di settant'anni di età e nonostante la moglie e i figli adorati, la discreta salute e un dignitoso benessere, la sua anonima esistenza sarebbe passata alla Storia solo per quei fugaci e inconsapevoli momenti della sua giovinezza in cui porse il braccio al grande artista cieco.

Anch'io insomma, nonostante a tratti il mio 'daimon' (come Hillman chiama la vocazione segreta – presente in ognuno di noi – che spinge per realizzarsi) si agiti e provi a riemergere, e nonostante cerchi con fatica di seguire il saggio monito de 'L'Imitazione di Cristo' ('ama nesciri', cioè compiaciti di essere ignorato), a volte temo che non mi capiterà molto altro di importante nella vita. Ma è la tristezza di un attimo, perché subito dopo penso che, come dice il testo di una bella canzone di Niccolò Fabi, 'non è la vittoria / l'applauso del mondo / di ciò che succede / il senso profondo'."

Garufi, a quel tempo, aveva nel mittente …@spazipalladiani.it e l'aggettivo PALLADIANO ricorse in vari miei sfottò. In quel periodo mi firmavo ESIU LAICHIT e risposi:

> Lo leggevo in modo monomaniacale già da tre anni, ed ero  talmente fanatico da credere che rappresentasse il momento centrale della storia della letteratura universale… A un certo punto della mia vita Piero della Francesca rappresentò, per diverso tempo, quello che fu Borges anni addietro… a volte temo che non mi capiterà molto altro di importante nella vita.

Molto carino il tuo racconto sull'uccisione di ben due padri. Vedrai che, un po' per volta, risolverai l'Edipo anche tu."

Un giorno tale Elisabetta – sempre in it.cultura.libri – chiese:

" E chi è Sergio Garufi?"

Risposi, celiando:

"Un venditore di divani finto-antichi. Da studente riuscì a farsi ricevere da Borges con uno stratagemma e da allora non fa che ripetere 'Ricordo che un giorno iooooo e Borges…':-)

Qualche mese dopo iniziai – appunto – la miniserie "Iooooo e Borges", di cui recupero oggi la puntata

                          UN NATALE SENZA REGALI

Ricordo che un giorno decisi di fare a Borges una sorpresa.
"Un Natale senza regali non è un Natale!" gorgogliai entrando.
("Questa l'hai presa da 'Piccole donne'!", osservò subito il mio dottissimo amico.)
"Ti ho portato qualcosa di mooolto speciale", proseguii ignorandolo.
"Un divanetto Luigi Ventitreesimo, suppongo", azzardò il maestro.
"Ma no, ma no. Ecco, guarda, queste sono per te", trillai.
Così dicendo, gli svolsi sotto il naso un magnifico paio di pantofole palladiane che gli avevo ricamate io stesso nel corso di molte sere d'inverno.
Lui le tastò alla cieca (era cieco) ed esclamò:
"Ah, ho capito. Sono dei paraorecchie. Li desideravo fin dai tempi dell'Aleph. Grazie, Sergio, sei stato davvero carino."
La voce gli tremava, era visibilmente scosso dal mio gesto. Si avvicinò le pantafole palladiane alle orecchie e sussurrò:
"Sei un bravo ragazzo, Sgarufone. Sento che andrai lontano e diventerai una grande firma di Icl."
Scoppiai in un sobrio pianto.

(da Iooooo e Borges, di Sergio Garufi, Edizioni Palladiane)»

GOLETTA VERDE CONTRO LA NUOVA DARSENA DI SAN NICOLÒ AL LIDO DI VENEZIA

10 agosto 2011

Contro la mega-struttura da realizzare lungo la diga sud del molo della Bocca di Lido: 1000 posti barca, 750 posti auto e una foresteria con 25 camere che occuperebbe una superficie acquea di oltre 50 ettari

QUESTION MOB DI

GOLETTA VERDE

Goletta Verde, la storica campagna itinerante di Legambiente, in tappa a Venezia il 10 agosto 2011, dice ancora una volta un no deciso alla cementificazione delle coste e assegna oggi la Bandiera Nera, il poco ambito vessillo che si aggiudicano i "nuovi pirati del mare" per scempi ambientali ai danni di mare e coste, a

 

VINCENZO SPAZIANTE

Commissario Straordinario per il progetto della nuova darsena di S. Nicolò al Lido di Venezia.

Ecco le cinque domande per il Commissario Straordinario.

1) Cosa c'entra il porto turistico a San Nicolò con il nuovo Palazzo del Cinema e quindi, di conseguenza, con il Commissario governativo della Protezione Civile?

2) A chi serve il porto turistico? Ai lidensi o alla speculazione immobiliare? E perché così grande (980 posti barche)?

3) Quali garanzie ci saranno per tenere sotto controllo l'impatto ambientale di quest'opera sul sistema delle acque, sulla qualità dell'aria e più in generale sul territorio?

4) Stante la situazione già precaria e compromessa su traffico e mobilità al Lido, con l'inidividuazione di 500 posti auto nelle infrastrutture del porto si ridurrà o si amplierà tale criticità?

5) Quali sono le tutele per l'area SIC e ZPS, a fronte dei futuri cantieri del mastodontico porto turistico, stante già un'ulteriore criticità riguardante i cantieri del sistema MoSE, della riconversione dell'ex Ospedale al Mare, e lo stabilimento balneare privato della spiaggia dell'ex Ospedale al Mare?

(Foto di Lucio Angelini)

BANDIERA NERA AL COMMISSARIO SPAZIANTE

8 agosto 2011

BLITZ DI LEGAMBIENTE AL LIDO DI VENEZIA

Ultimi aggiornamenti concordati con Legambiente, per mercoledì 10 agosto 2011 (dopodomani).

Per i giornalisti: appuntamento alle ore 11 in darsena aeroporto Nicelli. Lì ci sarà la barca di William Pinnarello con Paolo Fumagalli per le riprese. Saranno accompagnati al largo di San Nicolò dove ci sarà il blitz della Goletta verde.

Per tutti gli attivisti del Coordinamento e di Legambiente: appuntamento alle ore 11 al cancello dell’oasi di San Nicolò per raggiungere la diga di San Nicolò ed esporre gli striscioni.

Per tutti: alle ore 12,30 in terrazza dell’aeroporto Nicelli per la consegna della bandiera nera al Commissario governativo Vincenzo Spaziante e conferenza stampa. Siate presenti !

DA PASSO ROLLE AD AGORDO PASSANDO PER L’ALTOPIANO DELLE PALE DI SAN MARTINO

7 agosto 2011

Primo giorno. Sbarchiamo a Malga Fosse di Sopra appena prima di Passo Rolle e affrontiamo fiduciosi il sentiero dei Finanzieri fino al suo innesto nel 701, che conduce con suggestivi tornanti al Rifugio Pedrotti (2581 m). Il tempo tiene, malgrado le infauste previsioni meteo…


Secondo giorno. Partenza dal rifugio Rosetta alle 7.30. Attraversamento dell'altopiano delle Pale, più lunare e inquietante che mai, lungo il sentiero 707 fino alla deviazione per Forcella del Miel.


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Ultime foto al tavolato che ispirò "Il deserto dei Tartari"

e rapida calata lungo il 707, con successiva risalita verso Passo Canali (2497 m). Vari preavvisi di pioggia. A mezz'ora dal rifugio Treviso, unfortunately, la pioggia vera e propria, che ci fa arrivare alla meta bagnati come sorci. Subito dopo, per la famosa ironia della sorte (ormai che il cammino è concluso) il sole torna a splendere contento dello scherzetto fattoci. Fuori dal rifugio, un tizio dai capelli rastafariani si esibisce su una corda elastica tesa a circa un metro di altezza. Vengo invitato a provare anch'io, ma accampo vigliacche scuse per non correre il rischio di rimbalzare nel burrone sottostante…
 
 

Terzo giorno. Partenza dal rifugio Treviso alle 7.30. Salita di 400 metri di dislivello fino alla Forcella d'Oltro.

Il posto è bellissimo e pinnacoluto, ma il panorama azzerato dalla nebbia. Inizia la discesa lungo l'altro versante. Pensiamo che la fatica maggiore sia stata ormai superata, ma il nostro capogita continua a sogghignare misteriosamente e a borbottare di tanto in tanto: "Vedrete… vedrete". All'inizio della deviazione per il Bivacco Menegazzi capiamo a che cosa stesse alludendo. Il sentiero si fa angusto e poco visibile, reso insidioso da erba viscida, con passaggi aerei tutt'altro che invitanti. Procediamo con la massima concentrazione…

 
Superati i tratti più difficili, arriva un fastidioso scravasso, ma al Bivacco Menegazzi riusciamo a darci una sistemata alla bell'e meglio e a rimetterci in marcia. Purtroppo, di lì a poco, inizia la pioggia vera, quella fitta, insistente, interminabile, esasperante, che ci inzuppa fino al classico Baco del Calo (per gli amanti della variante vocalica). I sentieri si trasformano in piste di scivolamento su fango…

Quando arriviamo al rifugio Scarpa-Gurekian siamo sfatti, sfranti, devastati nella carne e nello spirito. Giovanna dichiara ufficialmente conclusa la propria carriera escursionistica. L'intero gruppo appare in preda a una crisi di sconforto, ma basterà superare l'ingresso del rifugio, perché il sorriso torni a risplendere sul viso di ognuno. Subito veniamo assaliti da allucinazioni visive e auditive di tipo paradisiaco. Un'onda di musica tibetana ci avvolge, solleva e frastorna. L'ambiente è popolato di personaggi mollemente adagiati su divanetti, gatti siamesi, bambinetti capriolosi. Un cane Terranova ci sorride dal tappeto su cui è sornionamente stravaccato. Il gestore Renzo ha il codino e una vistosa foglia di canapa indiana stampata sul davanti della T-shirt. La saletta del fogher è rallegrata da un fuoco attorno al quale tutti – nel giro di mezz'ora – disporremo i nostri miseri indumenti e scarponi intrisi d'acqua.



Il tempo di lavarci e cambiarci al piano superiore, poi tutti giù di nuovo a godere appieno delle atmosfere del rifugio più fricchettone e sballoso che potessimo immaginare di trovare ai piedi dell'Agner. Ovunque bandierine-preghiera, riquadri con slogan che paiono coniati apposta per scoraggiare la chiacchiera a vuoto  ( "Non parlare se quello che devi dire non è più importante del silenzio")…

inni alla vita Pura e Libera da Condizionamenti Materialistici, vassoietti con erbe e petali profumati, decorazioni artistiche, orchidee, cascate d'edera.

A un certo punto Daniele, per apparire adeguato all'ambiente, simula di farsi una canna con un foglio arrotolato. Angelini dichiara che se quel rifugio si trasferisse al Lido di Venezia sotto casa sua, lo frequenterebbe tutte le sere. Il cibo è a sua volta da sballo. Pennette ai porcini, polenta taragna con involtini che non sembrano per niente gli "osei scampai" annunciati al momento delle prenotazioni, ma vera cacciagione; verdure di produzione della casa, vino e prosecco eccellenti. Il morale è di nuovo alle stelle, malgrado le pessime previsioni meteo per il giorno dopo…

Quarto giorno. Il breakfast è da applausi a scena aperta: cereali, tranci di torta, yogurth sia bianco sia ai frutti di bosco, marmellate, riccioli di burro così ben scolpiti da mettere la voglia di appiccicarseli in fronte…

Nessuno appare impaziente di affrontare i 1000 metri di discesa previsti per la giornata finale lungo rigagnoli melmosi, o di arrivare a Venezia infradiciato fino alle midolla. Con la complicità del gestore, che mette in funzione la seggiovia apposta per noi, optiamo definitivamente per una calata a Frassené sospesi a mezz'aria.

seggiovia

(Insolita panchina a Frassené)

Di lì proseguiamo in autobus per Agordo e Belluno, di dove un treno ci riporterà a Venezia in anticipo di qualche ora sulla tabella di marcia.

PARTO PER IL DESERTO DEI TARTARI…

3 agosto 2011


Id est, parto per una traversata delle Pale di San Martino da Passo Rolle ad Agordo passando per il lunare altopiano che ispirò a Dino Buzzati "Il deserto dei Tartari". Solo per emergenze o per improcrastinabili pulsioni di stalking sarò reperibile la sera del 3 agosto al Rifugio Rosetta "Giovanni Pedrotti", la sera del 4 agosto al Rifugio Treviso, la sera del 5 al Rifugio Scarpa-Gurekian*-°

(L'inviato speciale del blog "Cazzeggi Letterari" paparazzato domenica scorsa mentre si prestava generosamente a sostenere una delle tre Tofane).

AGOSTO. CHE CALDO, CHE FUMO…

2 agosto 2011

Agosto, improvviso si sente
un odore di brace.
Qualcosa che brucia nel sangue
e non ti lascia in pace,
un pugno di rabbia che ha il suono tremendo
di un vecchio boato:
qualcosa che crolla, che esplode,
quancosa che urla.
Un treno è saltato.

Agosto. Che caldo, che fumo,
che odore di brace.
Non ci vuole molto a capire
che è stata una strage,
non ci vuole molto a capire che niente,
niente è cambiato
da quel quarto piano in questura,
da quella finestra.
Un treno è saltato.

Agosto. Si muore di caldo
e di sudore.
Si muore ancora di guerra
non certo d'amore,
si muore di bombe, si muore di stragi
più o meno di stato
,
si muore, si crolla, si esplode,
si piange, si urla.
Un treno è saltato.

(Claudio Lolli, Agosto)

http://www.youtube.com/watch?v=z4WMp99WHgc

http://www.musictory.it/musica/Claudio+Lolli/Agosto

“INCONTEMPORANEA” ALLA FENICE DI VENEZIA

1 agosto 2011

(Stefano Spagnolo, il curatore dei tre appuntamenti letterari veneziani)

(le sue scarpe)

(Marco Mancassola con Sergio Wow Bertin al live-electronics)

(Vitaliano Trevisan abbinato a

Daniele Roccato al contrabbasso)

(Tiziano Scarpa in coppia con 

Federico Costanza, compositore e musicista contemporaneo)

(Federico e Tiziano ringraziano con un profondo inchino)

Molto intrigante l'idea di Stefano Spagnolo, bibliotecario di Chioggia, di infilare tre "Pomeriggi Letterari" all'interno del più vasto programma VENETOJAZZ/JAZZ FESTIVAL 2011 (che prevedeva anche il concerto di Cesaria Evora alla Fenice e di Sting in Piazza San Marco)

(Pomeriggio del 29 luglio. Sting alle prove per il concerto serale)

Spagnolo ha concepito tre incursioni "in un territorio molto concreto e immaginario: il Veneto letterario e musicale di oggi".

A Mancassola ho dedicato il post precedente. Di Trevisan posso dire che ha letto testi di Burroughs facendo propria la lezione della phoné di Carmelo Bene, quindi gigioneggiando un po':-), ma magnificamente contrappuntato dal contrabbasso di Daniele Roccato (grandissimo, secondo me). Il loro mini-show si intitolava "Burroughs in Cage", basato sull'applicazione delle tecniche compositive di Cage "in cui entra il caso" ai testi di Burroughs "in modo che valga la stessa casualità per il musicista e per chi legge".

Tiziano Scarpa, per parte sua, ha proposto un apologo su un formicaio di formiche-parole, un paio delle quali riesce a fare addirittura sesso ("cazzo" "fica"?). Dopo tale menenio-agrippata, Tiziano ha recuperato dal suo Kamikaze d'Occidente (Rizzoli 2003) un omaggio a "una persona che non c'è più": suo padre, registratore di canti d'usignolo. Lo scrittore veneziano è ormai diventato un tale provetto performer e vellicatore del pubblico, che non ha avuto difficoltà a farsi applaudire con calore. Con lui si esibiva Federico Costanza, che a un certo punto ha tirato fuori un curioso minipiano-giocattolo dal quale è riuscito a estrarre  stupefacenti accordi.

Al termine di ciascuno dei tre "pomeriggi letterari" era previsto un aperitivo offerto dai produttori del consorzio del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg. Nel corso dell'ultimo brindisi, ho conosciuto di persona sia Stefano Spagnolo sia Cristiano Prakash Dorigo, a cui ero noto come "enfant terrible" della rete. Sono rimasti entrambi spiazzati dalla mia effettiva mitezza e bonomia. Niente corna né piede caprino, insomma, nell'ometto che stava loro di fronte, ma solo un angelicissimo Angelini:-)

(Foto di Lucio Angelini)